Si è tenuta oggi, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, la conferenza stampa di presentazione del Centro di Giustizia Riparativa del Distretto della Corte d’Appello di Napoli.
La struttura, realizzata attraverso il Comune di Napoli, ente gestore per tutto il Distretto, si avvale dell’operato della Fondazione Don Calabria e dell’APS Tarita.
La Presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, che ha preso parte all’evento, ha innanzitutto ringraziato il Sindaco Gaetano Manfredi, l’assessora Chiara Marciani, la consigliera della Regione Gemma Tuccillo, i mediatori e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del Centro.
La giustizia riparativa, ha affermato la Presidente, si sostanzia in programmi che consentono alla vittima del reato e alla persona indicata come autore dell’offesa, e ad ogni altro soggetto anche associativo appartenente alla comunità, di affrontare le conseguenze di conflitto e di danno derivanti dal reato. Essa “valorizza la centralità della persona. È un momento di ascolto, di dialogo, di ricomposizione del conflitto e, conseguentemente, del tessuto sociale, ove possibile. È un cammino parallelo, autonomo rispetto a quello dell’accertamento della responsabilità, fondato sulla partecipazione attiva delle parti e sull’intervento di un professionista terzo e imparziale, il mediatore”.
Mira alla responsabilizzazione della persona indicata quale autore del reato, alla prevenzione di recidive e alla pacificazione sociale.
“Il centro, operativo dallo scorso mese di aprile – ha sottolineato– è un punto di riferimento per un territorio vastissimo, che comprende Napoli e l’intero distretto giudiziario. Sono 22 ad oggi i percorsi avviati – ha proseguito –, di cui 14 coinvolgono persone minorenni. L’accesso, che può avvenire su invito dell’autorità giudiziaria in ogni fase e stato del procedimento penale, compresa quella di esecuzione della pena, è su base volontaria e richiede il consenso delle parti. Il suo esito positivo può formare anche oggetto di valutazione da parte del giudice. Un suo eventuale esito negativo non ha comunque alcun effetto sfavorevole”.
“È in itinere – ha concluso Maria Rosaria Covelli – la stipula di un protocollo tra autorità giudiziarie, procure e tribunali, servizi di esecuzione penale, amministrazione penitenziaria, avvocatura, e centro di giustizia riparativa, con l’obiettivo di informare e promuovere la diffusione della giustizia riparativa, anche con occasioni di formazione con le università, favorire l’accesso ai programmi, assicurare procedure e prassi uniformi, e monitorare l’attuazione della riforma sul territorio”.
La Presidente del Tribunale per i Minorenni, Paola Brunese: “La giustizia riparativa è di primaria importanza nell’ambito penale minorile perché dà voce alla vittima che vuole essere ascoltata e che, in precedenza, non potendo costituirsi parte civile e non essendo ammessa a presenziare all’udienza preliminare, rimaneva fuori dalla dolorosa vicenda che l’aveva coinvolta, ostacolando la rielaborazione del trauma subito. Inoltre, consente all’autore del reato, che si rende disponibile, di percepire il danno che la sua condotta ha prodotto, così contenendo anche il rischio di recidive”
di Napoli Magazine
07/09/2026 - 16:21
Si è tenuta oggi, nella Sala Giunta di Palazzo San Giacomo, la conferenza stampa di presentazione del Centro di Giustizia Riparativa del Distretto della Corte d’Appello di Napoli.
La struttura, realizzata attraverso il Comune di Napoli, ente gestore per tutto il Distretto, si avvale dell’operato della Fondazione Don Calabria e dell’APS Tarita.
La Presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, che ha preso parte all’evento, ha innanzitutto ringraziato il Sindaco Gaetano Manfredi, l’assessora Chiara Marciani, la consigliera della Regione Gemma Tuccillo, i mediatori e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del Centro.
La giustizia riparativa, ha affermato la Presidente, si sostanzia in programmi che consentono alla vittima del reato e alla persona indicata come autore dell’offesa, e ad ogni altro soggetto anche associativo appartenente alla comunità, di affrontare le conseguenze di conflitto e di danno derivanti dal reato. Essa “valorizza la centralità della persona. È un momento di ascolto, di dialogo, di ricomposizione del conflitto e, conseguentemente, del tessuto sociale, ove possibile. È un cammino parallelo, autonomo rispetto a quello dell’accertamento della responsabilità, fondato sulla partecipazione attiva delle parti e sull’intervento di un professionista terzo e imparziale, il mediatore”.
Mira alla responsabilizzazione della persona indicata quale autore del reato, alla prevenzione di recidive e alla pacificazione sociale.
“Il centro, operativo dallo scorso mese di aprile – ha sottolineato– è un punto di riferimento per un territorio vastissimo, che comprende Napoli e l’intero distretto giudiziario. Sono 22 ad oggi i percorsi avviati – ha proseguito –, di cui 14 coinvolgono persone minorenni. L’accesso, che può avvenire su invito dell’autorità giudiziaria in ogni fase e stato del procedimento penale, compresa quella di esecuzione della pena, è su base volontaria e richiede il consenso delle parti. Il suo esito positivo può formare anche oggetto di valutazione da parte del giudice. Un suo eventuale esito negativo non ha comunque alcun effetto sfavorevole”.
“È in itinere – ha concluso Maria Rosaria Covelli – la stipula di un protocollo tra autorità giudiziarie, procure e tribunali, servizi di esecuzione penale, amministrazione penitenziaria, avvocatura, e centro di giustizia riparativa, con l’obiettivo di informare e promuovere la diffusione della giustizia riparativa, anche con occasioni di formazione con le università, favorire l’accesso ai programmi, assicurare procedure e prassi uniformi, e monitorare l’attuazione della riforma sul territorio”.
La Presidente del Tribunale per i Minorenni, Paola Brunese: “La giustizia riparativa è di primaria importanza nell’ambito penale minorile perché dà voce alla vittima che vuole essere ascoltata e che, in precedenza, non potendo costituirsi parte civile e non essendo ammessa a presenziare all’udienza preliminare, rimaneva fuori dalla dolorosa vicenda che l’aveva coinvolta, ostacolando la rielaborazione del trauma subito. Inoltre, consente all’autore del reato, che si rende disponibile, di percepire il danno che la sua condotta ha prodotto, così contenendo anche il rischio di recidive”