CON I PAPÀ DI NAPOLI,
Città laboratorio come Barcellona e Lisbona
Ma il congedo di paternità è usato ancora
molto meno che nel Nord Italia
Il lavoro multidisciplinare in rete per il sostegno
alla paternità responsiva del progetto EMINC -
Engaging Men in Nurturing Care: bilanci,
strumenti e idee per un lavoro futuro
A conclusione del progetto internazionale EMiNC, che si
propone di favorire il coinvolgimento dei padri nella crescita
e nell’educazione dei figli, mercoledì 28 gennaio a Napoli, nel Complesso dell'Annunziata sono state illustrati risultati e prospettive
I padri di oggi sono maggiormente presenti e disponibili a farsi coinvolgere nella cura dei figli e delle figlie sin dai primi giorni: si vedono più di un tempo ai corsi pre-parto, nel momento della nascita, alle visite pediatriche, nell’ambito dei servizi educativi. Non è solo un dovere, una necessità di condivisione della responsabilità genitoriale per alleviare il carico della madre e conciliare i suoi impegni lavorativi, ma anche un voler esserci e un volerlo fare in maniera diversa rispetto al passato. Accade anche a Napoli, ma non ancora abbastanza e in maniera inferiore rispetto al resto d’Italia: quello partenopeo è un territorio dove l'astensione obbligatoria dal lavoro per i padri, che consiste in 10 giorni retribuiti al 100% e da fruire tra i due mesi precedenti e i cinque successivi al parto, è utilizzata solo in una percentuale che varia tra il 38% e il 58%, un dato significativamente inferiore rispetto al Nord Italia, dove l'uso del congedo si attesta tra il 69% e l'84%. Per questo motivo nell’ambito di EMiNC-Engaging Men in Nurturing Care — un progetto internazionale coordinato da ISSA-International Step by Step Association e promosso in Italia dal Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini grazie a un finanziamento della OAK Foundation International che si proponeva di favorire il coinvolgimento dei padri nella crescita e nell’educazione dei figli e delle figlie nei primi mille giorni di vita — Napoli è stata scelta — assieme a Barcellona in Spagna e a Lisbona in Portogallo — come città laboratorio per promuovere scambi di buone pratiche, oltre ad attività di advocacy sulle politiche (congedi per padri) a livello europeo e nazionale. Negli ultimi due anni sul territorio campano e in particolare nel Comune di Napoli, che ha avuto un ruolo molto attivo attraverso la partecipazione di diversi assessorati, sono state realizzate attività di formazione, ricerca e azioni di sensibilizzazione rivolte ai servizi educativi, sociali e sanitari, con una speciale attenzione alle politiche di benessere e alla partecipazione paterna sin dal periodo prenatale, che hanno coinvolto un centinaio di operatori e operatrici in collaborazione con il Comune di Napoli, la Regione Campania, l'Università Federico II e l’Università Suor Orsola Benincasa.
Tutto questo è stato presentato nella mattinata di mercoledì 28 gennaio in un incontro sul tema "Con i papà di Napoli. Il lavoro multidisciplinare in rete per il sostegno alla paternità responsiva del progetto EMINC - Engaging Men in Nurturing Care: bilanci, strumenti e idee per un lavoro futuro", che si è svolto nel Salone delle Colonne del Complesso Monumentale dell’Annunziata (via Annunziata 34, Napoli) ed è stata anche l’occasione per raccogliere le riflessioni e gli stimoli da parte dei servizi educativi e sanitari coinvolti direttamente e per confrontarsi su come rendere permanente l’attenzione al coinvolgimento dei padri nell’educazione e la cura.
L’appuntamento è iniziato con i saluti istituzionali di Maura Striano, assessora all’Istruzione e alle Famiglie del Comune di Napoli e referente Eminc Regione Campania (tbc) e Giorgio Tamburlini, Presidente CSB Onlus.
Poi l’intervento del pediatra Paolo Siani, componente del Tavolo per l’Infanzia e l’Adolescenza promosso dal Comune di Napoli, sui benefici del coinvolgimento dei padri, la necessità di proseguire la progettazione e l’esempio della città di Napoli; successivamente hanno parlato de’ “Il progetto EMINC: obiettivi e azioni”, Annina Lubbock, coordinatrice del progetto EMINC e Monica Castagnetti, psicopedagogista, CSB Onlus. Grazie alle relazioni delle professoresse Isabella Continisio e Maria Immacolata Spagnuolo, dell’Università Federico II di Napoli, Colette Romano, del Servizio Sistema Educativo del Comune di Napoli e Andrea Santoro, Cerchio degli Uomini APS “Cerchio degli Uomini” si è dissertato delle lezioni apprese e le buone pratiche attivate e in corso di realizzazione. L’incontro si è concluso con una tavola rotonda per un confronto tra operatori e operatrici.
«Attraverso questa esperienza, che ha coinvolto molte parti vitali della comunità, dai servizi educativi ai servizi di salute, evidenziandone una grande capacità di coinvolgimento, la città di Napoli si propone come avanguardia di un’opera di sensibilizzazione e di cambiamento sul tema della paternità e della maschilità che ci proponiamo di estendere al resto del Paese», ha detto Giorgio Tamburlini, presidente del CSB-Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini.
«Napoli ci è parsa dall’inizio la città ideale, perché se da una parte presenta problematiche comuni anche ad altre realtà italiane, come la bassa occupazione femminile, il limitato uso dei congedi di paternità e la ristretta offerta di asili nido, dall’altra offre un contesto dinamico e potenzialmente innovativo, con due istituzioni come la Regione e il Comune che vanno cercando nuove strade anche per uscire da una logica emergenziale/assistenziale e iniziare a promuovere riforme strutturali nel modus operandi dei servizi. E così è stato: il nostro lavoro a Napoli ha beneficiato di esperienze, strumenti e metodi maturati nei progetti internazionali, ma che grazie a un partenariato autentico e propositivo con le istituzioni e i servizi si è arricchito di idee, metodi e sperimentazioni», ha dichiarato Annina Lubbock, sociologa delle pari opportunità e consulente del CSB.
“Coinvolgere i padri nelle pratiche di cura è essenziale per la crescita delle bambine e dei bambini e questo progetto ne ha confermato l'importanza. Vedere i padri così felici di partecipare alle tante iniziative, ha dato il senso del lavoro comune”, ha spiegato Maura Striano, assessora all’Istruzione e alle Famiglie del Comune di Napoli e referente Eminc Regione Campania (tbc)
«Noi pensiamo sempre che la nascita di un bambino sia sostanzialmente un affare solo della mamma, basti pensare che i congedi sono 10 giorni lavorativi per il padre e 150 per la mamma. Ma non è così, il padre ha un ruolo e lo deve sviluppare bene perché nei primi anni di vita il ruolo del padre è decisivo per la crescita del figlio. Il congedo di paternità in Italia è in linea con la Direttiva UE, ma sul livello minimo previsto. Dove il congedo è più lungo e ben retribuito, come in Spagna e nei Paesi nordici, l’utilizzo paterno diventa strutturale e non simbolico. Inoltre, fare in modo che i padri abbiamo più tempo per assistere i figli appena nati è anche un modo per favorire la natalità. Ormai abbiamo molte evidenze scientifiche che dimostrano quanto sia importante il coinvolgimento sia emotivo che pratico del padre per lo sviluppo del bambino soprattutto nei primi critici mille giorni. La sua presenza, in questo periodo, ha degli effetti molto positivi sia dal punto di vista affettivo che cognitivo del bambino e sono effetti che si prolungano nel tempo. La presenza del padre è fondamentale perché si tratta di un periodo nel quale il carico della cura del bambino è molto pesante e ancora oggi grava soprattutto sulle mamme; in più è stato dimostrato che c’è una relazione stretta tra una presenza forte del padre in questa fase e la diminuzione della violenza domestica», ha detto Paolo Siani, componente del Tavolo per l’Infanzia e l’Adolescenza promosso dal Comune di Napoli.
di Napoli Magazine
28/01/2026 - 13:52
CON I PAPÀ DI NAPOLI,
Città laboratorio come Barcellona e Lisbona
Ma il congedo di paternità è usato ancora
molto meno che nel Nord Italia
Il lavoro multidisciplinare in rete per il sostegno
alla paternità responsiva del progetto EMINC -
Engaging Men in Nurturing Care: bilanci,
strumenti e idee per un lavoro futuro
A conclusione del progetto internazionale EMiNC, che si
propone di favorire il coinvolgimento dei padri nella crescita
e nell’educazione dei figli, mercoledì 28 gennaio a Napoli, nel Complesso dell'Annunziata sono state illustrati risultati e prospettive
I padri di oggi sono maggiormente presenti e disponibili a farsi coinvolgere nella cura dei figli e delle figlie sin dai primi giorni: si vedono più di un tempo ai corsi pre-parto, nel momento della nascita, alle visite pediatriche, nell’ambito dei servizi educativi. Non è solo un dovere, una necessità di condivisione della responsabilità genitoriale per alleviare il carico della madre e conciliare i suoi impegni lavorativi, ma anche un voler esserci e un volerlo fare in maniera diversa rispetto al passato. Accade anche a Napoli, ma non ancora abbastanza e in maniera inferiore rispetto al resto d’Italia: quello partenopeo è un territorio dove l'astensione obbligatoria dal lavoro per i padri, che consiste in 10 giorni retribuiti al 100% e da fruire tra i due mesi precedenti e i cinque successivi al parto, è utilizzata solo in una percentuale che varia tra il 38% e il 58%, un dato significativamente inferiore rispetto al Nord Italia, dove l'uso del congedo si attesta tra il 69% e l'84%. Per questo motivo nell’ambito di EMiNC-Engaging Men in Nurturing Care — un progetto internazionale coordinato da ISSA-International Step by Step Association e promosso in Italia dal Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini grazie a un finanziamento della OAK Foundation International che si proponeva di favorire il coinvolgimento dei padri nella crescita e nell’educazione dei figli e delle figlie nei primi mille giorni di vita — Napoli è stata scelta — assieme a Barcellona in Spagna e a Lisbona in Portogallo — come città laboratorio per promuovere scambi di buone pratiche, oltre ad attività di advocacy sulle politiche (congedi per padri) a livello europeo e nazionale. Negli ultimi due anni sul territorio campano e in particolare nel Comune di Napoli, che ha avuto un ruolo molto attivo attraverso la partecipazione di diversi assessorati, sono state realizzate attività di formazione, ricerca e azioni di sensibilizzazione rivolte ai servizi educativi, sociali e sanitari, con una speciale attenzione alle politiche di benessere e alla partecipazione paterna sin dal periodo prenatale, che hanno coinvolto un centinaio di operatori e operatrici in collaborazione con il Comune di Napoli, la Regione Campania, l'Università Federico II e l’Università Suor Orsola Benincasa.
Tutto questo è stato presentato nella mattinata di mercoledì 28 gennaio in un incontro sul tema "Con i papà di Napoli. Il lavoro multidisciplinare in rete per il sostegno alla paternità responsiva del progetto EMINC - Engaging Men in Nurturing Care: bilanci, strumenti e idee per un lavoro futuro", che si è svolto nel Salone delle Colonne del Complesso Monumentale dell’Annunziata (via Annunziata 34, Napoli) ed è stata anche l’occasione per raccogliere le riflessioni e gli stimoli da parte dei servizi educativi e sanitari coinvolti direttamente e per confrontarsi su come rendere permanente l’attenzione al coinvolgimento dei padri nell’educazione e la cura.
L’appuntamento è iniziato con i saluti istituzionali di Maura Striano, assessora all’Istruzione e alle Famiglie del Comune di Napoli e referente Eminc Regione Campania (tbc) e Giorgio Tamburlini, Presidente CSB Onlus.
Poi l’intervento del pediatra Paolo Siani, componente del Tavolo per l’Infanzia e l’Adolescenza promosso dal Comune di Napoli, sui benefici del coinvolgimento dei padri, la necessità di proseguire la progettazione e l’esempio della città di Napoli; successivamente hanno parlato de’ “Il progetto EMINC: obiettivi e azioni”, Annina Lubbock, coordinatrice del progetto EMINC e Monica Castagnetti, psicopedagogista, CSB Onlus. Grazie alle relazioni delle professoresse Isabella Continisio e Maria Immacolata Spagnuolo, dell’Università Federico II di Napoli, Colette Romano, del Servizio Sistema Educativo del Comune di Napoli e Andrea Santoro, Cerchio degli Uomini APS “Cerchio degli Uomini” si è dissertato delle lezioni apprese e le buone pratiche attivate e in corso di realizzazione. L’incontro si è concluso con una tavola rotonda per un confronto tra operatori e operatrici.
«Attraverso questa esperienza, che ha coinvolto molte parti vitali della comunità, dai servizi educativi ai servizi di salute, evidenziandone una grande capacità di coinvolgimento, la città di Napoli si propone come avanguardia di un’opera di sensibilizzazione e di cambiamento sul tema della paternità e della maschilità che ci proponiamo di estendere al resto del Paese», ha detto Giorgio Tamburlini, presidente del CSB-Centro per la Salute delle Bambine e dei Bambini.
«Napoli ci è parsa dall’inizio la città ideale, perché se da una parte presenta problematiche comuni anche ad altre realtà italiane, come la bassa occupazione femminile, il limitato uso dei congedi di paternità e la ristretta offerta di asili nido, dall’altra offre un contesto dinamico e potenzialmente innovativo, con due istituzioni come la Regione e il Comune che vanno cercando nuove strade anche per uscire da una logica emergenziale/assistenziale e iniziare a promuovere riforme strutturali nel modus operandi dei servizi. E così è stato: il nostro lavoro a Napoli ha beneficiato di esperienze, strumenti e metodi maturati nei progetti internazionali, ma che grazie a un partenariato autentico e propositivo con le istituzioni e i servizi si è arricchito di idee, metodi e sperimentazioni», ha dichiarato Annina Lubbock, sociologa delle pari opportunità e consulente del CSB.
“Coinvolgere i padri nelle pratiche di cura è essenziale per la crescita delle bambine e dei bambini e questo progetto ne ha confermato l'importanza. Vedere i padri così felici di partecipare alle tante iniziative, ha dato il senso del lavoro comune”, ha spiegato Maura Striano, assessora all’Istruzione e alle Famiglie del Comune di Napoli e referente Eminc Regione Campania (tbc)
«Noi pensiamo sempre che la nascita di un bambino sia sostanzialmente un affare solo della mamma, basti pensare che i congedi sono 10 giorni lavorativi per il padre e 150 per la mamma. Ma non è così, il padre ha un ruolo e lo deve sviluppare bene perché nei primi anni di vita il ruolo del padre è decisivo per la crescita del figlio. Il congedo di paternità in Italia è in linea con la Direttiva UE, ma sul livello minimo previsto. Dove il congedo è più lungo e ben retribuito, come in Spagna e nei Paesi nordici, l’utilizzo paterno diventa strutturale e non simbolico. Inoltre, fare in modo che i padri abbiamo più tempo per assistere i figli appena nati è anche un modo per favorire la natalità. Ormai abbiamo molte evidenze scientifiche che dimostrano quanto sia importante il coinvolgimento sia emotivo che pratico del padre per lo sviluppo del bambino soprattutto nei primi critici mille giorni. La sua presenza, in questo periodo, ha degli effetti molto positivi sia dal punto di vista affettivo che cognitivo del bambino e sono effetti che si prolungano nel tempo. La presenza del padre è fondamentale perché si tratta di un periodo nel quale il carico della cura del bambino è molto pesante e ancora oggi grava soprattutto sulle mamme; in più è stato dimostrato che c’è una relazione stretta tra una presenza forte del padre in questa fase e la diminuzione della violenza domestica», ha detto Paolo Siani, componente del Tavolo per l’Infanzia e l’Adolescenza promosso dal Comune di Napoli.