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ALTRI SPORT
L'OPINIONE - Pasquali designatore arbitri pallavolo: "Bisognerebbe far vedere le immagini del VAR a tutti e successivamente far sentire anche i dialoghi"
12.02.2020 15:26 di Napoli Magazine

In diretta a ‘Punto Nuovo Sport Show’ su Radio Punto Nuovo è intervenuto Fabrizio Pasquali, designatore arbitri Serie A maschile pallavolo: "La figura dell'arbitro nello sport moderno è cambiata tantissimo, non è più un mero applicatore di regole, ma uno psicologo ed una persona preparata tecnicamente oltre ad avere un livello importante di credibilità. Nel calcio l'aspetto fisico è fondamentale, spesso sono meravigliato dalla preparazione atletica degli arbitri che dopo 90' di partita riescono ancora ad eseguire azioni fondamentali. Nessuno parla mai di tutto ciò che un arbitro fa per arrivare ad un alto livello. Con l'avvento della tecnologia siamo riusciti a ridurre tantissime cose che prima erano errate. Abbiamo introdotto il video check, con 19 telecamere di 180 frame per secondo, nel 2013 e siamo poi riusciti a superare le diverse difficoltà. Sento spesso Rizzoli e sono meravigliato dalla scarsa tolleranza nei confronti di alcune azioni. Capire nella dinamica alcune azioni di calcio è diverso da quelle della pallavolo, sicuramente e in ogni caso noi abbiamo sviluppato 7 anni di esperienza. C'è da fare un'altra considerazione: la chiarezza del regolamento. Altra situazione auspicabile sarebbe di far vedere le immagini a tutti, per maggiore chiarezza. Post Tokyo vogliamo dare la possibilità a tutti di far sentire ciò che si dicono gli arbitri, non c'è nessun tipo di segreto. Ci sono sensazioni e punti di vista di arbitro rispetto a chi sta davanti ad un monitor, che sono diverse. Nella pallavolo l'arbitro ha la possibilità di chiedere le verifiche per sé stesso, ma anche noi abbiamo avuto i nostri problemi a cui abbiamo sopperito lungo questi 7 anni. Ho due preoccupazioni: dal punto di vista arbitrale è che la cultura sportiva dovrebbe portarci ad inseguire la verità, nient'altro, anche mettendo in discussione noi stessi. Ci dovrebbe essere più condivisione e collaborazione, mettendomi nei panni di Rizzoli mi rendo conto di quanto sia difficile".

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