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CALCIO
IL PARERE - Avv. La Marca: "Vicenda Osimhen? A livello sportivo non ci sono rischi"
26.06.2022 09:22 di Napoli Magazine

In questo periodo di calciomercato, che inizierà ufficialmente il primo Luglio, ci sono diversi temi extra, che hanno bisogno di risposte approfondite e più dettagliate. Dalla vicenda Osimhen, passando alle plusvalenze, fino ai parametri zero, il tutto nell’intervista fatta da ilnapolionline.com all’avvocato Domenico La Marca:

 

Sulla vicenda Napoli-Osimhen, uscita nei giorni scorsi, secondo l’avvocato La Marca ci sono rischi a livello penale per il club anche per la squadra?

 

“Il falso in bilancio nel diritto sportivo è inquadrabile, grosso modo, nell’ambito della disciplina dell’art. 31 del Codice della Giustizia Sportiva che afferma come costituisce: “illecito amministrativo la mancata produzione, l’alterazione o la falsificazione, materiale e ideologica, anche parziale, dei documenti richiesti dagli organi di giustizia sportiva, dalla commissione di Vigilanza sulle società di calcio professionistiche (COVISOC) e dagli altri organi di controllo della Federazione, non che degli organismi competenti in relazione al rilascio delle licenze UEFA e FIGC, ovvero il fornire informazioni mendaci, reticenti o parziali. Costituiscono altresì illecito amministrativo e i comportamenti comunque diretti a eludere la normativa federale in materia gestionale ed economica non che la mancata esecuzione delle decisioni degli organi federali competenti in materia”. Sulla materia, quindi anche sulla vicenda Osimhen, si sono espressi ben due gradi della Giustizia Sportiva (Tribunale Federale e Corte Federale D’Appello), che con pronunce diverse comunque sono arrivati a prosciogliere i soggetti deferiti e a respingere il reclamo della Procura Federale. Pertanto se nell’indagine non emergono fatti ed elementi nuovi, non potrà essere riaperto alcun procedimento di natura federale”.

 

Negli ultimi anni ci sono stati diversi casi di plusvalenze. Che cosa comportano per le società a livello di bilancio?

 

“Le plusvalenze rappresentano degli indicatori di bilancio utili per comprendere lo stato di salute di un club, per ottenere le licenze nazionali o internazionali e per rispettare i requisiti del fair-play finanziario. E’ ovvio che in un sistema calcio così in difficoltà, dove altre voci ricavi si sono drasticamente contratte, le plusvalenze risultano fondamentali. Ripeto il problema non sono le plusvalenze, ma l’assenza di una disciplina che possa regolamentare le stesse con parametri oggettivi e ben definiti, visto il ruolo centrale che assumono in materia di bilancio nell’ambito calcistico".

 

L’arrivo dei fondi americani a livello economico cos’hanno portato al nostro calcio?

 

“L’era dei presidenti mecenati si è chiusa da un pezzo. Il calcio ormai è visto come un “business” e come tale deve essere trattato e considerato. Gli americani per quanto si tratta di investimenti nel mondo entertainament, si sono dimostrati davvero formidabili. Basti pensare all’Nba, sport più ricco del mondo, o la Nfl, infine l’acquisizione della Formula 1. Pertanto questi fondi che investono nel calcio italiano hanno come obiettivo di creare asset patrimoniali non puntando solo sul lato meramente sportivo ma anche infrastrutturale, ma soprattutto operando in aree geografiche dove ci sono enormi interessi commerciali, turistici e imprenditoriali. Di certo la crisi del nostro movimento, la viscerale passione degli italiani per il calcio e infine anche il blasone, oltre che la storia dei nostri club, sono ulteriori motivi che hanno indotto i fondi americani e stranieri ad investire nel nostro sistema calcio”.

 

Infine sul piano tecnico come mai così tanti parametri zero e come svoltare per tornare alla normalità?

 

“Questa “moda” di arrivare a scadenza di contratto è figlia dell’era post-Covid, le difficoltà economiche di molti club hanno favorito questo fenomeno. Da un lato ci sono club che non possono offrire le somme richieste ai propri tesserati e preferiscono abbassare il monte ingaggi lasciando andare a titolo gratuito i calciatori, mentre dall’altro canto ci sono quei club che hanno maggiore liquidità che sono disponibili ad esaudire le richieste dei calciatori, senza dover sborsare ulteriori somme per i loro cartellini. E’ una situazione alquanto complicata visto che così facendo nel calcio non gira più liquidità, difatti le somme investite in queste operazioni, finiscono direttamente al calciatore e ai procuratori (le famose commissioni), mentre le società perdono i giocatori senza ottenere nulla in cambio. Mi auguro che la FIFA possa intervenire in qualche modo, sarebbe auspicabile tutelare in particolare i club introducendo una somma forfettaria basata su vari parametri (età, presenza in nazionale, ingaggio, presenza nelle coppe internazionali, etc…) che deve essere riconosciuta dalla società che vuole assicurarsi il giocatore in scadenza”.

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