Non è frequente che uno sbilanciamento così netto sul piano dei valori generi un risultato tanto ingiusto. L’Udinese nonostante abbia rivelato disagi e affanni, ha vinto un match che, se il calcio fosse esatto, avrebbe dovuto perdere. Insomma, il Napoli affonda per errori arbitrali pesanti. Ora deve farsi forza ma non tanto da un punto di vista psicologico quanto, piuttosto, nella geopolitica del calcio. Qui non è più questione di compensazioni: si tratta, semmai, di far valere - nel rispetto delle regole, s’intende - il peso specifico della società. De Laurentiis, lodevole per ciò che sta realizzando, deve comprendere che occorre un’ulteriore trasformazione aziendale, ovvero egli deve proporsi primo dirigente ma a tempo pieno per controllare discrasie quanto meno «colpose». Perché non siamo neanche a tre quarti del campionato ed i piromani sono in piena attività. Dopo le polemiche autunnali era un’utopia aspettarsi un inverno tranquillo, ma certi atteggiamenti arbitrali sono sempre più incompetenti, persino aspri e in alcuni casi volgari. Ma non ci avevano garantito atteggiamenti responsabili e arbitraggi trasparenti? Il sospetto - ovviamente non dimostrabile - è che sbagliando una direzione di gara si faccia carriera. Se esiste un designatore, e questi addirittura si chiama Collina (sorvolando sulla busta paga onde evitare di cadere nel populismo), perché non ha spiegato a Damato che non è bello essere a un metro da un’infrazione da rigore e sorvolare decidendo d’espellere la vittima (Maggio) e non il colpevole (Isla)? Non avendoglielo spiegato, è normale che poi Damato incroci il Napoli e faccia danni. Sarebbe compito prioritario di Collina istruire i propri «eredi» all’uniforme valutazione degli eventi (in Bologna-Milan, Ambrosini evita la stessa ammonizione toccata a Maggio, scusandosi con l’arbitro). Sudditanza Quel che è successo ieri pomeriggio allo stadio Friuli va ben oltre il grottesco. Risultato per la compagine azzurra? Quattro punti in meno in due partite, Maggio (pedina più che fondamentale) non giocherà contro l’Inter e sberleffo - o imboscata - a De Laurentiis che soli sette giorni fa s’era lamentato degli arbitraggi, il che dimostra che per il Napoli non è vero che a lagnarsi in settimana si raccoglie di più la domenica. Lo stesso presidente, un anno fa, giustamente euforico per i successi conseguiti, ebbe a dire che ogni partita era meno scontata e che chi lavorava seriamente su piazze diverse dalle solite poteva riscuotere punti e soddisfazioni. Tesi suggestiva, respinta dai fatti. Incidenti Infine gli altri schizzi di fango: gli arresti e gli incidenti prima della partita. A Udine poteva andar peggio, come peggio hanno fatto i delinquenti bardati di sciarpe azzurre. Quest’altra follia ultrà costerà nuove sanzioni per le trasferte. Non occorrono altre sanzioni invece per dire che il nostro calcio (l’immagine ma anche la sostanza) è sempre più fragile, sporco e malato. Si è tanto parlato, e giustamente, di arbitraggi. Si è parlato meno, però, di una violenza che c’era e continua a esserci, anzi è ancora molto forte e incontrollata. Talmente forte da autogiustificarsi col nulla.
di Napoli Magazine
06/04/2012 - 04:47
Non è frequente che uno sbilanciamento così netto sul piano dei valori generi un risultato tanto ingiusto. L’Udinese nonostante abbia rivelato disagi e affanni, ha vinto un match che, se il calcio fosse esatto, avrebbe dovuto perdere. Insomma, il Napoli affonda per errori arbitrali pesanti. Ora deve farsi forza ma non tanto da un punto di vista psicologico quanto, piuttosto, nella geopolitica del calcio. Qui non è più questione di compensazioni: si tratta, semmai, di far valere - nel rispetto delle regole, s’intende - il peso specifico della società. De Laurentiis, lodevole per ciò che sta realizzando, deve comprendere che occorre un’ulteriore trasformazione aziendale, ovvero egli deve proporsi primo dirigente ma a tempo pieno per controllare discrasie quanto meno «colpose». Perché non siamo neanche a tre quarti del campionato ed i piromani sono in piena attività. Dopo le polemiche autunnali era un’utopia aspettarsi un inverno tranquillo, ma certi atteggiamenti arbitrali sono sempre più incompetenti, persino aspri e in alcuni casi volgari. Ma non ci avevano garantito atteggiamenti responsabili e arbitraggi trasparenti? Il sospetto - ovviamente non dimostrabile - è che sbagliando una direzione di gara si faccia carriera. Se esiste un designatore, e questi addirittura si chiama Collina (sorvolando sulla busta paga onde evitare di cadere nel populismo), perché non ha spiegato a Damato che non è bello essere a un metro da un’infrazione da rigore e sorvolare decidendo d’espellere la vittima (Maggio) e non il colpevole (Isla)? Non avendoglielo spiegato, è normale che poi Damato incroci il Napoli e faccia danni. Sarebbe compito prioritario di Collina istruire i propri «eredi» all’uniforme valutazione degli eventi (in Bologna-Milan, Ambrosini evita la stessa ammonizione toccata a Maggio, scusandosi con l’arbitro). Sudditanza Quel che è successo ieri pomeriggio allo stadio Friuli va ben oltre il grottesco. Risultato per la compagine azzurra? Quattro punti in meno in due partite, Maggio (pedina più che fondamentale) non giocherà contro l’Inter e sberleffo - o imboscata - a De Laurentiis che soli sette giorni fa s’era lamentato degli arbitraggi, il che dimostra che per il Napoli non è vero che a lagnarsi in settimana si raccoglie di più la domenica. Lo stesso presidente, un anno fa, giustamente euforico per i successi conseguiti, ebbe a dire che ogni partita era meno scontata e che chi lavorava seriamente su piazze diverse dalle solite poteva riscuotere punti e soddisfazioni. Tesi suggestiva, respinta dai fatti. Incidenti Infine gli altri schizzi di fango: gli arresti e gli incidenti prima della partita. A Udine poteva andar peggio, come peggio hanno fatto i delinquenti bardati di sciarpe azzurre. Quest’altra follia ultrà costerà nuove sanzioni per le trasferte. Non occorrono altre sanzioni invece per dire che il nostro calcio (l’immagine ma anche la sostanza) è sempre più fragile, sporco e malato. Si è tanto parlato, e giustamente, di arbitraggi. Si è parlato meno, però, di una violenza che c’era e continua a esserci, anzi è ancora molto forte e incontrollata. Talmente forte da autogiustificarsi col nulla.