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IL MAGNIFICO - Insigne: "Grazie a Sarri per quello che ci ha insegnato, Ancelotti è il nostro migliore acquisto, siamo ancora noi l'anti-Juve, Cristiano Ronaldo? Preferisco Lionel Messi"
17.07.2018 10:14 di Napoli Magazine

NAPOLI - Lorenzo Insigne, attaccante del Napoli, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "Sarri? Dobbiamo solo ringraziarlo per ciò che ci ha insegnato del calcio. Tempi e movimenti che ha saputo darci in campo restano eccellenza. Tutto quello che abbiamo fatto con lui rimane indelebile. Ancelotti ha saputo apprezzare tutto questo e lo coniuga alla luce della sua grande esperienza. Stiamo rivivendo, con le dovute differenze, sensazioni simili nel passaggio da Mazzarri a Benitez. Anche stavolta passiamo da toscani più duri nel lavoro a tecnici di maggiore esperienza internazionale. In Europa c’è da migliorare decisamente il rendimento? Vero. E sono convinto che con Ancelotti ci riusciremo. I suoi numeri in Champions sono favolosi, l’approccio con il mondo Napoli è stato eccellente. Trasmette grande serenità a tutto l’ambiente. Cosa mi ha stupito di più nel nuovo allenatore? La semplicità dei gesti. Fa la doccia con noi, approfitta di ogni momento nello spogliatoio o a tavola per dialogare, far gruppo. Per esempio ha “costretto” i nuovi a salire su una sedia e cantare. E lui accanto, a condividere ogni cosa. Pure il presidente è più sereno da quando c’è lui. Cristiano Ronaldo? Benvenuto a lui, ma sono curioso di vedere come si adatterà al nostro campionato. Non potrà vincere le partite da solo. Preferisco Messi. Ma le doti del portoghese non sono in discussione: se ha vinto cinque Palloni d’oro qualcosa significa. Le difese italiane sono fortissime, anche se lui proprio contro la Juve ha dimostrato di essere un fenomeno. Però in un torneo lungo vedremo. Magari Ronaldo si risparmierà per puntare alla Champions, che è il suo grande obiettivo. E poi a noi, negli ottavi di Champions di due stagioni fa, non è riuscito a far gol. Speriamo di ripeterci. Raiola sposta solo i giocatori che gli chiedono di andar via. Non agisce di testa propria. Tranquilli. Dura restare spettatore del Mondiale davanti alla tv? Durissima. Anche perché vedere uscire una a una tutte le favorite fa ancora più rabbia. La carriera di un giocatore è breve. In Brasile nel 2014 ero giovane e non è andata benissimo, ora questa occasione sfumata: fra quattro anni spero di riprendermi con gli interessi dalle amarezze. La svezia? Meritano un grande applauso per il percorso che hanno fatto, esaltando il lavoro di squadra pur non avendo Ibrahimovic. Certo se... Se quella sera di novembre a San Siro avess' giocato? No, non parlo di me. Parlo della squadra che avrebbe potuto farcela. Poi in Russia sarebbe stata un’altra storia".

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