L'Editoriale
PENSIERO - Petrazzuolo: "Curve chiuse, "Colera" gridato dai napoletani è provocazione intelligente"
10.10.2013 00:20 di Napoli Magazine Fonte: Antonio Petrazzuolo per ToniIavarone.it
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NAPOLI - Il discorso è semplicemente culturale. Dal punto di vista della cosiddetta "mentalità ultras" i cori beceri anti napoletani, che per anni abbiamo ascoltato (impuniti) in diversi stadi italiani e che poco hanno a che fare con il mondo dello sport, scivolano via senza troppe difficoltà. Per dirla come recitava la mia maestra elementare, quando richiamava l'attenzione degli alunni poco attenti, il contenuto di quelle frasi entra da un orecchio ed esce dall'altro, per il semplice fatto che non corrispondono al vero. "Terremotati", "Colerosi", "Non vi siete mai lavati", il tutto corredato da inni che inneggiano al Vesuvio, sono concetti che non inducono nessuno a sorridere. Sono dunque considerazioni di persone culturalmente arretrate, che non meritano repliche perché si commentano da sole. Nel replicare questi cori, senza senso, la Curva B ha dato una grande lezione di stile: si è dimostrato che cantando quelle frasi irrazionali si è stati superiori dal punto di vista dell'ironia, dimostrando così di non essere toccati in alcun modo da quelle parole sconclusionate. L'altro striscione "E ora chiudeteci la Curva" non è un atto di solidarietà verso chi ha sempre manifestato il proprio sdegno verso "l'essere napoletano", ma un ulteriore atto di ironia nei confronti di chi ha impiegato diversi anni per iniziare a prendere provvedimenti seri. Come dire: meglio tardi che mai. Il cittadino napoletano, consapevole della propria cultura, dinanzi a quei cori si pone un semplice quesito: "Che senso hanno?". La risposta è: nessuno. Negli stadi si canta "Chi non salta è juventino, milanista o interista", in tono goliardico; cori che non hanno nulla a che vedere con il mostrare disprezzo verso la "razza" napoletana e che, a mio avviso, vanno per ovvi motivi puniti con la chiusura di un settore o di uno stadio intero. Giusto dunque dare un segnale forte per far capire come ci si comporta all'interno di uno stadio. Stesso discorso per i "Buu" razzisti nei confronti dei giocatori di colore. Il calcio è uno sport in cui deve prevalere il rispetto reciproco. Ribadisco, meglio tardi che mai.


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PENSIERO - Petrazzuolo: "Curve chiuse, "Colera" gridato dai napoletani è provocazione intelligente"

di Napoli Magazine

10/10/2013 - 00:20

NAPOLI - Il discorso è semplicemente culturale. Dal punto di vista della cosiddetta "mentalità ultras" i cori beceri anti napoletani, che per anni abbiamo ascoltato (impuniti) in diversi stadi italiani e che poco hanno a che fare con il mondo dello sport, scivolano via senza troppe difficoltà. Per dirla come recitava la mia maestra elementare, quando richiamava l'attenzione degli alunni poco attenti, il contenuto di quelle frasi entra da un orecchio ed esce dall'altro, per il semplice fatto che non corrispondono al vero. "Terremotati", "Colerosi", "Non vi siete mai lavati", il tutto corredato da inni che inneggiano al Vesuvio, sono concetti che non inducono nessuno a sorridere. Sono dunque considerazioni di persone culturalmente arretrate, che non meritano repliche perché si commentano da sole. Nel replicare questi cori, senza senso, la Curva B ha dato una grande lezione di stile: si è dimostrato che cantando quelle frasi irrazionali si è stati superiori dal punto di vista dell'ironia, dimostrando così di non essere toccati in alcun modo da quelle parole sconclusionate. L'altro striscione "E ora chiudeteci la Curva" non è un atto di solidarietà verso chi ha sempre manifestato il proprio sdegno verso "l'essere napoletano", ma un ulteriore atto di ironia nei confronti di chi ha impiegato diversi anni per iniziare a prendere provvedimenti seri. Come dire: meglio tardi che mai. Il cittadino napoletano, consapevole della propria cultura, dinanzi a quei cori si pone un semplice quesito: "Che senso hanno?". La risposta è: nessuno. Negli stadi si canta "Chi non salta è juventino, milanista o interista", in tono goliardico; cori che non hanno nulla a che vedere con il mostrare disprezzo verso la "razza" napoletana e che, a mio avviso, vanno per ovvi motivi puniti con la chiusura di un settore o di uno stadio intero. Giusto dunque dare un segnale forte per far capire come ci si comporta all'interno di uno stadio. Stesso discorso per i "Buu" razzisti nei confronti dei giocatori di colore. Il calcio è uno sport in cui deve prevalere il rispetto reciproco. Ribadisco, meglio tardi che mai.


Fonte: Antonio Petrazzuolo per ToniIavarone.it