Calcio
L'ANALISI - Corbo: "Segnato finalmente un punto di confine tra due Napoli, quello afflitto da malanni e questo che corre feroce e leggero"
25.04.2026 10:03 di Napoli Magazine
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Antonio Corbo, giornalista, nel suo editoriale per il quotidiano La Repubblica, commenta Napoli-Cremonese 4-0: "Hanno tutti qualche motivo per sentirsi in debito con gli immancabili 50 mila, con la società, con se stessi. Tanti che hanno deciso di reagire, urlare, vincere, essere dominanti ora o mai più. E la notte che segna finalmente un punto di confine tra due Napoli. Quello afflitto da malanni muscolari inspiegati, misteriosi, lentissimi da guarire, con pregiudizio di frequente recidiva. E questo che corre feroce e leggero, irraggiungibile negli scatti verso la profondità, carico di gol da smaltire e cose da raccontare. È il Napoli di Antonio Conte. Si era nascosto dietro vittimismi e dolente retorica, si sentiva come assediato, vedeva nemici e ombre ovunque, si era però ingarbugliato in formazioni ripetitive, e stentava a uscirne come da un labirinto. Sentirgli dire «ma io parlo italiano» non era un'offesa per chi lo ascolta tutti i giorni, era la prova di un corto circuito nella comunicazione. Incompreso quando si ostinava a tenere Alisson in panchina per poi slegarlo nella ripresa e sperare che risolvesse, il monello brasiliano appena arrivato, partite che si erano intanto fatalmente complicate" .

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L'ANALISI - Corbo: "Segnato finalmente un punto di confine tra due Napoli, quello afflitto da malanni e questo che corre feroce e leggero"

di Napoli Magazine

25/04/2026 - 10:03

Antonio Corbo, giornalista, nel suo editoriale per il quotidiano La Repubblica, commenta Napoli-Cremonese 4-0: "Hanno tutti qualche motivo per sentirsi in debito con gli immancabili 50 mila, con la società, con se stessi. Tanti che hanno deciso di reagire, urlare, vincere, essere dominanti ora o mai più. E la notte che segna finalmente un punto di confine tra due Napoli. Quello afflitto da malanni muscolari inspiegati, misteriosi, lentissimi da guarire, con pregiudizio di frequente recidiva. E questo che corre feroce e leggero, irraggiungibile negli scatti verso la profondità, carico di gol da smaltire e cose da raccontare. È il Napoli di Antonio Conte. Si era nascosto dietro vittimismi e dolente retorica, si sentiva come assediato, vedeva nemici e ombre ovunque, si era però ingarbugliato in formazioni ripetitive, e stentava a uscirne come da un labirinto. Sentirgli dire «ma io parlo italiano» non era un'offesa per chi lo ascolta tutti i giorni, era la prova di un corto circuito nella comunicazione. Incompreso quando si ostinava a tenere Alisson in panchina per poi slegarlo nella ripresa e sperare che risolvesse, il monello brasiliano appena arrivato, partite che si erano intanto fatalmente complicate" .