Calcio
FOTO: Udinese, la rabbia di Totò Di Natale per i cori della curva contro i napoletani
03.11.2012 14:16 di Napoli Magazine Fonte: Massimo Meroi per Il Messaggero Veneto
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UDINE. L’indice portato alla bocca, inequivocabile gesto di chi invita qualcuno a tacere, poi le due mani prima alzate e poi abbassate come chiaro invito a stare calmi, quindi pollice e indice che tirano la maglia proprio all’altezza dello stemma del club. Totò Di Natale aveva “esultato” così mercoledì sera sotto la curva nord dopo aver trasformato il rigore con il Catania.



Subito erano arrivati i primi sms: ma con chi ce l’aveva il capitano? La risposta è arrivata due giorni dopo. Totò è rimasto deluso dagli ennesimi cori anti-napoletani partiti a inizio gara dal settore più caldo del tifo friulano.



«Noi non siamo napoletani», spopola nella hit parade della curva nord, non c’è partita che oltre ai “cugini” triestini gli ultras dedichino un pensiero anche ai tifosi partenopei. «Va bene tutto quando c’è lo scontro diretto, o se il Napoli perde a Bergamo, ma deve finire lì», le parole che Totò ha usato ieri sera incontrando alcuni rappresentanti della curva.



La rivalità è storica, nel recente passato (febbraio 2010) ci sono stati anche scontri pesanti che hanno fatto scattare alcuni daspo, ma c’è qualcosa che va oltre la fede calcistica. Tutto ciò, però, fa un po’ a pugni con la lunga tradizione degli attaccanti che, nati all’ombra del Vesuvio, hanno poi fatto le fortune dell’Udinese. Di Natale, ma anche Quagliarella e Floro Flores.



Il capitano non ha mai rinnegato le sue origini: a Napoli ci è nato, da bambino tifava per la squadra di Maradona e continua a farlo; poi è chiaro che quando scende in campo indossa i panni del professionista e non fa sconti a nessuno: nelle ultime tre stagioni al Friuli ha segnati sette gol ai partenopei. Non ha esultato, ma per una forma di rispetto, la stessa che tanti altri ex hanno avuto nei confronti dell’Udinese.



Di Natale questo tasto non lo ha mai voluto toccare pubblicamente, l’altra sera si è comunque esposto e ha preso posizione. Un gesto coraggioso, che da un lato va apprezzato e dall’altro non deve minare lo straordinario rapporto con la curva. I tifosi, però, devono riflettere e capire che si porta rispetto per chi indossa la maglia bianconera anche evitando certi eccessi del tifo. E in ogni caso non è solo questione di gol segnati, ma anche di scelte di vita.



«Totò ama questa maglia e vuole bene al presidente e alla società, ci tiene da morire a non fare brutta figura», sottolineava non più tardi di ieri Andrea Carnevale, responsabile scouting del club bianconero e anche lui ex calciatore del Napoli che poi ha messo radici in Friuli.



Di Natale ha sposato a vita l’Udinese, ma anche Udine e il Friuli: qui ha tanti interessi, ci continuerà a vivere anche quando la smetterà di fare gol. E se poi quando gioca a Napoli gli danno del traditore e del figlio di... sono problemi loro.




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FOTO: Udinese, la rabbia di Totò Di Natale per i cori della curva contro i napoletani

di Napoli Magazine

03/11/2012 - 14:16


UDINE. L’indice portato alla bocca, inequivocabile gesto di chi invita qualcuno a tacere, poi le due mani prima alzate e poi abbassate come chiaro invito a stare calmi, quindi pollice e indice che tirano la maglia proprio all’altezza dello stemma del club. Totò Di Natale aveva “esultato” così mercoledì sera sotto la curva nord dopo aver trasformato il rigore con il Catania.



Subito erano arrivati i primi sms: ma con chi ce l’aveva il capitano? La risposta è arrivata due giorni dopo. Totò è rimasto deluso dagli ennesimi cori anti-napoletani partiti a inizio gara dal settore più caldo del tifo friulano.



«Noi non siamo napoletani», spopola nella hit parade della curva nord, non c’è partita che oltre ai “cugini” triestini gli ultras dedichino un pensiero anche ai tifosi partenopei. «Va bene tutto quando c’è lo scontro diretto, o se il Napoli perde a Bergamo, ma deve finire lì», le parole che Totò ha usato ieri sera incontrando alcuni rappresentanti della curva.



La rivalità è storica, nel recente passato (febbraio 2010) ci sono stati anche scontri pesanti che hanno fatto scattare alcuni daspo, ma c’è qualcosa che va oltre la fede calcistica. Tutto ciò, però, fa un po’ a pugni con la lunga tradizione degli attaccanti che, nati all’ombra del Vesuvio, hanno poi fatto le fortune dell’Udinese. Di Natale, ma anche Quagliarella e Floro Flores.



Il capitano non ha mai rinnegato le sue origini: a Napoli ci è nato, da bambino tifava per la squadra di Maradona e continua a farlo; poi è chiaro che quando scende in campo indossa i panni del professionista e non fa sconti a nessuno: nelle ultime tre stagioni al Friuli ha segnati sette gol ai partenopei. Non ha esultato, ma per una forma di rispetto, la stessa che tanti altri ex hanno avuto nei confronti dell’Udinese.



Di Natale questo tasto non lo ha mai voluto toccare pubblicamente, l’altra sera si è comunque esposto e ha preso posizione. Un gesto coraggioso, che da un lato va apprezzato e dall’altro non deve minare lo straordinario rapporto con la curva. I tifosi, però, devono riflettere e capire che si porta rispetto per chi indossa la maglia bianconera anche evitando certi eccessi del tifo. E in ogni caso non è solo questione di gol segnati, ma anche di scelte di vita.



«Totò ama questa maglia e vuole bene al presidente e alla società, ci tiene da morire a non fare brutta figura», sottolineava non più tardi di ieri Andrea Carnevale, responsabile scouting del club bianconero e anche lui ex calciatore del Napoli che poi ha messo radici in Friuli.



Di Natale ha sposato a vita l’Udinese, ma anche Udine e il Friuli: qui ha tanti interessi, ci continuerà a vivere anche quando la smetterà di fare gol. E se poi quando gioca a Napoli gli danno del traditore e del figlio di... sono problemi loro.




Fonte: Massimo Meroi per Il Messaggero Veneto