Il presidente dell'Inter, Giuseppe Marotta, è intervenuto a Rete Italia: L’arrivo in Australia è motivo di grande orgoglio. Questa tournée rientra nelle attività che contribuiscono a diffondere il nostro marchio nel mondo, ma soprattutto ci permette di entrare in contatto con un continente dove sappiamo essere presente una comunità di tifosi molto appassionata. Giocare a Perth è anche una forma di riconoscenza verso chi continua a seguirci e ad amare questi colori pur vivendo così lontano dall’Italia. Ci chiamiamo Internazionale e vogliamo essere protagonisti anche fuori dai confini italiani. Occasioni come questa servono a rafforzare i rapporti con i nostri tifosi, ma anche a consolidare la presenza del club in mercati strategici come quello australiano".
Quali sono gli obiettivi e le sensazioni per la prossima stagione?
"Le aspettative sono quelle di sempre. L’Inter partecipa a ogni competizione con l’obiettivo di ottenere il massimo. Alle mie spalle (l'intervista è condotta nella sala trofei della sede di Viale della Liberazione) ci sono i trofei conquistati nella storia del club e questo racconta meglio di qualsiasi parola quale sia la nostra identità. Siamo una società abituata a vincere, ma dietro ogni vittoria ci sono passione, fatica, cultura del lavoro e senso di appartenenza".
Come vive le difficoltà della Serie A a competere a livello economico con la Premier?
"Negli anni Ottanta e Novanta, la Serie A rappresentava il punto di riferimento del calcio mondiale. Oggi gli equilibri sono cambiati e il divario economico è evidente. Non possiamo pensare di colmare questa distanza con spese folli. La nostra risposta deve essere diversa: creatività, competenza e motivazione. L’idea che chi spende di più vinca automaticamente non appartiene allo sport. Si compete costruendo un patrimonio di valori, valorizzando il lavoro del management, degli allenatori, dello staff tecnico e dei giocatori".
di Napoli Magazine
29/07/2026 - 21:10
Il presidente dell'Inter, Giuseppe Marotta, è intervenuto a Rete Italia: L’arrivo in Australia è motivo di grande orgoglio. Questa tournée rientra nelle attività che contribuiscono a diffondere il nostro marchio nel mondo, ma soprattutto ci permette di entrare in contatto con un continente dove sappiamo essere presente una comunità di tifosi molto appassionata. Giocare a Perth è anche una forma di riconoscenza verso chi continua a seguirci e ad amare questi colori pur vivendo così lontano dall’Italia. Ci chiamiamo Internazionale e vogliamo essere protagonisti anche fuori dai confini italiani. Occasioni come questa servono a rafforzare i rapporti con i nostri tifosi, ma anche a consolidare la presenza del club in mercati strategici come quello australiano".
Quali sono gli obiettivi e le sensazioni per la prossima stagione?
"Le aspettative sono quelle di sempre. L’Inter partecipa a ogni competizione con l’obiettivo di ottenere il massimo. Alle mie spalle (l'intervista è condotta nella sala trofei della sede di Viale della Liberazione) ci sono i trofei conquistati nella storia del club e questo racconta meglio di qualsiasi parola quale sia la nostra identità. Siamo una società abituata a vincere, ma dietro ogni vittoria ci sono passione, fatica, cultura del lavoro e senso di appartenenza".
Come vive le difficoltà della Serie A a competere a livello economico con la Premier?
"Negli anni Ottanta e Novanta, la Serie A rappresentava il punto di riferimento del calcio mondiale. Oggi gli equilibri sono cambiati e il divario economico è evidente. Non possiamo pensare di colmare questa distanza con spese folli. La nostra risposta deve essere diversa: creatività, competenza e motivazione. L’idea che chi spende di più vinca automaticamente non appartiene allo sport. Si compete costruendo un patrimonio di valori, valorizzando il lavoro del management, degli allenatori, dello staff tecnico e dei giocatori".