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NEWS - Assemblea di Confindustria, Meloni: "L'Europa un gigante miope", appello di Orsini: "In UE burocrazia lunare, fermatevi"
26.05.2026 14:52 di Napoli Magazine
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"Voglio soprattutto rivolgere un saluto e un ringraziamento particolare al presidente della Repubblica. Lo dico al di là delle formalità: penso che la presenza del capo dello Stato oggi ricordi alla nazione intera, ancora una volta, quanto importante sia il ruolo che l'industria italiana ricopre, non solo dal punto di vista economico, ma anche sul fronte storico, identitario, culturale e reputazionale". Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, aprendo il suo intervento all'assemblea di Confindustria, con in platea il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

"Voglio cogliere questa occasione prima di tutto per dirvi grazie per il vostro lavoro perché se l'Italia è universalmente riconosciuta come la patria del bello, del buono e del benfatto è come sempre merito delle nostre imprese e dei lavoratori. L'orgoglio non si rivendica ma si dimostra. Si dimostra come la fiducia, il coraggio e la responsabilità. Voglio ringraziare il presidente Orsini e voi per l'aver riconosciuto gli sforzi del governo, non lo considero scontato" in un'epoca in cui a prevalere spesso "è lo scontro ideologico e le tifoserie".

"Abbiamo dimostrato che anche quando si parte da posizioni diverse, ci si può a un certo punto scoprire una squadra se l'obiettivo che si persegue è lo stesso, ossia mettere la nazione nella condizione migliore per affrontare a testa alta le difficili sfide di questo tempo". "La principale enorme fragilità che ci riguarda da vicino è l'attuale configurazione dell'Unione europea, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la competitività, la crescita strategica sull'altare di approcci ideologici e tecnoratici. L'Europa è stata inarrestabile nella capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune ma miope quando si trattava di far sentire la propria voce nella vita globale".  "Se la regola è la libertà, tutto quello che non è espressamente vietato per un interesse superiore già tutelato, deve esser consentito senza lacci e gabbie che hanno come unica conseguenza quella di soffocare l'iniziativa economica".    "Penso che dobbiamo continuare a batterci per rimettere al centro delle istituzioni europee la politica. Significa riaffermare un principio banale della democrazia. Il compito della burocrazia è accompagnare gli indirizzi della politica, non sostituirsi alla politica. Semplicemente perché la burocrazia non ha il mandato per farlo. Le sintesi che la politica raggiunge, anche all'esito di confronti lunghi e complessi - ha aggiunto -, devono poi essere rispettate e attuate conseguentemente, non rimesse in discussione o addirittura ribaltate"   

"Per cercare di essere concreti vi propongo di avviare subito un cantiere comune per arrivare ad una riforma comune della burocrazia in Italia".    "Sull'energia, capitolo che pesa più di altri sulla competitività, ringrazio il presidente Orsini per aver riconosciuto il cambio di approccio di questo governo, in particolare per aumentare l'offerta e gli investimenti".  

"Quando lo stato crea le condizioni favorevoli il Sud sa rispondere con energia e puo' diventare traino" per il Paese. "Non è una questione meridionale, è da sempre una questione nazionale e ci riguarda tutti". Parlando della Zes Meloni ha spiegato che si stanno "studiando meccanismi tecnici per applicare a tutto territorio nazionale e affiancare questa misura ad un altra in ottica di investimenti, il meccanismo di iperammortamento".

"Vogliamo proseguire speditamente sulla strada del ritorno al nucleare in Italia, intanto sulle tecnologie più innovative con i reattori modulari. Entro l'estate - ha ribadito - sarà approvata la legge delega e poi saranno approvati i decreti attuativi per il quadro politico necessario. Non ho dubbi sul fatto che la ripresa della produzione nucleare sia un obiettivo alla nostra portata, e importante per la nostra competitività. Sono molto determinata su questo". 

Riguardo al sistema "Ets", la premier ha parlato una "tassa paradossale" che finisce per "creare ulteriori disparità". Ma invece di "sospenderla" come si dovrebbe fare in Ue, "si continuano a difendere totem ideologici". "Non è la strada giusta, è la strada giusta se vogliamo consegnarci al declino. Il governo intende continuare a dare battaglia su questo fronte".     Gli effetti della crisi in Iran "sono circostanze che sfuggono al controllo degli Stati membri Ue e che giustificano ampiamente l'estensione della flessibilità già concessa per le spese di sicurezza e difesa anche agli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica". Meloni ha sottolineato "l'impatto che la chiusura dello Stretto di Hormuz sta avendo sulle nostre famiglie e imprese". "Non si tratta di essere autorizzati a fare nuovo debito a livello nazionale ma di allocare al meglio quello che c'è", ha ribadito.   

"Sul tema delle spese della difesa, ho detto e lo ripeto, non ho affatto cambiato atteggiamento, benché sappia molto bene quanto il tema in Italia sia impopolare. Io penso anche che un leader serio debba dire la verità. La verità è che se non ti sai difendere, se chiedi a qualcun altro di garantire la tua sicurezza, lo pagherai in termini di autonomia, in termini di capacità di difendere i tuoi interessi nazionali". "Io voglio che l'Italia sia una nazione libera, ma dall'altra parte - ha aggiunto - so anche che se noi oggi non aiutiamo le famiglie e le imprese a superare l'impatto di una crisi che è significativa, rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere in questa nazione. E quindi dobbiamo creare un equilibrio tra due necessità".  

"Noi imprenditori chiediamo a tutta la politica un grande atto di responsabilità fatto di scelte ispirate a fiducia e coraggio", "coraggio politico", dice il presidente Emanuele Orsini dall'assemblea di Confindustria. "Queste scelte - dice - sono le fondamenta per tornare ad una crescita del 2% l'anno", che è "non solo necessaria ma possibile". Sono "sfide" che "richiedono a tutti noi un senso di responsabilità comune, forte e condiviso", una responsabilità "che riguarda le istituzioni e le forze politiche, le associazioni di imprese e i sindacati: l'intera società".

In sala il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni. Orsini avverte: "Se in Italia e in Europa non saremo capaci di uno sforzo comune perderemo la nostra industria, ovvero il 15% del Pil e milioni di posti di lavoro". "Lanciamo una proposta al Governo e alle parti sociali. Lavoriamo insieme, su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragion d'essere o si sovrappongono tra loro. Analizziamole insieme. E identifichiamo i 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola", ha aggiunto Orsini che chiede sul fisco "un atto concreto di responsabilità da compiere con decisioni condivise di maggioranza e opposizione".

"Cambiare questo stato di cose richiede fiducia e coraggio politico", aggiunge. L'Italia - spiega - è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati e ci sono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile. Per "una crescita robusta", bisogna "reagire uniti e mettere gli imprenditori in condizione di fare il loro lavoro", metterli "nelle condizioni di crescere significa rafforzare il Paese". Il presidente di Confindustria chiedendo "responsabilità nazionale", declina la proposta degli industriali chiedendo di "muovere cinque leve per rimettere l'impresa al centro". Le elenca dal palco dell'assemblea annuale degli industriali: "energia; crescita dimensionale delle Pmi; contratti di sviluppo e innovazione; semplificazioni e riforma della legge 231 sulla responsabilità amministrativa; risorse adeguate agli obiettivi". E ribadisce l'emergenza: "La prima leva è l'energia", per le imprese "il prezzo dell'energia è ormai una vera e propria minaccia esistenziale".

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di Napoli Magazine

26/05/2026 - 14:52

"Voglio soprattutto rivolgere un saluto e un ringraziamento particolare al presidente della Repubblica. Lo dico al di là delle formalità: penso che la presenza del capo dello Stato oggi ricordi alla nazione intera, ancora una volta, quanto importante sia il ruolo che l'industria italiana ricopre, non solo dal punto di vista economico, ma anche sul fronte storico, identitario, culturale e reputazionale". Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, aprendo il suo intervento all'assemblea di Confindustria, con in platea il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

"Voglio cogliere questa occasione prima di tutto per dirvi grazie per il vostro lavoro perché se l'Italia è universalmente riconosciuta come la patria del bello, del buono e del benfatto è come sempre merito delle nostre imprese e dei lavoratori. L'orgoglio non si rivendica ma si dimostra. Si dimostra come la fiducia, il coraggio e la responsabilità. Voglio ringraziare il presidente Orsini e voi per l'aver riconosciuto gli sforzi del governo, non lo considero scontato" in un'epoca in cui a prevalere spesso "è lo scontro ideologico e le tifoserie".

"Abbiamo dimostrato che anche quando si parte da posizioni diverse, ci si può a un certo punto scoprire una squadra se l'obiettivo che si persegue è lo stesso, ossia mettere la nazione nella condizione migliore per affrontare a testa alta le difficili sfide di questo tempo". "La principale enorme fragilità che ci riguarda da vicino è l'attuale configurazione dell'Unione europea, un gigante burocratico che troppo spesso ha sacrificato la competitività, la crescita strategica sull'altare di approcci ideologici e tecnoratici. L'Europa è stata inarrestabile nella capacità di moltiplicare le regole su ogni aspetto della vita comune ma miope quando si trattava di far sentire la propria voce nella vita globale".  "Se la regola è la libertà, tutto quello che non è espressamente vietato per un interesse superiore già tutelato, deve esser consentito senza lacci e gabbie che hanno come unica conseguenza quella di soffocare l'iniziativa economica".    "Penso che dobbiamo continuare a batterci per rimettere al centro delle istituzioni europee la politica. Significa riaffermare un principio banale della democrazia. Il compito della burocrazia è accompagnare gli indirizzi della politica, non sostituirsi alla politica. Semplicemente perché la burocrazia non ha il mandato per farlo. Le sintesi che la politica raggiunge, anche all'esito di confronti lunghi e complessi - ha aggiunto -, devono poi essere rispettate e attuate conseguentemente, non rimesse in discussione o addirittura ribaltate"   

"Per cercare di essere concreti vi propongo di avviare subito un cantiere comune per arrivare ad una riforma comune della burocrazia in Italia".    "Sull'energia, capitolo che pesa più di altri sulla competitività, ringrazio il presidente Orsini per aver riconosciuto il cambio di approccio di questo governo, in particolare per aumentare l'offerta e gli investimenti".  

"Quando lo stato crea le condizioni favorevoli il Sud sa rispondere con energia e puo' diventare traino" per il Paese. "Non è una questione meridionale, è da sempre una questione nazionale e ci riguarda tutti". Parlando della Zes Meloni ha spiegato che si stanno "studiando meccanismi tecnici per applicare a tutto territorio nazionale e affiancare questa misura ad un altra in ottica di investimenti, il meccanismo di iperammortamento".

"Vogliamo proseguire speditamente sulla strada del ritorno al nucleare in Italia, intanto sulle tecnologie più innovative con i reattori modulari. Entro l'estate - ha ribadito - sarà approvata la legge delega e poi saranno approvati i decreti attuativi per il quadro politico necessario. Non ho dubbi sul fatto che la ripresa della produzione nucleare sia un obiettivo alla nostra portata, e importante per la nostra competitività. Sono molto determinata su questo". 

Riguardo al sistema "Ets", la premier ha parlato una "tassa paradossale" che finisce per "creare ulteriori disparità". Ma invece di "sospenderla" come si dovrebbe fare in Ue, "si continuano a difendere totem ideologici". "Non è la strada giusta, è la strada giusta se vogliamo consegnarci al declino. Il governo intende continuare a dare battaglia su questo fronte".     Gli effetti della crisi in Iran "sono circostanze che sfuggono al controllo degli Stati membri Ue e che giustificano ampiamente l'estensione della flessibilità già concessa per le spese di sicurezza e difesa anche agli investimenti necessari a far fronte alla crisi energetica". Meloni ha sottolineato "l'impatto che la chiusura dello Stretto di Hormuz sta avendo sulle nostre famiglie e imprese". "Non si tratta di essere autorizzati a fare nuovo debito a livello nazionale ma di allocare al meglio quello che c'è", ha ribadito.   

"Sul tema delle spese della difesa, ho detto e lo ripeto, non ho affatto cambiato atteggiamento, benché sappia molto bene quanto il tema in Italia sia impopolare. Io penso anche che un leader serio debba dire la verità. La verità è che se non ti sai difendere, se chiedi a qualcun altro di garantire la tua sicurezza, lo pagherai in termini di autonomia, in termini di capacità di difendere i tuoi interessi nazionali". "Io voglio che l'Italia sia una nazione libera, ma dall'altra parte - ha aggiunto - so anche che se noi oggi non aiutiamo le famiglie e le imprese a superare l'impatto di una crisi che è significativa, rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere in questa nazione. E quindi dobbiamo creare un equilibrio tra due necessità".  

"Noi imprenditori chiediamo a tutta la politica un grande atto di responsabilità fatto di scelte ispirate a fiducia e coraggio", "coraggio politico", dice il presidente Emanuele Orsini dall'assemblea di Confindustria. "Queste scelte - dice - sono le fondamenta per tornare ad una crescita del 2% l'anno", che è "non solo necessaria ma possibile". Sono "sfide" che "richiedono a tutti noi un senso di responsabilità comune, forte e condiviso", una responsabilità "che riguarda le istituzioni e le forze politiche, le associazioni di imprese e i sindacati: l'intera società".

In sala il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la premier Giorgia Meloni. Orsini avverte: "Se in Italia e in Europa non saremo capaci di uno sforzo comune perderemo la nostra industria, ovvero il 15% del Pil e milioni di posti di lavoro". "Lanciamo una proposta al Governo e alle parti sociali. Lavoriamo insieme, su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragion d'essere o si sovrappongono tra loro. Analizziamole insieme. E identifichiamo i 20 miliardi da riallocare, senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola", ha aggiunto Orsini che chiede sul fisco "un atto concreto di responsabilità da compiere con decisioni condivise di maggioranza e opposizione".

"Cambiare questo stato di cose richiede fiducia e coraggio politico", aggiunge. L'Italia - spiega - è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati e ci sono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile. Per "una crescita robusta", bisogna "reagire uniti e mettere gli imprenditori in condizione di fare il loro lavoro", metterli "nelle condizioni di crescere significa rafforzare il Paese". Il presidente di Confindustria chiedendo "responsabilità nazionale", declina la proposta degli industriali chiedendo di "muovere cinque leve per rimettere l'impresa al centro". Le elenca dal palco dell'assemblea annuale degli industriali: "energia; crescita dimensionale delle Pmi; contratti di sviluppo e innovazione; semplificazioni e riforma della legge 231 sulla responsabilità amministrativa; risorse adeguate agli obiettivi". E ribadisce l'emergenza: "La prima leva è l'energia", per le imprese "il prezzo dell'energia è ormai una vera e propria minaccia esistenziale".