La tennista numero 1 al mondo si racconta in una lunga intervista a Vogue, tra tennis e vita privata, a pochi giorni dall'inizio ufficiale del Roland Garros 2026. La numero 1 del mondo riparte dalla sconfitta di Madrid e poi affronta temi complicati. "Non è stata una partita facile - racconta - La notte in cui ho perso, ho sognato tutti quei match point. Sognavo un punto, mi svegliavo e pensavo a quell'occasione persa". Una delusione affrontata con maggiore lucidità: "Questo è il lato difficile dell'essere un'atleta: non puoi vincere tutto. Il tuo corpo, a un certo punto, ti fermerà, ti limiterà. Ma è anche la bellezza dello sport. È bello anche quando qualcuno di giovane e promettente batte il numero uno al mondo. Se c’è sempre la stessa persona che vince tutto, non sarebbe nemmeno più divertente guardarla". Ripercorrendo gli inizi, ricorda le difficoltà: "Molti allenatori mi dicevano che ero stupida e che l'unica cosa che sapevo fare era colpire la palla con troppa forza, che non sarei mai entrata nella top 100". Poi la svolta e la crescita fino al vertice. Il padre è morto improvvisamente nel 2019 mentre lei si stava allenando a Minsk. Sul piano personale, il dolore resta forte: «Dicono che il tempo aiuti, ma ora faccio più fatica perché so quanto mio padre si sarebbe divertito vedendo il mio successo - dice - Ci sono tanti padri nel circuito e quando vedo un padre orgoglioso, penso: 'Ragazza, goditi questo momento, perché non sai mai cosa ti aspetta'". Due anni fa il suo ex fidanzato Konstantin Koltsov muore suicida a Miam: "Ho litigato con il poliziotto quando è arrivato a darmi la notizia - racconta - non riuscivo ad accettarlo" Infine, il tema dell’odio online: "Non passo molto tempo sui social, ma a volte vedo commenti a caso e chiedo al mio manager: 'Davvero la gente mi odia così tanto?’ Giudicano il tuo aspetto, le tue urla, la tua nazionalità, persino la tua vita privata"
di Napoli Magazine
20/05/2026 - 16:14
La tennista numero 1 al mondo si racconta in una lunga intervista a Vogue, tra tennis e vita privata, a pochi giorni dall'inizio ufficiale del Roland Garros 2026. La numero 1 del mondo riparte dalla sconfitta di Madrid e poi affronta temi complicati. "Non è stata una partita facile - racconta - La notte in cui ho perso, ho sognato tutti quei match point. Sognavo un punto, mi svegliavo e pensavo a quell'occasione persa". Una delusione affrontata con maggiore lucidità: "Questo è il lato difficile dell'essere un'atleta: non puoi vincere tutto. Il tuo corpo, a un certo punto, ti fermerà, ti limiterà. Ma è anche la bellezza dello sport. È bello anche quando qualcuno di giovane e promettente batte il numero uno al mondo. Se c’è sempre la stessa persona che vince tutto, non sarebbe nemmeno più divertente guardarla". Ripercorrendo gli inizi, ricorda le difficoltà: "Molti allenatori mi dicevano che ero stupida e che l'unica cosa che sapevo fare era colpire la palla con troppa forza, che non sarei mai entrata nella top 100". Poi la svolta e la crescita fino al vertice. Il padre è morto improvvisamente nel 2019 mentre lei si stava allenando a Minsk. Sul piano personale, il dolore resta forte: «Dicono che il tempo aiuti, ma ora faccio più fatica perché so quanto mio padre si sarebbe divertito vedendo il mio successo - dice - Ci sono tanti padri nel circuito e quando vedo un padre orgoglioso, penso: 'Ragazza, goditi questo momento, perché non sai mai cosa ti aspetta'". Due anni fa il suo ex fidanzato Konstantin Koltsov muore suicida a Miam: "Ho litigato con il poliziotto quando è arrivato a darmi la notizia - racconta - non riuscivo ad accettarlo" Infine, il tema dell’odio online: "Non passo molto tempo sui social, ma a volte vedo commenti a caso e chiedo al mio manager: 'Davvero la gente mi odia così tanto?’ Giudicano il tuo aspetto, le tue urla, la tua nazionalità, persino la tua vita privata"