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L'APPUNTO - Nunzia Marciano: "Napoli da standing ovation!"
11.02.2018 23:00 di Napoli Magazine

NAPOLI - Ammettiamolo, tutti adesso, senza paura, ora che possiamo non averne, ammettiamolo: quando il Napoli è andato sotto di un gol, il sangue nelle vene si è gelato. Abbiamo visto passarci avanti agli occhi mesi di sacrifici, dolore e Amore, abbiamo visto che di fronte c’era una squadra con dei titolarissimi pericolosi, abbiamo visto Albiol ancora non in formazione, abbiamo visto la classifica parlare chiaro, abbiamo visto quelli lì del Nord, esultare come manco avessero già alzato la Coppa. E abbiamo tremato. Abbiamo avuto paura di pensare che fosse finita, abbiamo scacciato i pensieri perché no, non era finita, non poteva finire, non doveva finire. E infatti, non è affatto finita. L’unica cosa che finisce è Napoli-Lazio, 4-1. E stavolta non c’è nulla da chiarire. Quattro gol da fuoriclasse, compreso quello della Lazio in favore del Napoli. Quattro gol che significano tanto, tutto: significano che il sogno non è affatto infranto, significano che chi segue continua a seguire, significa che Tonelli se messo in campo, sa fare un un partitone, e Mario Rui pure, significa che adesso molto più che mai, bisogna stringere i denti, serrarli, perché non sarà facile. E guai a pensare che lo sarà. Il Napoli vince, stravince e dedica tutto a Fouzi, al suo compagno sfortunato: dalle magliette indossate ai gol realizzati, è tutto per Ghoulam, per un figlio acquisito per il quale Napoli ha tenuto il fiato sospeso, nel giorno in cui in ogni dove si sentiva “Comm’sta? Ch’ s’à fatt’?” con la sincera preoccupazione che si riserva ad uno di famiglia, perché questa città è una sola grande famiglia, un tutt’uno con la sua squadra, più forte di chi ci viene da Roma a cantare e sperare nel Vesuvio e se ne torna a casa in silenzio, zittito a suon di gol. Perché il suono più bello, nella città della musica è proprio quello: il silenzio di chi viene a sfidare gli 11 leoni di mister Sarri, quelli che a mó di opera spettacolare si meritano gli applausi e la standing ovation di tutto il San Paolo e non per un gol o per un’azione ma già solo per il fatto di essere il Napoli, un Napoli che ci crede incredibilmente, che è davvero consapevole di ciò che dovrà affrontare d’ora in avanti ma non si arrende, nossignore. Lotta. Contro il 12esimo uomo in campo sui campi in cui gioca chi spesso non è solo senza colore ma anche senza onore, per non dire sempre. Lotta. Contro la mala sorte di chi già infortunato, si infortuna ancora, incredibilmente. Lotta. Contro una panchina corta, cortissima ma che chiamata in causa, sa però rispondere. Lotta. E non si arrende perché sa bene a cosa rinuncerebbe se dovesse cedere anche solo di un millimetro: alla felicità. E a quella, no, non si può davvero rinunciare.

 

 

Nunzia Marciano

 

Napoli Magazine

 

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