"Davide non viene giù per la colazione - spiega Saponara a Sportweek, il settimanale della Gazzetta dello Sport -. Vanno a chiamarlo, non risponde, aprono la porta e lo trovano disteso nel letto come se dormisse. Dalla mia camera sento arrivare un’ambulanza, mi affaccio, poi una voce alle spalle: mi volto, è il magazziniere. Rimango di pietra. In camera entra Laurini: 'Che succede?', chiede, allarmato. Si affaccia mister Pioli. È pallido, le lacrime agli occhi, quasi non riesce a pronunciare il nome di Davide. Ci abbraccia. Uno a uno. Ci abbraccia tutti. Chiesa, ignaro, è ancora a dormire. Quando viene avvertito, sento la sua stanza venir giù. Alcuni di noi piangono. Altri vanno avanti e indietro nei corridoi dell’albergo. Altri ancora si siedono davanti alla camera di Davide, fissando nel vuoto". "Fosse successo in campo, quando il cuore è sotto stress, forse lo avrei perfino accettato. Ma così, è dura. Ogni tanto ne parliamo, lo ricordiamo. Ci confrontiamo: 'Ma Davide cosa avrebbe fatto… Come si sarebbe comportato… Pensa se ci fosse stato lui… Lo diceva, Davide…'. Però è difficile. A volte quello che è successo, pronunciare il suo stesso nome, rimane un tabù. Il dolore che abbiamo provato lo teniamo chiuso dentro. Abbiamo deciso di andare avanti e lo stiamo facendo bene, ma sembra quasi che ognuno di noi abbia perfino timore a rievocare quella sofferenza". "Prendete il momento della colazione, nei ritiri prepartita. Io e Marco Sportiello siamo sempre i primi a scendere: assonnati, con la faccia un po’ così di chi è stato tirato giù dal letto. Davide arrivava sempre cinque minuti dopo di noi e immancabilmente entrava in sala con un sorriso radioso, senza un motivo apparente. Dava un bel ‘buongiorno!’ squillante, faceva una battuta, ci chiedeva della sera prima e ci prendeva in giro…" "Certe volte mi mandava whatsapp di incoraggiamento nel tragitto in pullman dall’albergo allo stadio: invece di ascoltare musica con le cuffie inchiodate alle orecchie come tutti, pensava agli altri. Questo era Astori. Uno che trasmetteva sicurezza. Il mercoledì dopo la tragedia ho visto Davide nella camera ardente e mi è scattato dentro qualcosa. Al funerale ho finito le lacrime, ho accettato il dolore e la mia fragilità, come non avevo mai fatto prima per paura di passare per un debole. Invece, mostrarmi per quello che sono mi ha reso più forte. È l’ultimo regalo che mi ha fatto Davide".
di Napoli Magazine
07/04/2018 - 14:15
"Davide non viene giù per la colazione - spiega Saponara a Sportweek, il settimanale della Gazzetta dello Sport -. Vanno a chiamarlo, non risponde, aprono la porta e lo trovano disteso nel letto come se dormisse. Dalla mia camera sento arrivare un’ambulanza, mi affaccio, poi una voce alle spalle: mi volto, è il magazziniere. Rimango di pietra. In camera entra Laurini: 'Che succede?', chiede, allarmato. Si affaccia mister Pioli. È pallido, le lacrime agli occhi, quasi non riesce a pronunciare il nome di Davide. Ci abbraccia. Uno a uno. Ci abbraccia tutti. Chiesa, ignaro, è ancora a dormire. Quando viene avvertito, sento la sua stanza venir giù. Alcuni di noi piangono. Altri vanno avanti e indietro nei corridoi dell’albergo. Altri ancora si siedono davanti alla camera di Davide, fissando nel vuoto". "Fosse successo in campo, quando il cuore è sotto stress, forse lo avrei perfino accettato. Ma così, è dura. Ogni tanto ne parliamo, lo ricordiamo. Ci confrontiamo: 'Ma Davide cosa avrebbe fatto… Come si sarebbe comportato… Pensa se ci fosse stato lui… Lo diceva, Davide…'. Però è difficile. A volte quello che è successo, pronunciare il suo stesso nome, rimane un tabù. Il dolore che abbiamo provato lo teniamo chiuso dentro. Abbiamo deciso di andare avanti e lo stiamo facendo bene, ma sembra quasi che ognuno di noi abbia perfino timore a rievocare quella sofferenza". "Prendete il momento della colazione, nei ritiri prepartita. Io e Marco Sportiello siamo sempre i primi a scendere: assonnati, con la faccia un po’ così di chi è stato tirato giù dal letto. Davide arrivava sempre cinque minuti dopo di noi e immancabilmente entrava in sala con un sorriso radioso, senza un motivo apparente. Dava un bel ‘buongiorno!’ squillante, faceva una battuta, ci chiedeva della sera prima e ci prendeva in giro…" "Certe volte mi mandava whatsapp di incoraggiamento nel tragitto in pullman dall’albergo allo stadio: invece di ascoltare musica con le cuffie inchiodate alle orecchie come tutti, pensava agli altri. Questo era Astori. Uno che trasmetteva sicurezza. Il mercoledì dopo la tragedia ho visto Davide nella camera ardente e mi è scattato dentro qualcosa. Al funerale ho finito le lacrime, ho accettato il dolore e la mia fragilità, come non avevo mai fatto prima per paura di passare per un debole. Invece, mostrarmi per quello che sono mi ha reso più forte. È l’ultimo regalo che mi ha fatto Davide".