PARMA - Vi racconto una storia. È la storia di un napoletano. È la storia di tanti napoletani. È la storia di una ragazzo di 27 anni che un pò di tempo fa è partito per andare 700 km lontano da casa e per restarci. Non più la valigia di cartone ma una pratica borsa in pelle, non più un viaggio impossibile ma 4 ore e mezza di confortevole alta velocità. Non più l'incognita di non sapere ciò che si trova ma la certezza di avere una sistemazione fatta di tutte le comodità possibili. Forse saranno luoghi comuni. Forse sarà una storia melensa e chi vi scrive vi chiede scusa se si toccheranno tali toni. Ma è la storia di una passione e il rischio è quello. È la storia di un amore, anzi è la storia del primo amore. E come dice la canzone: il primo amore non si scorda mai, il primo amore è sempre il migliore. È la storia di un ragazzo che quando torna a casa fa sempre una puntata in quel tempio azzurro che risponde al nome di San Paolo, la dimora del suo amore. Ma un paio di volte all'anno è sempre troppo poco... È la storia di un Paese che ancora non sa gestire il fenomeno più antico della società moderna: quel fenomeno che risponde al nome di "tifo". Un Paese che crea contorti cavilli che costringono chi, come colui che vi scrive, vuole vedere il suo primo amore a dover fare una tessera, il più delle volte a rifiutarla come soluzione. E doversi accontentare di vedere i propri beniamini con mezzi di fortuna: uno Sky Go, una tessera Premium di un amico. Cose così, soluzioni fredde e distaccate che mal si coniugano con la possibilità di poter vedere i colori che ami da vicino, odorarli. Soprattutto se quella soluzione ce l'hai a pochi metri di distanza, cinquecento metri se vogliamo abbondare. Ma questa è un'altra storia. Io voglio ritornare a quel mio primo amore. Ho rischiato di non vederlo, lì a portata di mano. Poi la chiamata di un Amico, e come nella migliore delle favole il principe Azzurro raggiunge la sua bella. Ora chi vi scrive non sarà la bella: e questo è vero sia per geni che per definizione di bellezza; ma l'Azzurro che eleva il mondo di quella favola è proprio azzurro-azzurro: quello di una maglia, quello di una passione. Sono poche righe e non rendono giustizia delle emozioni e dell'esperienza, ma mi sento in dovere di ringraziare Napoli Magazine nella persona di Antonio Petrazzuolo per aver dato ad un collaboratore, innamorato di Napoli e del Napoli (che si diletta a fare il giornalista anche in radio), la possibilità di seguire la propria passione da vicino, dal vivo, come piace ai tifosi. Poi ci sarebbe da raccontare la cronaca della partita. Non esaltante, con un Parma ordinato e ben messo in campo nel proprio stadio che rispecchia in pieno la mentalità della città: civile, educata. Non un coro discriminatorio, non un episodio riprovevole. Parmigiani e Napoletani seduti vicini, magari a fischiarsi da un settore all'altro ma quello fa parte del gioco. E un Napoli troppo molle e stanco, privo delle motivazioni on cui lo avevano visto bello e grande nella partita delle partite della settimana scorsa contro i nemici di sempre. Comunque: 1-0 per i ducali. Io vi racconto della favola di questa partita. E' andata così. Chi vi scrive non sa se essere rammaricato nei confronti di chi è venuto a trovarlo senza portare i più classici dei “babà” (quelli diventati ormai famosi nelle partite che ci piacciono, quelle che vinciamo) oppure se essere grato nei confronti di quell'azzurro che per 90 minuti lo ha fatto sentire come a casa, nutrito di quella passione che solo quei colori sanno suscitare. Ci ho ragionato un pò su. Alla fine ho deciso per la seconda emozione. E' andata come è andata, forza Napoli. Sempre. Infine ecco le 62 Foto di "Napoli Magazine" dall'Ennio Tardini.



Giovanni Esposito
Napoli Magazine
Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com
di Napoli Magazine
07/04/2014 - 04:22
PARMA - Vi racconto una storia. È la storia di un napoletano. È la storia di tanti napoletani. È la storia di una ragazzo di 27 anni che un pò di tempo fa è partito per andare 700 km lontano da casa e per restarci. Non più la valigia di cartone ma una pratica borsa in pelle, non più un viaggio impossibile ma 4 ore e mezza di confortevole alta velocità. Non più l'incognita di non sapere ciò che si trova ma la certezza di avere una sistemazione fatta di tutte le comodità possibili. Forse saranno luoghi comuni. Forse sarà una storia melensa e chi vi scrive vi chiede scusa se si toccheranno tali toni. Ma è la storia di una passione e il rischio è quello. È la storia di un amore, anzi è la storia del primo amore. E come dice la canzone: il primo amore non si scorda mai, il primo amore è sempre il migliore. È la storia di un ragazzo che quando torna a casa fa sempre una puntata in quel tempio azzurro che risponde al nome di San Paolo, la dimora del suo amore. Ma un paio di volte all'anno è sempre troppo poco... È la storia di un Paese che ancora non sa gestire il fenomeno più antico della società moderna: quel fenomeno che risponde al nome di "tifo". Un Paese che crea contorti cavilli che costringono chi, come colui che vi scrive, vuole vedere il suo primo amore a dover fare una tessera, il più delle volte a rifiutarla come soluzione. E doversi accontentare di vedere i propri beniamini con mezzi di fortuna: uno Sky Go, una tessera Premium di un amico. Cose così, soluzioni fredde e distaccate che mal si coniugano con la possibilità di poter vedere i colori che ami da vicino, odorarli. Soprattutto se quella soluzione ce l'hai a pochi metri di distanza, cinquecento metri se vogliamo abbondare. Ma questa è un'altra storia. Io voglio ritornare a quel mio primo amore. Ho rischiato di non vederlo, lì a portata di mano. Poi la chiamata di un Amico, e come nella migliore delle favole il principe Azzurro raggiunge la sua bella. Ora chi vi scrive non sarà la bella: e questo è vero sia per geni che per definizione di bellezza; ma l'Azzurro che eleva il mondo di quella favola è proprio azzurro-azzurro: quello di una maglia, quello di una passione. Sono poche righe e non rendono giustizia delle emozioni e dell'esperienza, ma mi sento in dovere di ringraziare Napoli Magazine nella persona di Antonio Petrazzuolo per aver dato ad un collaboratore, innamorato di Napoli e del Napoli (che si diletta a fare il giornalista anche in radio), la possibilità di seguire la propria passione da vicino, dal vivo, come piace ai tifosi. Poi ci sarebbe da raccontare la cronaca della partita. Non esaltante, con un Parma ordinato e ben messo in campo nel proprio stadio che rispecchia in pieno la mentalità della città: civile, educata. Non un coro discriminatorio, non un episodio riprovevole. Parmigiani e Napoletani seduti vicini, magari a fischiarsi da un settore all'altro ma quello fa parte del gioco. E un Napoli troppo molle e stanco, privo delle motivazioni on cui lo avevano visto bello e grande nella partita delle partite della settimana scorsa contro i nemici di sempre. Comunque: 1-0 per i ducali. Io vi racconto della favola di questa partita. E' andata così. Chi vi scrive non sa se essere rammaricato nei confronti di chi è venuto a trovarlo senza portare i più classici dei “babà” (quelli diventati ormai famosi nelle partite che ci piacciono, quelle che vinciamo) oppure se essere grato nei confronti di quell'azzurro che per 90 minuti lo ha fatto sentire come a casa, nutrito di quella passione che solo quei colori sanno suscitare. Ci ho ragionato un pò su. Alla fine ho deciso per la seconda emozione. E' andata come è andata, forza Napoli. Sempre. Infine ecco le 62 Foto di "Napoli Magazine" dall'Ennio Tardini.



Giovanni Esposito
Napoli Magazine
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