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INFANZIA - Campania: Save the Children, il 22% dei minori nella Regione è in povertà relativa
01.04.2017 13:13 di Napoli Magazine
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Un Paese, l’Italia dove la percentuale di minori in povertà assoluta – oltre 1,1 milioni - è quasi triplicata negli ultimi 10 anni (passando dal 3,9% della popolazione di riferimento nel 2005 al 10,9% nel 2015)[1]. In questo quadro, la Campania non fa eccezione, registrando un numero di minori in povertà relativa (22%) in media con la media nazionale (20%) e più bassa rispetto alla media delle regioni del Mezzogiorno (29%). Nonostante negli ultimi 23 anni iI numero di ragazzi che abbandonano precocemente gli studi si sia più che dimezzato (passando dal 38% del 1992 al 15% del 2015), la Campania registra un livello più alto della media nazionale (14%), con il 19% di early school leavers. Numeri che lasciano l’Italia indietro rispetto ai paesi della Unione Europea (la cui media è dell’11%).

 

In Calabria la percentuale di ragazzi che non raggiunge le competenze minime in matematica rimane alta (36%) e seppur in miglioramento, dal 2009 non è mai scesa sotto il 35%. Nella Regione, alta anche la percentuale di chi non raggiunge le competenze minime in lettura. Il 31% di bambini e ragazzi calabresi.  

 

In Campania, il numero dei ragazzi che non partecipa ad attività culturali, ricreative e sportive[2], pur registrando un abbassamento del 13% dal 2014 (quando registrava l’84%), continua a superare di molto la media nazionale (60%), attestandosi al 76%.

 

Bambini e ragazzi privati spesso, soprattutto al Sud, della possibilità di apprendere e sviluppare i propri talenti, capacità e aspirazioni, cui vengono negate opportunità fondamentali per la loro crescita: quasi 2 alunni campani su 5 usufruisce della mensa scolastica (35%) contro la metà dei coetanei in tutta Italia (52%), e quasi 1 bambino su 20 (3%) riesce ad accedere ai servizi pubblici per l’infanzia tra i quali l’asilo nido (percentuale che dal 2010 non ha mai superato questa soglia), rispetto ad una media nazionale del 13%. In Campania, anche il tempo pieno è carente, assente nella quasi totalità delle classi nella scuola primaria (78%) e secondaria (72%). Questi i dati contenuti nel nuovo rapporto “Futuro in partenza? L’impatto delle povertà educative sull’infanzia in Italia”, presentato oggi da Save the Children in occasione del rilancio della campagna per il contrasto alla povertà educativa.

 

Dal rapporto emerge un quadro dell’Italia, compresa la Campania, che dopo anni stenta a far decollare il futuro dei propri ragazzi e che, nonostante alcuni miglioramenti negli ultimi anni, risulta ancora lontana dal resto dell’Europa e in cui le maggiori privazioni educative per i minori si registrano al Sud, con ritardi importanti che non risparmiano tuttavia le regioni del Centro e del Nord. Sono soprattutto i minori che provengono dalle famiglie svantaggiate dal punto di vista socio-economico a subire le più gravi conseguenze della povertà educativa e si tratta di un fenomeno in forte crescita, in considerazione che anche la percentuale di minori che vivono in povertà relativa - più di 2 milioni di bambini e adolescenti - è quasi raddoppiata dal 2005, passando dal 12,6% della popolazione di riferimento al 20,2% nel 2015 e in particolare ha subito un’impennata di quasi 8 punti percentuali dal 2011 al 2015[3]. Una percentuale che in Campania coinvolge un 1 minore su 5, in cifre 269mila tra bambini e ragazzi nella Regione.

 

“Il nostro è un Paese in cui non sono le pari opportunità a determinare i percorsi educativi e di vita dei ragazzi, ma lo svantaggio ereditato dalle famiglie. La Campania non fa eccezione, anche qui come nel resto d’Italia, la povertà economica ed educativa dei genitori viene trasmessa ai figli, che a loro volta, da adulti, potrebbero essere a rischio povertà ed esclusione sociale. È un circolo vizioso che coinvolge e compromette il futuro di oltre un milione di bambini e che va immediatamente spezzato” - afferma Valerio Neri, Direttore generale di Save the Children, l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuovere i loro diritti -. “Serve un impegno urgente e concreto da parte delle istituzioni sia a livello nazionale che locale: non è accettabile che vi siano bambini costretti a vivere gravi deprivazioni materiali ed educative soprattutto al Sud, ma anche al Nord. Bambini e ragazzi che non solo non hanno la possibilità di costruirsi un domani, ma che non possono neanche sognarlo. Dobbiamo dare ad ogni bambino la possibilità di far decollare le proprie aspirazioni e i propri sogni”.

 

Dal 3 al 9 aprile Save the Children rilancia la campagna “Illuminiamo il futuro” per il contrasto alla povertà educativa, ormai giunta al suo quarto anno. Una settimana di mobilitazione, con oltre 650 eventi e iniziative in tutta Italia in cui saranno coinvolte centinaia di associazioni, enti, scuole, realtà locali e istituzioni culturali che hanno scelto di essere al fianco dell’Organizzazione per sensibilizzare e informare sull’importanza delle opportunità educative per la crescita dei più piccoli.

 

Oltre 40 le iniziative che si terranno in Campania, dal Concerto con Orchestra junior del Nucleo Sanitansamble nella Chiesa di San Severo nel quartiere Sanità in 5 aprile, a percorsi di arte e cinema con 4 tour previsti sempre al quartiere Sanità in 7 aprile, da una pedalata per visitare la città da un punto di vista insolito il 9 aprile, a GiochiAMoCi un’attività di gioco e movimento rivolte alle bambine, bambini e famiglie del territorio al Parco Cupa Spinelli il 9 aprile. L’elenco completo di tutti gli eventi in programma è consultabile qui.

 

In occasione di questa nuova edizione di “Illuminiamo il futuro”, Save the Children lancia oggi una petizione – disponibile sul sito www.illuminiamoilfuturo.it – per chiedere al Governo e al Parlamento di sbloccare, prima della scadenza della legislatura, alcuni provvedimenti fondamentali che garantiscano a tutti i bambini l’accesso all’asilo nido e a un sistema di mense scolastiche uguale per tutti e l’attuazione immediata del piano di contrasto alla povertà varato di recente dal Parlamento, segnando così l’inizio di un intervento strutturale ad ampio raggio per combattere la povertà minorile in tutte le sue forme.

 

Nell’ambito del suo intervento per contrastare la povertà educativa, inoltre, l’Organizzazione inaugura il 3 aprile, in collaborazione con la Regione Calabria, un nuovo Punto Luce a San Luca, in provincia di Reggio Calabria, che va ad aggiungersi ai 20 spazi ad alta densità educativa già attivati in 12 regioni, compreso la Puglia, per offrire opportunità ai bambini e alle loro famiglie che vivono in aree svantaggiate. Il Punto Luce di San Luca si inserisce all’interno di un intervento più ampio di Save the Children nella Locride che mette in connessione tra loro più comuni limitrofi, dando così vita a una più vasta area ad alta densità educativa, la prima di questo tipo realizzata da Save the Children sul territorio nazionale. Nel Punto Luce di San Luca e negli spazi predisposti in due scuole nei vicini comuni di Platì e Brancaleone, bambini e ragazzi potranno infatti partecipare gratuitamente ad attività di accompagnamento allo studio e invito alla lettura, laboratori artistici e musicali, sport, educazione all’uso sicuro di internet e a una corretta alimentazione, mentre per i loro genitori sono previste consulenze legali, psicologiche, pediatriche e di educazione alla genitorialità. Tre i Punti Luce che si trovano in Campania, tutti a Napoli. Il primo nel quartiere Sanità che dal giorno della sua apertura, a novembre del 2014, ha già raggiunto 585 beneficiari ed ha all’attivo 145 minori che frequentano con regolarità il centro. Il secondo è nel quartiere di Chiaiano. Aperto a novembre del 2015, conta 392 beneficiari dall’inizio del progetto e 327 iscritti. L’ultimo a Barra, inaugurato a giugno 2015, ha all’attivo 210 iscritti e dalla sua apertura ha raggiunto 435 beneficiari. Tutti e tre i centri hanno coinvolto più di 317 genitori.

 

“I Punti Luce sono presenti su tutto il territorio italiano in zone maggiormente esposte alle conseguenze della povertà educativa. In Campania, per esempio, 3 su 4 ragazzi non hanno la possibilità di svolgere attività culturali e ricreative, come andare al teatro o visitare monumenti e siti archeologici, 7 su 10 non hanno letto un libro nell’ultimo anno e anche a scuola le gravi carenze dell’offerta educativa hanno forti ripercussioni sia sul loro apprendimento che sulle loro motivazioni a proseguire gli studi. I Punti Luce cercano di restituire ai bambini e agli adolescenti che vivono in queste aree deprivate, l’opportunità di scegliere e costruirsi il proprio futuro, riscoprendo i propri talenti e capacità e coltivando liberamente le proprie passioni e i propri sogni”, spiega Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

 
La povertà educativa dei minori a scuola…

I primi anni di vita sono di cruciale importanza per l’acquisizione e lo sviluppo delle capacità cognitive e fisiche da parte dei bambini. Eppure, in Italia, solo il 13% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare all’asilo nido o usufruisce di altri servizi pubblici per la prima infanzia[4]. Tale percentuale si abbassa drasticamente in Campania, dove appena 3 bambini su 100 possono accedere al nido (contro il 26% in Emilia Romagna, la regione più virtuosa in tal senso).

Anche la possibilità di usufruire del tempo pieno a scuola rappresenta un fattore chiave per contrastare la povertà educativa. Il tempo pieno, infatti, è importante non soltanto perché aumenta le ore dedicate all’apprendimento ma dovrebbe offrire anche ai bambini e ai ragazzi l’opportunità di svolgere attività extra-curriculari, come lo sport, la musica, l’arte, la lettura, tutte attività essenziali per rafforzarne le capacità emotive, motivazionali e sociali. Nonostante ciò, il tempo pieno in Campania risulta assente dall’86% delle classi nella scuola primaria e dall’87% delle classi nella scuola secondaria di primo grado, contro una media nazionale rispettivamente del 68% per la scuola primaria e dell’85% per la secondaria di I grado. Basilicata, Lazio e Lombardia sono le regioni italiane dove il tempo pieno è maggiormente presente nelle scuole primarie (51% in Basilicata, Lazio e Lombardia, 48%, contro appena il 7% in Molise e l’8% in Sicilia), mentre per quanto riguarda le scuole secondarie di primo grado la maglia nera spetta al Molise (presente solo nell’1% delle scuole), seguito da Emilia Romagna (5%) e Marche (6%). Spicca anche in questo caso il primato della Basilicata dove il tempo pieno è presente in 1 classe secondaria su 3 (33%)[5].

 

Sebbene la buona alimentazione a scuola garantisca non solo il buono sviluppo fisico ma anche la socialità e l’apprendimento dei minori, due terzi degli alunni in Campania (65%) è privo del servizio di mensa scolastica, come Calabria e Molise, contro una media nazionale del 48%. Se in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana e Valle d’Aosta, la percentuale di alunni senza mensa è di circa un terzo e raggiunge il picco dell’80% in Sicilia[6]. In Campania, inoltre, 3 alunni di 15 anni su 5 (60%) frequentano scuole inadeguate all’apprendimento (la percentuale si abbassa nelle province autonome di Trento, 18%, e Bolzano, 15%, mentre in Lombardia quasi 1 alunno su 2, 49%, va in scuole con infrastrutture insufficienti)[7]. Nella Regione il 27% delle aule didattiche nelle scuole non è dotato di connessione internet veloce, un dato che ha registrato un miglioramento che in due anni è cresciuto di ben 20 punti percentuali (era il 47% nell’anno scolastico 2013-2014). Nonostante questo, tuttavia, le scuole di una parte del Paese continuano ad essere “disconnesse”: in Calabria e in Friuli Venezia Giulia rispettivamente ancora il 39% e il 35% delle aule didattiche sono prive di internet veloce[8].

 

 

 

…e al di fuori del contesto scolastico

Se la scuola assolve un ruolo primario nella formazione dei nostri bambini e ragazzi, altrettanto importante è il contesto educativo e culturale, la ‘comunità educante’, nel quale vivono e crescono, a partire dalla propria casa e dalla propria famiglia.

In Campania minore su 10 tra i 6 e i 17 anni di età nel 2016 non è mai andato al teatro (77%), al museo o a qualche mostra (69%), non ha visitato monumenti o siti archeologici (76%), non ha fatto sport con assiduità (66%), non ha letto nemmeno un libro (69%) e più di 1 su 4 non ha utilizzato internet ogni giorno (33%). Sono 3 su 4 coloro che non hanno svolto 4 o più delle attività sopra menzionate (76%), stessa percentuale della Sicilia, mentre gli esempi virtuosi sono rappresentati dalla province autonome di Bolzano (42%) e Trento (43%). Percentuali che, a livello nazionale, si alzano ulteriormente con riferimento ai ragazzi provenienti da famiglie svantaggiate, per il 71% dei quali non è stato possibile svolgere 4 o più delle 7 attività indicate[9].

Per quanto riguarda la pratica sportiva, in Italia, colpisce il divario tra ragazzi che vivono in famiglie svantaggiate e ragazzi benestanti: più della metà dei primi (54%) non ha fatto sport in maniera continuativa nell’ultimo anno, a fronte del 35% dei secondi[10].

“Contro il dramma della povertà educativa l’Italia si muove troppo poco e troppo lentamente. Anche negli ambiti in cui si sono fatti dei passi avanti – come la dispersione scolastica – si procede a rilento, come dimostrano i dati del rapporto. In altri casi, come gli asili nido, in dieci anni non si sono registrati progressi sostanziali, anzi il trend degli ultimi anni è lievemente negativo. Di recente il Parlamento ha varato un intervento di contrasto alla povertà assoluta e per la prima volta, con la Legge di Stabilità per il 2016, il tema della ‘povertà educativa minorile’ è entrato nell’agenda politica, con un Fondo sperimentale messo in campo dalle Fondazioni di origine bancaria e dal Governo. Sono segnali importanti ma è necessario che siano solo il primo passo di un più ampio e strutturale impegno sulla lotta alla povertà minorile in tutte le sue forme, per riuscire a superare in fretta le gravissime diseguaglianze educative che oggi compromettono il futuro di tanti bambini”, spiega Raffaela Milano.


Le conseguenze sulle competenze cognitive dei ragazzi

La povertà educativa che colpisce i bambini in Italia si riflette inevitabilmente sulle loro stesse competenze cognitive. Nel nostro Paese, infatti, il 23% dei ragazzi di 15 anni non raggiunge le competenze minime in matematica e il 21% in lettura[11], dati che ci posizionano al 23° posto tra i 35 paesi OCSE, nonostante dal 2006 al 2015 la percentuale di low achievers in matematica in Italia sia scesa di ben 10 punti percentuali (paesi come Cina, Russia e Vietnam presentano percentuali molto più basse dell’Italia, comprese tra il 16% e il 19%)[12]. Anche in questo caso risultano marcate le differenze tra le regioni: il 36% dei ragazzi che vive in Campania non raggiunge le competenze minime in matematica, quasi il doppio rispetto ai loro coetanei in Lombardia (19%) e il triplo rispetto a un ragazzo che vive a Bolzano (12%) o Trento (13%). Percentuali molto simili anche per quanto riguarda la lettura, con il 31% di alunni quindicenni in Campania che non raggiunge le competenze minime, contro il 15% in Lombardia, il 14% a Bolzano e l’11% a Trento.

Tra i ragazzi di 15 anni che vivono nel 20% delle famiglie più svantaggiate, il 37% non raggiunge le competenze minime sia in matematica che in lettura, percentuali significativamente più basse tra i coetanei provenienti da famiglie più agiate (9% in matematica, 6% in lettura)[13].


La dispersione scolastica

La povertà materiale e le privazioni educative che bambini e adolescenti sono costretti ad affrontare hanno conseguenze devastanti anche sul loro percorso scolastico e formativo. Oggi in Campania il 19% dei giovani tra i 18 e i 24 anni non consegue il diploma superiore o abbandona prematuramente ogni percorso di formazione, contro una media nazionale del 15%. Un dato che sicuramente ha subito un leggero miglioramento (3 punti in meno dal 2013 al 2015), ma che non è ancora abbastanza e posiziona la Regione tra le con il più alto livello di dispersione, seconda solo a Sicilia (24%) e Sardegna (23%). Mentre Friuli Venezia Giulia (7%), Umbria (8%), Veneto (8%) e la provincia autonoma di Trento (9%) presentano le percentuali più basse in Italia[14]. Veneto e Basilicata sono le regioni che hanno registrato i progressi maggiori nel tempo (una riduzione di ben 15 punti percentuali dal 2000 al 2015).

Nonostante in Italia, la percentuale si sia più che dimezzata dal 1992 (38%) - il nostro Paese si posiziona al quart’ultimo posto tra i paesi per numero di early school leavers, seguito solo da Spagna (20%), Malta (20%) e Romania (19%)[15].


I Punti Luce di Save the Children per contrastare la povertà educativa

Con il Punto Luce che verrà inaugurato il 3 aprile a San Luca, sale a 21 la rete di centri ad alta densità educativa attivati da Save the Children in 12 regioni italiane, da quando la campagna “Illuminiamo il Futuro” è stata avviata a maggio 2014: Bari, Brindisi, Catania, Genova, L’Aquila, Gioiosa Ionica, Milano (2 Punti Luce), Napoli (3 Punti Luce), Palermo (2 Punti Luce), Potenza, Roma (2 Punti Luce), Sassari, Scalea, Torino e Venezia. I Punti Luce sorgono nei quartieri svantaggiati delle città e offrono a bambini e ragazzi tra i 6 e i 16 anni e alle loro famiglie una serie di attività gratuite, tra cui accompagnamento allo studio, laboratori artistici e musicali, attività motorie, promozione della lettura, accesso alle nuove tecnologie, educazione alla genitorialità, consulenze pedagogiche, pediatriche e legali. Nei Punti Luce di Save the Children sono stati finora accolti quasi 10.000 minori e nel solo 2016 circa 7.300 bambini e ragazzi sono stati coinvolti nelle varie attività, di cui 4.300 sono iscritti e frequentano regolarmente i centri.

 

 

La Campagna “Illuminiamo il futuro 2017”

 

Dal 3 al 9 aprile 2017 Save the Children rilancia la campagna “Illuminiamo il futuro”, giunta quest’anno alla sua quarta edizione. 

Dal 3 al 5 aprile, Rai Responsabilità Sociale dedicherà alla campagna Illuminiamo il Futuro degli spazi per la sensibilizzazione e l’informazione sul tema della povertà educativa. Tali spazi saranno presenti su La7 durante tutta la settimana di campagna.

L’idea creativa dello spot della campagna “Illuminiamo il futuro 2017”, che è ambientato in un aeroporto e che mette al centro l’importanza delle opportunità educative per far decollare i sogni e il futuro di milioni di bambini, è dell’agenzia Lateral Creative Hub.

Tra i media partner, oltre a Rai Responsabilità Sociale e La7, anche RTL, Starcom e Tourmake

Hanno aderito alla campagna Illuminiamo il Futuro anche vari personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura.

 

 

[1] Fonte ISTAT 2005-2015

[2] Si intendono i ragazzi tra i 6 e i 17 anni che non hanno svolto 4 o più attività tra le 7 considerate nell’anno precedente: sport in modo continuativo, internet ogni giorno, teatro, concerti, musei, siti archeologici, lettura di un libro)

[3] Fonte ISTAT 2005-2015

[4] Fonte ISTAT 2013

[5] Elaborazione MIUR per Save the Children - Fonte MIUR anno scolastico 2015-2016

[6] Ibidem

[7] Elaborazione Save the Children – Fonte OCSE PISA 2015

[8] Elaborazione MIUR per Save the Children – Fonte MIUR anno scolastico 2014-2015

[9] Elaborazione ISTAT per Save the Children – Fonte ISTAT Aspetti della Vita Quotidiana 2001-2016

[10] Elaborazione ISTAT per Save the Children – Fonte ISTAT AVQ 2016

[11] Fonte OCSE PISA 2015

[12] Fonte OCSE PISA 2015, Results Vol.1 Excellence and Equity in Education 2016

[13] Elaborazione Save the Children - Fonte OCSE PISA 2015

[14] Fonte EUROSTAT 2015

[15] Elaborazione Save the Children – Fonte EUROSTAT 2005-2015

 

Foto credit: Paolo Patruno

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INFANZIA - Campania: Save the Children, il 22% dei minori nella Regione è in povertà relativa

di Napoli Magazine

01/04/2017 - 13:13

Un Paese, l’Italia dove la percentuale di minori in povertà assoluta – oltre 1,1 milioni - è quasi triplicata negli ultimi 10 anni (passando dal 3,9% della popolazione di riferimento nel 2005 al 10,9% nel 2015)[1]. In questo quadro, la Campania non fa eccezione, registrando un numero di minori in povertà relativa (22%) in media con la media nazionale (20%) e più bassa rispetto alla media delle regioni del Mezzogiorno (29%). Nonostante negli ultimi 23 anni iI numero di ragazzi che abbandonano precocemente gli studi si sia più che dimezzato (passando dal 38% del 1992 al 15% del 2015), la Campania registra un livello più alto della media nazionale (14%), con il 19% di early school leavers. Numeri che lasciano l’Italia indietro rispetto ai paesi della Unione Europea (la cui media è dell’11%).

 

In Calabria la percentuale di ragazzi che non raggiunge le competenze minime in matematica rimane alta (36%) e seppur in miglioramento, dal 2009 non è mai scesa sotto il 35%. Nella Regione, alta anche la percentuale di chi non raggiunge le competenze minime in lettura. Il 31% di bambini e ragazzi calabresi.  

 

In Campania, il numero dei ragazzi che non partecipa ad attività culturali, ricreative e sportive[2], pur registrando un abbassamento del 13% dal 2014 (quando registrava l’84%), continua a superare di molto la media nazionale (60%), attestandosi al 76%.

 

Bambini e ragazzi privati spesso, soprattutto al Sud, della possibilità di apprendere e sviluppare i propri talenti, capacità e aspirazioni, cui vengono negate opportunità fondamentali per la loro crescita: quasi 2 alunni campani su 5 usufruisce della mensa scolastica (35%) contro la metà dei coetanei in tutta Italia (52%), e quasi 1 bambino su 20 (3%) riesce ad accedere ai servizi pubblici per l’infanzia tra i quali l’asilo nido (percentuale che dal 2010 non ha mai superato questa soglia), rispetto ad una media nazionale del 13%. In Campania, anche il tempo pieno è carente, assente nella quasi totalità delle classi nella scuola primaria (78%) e secondaria (72%). Questi i dati contenuti nel nuovo rapporto “Futuro in partenza? L’impatto delle povertà educative sull’infanzia in Italia”, presentato oggi da Save the Children in occasione del rilancio della campagna per il contrasto alla povertà educativa.

 

Dal rapporto emerge un quadro dell’Italia, compresa la Campania, che dopo anni stenta a far decollare il futuro dei propri ragazzi e che, nonostante alcuni miglioramenti negli ultimi anni, risulta ancora lontana dal resto dell’Europa e in cui le maggiori privazioni educative per i minori si registrano al Sud, con ritardi importanti che non risparmiano tuttavia le regioni del Centro e del Nord. Sono soprattutto i minori che provengono dalle famiglie svantaggiate dal punto di vista socio-economico a subire le più gravi conseguenze della povertà educativa e si tratta di un fenomeno in forte crescita, in considerazione che anche la percentuale di minori che vivono in povertà relativa - più di 2 milioni di bambini e adolescenti - è quasi raddoppiata dal 2005, passando dal 12,6% della popolazione di riferimento al 20,2% nel 2015 e in particolare ha subito un’impennata di quasi 8 punti percentuali dal 2011 al 2015[3]. Una percentuale che in Campania coinvolge un 1 minore su 5, in cifre 269mila tra bambini e ragazzi nella Regione.

 

“Il nostro è un Paese in cui non sono le pari opportunità a determinare i percorsi educativi e di vita dei ragazzi, ma lo svantaggio ereditato dalle famiglie. La Campania non fa eccezione, anche qui come nel resto d’Italia, la povertà economica ed educativa dei genitori viene trasmessa ai figli, che a loro volta, da adulti, potrebbero essere a rischio povertà ed esclusione sociale. È un circolo vizioso che coinvolge e compromette il futuro di oltre un milione di bambini e che va immediatamente spezzato” - afferma Valerio Neri, Direttore generale di Save the Children, l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuovere i loro diritti -. “Serve un impegno urgente e concreto da parte delle istituzioni sia a livello nazionale che locale: non è accettabile che vi siano bambini costretti a vivere gravi deprivazioni materiali ed educative soprattutto al Sud, ma anche al Nord. Bambini e ragazzi che non solo non hanno la possibilità di costruirsi un domani, ma che non possono neanche sognarlo. Dobbiamo dare ad ogni bambino la possibilità di far decollare le proprie aspirazioni e i propri sogni”.

 

Dal 3 al 9 aprile Save the Children rilancia la campagna “Illuminiamo il futuro” per il contrasto alla povertà educativa, ormai giunta al suo quarto anno. Una settimana di mobilitazione, con oltre 650 eventi e iniziative in tutta Italia in cui saranno coinvolte centinaia di associazioni, enti, scuole, realtà locali e istituzioni culturali che hanno scelto di essere al fianco dell’Organizzazione per sensibilizzare e informare sull’importanza delle opportunità educative per la crescita dei più piccoli.

 

Oltre 40 le iniziative che si terranno in Campania, dal Concerto con Orchestra junior del Nucleo Sanitansamble nella Chiesa di San Severo nel quartiere Sanità in 5 aprile, a percorsi di arte e cinema con 4 tour previsti sempre al quartiere Sanità in 7 aprile, da una pedalata per visitare la città da un punto di vista insolito il 9 aprile, a GiochiAMoCi un’attività di gioco e movimento rivolte alle bambine, bambini e famiglie del territorio al Parco Cupa Spinelli il 9 aprile. L’elenco completo di tutti gli eventi in programma è consultabile qui.

 

In occasione di questa nuova edizione di “Illuminiamo il futuro”, Save the Children lancia oggi una petizione – disponibile sul sito www.illuminiamoilfuturo.it – per chiedere al Governo e al Parlamento di sbloccare, prima della scadenza della legislatura, alcuni provvedimenti fondamentali che garantiscano a tutti i bambini l’accesso all’asilo nido e a un sistema di mense scolastiche uguale per tutti e l’attuazione immediata del piano di contrasto alla povertà varato di recente dal Parlamento, segnando così l’inizio di un intervento strutturale ad ampio raggio per combattere la povertà minorile in tutte le sue forme.

 

Nell’ambito del suo intervento per contrastare la povertà educativa, inoltre, l’Organizzazione inaugura il 3 aprile, in collaborazione con la Regione Calabria, un nuovo Punto Luce a San Luca, in provincia di Reggio Calabria, che va ad aggiungersi ai 20 spazi ad alta densità educativa già attivati in 12 regioni, compreso la Puglia, per offrire opportunità ai bambini e alle loro famiglie che vivono in aree svantaggiate. Il Punto Luce di San Luca si inserisce all’interno di un intervento più ampio di Save the Children nella Locride che mette in connessione tra loro più comuni limitrofi, dando così vita a una più vasta area ad alta densità educativa, la prima di questo tipo realizzata da Save the Children sul territorio nazionale. Nel Punto Luce di San Luca e negli spazi predisposti in due scuole nei vicini comuni di Platì e Brancaleone, bambini e ragazzi potranno infatti partecipare gratuitamente ad attività di accompagnamento allo studio e invito alla lettura, laboratori artistici e musicali, sport, educazione all’uso sicuro di internet e a una corretta alimentazione, mentre per i loro genitori sono previste consulenze legali, psicologiche, pediatriche e di educazione alla genitorialità. Tre i Punti Luce che si trovano in Campania, tutti a Napoli. Il primo nel quartiere Sanità che dal giorno della sua apertura, a novembre del 2014, ha già raggiunto 585 beneficiari ed ha all’attivo 145 minori che frequentano con regolarità il centro. Il secondo è nel quartiere di Chiaiano. Aperto a novembre del 2015, conta 392 beneficiari dall’inizio del progetto e 327 iscritti. L’ultimo a Barra, inaugurato a giugno 2015, ha all’attivo 210 iscritti e dalla sua apertura ha raggiunto 435 beneficiari. Tutti e tre i centri hanno coinvolto più di 317 genitori.

 

“I Punti Luce sono presenti su tutto il territorio italiano in zone maggiormente esposte alle conseguenze della povertà educativa. In Campania, per esempio, 3 su 4 ragazzi non hanno la possibilità di svolgere attività culturali e ricreative, come andare al teatro o visitare monumenti e siti archeologici, 7 su 10 non hanno letto un libro nell’ultimo anno e anche a scuola le gravi carenze dell’offerta educativa hanno forti ripercussioni sia sul loro apprendimento che sulle loro motivazioni a proseguire gli studi. I Punti Luce cercano di restituire ai bambini e agli adolescenti che vivono in queste aree deprivate, l’opportunità di scegliere e costruirsi il proprio futuro, riscoprendo i propri talenti e capacità e coltivando liberamente le proprie passioni e i propri sogni”, spiega Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

 
La povertà educativa dei minori a scuola…

I primi anni di vita sono di cruciale importanza per l’acquisizione e lo sviluppo delle capacità cognitive e fisiche da parte dei bambini. Eppure, in Italia, solo il 13% dei bambini tra 0 e 2 anni riesce ad andare all’asilo nido o usufruisce di altri servizi pubblici per la prima infanzia[4]. Tale percentuale si abbassa drasticamente in Campania, dove appena 3 bambini su 100 possono accedere al nido (contro il 26% in Emilia Romagna, la regione più virtuosa in tal senso).

Anche la possibilità di usufruire del tempo pieno a scuola rappresenta un fattore chiave per contrastare la povertà educativa. Il tempo pieno, infatti, è importante non soltanto perché aumenta le ore dedicate all’apprendimento ma dovrebbe offrire anche ai bambini e ai ragazzi l’opportunità di svolgere attività extra-curriculari, come lo sport, la musica, l’arte, la lettura, tutte attività essenziali per rafforzarne le capacità emotive, motivazionali e sociali. Nonostante ciò, il tempo pieno in Campania risulta assente dall’86% delle classi nella scuola primaria e dall’87% delle classi nella scuola secondaria di primo grado, contro una media nazionale rispettivamente del 68% per la scuola primaria e dell’85% per la secondaria di I grado. Basilicata, Lazio e Lombardia sono le regioni italiane dove il tempo pieno è maggiormente presente nelle scuole primarie (51% in Basilicata, Lazio e Lombardia, 48%, contro appena il 7% in Molise e l’8% in Sicilia), mentre per quanto riguarda le scuole secondarie di primo grado la maglia nera spetta al Molise (presente solo nell’1% delle scuole), seguito da Emilia Romagna (5%) e Marche (6%). Spicca anche in questo caso il primato della Basilicata dove il tempo pieno è presente in 1 classe secondaria su 3 (33%)[5].

 

Sebbene la buona alimentazione a scuola garantisca non solo il buono sviluppo fisico ma anche la socialità e l’apprendimento dei minori, due terzi degli alunni in Campania (65%) è privo del servizio di mensa scolastica, come Calabria e Molise, contro una media nazionale del 48%. Se in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana e Valle d’Aosta, la percentuale di alunni senza mensa è di circa un terzo e raggiunge il picco dell’80% in Sicilia[6]. In Campania, inoltre, 3 alunni di 15 anni su 5 (60%) frequentano scuole inadeguate all’apprendimento (la percentuale si abbassa nelle province autonome di Trento, 18%, e Bolzano, 15%, mentre in Lombardia quasi 1 alunno su 2, 49%, va in scuole con infrastrutture insufficienti)[7]. Nella Regione il 27% delle aule didattiche nelle scuole non è dotato di connessione internet veloce, un dato che ha registrato un miglioramento che in due anni è cresciuto di ben 20 punti percentuali (era il 47% nell’anno scolastico 2013-2014). Nonostante questo, tuttavia, le scuole di una parte del Paese continuano ad essere “disconnesse”: in Calabria e in Friuli Venezia Giulia rispettivamente ancora il 39% e il 35% delle aule didattiche sono prive di internet veloce[8].

 

 

 

…e al di fuori del contesto scolastico

Se la scuola assolve un ruolo primario nella formazione dei nostri bambini e ragazzi, altrettanto importante è il contesto educativo e culturale, la ‘comunità educante’, nel quale vivono e crescono, a partire dalla propria casa e dalla propria famiglia.

In Campania minore su 10 tra i 6 e i 17 anni di età nel 2016 non è mai andato al teatro (77%), al museo o a qualche mostra (69%), non ha visitato monumenti o siti archeologici (76%), non ha fatto sport con assiduità (66%), non ha letto nemmeno un libro (69%) e più di 1 su 4 non ha utilizzato internet ogni giorno (33%). Sono 3 su 4 coloro che non hanno svolto 4 o più delle attività sopra menzionate (76%), stessa percentuale della Sicilia, mentre gli esempi virtuosi sono rappresentati dalla province autonome di Bolzano (42%) e Trento (43%). Percentuali che, a livello nazionale, si alzano ulteriormente con riferimento ai ragazzi provenienti da famiglie svantaggiate, per il 71% dei quali non è stato possibile svolgere 4 o più delle 7 attività indicate[9].

Per quanto riguarda la pratica sportiva, in Italia, colpisce il divario tra ragazzi che vivono in famiglie svantaggiate e ragazzi benestanti: più della metà dei primi (54%) non ha fatto sport in maniera continuativa nell’ultimo anno, a fronte del 35% dei secondi[10].

“Contro il dramma della povertà educativa l’Italia si muove troppo poco e troppo lentamente. Anche negli ambiti in cui si sono fatti dei passi avanti – come la dispersione scolastica – si procede a rilento, come dimostrano i dati del rapporto. In altri casi, come gli asili nido, in dieci anni non si sono registrati progressi sostanziali, anzi il trend degli ultimi anni è lievemente negativo. Di recente il Parlamento ha varato un intervento di contrasto alla povertà assoluta e per la prima volta, con la Legge di Stabilità per il 2016, il tema della ‘povertà educativa minorile’ è entrato nell’agenda politica, con un Fondo sperimentale messo in campo dalle Fondazioni di origine bancaria e dal Governo. Sono segnali importanti ma è necessario che siano solo il primo passo di un più ampio e strutturale impegno sulla lotta alla povertà minorile in tutte le sue forme, per riuscire a superare in fretta le gravissime diseguaglianze educative che oggi compromettono il futuro di tanti bambini”, spiega Raffaela Milano.


Le conseguenze sulle competenze cognitive dei ragazzi

La povertà educativa che colpisce i bambini in Italia si riflette inevitabilmente sulle loro stesse competenze cognitive. Nel nostro Paese, infatti, il 23% dei ragazzi di 15 anni non raggiunge le competenze minime in matematica e il 21% in lettura[11], dati che ci posizionano al 23° posto tra i 35 paesi OCSE, nonostante dal 2006 al 2015 la percentuale di low achievers in matematica in Italia sia scesa di ben 10 punti percentuali (paesi come Cina, Russia e Vietnam presentano percentuali molto più basse dell’Italia, comprese tra il 16% e il 19%)[12]. Anche in questo caso risultano marcate le differenze tra le regioni: il 36% dei ragazzi che vive in Campania non raggiunge le competenze minime in matematica, quasi il doppio rispetto ai loro coetanei in Lombardia (19%) e il triplo rispetto a un ragazzo che vive a Bolzano (12%) o Trento (13%). Percentuali molto simili anche per quanto riguarda la lettura, con il 31% di alunni quindicenni in Campania che non raggiunge le competenze minime, contro il 15% in Lombardia, il 14% a Bolzano e l’11% a Trento.

Tra i ragazzi di 15 anni che vivono nel 20% delle famiglie più svantaggiate, il 37% non raggiunge le competenze minime sia in matematica che in lettura, percentuali significativamente più basse tra i coetanei provenienti da famiglie più agiate (9% in matematica, 6% in lettura)[13].


La dispersione scolastica

La povertà materiale e le privazioni educative che bambini e adolescenti sono costretti ad affrontare hanno conseguenze devastanti anche sul loro percorso scolastico e formativo. Oggi in Campania il 19% dei giovani tra i 18 e i 24 anni non consegue il diploma superiore o abbandona prematuramente ogni percorso di formazione, contro una media nazionale del 15%. Un dato che sicuramente ha subito un leggero miglioramento (3 punti in meno dal 2013 al 2015), ma che non è ancora abbastanza e posiziona la Regione tra le con il più alto livello di dispersione, seconda solo a Sicilia (24%) e Sardegna (23%). Mentre Friuli Venezia Giulia (7%), Umbria (8%), Veneto (8%) e la provincia autonoma di Trento (9%) presentano le percentuali più basse in Italia[14]. Veneto e Basilicata sono le regioni che hanno registrato i progressi maggiori nel tempo (una riduzione di ben 15 punti percentuali dal 2000 al 2015).

Nonostante in Italia, la percentuale si sia più che dimezzata dal 1992 (38%) - il nostro Paese si posiziona al quart’ultimo posto tra i paesi per numero di early school leavers, seguito solo da Spagna (20%), Malta (20%) e Romania (19%)[15].


I Punti Luce di Save the Children per contrastare la povertà educativa

Con il Punto Luce che verrà inaugurato il 3 aprile a San Luca, sale a 21 la rete di centri ad alta densità educativa attivati da Save the Children in 12 regioni italiane, da quando la campagna “Illuminiamo il Futuro” è stata avviata a maggio 2014: Bari, Brindisi, Catania, Genova, L’Aquila, Gioiosa Ionica, Milano (2 Punti Luce), Napoli (3 Punti Luce), Palermo (2 Punti Luce), Potenza, Roma (2 Punti Luce), Sassari, Scalea, Torino e Venezia. I Punti Luce sorgono nei quartieri svantaggiati delle città e offrono a bambini e ragazzi tra i 6 e i 16 anni e alle loro famiglie una serie di attività gratuite, tra cui accompagnamento allo studio, laboratori artistici e musicali, attività motorie, promozione della lettura, accesso alle nuove tecnologie, educazione alla genitorialità, consulenze pedagogiche, pediatriche e legali. Nei Punti Luce di Save the Children sono stati finora accolti quasi 10.000 minori e nel solo 2016 circa 7.300 bambini e ragazzi sono stati coinvolti nelle varie attività, di cui 4.300 sono iscritti e frequentano regolarmente i centri.

 

 

La Campagna “Illuminiamo il futuro 2017”

 

Dal 3 al 9 aprile 2017 Save the Children rilancia la campagna “Illuminiamo il futuro”, giunta quest’anno alla sua quarta edizione. 

Dal 3 al 5 aprile, Rai Responsabilità Sociale dedicherà alla campagna Illuminiamo il Futuro degli spazi per la sensibilizzazione e l’informazione sul tema della povertà educativa. Tali spazi saranno presenti su La7 durante tutta la settimana di campagna.

L’idea creativa dello spot della campagna “Illuminiamo il futuro 2017”, che è ambientato in un aeroporto e che mette al centro l’importanza delle opportunità educative per far decollare i sogni e il futuro di milioni di bambini, è dell’agenzia Lateral Creative Hub.

Tra i media partner, oltre a Rai Responsabilità Sociale e La7, anche RTL, Starcom e Tourmake

Hanno aderito alla campagna Illuminiamo il Futuro anche vari personaggi del mondo dello spettacolo e della cultura.

 

 

[1] Fonte ISTAT 2005-2015

[2] Si intendono i ragazzi tra i 6 e i 17 anni che non hanno svolto 4 o più attività tra le 7 considerate nell’anno precedente: sport in modo continuativo, internet ogni giorno, teatro, concerti, musei, siti archeologici, lettura di un libro)

[3] Fonte ISTAT 2005-2015

[4] Fonte ISTAT 2013

[5] Elaborazione MIUR per Save the Children - Fonte MIUR anno scolastico 2015-2016

[6] Ibidem

[7] Elaborazione Save the Children – Fonte OCSE PISA 2015

[8] Elaborazione MIUR per Save the Children – Fonte MIUR anno scolastico 2014-2015

[9] Elaborazione ISTAT per Save the Children – Fonte ISTAT Aspetti della Vita Quotidiana 2001-2016

[10] Elaborazione ISTAT per Save the Children – Fonte ISTAT AVQ 2016

[11] Fonte OCSE PISA 2015

[12] Fonte OCSE PISA 2015, Results Vol.1 Excellence and Equity in Education 2016

[13] Elaborazione Save the Children - Fonte OCSE PISA 2015

[14] Fonte EUROSTAT 2015

[15] Elaborazione Save the Children – Fonte EUROSTAT 2005-2015

 

Foto credit: Paolo Patruno