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DAZN - Marc Marquez si racconta in "The Making Of", Marco Melandri descrive il suo Marc Marquez
30.04.2020 12:09 di Napoli Magazine

Marc Marquez scende dalla sella della sua moto per raccontarsi a DAZN attraverso “The Making Of”, la docu-serie realizzata da DAZN Originals, disponibile sulla piattaforma per la prima volta per l'Italia da venerdì 1 maggio. In 3 episodi potremo ripercorrere i momenti chiave della carriera del pilota spagnolo lasciando spazio ad adrenalina e colpi di scena che meglio descrivono la sua incredibile crescita. Nel primo episodio vedremo un giovanissimo Marquez conquistare già il millesimo podio spagnolo nella gara dell’Estoril nel lontano 2010 in sella ad una 125. Il secondo episodio racconta la storia di un’impresa, quella di riuscire rimontare ben 32 posizioni durante la gara di Valencia del 2012 in Moto2 e che Marc riuscì a portare al termine nonostante la partenza in ultima posizione. Infine, il terzo episodio è il racconto dell’eterna rivalità tra Honda e Ducati, e più in particolare con Dovizioso, il pilota romagnolo con cui si è giocato il mondiale di Phillip Island nel 2017.

 

E a proposito di piloti italiani, anche Marco Melandri, la voce di DAZN per la MotoGP™, dirà la sua riguardo Marquez soprattutto dal punto di vista tecnico, sulla sua capacità di fare la differenza  quando le condizioni sono difficili, definendolo pioniere di un nuovo livello e stile di guida a cui si è dovuta adattare tutta la classe regina per non restare indietro.

 

La nuova docu-serie sarà disponibile PER LA PRIMA VOLTA  IN ITALIA,  da Venerdì 1° Maggio.

 

 

MARC MARQUEZ: “Da Valentino puoi imparare tantissime cose. All’inizio il nostro rapporto era buono, come lo era con altri piloti, ma qui c’è un tema importante da evidenziare: il rapporto è buono quando non lotti per lo stesso obiettivo (...) La stessa cosa mi è successa con Dani Pedrosa"

 
SULL’INIZIO DELLA SUA CARRIERA: “Sin da piccolo, io volevo essere come quelli che vedevo in TV. Quando dico piccolo, intendo verso gli otto, nove anni. Io volevo diventare pilota di motocross. A me la velocità non interessava. Continuavano a dire a mio padre: ‘Iscrivi tuo figlio alle gare di velocità perché sa prendere bene le curve, è uno che va veloce.’ E da quel momento, dai nove anni, cominciai a interessarmi alla velocità.”


“Quello che mi hanno insegnato è che sulla moto sei solo. Hai una squadra alle spalle che lavora duro ed è parte dei tuoi successi, ma quando sei sulla moto l’ultima decisione spetta a te ed è lì che devi seguire il tuo istinto.”

 

SU DOVIZIOSO E SULLA DUCATI: “La gara in Australia del 2017, la ricordo perché è importante, in quanto era una pista sulla quale Dovi stava avendo problemi. Dovizioso e la Ducati hanno un record orrendo a Phillip Island. La natura di quella pista, le caratteristiche di quel circuito non sono adatte alla Ducati. È come la kryptonite per Superman.”


 
SUL CONTATTO CON I RIVALI : “Se c’è un contatto da dietro, la prima cosa che faccio è voltarmi, per vedere chi è stato. Mi piace vedere chi mi ha colpito. Quella è la prima cosa che faccio ed è un riflesso, infatti poi mi dico: ‘Perché ti sei girato e hai perso tempo per guardare?’ Ma io sono così, viene da dentro. Poi te e dimentichi e riparti, riprendi il tuo ritmo.”


 
SULLA COMPETIZIONE TRA PILOTI: “Siamo tutti piloti, siamo tutti combattenti. È qualcosa che facciamo sin da piccoli e rende le cose entusiasmanti quando cerchi di infilarti in quei piccoli spazi. La gara sarà così oggi. Oggi andrà così. Tutti lo hanno fatto. Per la serie: tu sorpassi lì? Io sorpasso qui. Vuoi lasciare un segno del tuo pneumatico sulla mia gamba? Io te lo lascio sul fianco.”
 
“Competere contro quelli che erano stati i tuoi idoli, come Valentino Rossi, Dani Pedrosa, anche lui in categoria, gente a cui vedevi fare cose diverse, come Jorge Lorenzo. Gareggiare contro di loro, con loro, è incredibile.

 

SU VALENTINO ROSSI E DANI PEDROSA: “Da Valentino puoi imparare tantissime cose. All’inizio il nostro rapporto era buono, come lo era con altri piloti, ma qui c’è un tema importante da evidenziare:il rapporto è buono quando non lotti per lo stesso obiettivo.
“La stessa cosa mi è successa con Dani Pedrosa, eravamo amici. Ma quando lottavi per il campionato, c’era questa tensione, che il tuo rapporto era ‘Ciao, come stai?’, ‘Bene, grazie’, e nient’altro. Ma è una tensione sana, che è necessaria per la competizione.”

 

 

MELANDRI SU MARQUEZ: "Sin dal primo test si era visto che Marquez era diverso, aveva uno stile di guida completamente diverso dal resto della MotoGP™ (...) è lui che ha portato gli altri piloti ad alzare l’asticella, a guardare come lui stava in sella, come lui si muoveva".

 

"Marquez attacca, attacca ad ogni curva, ad ogni singolo giro come fosse l’ultimo, cercando di mettere in difficoltà i suoi avversari e di farli innervosire e a volte questa sua tattica ha pagato perché ha portato gli avversari all’errore facendogli guadagnare un sacco di punti in ottica Mondiale”

 

“Quando le condizioni sono difficili, Marquez fa la differenza. Mette in difficoltà i suoi avversari ancor prima di uscire dal box”

 

“Il 2013 è stato l’anno del suo debutto in MotoGP e da subito si è aperta una nuova era. Ha spostato l’asticella, ha aperto mentalità a nuovi stili di guida, salvataggi impossibili in caso di caduta.”

 

“Sin dal primo test si era visto che Marquez era diverso, aveva uno stile di guida completamente diverso dal resto della MotoGP™. Per molti era questione di tempo che lui avrebbe cambiato il suo stile di guida e si sarebbe adattato alla classe regina. Invece è lui che ha portato gli altri piloti ad alzare l’asticella, a guardare come lui stava in sella, come lui si muoveva. Per lui il gomito in terra era un’abitudine, così naturale che ne ha fatto un marchio di fabbrica. E questa è stata la sua forza, è riuscito in questo modo a far raddrizzare la moto ancora più in fretta, farla curvare ancora di più a centro curva per riuscire a sfruttarne i cavalli nel migliore dei modi e fare la differenza sul resto del gruppo”

 

“Marquez ha elaborato un modo per salvare le cadute che nessun altro aveva mai pensato prima. All’inizio di parlava sempre e solo di fortuna. Ma poi è stato così consistente e così costante nei salvataggi in situazioni veramente incredibili che si è capito che Marquez lo sapeva gestire.”

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