L'Editoriale
L'EDITORIALE - Antonio Petrazzuolo: "Osservo la febbre Champions e torno indietro con la memoria"
03.01.2017 11:15 di Napoli Magazine
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NAPOLI - Osservo la febbre "Champions", e mi sale un brivido lungo la schiena pensando a Napoli-Real Madrid, una sfida che non ho mai vissuto dal vivo, se non nei filmati visti e rivisti dell'epoca Maradona. E allora a fine giornata, tra una news e l'altra, l'orologio segna le 2:15 e ripenso a quando con il mio abbonamento "Junior Club" vedevo da tifoso Stefan Schwoch e Roberto Stellone, oppure quando prendevo il pullman a Piazzale Tecchio la domenica per andare al Santa Colomba insieme a tutti gli altri abbonati per seguire le gare casalinghe perchè il San Paolo era inagibile, non un Napoli da Champions, ma il Napoli di Luppi e Carrera, non eravamo contenti ma la maglia la sostenevamo eccome, certi di un futuro migliore. Se mi fermo un attimo ripenso alla classe di Jonas Thern a centrocampo: lo riempivano di calci, lui si alzava e non protestava, mai. Maglia azzurra, numero 8 sulle spalle. Riavvolgo ancora più indietro il nastro della memoria, alfetta azzurra parcheggiata al parco San Paolo, sciarpa al collo, fiero, mano destra a mio padre, e a piedi fino allo stadio, in un fiume di tifosi, a vedere Fausto Pari, Massimo Tarantino, Enzo Gambaro, Pino Batman Taglialatela, il giovane Cannavaro, il "Condor" Agostini, Carmelo Imbriani, e in ordine sparso Nicola Caccia, Fausto Pizzi, Ciccio Baldini, Ciccio Colonnese, Paolo Di Canio, Daniel Fonseca, le punizioni di Andrè Cruz, Pecchia, Buso, Milanese, Beto, Alain Boghossian, Benito Carbone, Alfredo Aglietti. La carriera di tifoso del Napoli non è mai stata "facile". Pochi trofei in bacheca, ma un amore smisurato per la maglia, che persiste. Senza confini, reale. Una passione immensa, che mi spinse a tramutarla in lavoro. Su "Napoli Magazine" quella frase c'è ancora, per me vale più di un tatuaggio: "Uniti dalla stessa passione", era il 1998 e vale ancora oggi, anche se ora c'è più mestiere. Chi ama, non dimentica. Grazie Napoli.

 

 

Antonio Petrazzuolo
 
 
Napoli Magazine
 
 
Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com 
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L'EDITORIALE - Antonio Petrazzuolo: "Osservo la febbre Champions e torno indietro con la memoria"

di Napoli Magazine

03/01/2017 - 11:15

NAPOLI - Osservo la febbre "Champions", e mi sale un brivido lungo la schiena pensando a Napoli-Real Madrid, una sfida che non ho mai vissuto dal vivo, se non nei filmati visti e rivisti dell'epoca Maradona. E allora a fine giornata, tra una news e l'altra, l'orologio segna le 2:15 e ripenso a quando con il mio abbonamento "Junior Club" vedevo da tifoso Stefan Schwoch e Roberto Stellone, oppure quando prendevo il pullman a Piazzale Tecchio la domenica per andare al Santa Colomba insieme a tutti gli altri abbonati per seguire le gare casalinghe perchè il San Paolo era inagibile, non un Napoli da Champions, ma il Napoli di Luppi e Carrera, non eravamo contenti ma la maglia la sostenevamo eccome, certi di un futuro migliore. Se mi fermo un attimo ripenso alla classe di Jonas Thern a centrocampo: lo riempivano di calci, lui si alzava e non protestava, mai. Maglia azzurra, numero 8 sulle spalle. Riavvolgo ancora più indietro il nastro della memoria, alfetta azzurra parcheggiata al parco San Paolo, sciarpa al collo, fiero, mano destra a mio padre, e a piedi fino allo stadio, in un fiume di tifosi, a vedere Fausto Pari, Massimo Tarantino, Enzo Gambaro, Pino Batman Taglialatela, il giovane Cannavaro, il "Condor" Agostini, Carmelo Imbriani, e in ordine sparso Nicola Caccia, Fausto Pizzi, Ciccio Baldini, Ciccio Colonnese, Paolo Di Canio, Daniel Fonseca, le punizioni di Andrè Cruz, Pecchia, Buso, Milanese, Beto, Alain Boghossian, Benito Carbone, Alfredo Aglietti. La carriera di tifoso del Napoli non è mai stata "facile". Pochi trofei in bacheca, ma un amore smisurato per la maglia, che persiste. Senza confini, reale. Una passione immensa, che mi spinse a tramutarla in lavoro. Su "Napoli Magazine" quella frase c'è ancora, per me vale più di un tatuaggio: "Uniti dalla stessa passione", era il 1998 e vale ancora oggi, anche se ora c'è più mestiere. Chi ama, non dimentica. Grazie Napoli.

 

 

Antonio Petrazzuolo
 
 
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