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martedì 25 febbraio 2020, ore
L'ANGOLO
L'EX - Ottavio Bianchi: "Napoli, ora arrivano gli esami veri"
30.01.2020 11:46 di Napoli Magazine Fonte: Giovanni Annunziata per il Roma

NAPOLI - La storia del Napoli è indubbiamente legata alla presenza di Ottavio Bianchi ai piedi del Vesuvio. È lui uno dei protagonisti assoluti del primo scudetto partenopeo, sedendo sulla panchina partenopea dal 1985 al 1989 (prima delle due esperienze azzurre da allenatore). Quello di oggi è tutt’altro Napoli, davvero tanto diverso rispetto al suo. Eppure continua a seguirlo con affetto, con la speranza che possa ritornare il miglior Napoli, “perché sappiamo tutti bene cosa sia il calcio per Napoli: un fatto sociale, un amore viscerale”.

 

Quanto è importante per il Napoli la vittoria contro la Juventus? «È sempre importante per quello che significa la Juventus a Napoli. Spesso e volentieri si sopravvaluta questa partita perché in definitiva se vuoi vincere qualcosa non si riduce solo a una gara. In questo momento però il Napoli è out dal campionato e la partita contro la Juventus può significare una svolta. Ora bisognerà vedere come evolverà. È un risultato che tonifica e che avvicina un po’ la gente alla squadra».

 

Possiamo parlare di Napoli in ripresa? «Contro Lazio e Juve sono sicuramente due successi contro due grandi squadre che si trovano nelle prime posizioni della classifica. È sicuro un buon inizio, anche perché le prestazioni sono convincenti. Starei un po’ cauto comunque, perché a Napoli come al solito basta una partita per essere sopravvalutati. Indubbiamente sono due partite che possono fare molto bene alla squadra».

 

Partite più agevoli il prossimo mese per il Napoli. Cosa dobbiamo aspettarci? «Saranno queste il banco di prova secondo il mio punto di vista. Perché quelle contro Lazio e Juventus sono partite che si preparano da sole. Il Napoli ha in rosa degli ottimi giocatori, lo ha dimostrato negli anni passati e incontrando squadre forti vengono fuori attenzione e tutto ciò che serve per giocarsela. Il valore dell’organigramma del Napoli è decisamente superiore rispetto alle squadre che affronterà prossimamente, però serve la consapevolezza e l’umiltà per affrontarle. Il Napoli deve imboccare proprio questo tipo di strada, quella dell’umiltà. Bisogna fare unodue passi indietro di testa e mentalità per giocare un tipo di calcio che negli ultimi anni questa squadra non era abituata a fare. Ecco perché bisogna avere in questo momento una mentalità molto pragmatica».

 

A fine febbraio arriverà il Barcellona al San Paolo. Quante possibilità ha il Napoli? «Anche qui fa da padrona la motivazione, come accaduto contro Liverpool qualche mese fa e contro Juventus e Lazio nell’ultima settimana. Ci si aspetta che il Napoli dia il massimo e sono certo metterà in campo una bella prestazione. Fa ben sperare il fatto che il Barcellona sia in crisi. Quest’anno fa fatica. Il Napoli non ha nulla da perdere e sono le carte migliori da spendere, perché una squadra come il Napoli che è ben assortita, giocando contro una delle più forti d’Europa, sicuramente si esalterà. Mi auguro faccia bene».

 

Quello del Napoli di De Laurentiis è ancora un progetto che funziona e può avere margini di crescita? «Sul profilo del bilancio, il Napoli da un po’ di tempo a questa parte è una società ben messa, seria. Però questo non è sufficiente, perché sappiamo tutti bene cosa sia il calcio per Napoli: un fatto sociale, un amore viscerale. Giocare e lavorare a Napoli è completamente diverso rispetto a Madrid, Milano, Torino. Nomino il top. Giocatori e allenatori c’è bisogno che vadano dentro ad annusare l’ambiente di Napoli, studiare la storia, il tessuto sociale per sapere cosa rappresenta il Napoli per Napoli. Allora quando questo si riuscirà a capire, si avranno più chances».

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