Il card. Matteo Zuppi, presidente della CEI, celebra oggi da Assisi la festa di San Francesco nell'ottavo centenario della morte del Santo Patrono d'Italia. Ecco le parole dell'omelia: "In questa stagione siamo tentati e sedotti dalla cultura della potenza, volgare e invadente, ingannevole, frutto di enfasi mal riposte e di sfacciati ed enormi interessi economici, di nazionalismi che rovinano le nazioni, di campagne che creano il nemico invece di cercare quello che unisce. Il suo e il nostro è un mondo segnato da guerre, terribili" ma "Francesco ci ricorda che la guerra non è un destino". "Non c'è tempo da perdere, il divisore imbroglia e fa credere che troviamo la pace con le armi e non con il dialogo e il diritto (...) San Francesco, proprio perché aveva chiaro chi era e in che cosa credeva, non aveva paura di incontrare tutti e di essere vicino a chiunque, non con la spada, ma con il dialogo, fratello senza supponenza e distanza. Ci aiuta in questo tempo minaccioso a capire che solo insieme troviamo la risposta e solo se la pace è con tutti è davvero pace. Chiede solo operatori umili e architetti umili di pace che, con coraggio, aiutino a vivere insieme, forti del diritto e non imponendo il diritto della forza".
di Napoli Magazine
04/10/2026 - 11:39
Il card. Matteo Zuppi, presidente della CEI, celebra oggi da Assisi la festa di San Francesco nell'ottavo centenario della morte del Santo Patrono d'Italia. Ecco le parole dell'omelia: "In questa stagione siamo tentati e sedotti dalla cultura della potenza, volgare e invadente, ingannevole, frutto di enfasi mal riposte e di sfacciati ed enormi interessi economici, di nazionalismi che rovinano le nazioni, di campagne che creano il nemico invece di cercare quello che unisce. Il suo e il nostro è un mondo segnato da guerre, terribili" ma "Francesco ci ricorda che la guerra non è un destino". "Non c'è tempo da perdere, il divisore imbroglia e fa credere che troviamo la pace con le armi e non con il dialogo e il diritto (...) San Francesco, proprio perché aveva chiaro chi era e in che cosa credeva, non aveva paura di incontrare tutti e di essere vicino a chiunque, non con la spada, ma con il dialogo, fratello senza supponenza e distanza. Ci aiuta in questo tempo minaccioso a capire che solo insieme troviamo la risposta e solo se la pace è con tutti è davvero pace. Chiede solo operatori umili e architetti umili di pace che, con coraggio, aiutino a vivere insieme, forti del diritto e non imponendo il diritto della forza".