Inler e Quagliarella. Due storie, due modi di vivere un addio a Udine. I tifosi friulani, con la gestione Pozzo, hanno raggiunto traguardi mai visti prima, ma si sono dovuti adeguare alla politica della valorizzazione. Difficile, in questi casi, legarsi a qualcuno e parecchia della freddezza che si è sentita negli anni è dovuto anche a questo. E’ dovuto tornare Guidolin per rianimare un legame che è sempre esistito ma a volte silenzioso a causa dei continui cambi di volti.
Troppi stranieri, troppe parole sbagliate. E addii diversi fra loro. Pizzarro è scappato, Pepe è stato un signore, per fare due esempi. Poi ci sono quelli andati a Napoli. Quagliarella da febbraio sapeva che sarebbe andato a giocare nella sua squadra del cuore. Ha continuato a dare tutto all’Udinese fino all’ultima giornata, in silenzio e stile. Dopo lacrime vere che sapevano di addio e il giro di campo dopo anni vissuti tra gol, momenti grigi e altri bellissimi. Uno che a Udine sarà sempre benvenuto.
Inler a marzo sapeva che sarebbe andato al Napoli, avrà avuto pure amici, ma non crediamo che sia stata la sua squadra del cuore. Poi la mancata esultanza dopo il gol che per l’Udinese valeva tantissimo, parole che si contraddicevano, fino al silenzio finale con l’Udinese che ammetteva serenamente di averlo ceduto da tempo e che doveva solo firmare. Sembrava un dubbio sincero. Dopo quanto visto oggi abbiamo capito che di vero nel calcio sono rimasti in pochi ad avere un cuore. Imparare il friulano e dire mandi non significava necessariamente finirla così.
Comunque una cosa è certa: l’Udinese continuerà con la sua politica per cui abituiamoci ancora ad altri Quagliarella e ad altri Inler. Quel che conta è quanto danno in campo a Udine.
di Napoli Magazine
06/04/2012 - 04:47
Inler e Quagliarella. Due storie, due modi di vivere un addio a Udine. I tifosi friulani, con la gestione Pozzo, hanno raggiunto traguardi mai visti prima, ma si sono dovuti adeguare alla politica della valorizzazione. Difficile, in questi casi, legarsi a qualcuno e parecchia della freddezza che si è sentita negli anni è dovuto anche a questo. E’ dovuto tornare Guidolin per rianimare un legame che è sempre esistito ma a volte silenzioso a causa dei continui cambi di volti.
Troppi stranieri, troppe parole sbagliate. E addii diversi fra loro. Pizzarro è scappato, Pepe è stato un signore, per fare due esempi. Poi ci sono quelli andati a Napoli. Quagliarella da febbraio sapeva che sarebbe andato a giocare nella sua squadra del cuore. Ha continuato a dare tutto all’Udinese fino all’ultima giornata, in silenzio e stile. Dopo lacrime vere che sapevano di addio e il giro di campo dopo anni vissuti tra gol, momenti grigi e altri bellissimi. Uno che a Udine sarà sempre benvenuto.
Inler a marzo sapeva che sarebbe andato al Napoli, avrà avuto pure amici, ma non crediamo che sia stata la sua squadra del cuore. Poi la mancata esultanza dopo il gol che per l’Udinese valeva tantissimo, parole che si contraddicevano, fino al silenzio finale con l’Udinese che ammetteva serenamente di averlo ceduto da tempo e che doveva solo firmare. Sembrava un dubbio sincero. Dopo quanto visto oggi abbiamo capito che di vero nel calcio sono rimasti in pochi ad avere un cuore. Imparare il friulano e dire mandi non significava necessariamente finirla così.
Comunque una cosa è certa: l’Udinese continuerà con la sua politica per cui abituiamoci ancora ad altri Quagliarella e ad altri Inler. Quel che conta è quanto danno in campo a Udine.