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INTER - Marotta: "Più avanti della Juve 2010 ma il gap è ancora forte, Spalletti da supportare"
15.12.2018 19:58 di Napoli Magazine

L’Amministratore Delegato dell’Inter per l’area sportiva Giuseppe Marotta ha parlato ai microfoni di Sky Sport nel pre partita di Inter-Udinese.

 

Le sue prime impressioni da nuovo Dirigente dell’Inter

Come sempre, quando si cambia una società, c’è qualcosa di diverso, ma c’è sempre un grande ottimismo da parte mia e anche da parte di tutta la società per raggiungere obiettivi vincenti.

 

Lei arriva in un momento particolarmente delicato della stagione dell’Inter

Sono dinamiche che ci sono spesso nei grandi club e anche nei piccoli club durante la stagione. Siamo in una fase interlocutoria della stagione, c’è certamente una grandissima amarezza per l’eliminazione dalla Champions, che è una competizione tra le più importanti al mondo e quindi credo che la società e i tifosi ci tenessero a superare questo turno. Non è andata così, bisogna avere la capacità di guardare avanti con grande ottimismo e con grande serenità, crearsi nuovi obiettivi e ce ne sono ancora in questa stagione, per cui da oggi, con grande orgoglio e grande senso di appartenenza a questa maglia, bisogna assolutamente risalire la china.

 

Quanto è centrale nel suo progetto la figura di Mauro Icardi? Ha letto il tweet di Wanda Nara a proposito del contratto?

Icardi è il nostro capitano, è il nostro goleador, è un ottimo giocatore e quindi a lui va il massimo rispetto. Ho letto anch’io quel tweet, sono arrivato da pochissimi giorni, è normale che queste tematiche siano importanti e rilevanti nell’economia della società. Le affronteremo al momento giusto, nel rispetto della controparte.

 

Cosa pensa invece delle dichiarazioni di Spalletti, quando ha detto di provare fastidio nel sentir dire che ha bisogno del supporto della società, come a sottintendere che da solo non ce la possa fare?

Ho cenato con lui ieri sera, lo conosco da tempo, anche da avversario. Ho avuto modo di confrontarmi spessissimo, lui è una persona che ama la dialettica, però la sua dialettica va interpretata e l’ho interpretata in un modo assolutamente positivo. Uno spirito d’orgoglio ci deve essere sempre negli allenatori che sono dei leader nello spogliatoio, quindi quando dico che la società deve supportare un allenatore è perché deve mettere l’allenatore e tutti i giocatori nelle condizioni di rendere al meglio, e l’allenatore poi specificamente di valorizzare il patrimonio che gli viene messo a disposizione. Questo richiamo all’orgoglio è un fatto positivo, una dinamica molto importante e di conseguenza non rimane che la risposta del campo.

 

L’Inter parte da più avanti rispetto alla Juventus che trovasti all’inizio del tuo lavoro a Torino?

Assolutamente sì, al di là del fatto che io sono arrivato anche a metà della stagione, ma comunque in questa società ho trovato un management molto forte e preparato, ho trovato una rosa e una squadra altamente competitive, per cui il mio arrivare all’Inter significa portare la mia esperienza e dare il mio contributo a una realtà di per se’ già forte, che deve essere certamente migliorata, perché il miglioramento fa parte di ogni attività imprenditoriale e sportiva. Entro in punta di piedi, nel rispetto delle parti, offrendo quella che è la mia competenza, però ci troviamo in una situazione diversa rispetto a quella del 2010, quando con il Presidente Andrea Agnelli entrammo in quella Juventus.

 

Quanto tempo ci vorrà per raggiungere i livelli della Juventus?

Il gap è ancora forte e questo è normale, la storia del club l’ha dimostrato perché evidentemente negli ultimi anni anche questi avvicendamenti di proprietà hanno fatto perdere un po’ di senso di appartenenza, che secondo me è un elemento importante. La famiglia Zhang ha dimostrato con i fatti concreti di voler bene a questa società, di voler vincere, ha delle grandi ambizioni per cui adesso sta a noi tutti dirigenti e componenti tecniche, non solo ripagare questa fiducia che ci è stata data, ma anche ripagare i nostri tifosi che anche oggi sono accorsi numerosi. E quindi credo che occorrerà ancora del tempo. Poi che siano mesi o un anno o due sicuramente sì, ma questo non deve rappresentare un alibi. Bisogna guardare avanti con grande ottimismo in una vision che ci deve portare a raggiungere traguardi importanti anche in questa stagione.

 

Possiamo aspettarci grandi e ricche sessioni di mercato, da gennaio in poi?

Posso rispondere in modo molto sportivo. L’equazione non è sempre “chi più spende, più vince”, ci sono anche delle realtà che sono composte da una solidità societaria, da una cultura del lavoro, da una struttura che deve essere funzionale all’obiettivo che ognuno si pone, quindi direi che paradossalmente i soldi sono complementari a tutto il resto.

 

Guarderà il derby di Torino stasera?

Io  generalmente guardo tutte le partite della Serie A e non solo, quindi anche stasera, Inter permettendo nel senso che la partita finirà abbastanza tardi, darò uno sguardo. Questo è nel dna del mio lavoro, che è caratterizzato da una passione e certamente non posso neanche dimenticare lo splendido ciclo avuto nella Juventus.

 

Che emozioni provi, come uomo, all’inizio di questo nuovo progetto?

L’emozione c’è sempre, quando poi si cambia una società, perché è un po’ come essere al primo giorno di scuola. E’ una sfida nuova, ci sono dei traguardi che uno si pone davanti che non sono facili da raggiungere per cui è normale che  questa sia per me una fase di osservazione, però fortunatamente sono entrato in una società blasonata, composta da Dirigenti preparati e quindi direi che il compito è più facile, però c’è grandissima voglia di fare bene e di ottenere risultati vincenti.

 

L’associazione di idee di molti è stata Marotta=Conte. Spalletti è sotto esame oppure non ci sono dubbi che sarà lui anche l’allenatore del futuro?

Spalletti è un ottimo allenatore, che ha fatto bene nella sua carriera e di conseguenza bisogna anche lasciarlo lavorare. Ci tengo a sottolineare come anche lui sia arrivato all’Inter l’anno scorso, ha chiaramente riconquistato posizioni importanti, era un’Inter che aveva difficoltà e di conseguenza non solo bisogna farlo lavorare tranquillamente, ma ha anche tutte le qualità per recitare un ruolo da protagonista. Sta alla società fare le giuste operazioni di mercato, fare una conduzione manageriale efficiente e quindi tutti insieme siamo un gruppo che è diventato squadra e la squadra deve portare a risultati importanti attraverso il lavoro, il confronto e attraverso la critica,  che deve essere fatta all’interno.

 

Da osservatore qual è stato il pregio e il limite che hai notato in questo gruppo?

Se parliamo dal punto di vista tecnico, la grande qualità che questo gruppo sa esprimere, è un gruppo che esprime una qualità di gioco importante, ha delle qualità individuali notevoli, è un gruppo giovane e quindi è normale che ci siano questi alti e bassi. Io credo che l’esperienza di quest’anno in Champions servirà sicuramente a tanti di loro per l’anno prossimo. Anche in Juventus è stato un percorso in crescendo, l’esperienza ci ha portato a collocarci in un ruolo importante ed è quello che noi dobbiamo ricalcare anche in questo cammino.

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