Cristiano Giuntoli, direttore sportivo dell’Atalanta, ospite di Bergamo TV, ha parlato del suo ambientamento in nerazzurro e del progetto che il club vuole portare avanti: “Noi vogliamo respirare questo clima straordinario che si è respirato per tanti anni e cercare di riproporlo con ancora maggiore forza: il mood è molto importante e crediamo che sia fondamentale stare in mezzo alla gente. Il contatto con la nostra gente ha fatto la differenza e farà la differenza, perché il senso d'appartenenza che si vedeva da fuori dobbiamo continuare a darlo e a sostenerlo. Questa nostra presenza qui serve proprio ad avere un contatto diretto con la gente”.
Avete riaperto alcuni allenamenti al pubblico e i giocatori hanno incontrato i tifosi allo store: c'è la volontà di aprirsi sempre di più?
“Sì, crediamo che sia un nostro plus: l'unione di tutti quanti fa veramente la forza. Sono state fatte cose straordinarie, e quando si dice ‘straordinario’ si intende irripetibile. Invece noi le vogliamo ripetere, vogliamo continuare a fare bene. Non sarà facile, sarà un'impresa e ci vorrà un po' di tempo, ma siamo convinti di essere sulla strada giusta: con un po' di pazienza e un po' di calma riusciremo a ritrovare una forte identità che ci possa portare a grandi risultati”.
Carpi, Napoli, Juventus: perché l'Atalanta?
“Quando ero a Carpi, l'Atalanta era il mio sogno: era veramente un punto d'arrivo, d'arrivo nel senso di partenza, perché poi c'è sempre un ripartire. Ho sempre ammirato la proprietà: Luca, che è un grande dirigente d'azienda, e Antonio, che adesso con Steve Pagliuca hanno formato una proprietà di primissimo livello a livello europeo e mondiale. Per uno come me, a cui piace fare calcio, andare sul campo, vivere la squadra, lavorare tutti i giorni e avere un confronto quotidiano, questo fa la differenza. La grande stima nei confronti della proprietà e della tifoseria, quell'unione che si vede da fuori, quella forte identità: tutte queste cose insieme mi hanno fatto davvero tornare alle origini, a quello che avrei voluto fare tanti anni fa quando sono partito da Carpi”.
Si aspettava questo inizio di stagione, aperto dal preliminare di Conference League?
“Il preliminare non era facile, perché tanti calciatori sono rientrati all'inizio di agosto: ci siamo allenati a pezzi, così così, perché tra il caldo e i ragazzi che avevano fatto il Mondiale abbiamo giocato cinque partite in pochissimo tempo. Abbiamo superato il preliminare, che non era semplice perché loro avevano una squadra molto agguerrita e più avanti di noi come condizione. Poi abbiamo ottenuto due vittorie senza giocare, sinceramente, come vogliamo portare la squadra, e in seguito abbiamo subito tre sconfitte che, a livello di prestazione, sono state molto migliori delle vittorie. Me l'aspettavo. In questo momento, purtroppo, non dobbiamo guardare i punti, né in positivo né in negativo: non si doveva farlo all'inizio, dopo le due vittorie, e adesso con le sconfitte è lo stesso. Dobbiamo analizzare la prestazione. Io confido molto nei calciatori: credo che possano dare e fare molto, molto di più in questo nuovo assetto che il mister sta dando loro”.
Nella presentazione di Sarri avevate ricordato come l'inizio a Napoli non fosse stato molto diverso, prima di una grande stagione.
“Sì, certo, ci sono tante relazioni, e la storia del mister parla chiaro: anche a Empoli è stato lo stesso. Ha sempre fatto fatica all'inizio, perché quando si fa tanta didattica i calciatori pensano a quello, a dove devono stare, e perdono il senso del gioco, l'iniziativa, quella spensieratezza che invece un calciatore deve avere. Quindi ci vuole un tempo di apprendimento: speriamo che arrivi il più in fretta possibile. Poi ci saranno comunque degli alti e bassi da gestire: sappiamo che sarà un anno difficile e complicato, ma per ripartire e avere una forte identità bisogna passare anche da questo”.
Durante la sosta diversi nerazzurri si sono messi in luce con le rispettive Nazionali.
“Fa piacere, un po' anche da italiani, vedere che la Nazionale si sta riprendendo, e fa piacere avere tanti dei nostri ragazzi che danno il loro contributo. Fa piacere anche che giochino come giochiamo noi, perché Mancini schiera il 4-3-3: Raspadori è partito da destra, ma si accentrava. Ieri sono andato a vedere la partita a Bologna: Scamacca ha fatto la sua parte, oltre al gol ha partecipato al gioco. Scalvini, nella difesa a quattro, sta facendo cose straordinarie. Credo che anche la Nazionale stia dimostrando che il percorso che abbiamo intrapreso in questo momento sia quello corretto”.
Si riparte con il Venezia, ultimo a zero punti: sulla carta l'avversario più comodo o forse il peggiore?
“Dobbiamo fare una partita con grande attenzione, perché il Venezia ha zero punti, ma credo che non meritasse di perdere nessuna di quelle partite: è lì per episodi. È una squadra che ha investito molto e ha dei buonissimi calciatori. Il livello medio della Serie A si è alzato, non ci sono partite facili: sarà una partita molto complicata, molto probante, come lo sarà quella con il Pafos o quella con il Milan. In questo momento dobbiamo giocare tante partite, allenarci tanto e confrontarci tanto: dal confronto si cresce, si individuano le situazioni che non vanno e si mettono a posto, e piano piano troveremo la nostra identità”.
Tra i giocatori rimasti a lavorare a Zingonia durante la sosta c'era Jonathan Rowe, dal quale tutti si aspettano molto.
“È un calciatore che volevamo fortemente, perché secondo noi un esterno sinistro di piede destro poteva mancare nello scacchiere. È un ragazzo ancora molto giovane, ma contiamo molto sulle sue qualità. Con la Juve ha fatto vedere sprazzi e anche buone cose: a parte il rigore, un paio di iniziative importanti contro calciatori importanti. Ha già fatto vedere qualcosina, ed è chiaro che poi andrà di pari passo con la squadra. Io non credo mai nei singoli, credo che il singolo si debba mettere a disposizione di tutta la squadra: e devono ancora crescere nel coordinarsi bene in campo, per fare quello che chiede l'allenatore”.
Quel rigore su Rowe era da concedere?
“Sì, c'era un rigore netto: salvataggio sulla linea e rigore netto. È chiaro che poi, dopo il 2-0 su colpo di testa, la partita si è messa in discesa per loro e hanno consolidato il vantaggio creando un altro paio di occasioni. Ma fino a quel punto forse meritavamo più noi. Sono cose che succedono durante un campionato: in questo momento non possiamo guardare nemmeno gli errori degli altri, ma dobbiamo pensare a noi stessi e trovare il nostro equilibrio e la nostra identità”.
L'Europa può aiutare a superare le difficoltà e a dare spazio a tutti?
“Sicuramente abbiamo una rosa di grande livello, con tanti calciatori di ottimo livello, e tanti meriterebbero di giocare. Quindi la partita infrasettimanale può aiutare a tenere tutti coinvolti, e in questo momento ne abbiamo veramente bisogno”.
Che Atalanta sarà e che Atalanta sogna?
“È un'Atalanta che deve trovare la sua identità. Da parte nostra metteremo tutte le nostre forze e lavoreremo tanto per trovare velocemente una forte identità e per lavorare al massimo su tutti e tre i fronti, senza lasciare nulla di intentato. Poi, alla fine, vedremo in primavera a che punto saremo”.
L'obiettivo è un piazzamento europeo?
“In questo momento dobbiamo davvero trovare prima il nostro equilibrio, la nostra identità: a volte mettersi un obiettivo così dichiarato può rappresentare un limite. Vediamo in primavera dove saremo arrivati e cerchiamo di capire quello che possiamo realmente fare. Noi contiamo molto sul fatto che la squadra abbia un grande potenziale”.
Quanto è importante vivere Bergamo e respirare quotidianamente l'ambiente Atalanta?
“Sì, assolutamente, è importante. Ho preso una casa qui in centro, in città bassa, ed è sempre bello passare dal bar, prendere un caffè e sentire quello che si respira. Può aiutare: in Italia ci sono tanti direttori sportivi e tanti allenatori, ma tante volte sentire il mood delle persone ti può aiutare a trovare soluzioni, chiavi, e perché no, uno stimolo in più”.
di Napoli Magazine
07/10/2026 - 22:55
Cristiano Giuntoli, direttore sportivo dell’Atalanta, ospite di Bergamo TV, ha parlato del suo ambientamento in nerazzurro e del progetto che il club vuole portare avanti: “Noi vogliamo respirare questo clima straordinario che si è respirato per tanti anni e cercare di riproporlo con ancora maggiore forza: il mood è molto importante e crediamo che sia fondamentale stare in mezzo alla gente. Il contatto con la nostra gente ha fatto la differenza e farà la differenza, perché il senso d'appartenenza che si vedeva da fuori dobbiamo continuare a darlo e a sostenerlo. Questa nostra presenza qui serve proprio ad avere un contatto diretto con la gente”.
Avete riaperto alcuni allenamenti al pubblico e i giocatori hanno incontrato i tifosi allo store: c'è la volontà di aprirsi sempre di più?
“Sì, crediamo che sia un nostro plus: l'unione di tutti quanti fa veramente la forza. Sono state fatte cose straordinarie, e quando si dice ‘straordinario’ si intende irripetibile. Invece noi le vogliamo ripetere, vogliamo continuare a fare bene. Non sarà facile, sarà un'impresa e ci vorrà un po' di tempo, ma siamo convinti di essere sulla strada giusta: con un po' di pazienza e un po' di calma riusciremo a ritrovare una forte identità che ci possa portare a grandi risultati”.
Carpi, Napoli, Juventus: perché l'Atalanta?
“Quando ero a Carpi, l'Atalanta era il mio sogno: era veramente un punto d'arrivo, d'arrivo nel senso di partenza, perché poi c'è sempre un ripartire. Ho sempre ammirato la proprietà: Luca, che è un grande dirigente d'azienda, e Antonio, che adesso con Steve Pagliuca hanno formato una proprietà di primissimo livello a livello europeo e mondiale. Per uno come me, a cui piace fare calcio, andare sul campo, vivere la squadra, lavorare tutti i giorni e avere un confronto quotidiano, questo fa la differenza. La grande stima nei confronti della proprietà e della tifoseria, quell'unione che si vede da fuori, quella forte identità: tutte queste cose insieme mi hanno fatto davvero tornare alle origini, a quello che avrei voluto fare tanti anni fa quando sono partito da Carpi”.
Si aspettava questo inizio di stagione, aperto dal preliminare di Conference League?
“Il preliminare non era facile, perché tanti calciatori sono rientrati all'inizio di agosto: ci siamo allenati a pezzi, così così, perché tra il caldo e i ragazzi che avevano fatto il Mondiale abbiamo giocato cinque partite in pochissimo tempo. Abbiamo superato il preliminare, che non era semplice perché loro avevano una squadra molto agguerrita e più avanti di noi come condizione. Poi abbiamo ottenuto due vittorie senza giocare, sinceramente, come vogliamo portare la squadra, e in seguito abbiamo subito tre sconfitte che, a livello di prestazione, sono state molto migliori delle vittorie. Me l'aspettavo. In questo momento, purtroppo, non dobbiamo guardare i punti, né in positivo né in negativo: non si doveva farlo all'inizio, dopo le due vittorie, e adesso con le sconfitte è lo stesso. Dobbiamo analizzare la prestazione. Io confido molto nei calciatori: credo che possano dare e fare molto, molto di più in questo nuovo assetto che il mister sta dando loro”.
Nella presentazione di Sarri avevate ricordato come l'inizio a Napoli non fosse stato molto diverso, prima di una grande stagione.
“Sì, certo, ci sono tante relazioni, e la storia del mister parla chiaro: anche a Empoli è stato lo stesso. Ha sempre fatto fatica all'inizio, perché quando si fa tanta didattica i calciatori pensano a quello, a dove devono stare, e perdono il senso del gioco, l'iniziativa, quella spensieratezza che invece un calciatore deve avere. Quindi ci vuole un tempo di apprendimento: speriamo che arrivi il più in fretta possibile. Poi ci saranno comunque degli alti e bassi da gestire: sappiamo che sarà un anno difficile e complicato, ma per ripartire e avere una forte identità bisogna passare anche da questo”.
Durante la sosta diversi nerazzurri si sono messi in luce con le rispettive Nazionali.
“Fa piacere, un po' anche da italiani, vedere che la Nazionale si sta riprendendo, e fa piacere avere tanti dei nostri ragazzi che danno il loro contributo. Fa piacere anche che giochino come giochiamo noi, perché Mancini schiera il 4-3-3: Raspadori è partito da destra, ma si accentrava. Ieri sono andato a vedere la partita a Bologna: Scamacca ha fatto la sua parte, oltre al gol ha partecipato al gioco. Scalvini, nella difesa a quattro, sta facendo cose straordinarie. Credo che anche la Nazionale stia dimostrando che il percorso che abbiamo intrapreso in questo momento sia quello corretto”.
Si riparte con il Venezia, ultimo a zero punti: sulla carta l'avversario più comodo o forse il peggiore?
“Dobbiamo fare una partita con grande attenzione, perché il Venezia ha zero punti, ma credo che non meritasse di perdere nessuna di quelle partite: è lì per episodi. È una squadra che ha investito molto e ha dei buonissimi calciatori. Il livello medio della Serie A si è alzato, non ci sono partite facili: sarà una partita molto complicata, molto probante, come lo sarà quella con il Pafos o quella con il Milan. In questo momento dobbiamo giocare tante partite, allenarci tanto e confrontarci tanto: dal confronto si cresce, si individuano le situazioni che non vanno e si mettono a posto, e piano piano troveremo la nostra identità”.
Tra i giocatori rimasti a lavorare a Zingonia durante la sosta c'era Jonathan Rowe, dal quale tutti si aspettano molto.
“È un calciatore che volevamo fortemente, perché secondo noi un esterno sinistro di piede destro poteva mancare nello scacchiere. È un ragazzo ancora molto giovane, ma contiamo molto sulle sue qualità. Con la Juve ha fatto vedere sprazzi e anche buone cose: a parte il rigore, un paio di iniziative importanti contro calciatori importanti. Ha già fatto vedere qualcosina, ed è chiaro che poi andrà di pari passo con la squadra. Io non credo mai nei singoli, credo che il singolo si debba mettere a disposizione di tutta la squadra: e devono ancora crescere nel coordinarsi bene in campo, per fare quello che chiede l'allenatore”.
Quel rigore su Rowe era da concedere?
“Sì, c'era un rigore netto: salvataggio sulla linea e rigore netto. È chiaro che poi, dopo il 2-0 su colpo di testa, la partita si è messa in discesa per loro e hanno consolidato il vantaggio creando un altro paio di occasioni. Ma fino a quel punto forse meritavamo più noi. Sono cose che succedono durante un campionato: in questo momento non possiamo guardare nemmeno gli errori degli altri, ma dobbiamo pensare a noi stessi e trovare il nostro equilibrio e la nostra identità”.
L'Europa può aiutare a superare le difficoltà e a dare spazio a tutti?
“Sicuramente abbiamo una rosa di grande livello, con tanti calciatori di ottimo livello, e tanti meriterebbero di giocare. Quindi la partita infrasettimanale può aiutare a tenere tutti coinvolti, e in questo momento ne abbiamo veramente bisogno”.
Che Atalanta sarà e che Atalanta sogna?
“È un'Atalanta che deve trovare la sua identità. Da parte nostra metteremo tutte le nostre forze e lavoreremo tanto per trovare velocemente una forte identità e per lavorare al massimo su tutti e tre i fronti, senza lasciare nulla di intentato. Poi, alla fine, vedremo in primavera a che punto saremo”.
L'obiettivo è un piazzamento europeo?
“In questo momento dobbiamo davvero trovare prima il nostro equilibrio, la nostra identità: a volte mettersi un obiettivo così dichiarato può rappresentare un limite. Vediamo in primavera dove saremo arrivati e cerchiamo di capire quello che possiamo realmente fare. Noi contiamo molto sul fatto che la squadra abbia un grande potenziale”.
Quanto è importante vivere Bergamo e respirare quotidianamente l'ambiente Atalanta?
“Sì, assolutamente, è importante. Ho preso una casa qui in centro, in città bassa, ed è sempre bello passare dal bar, prendere un caffè e sentire quello che si respira. Può aiutare: in Italia ci sono tanti direttori sportivi e tanti allenatori, ma tante volte sentire il mood delle persone ti può aiutare a trovare soluzioni, chiavi, e perché no, uno stimolo in più”.