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L'EX ARBITRO - Cesari: "Caro Rocchi, serve uniformità nei giudizi, favorevole al VAR a chiamata e all'adozione di un cronometrista"
11.03.2026 16:23 di Napoli Magazine
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Su CRC, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello” è intervenuto l’ex arbitro Graziano Cesari: "Le motivazioni sostenute dall’AIA sul mancato rigore concesso all’Inter sul tocco di mano di Ricci non mi convincono così come non mi convince l’audio di Doveri. L’arbitro italiano ha esclamato che era petto, ma dall’immagine si vede chiaramente che il giocatore milanista ha preso il pallone con il braccio destro. In qualunque situazione della vita devi accettare che se non vedi una cosa, devi andarla a rivedere. Dopo puoi sbagliare e capita a tutti di farlo, io l’ho fatto per tanti anni e rispetto la decisione dell’arbitro di campo. Dopo di che, il Var che lo ha chiamato all'anfield review gli ha trasmesso un'immagine dove si vede il fianco sinistro del giocatore milanista e non il destro dove si trovava il braccio. Dopo dieci secondi Doveri ha confermato che quello fosse petto. Io rispetto la decisione dell’arbitro di campo e mi dispiace rivolgere delle critiche ad altri, ma se esiste un supporto tecnologico alle decisioni arbitrali, non puoi commettere un errore di questo tipo. Altrimenti, non si tratta più di un aiuto. La differenza sostanziale sull’entità del tocco di mano consiste nel fatto che se il pallone colpisce il fianco, la palla rimbalza e il giocatore non sa dove va a finire, mentre se il pallone finisce sul braccio, il contatto è più morbido e la palla può finire perpendicolare sul piede del giocatore. In poche parole: un tocco con il braccio è più facile da intercettare di uno sul fianco. Dall’immagine che è stata trasmessa si vede che quello di Ricci è un braccio largo che si stacca dalla sagoma e va a colpire il pallone mentre il giocatore corre sulla propria traiettoria. L’intervento andava sanzionato con il calcio di rigore. I vertici dell’AIA hanno scelto di difendere la scelta di Doveri. Io se fossi in un tribunale difenderei la scelta non fatta da Doveri, ovvero il fatto che l’arbitro italiano ha fatto una scelta sbagliata. Se è un chiaro ed evidente errore intervieni sulle scelte, ma perché dobbiamo cambiare le regole in corso di campionato sull’utilizzo del Var, agendo una settimana in un modo e la seguente in un altro? L’entità e intensità la devono decidere l’arbitro di campo. Se dall’AIA ci dicono questo, noi ci atteniamo a quello che ci dicono. Dobbiamo parlarci chiaramente: il Var non sa più cosa deve fare e come lo si deve utilizzare! Cosa direi a Gianluca Rocchi? Caro Gianluca, quando fai la trasmissione “Open Var”, devi andare tu a spiegare le cose perché tu sei responsabile di quello che succede. Inviterei, siccome il protocollo non è mai stato cambiato, ad avere una casistica di tutti gli episodi che devono essere valutati in base alla valutazione del Var. Quello che dite deve essere trattato allo stesso modo, ci vuole uniformità nei giudizi poiché l’uniformità verbale e quella sul campo si attengono a queste cose. Gianluca, io ti sono molto vicino poiché so quanto sia difficile fare l’arbitro e in questo momento fare il designatore. Il designatore, però, non è colui che deve accontentare tutti gli arbitri che devono arbitrare 18 o 19 partite per guadagnare lo stesso identico stipendio. Ci deve essere una scelta e una meritocrazia che adesso non c’è. Voi avete mai visto un’associazione o una società dove manca il Presidente poiché non c’è il Presidente. A questo punto bisogna dare atto di una cosa a Rocchi, all’interno dell’AIA c’è un vuoto di potere. Lui assume colpe che non sono sue poiché Rocchi è una persona onesta. In questo modo non sa più cosa dire, cosa sia la cosa più giusta o se sia un fatto occasionale. Io sono favorevole al Var a chiamata così come sono sempre stato favorevole all’adozione di un cronometrista ufficiale perché il direttore di gara non può avere il compito di tenere conto del tempo da recuperare poiché ha mille cose da fare sul campo. Quando hai un cronometro in mano e tutte le panchine si alzano, cosa fai? I guardalinee servono nel calcio di oggi per fare le foto ad inizio partita (ride; ndr). Adotterei la chiamata al Var poiché si può allargare l’uso del Var a tutte le componenti del gioco del calcio così che l’arbitro di campo ha meno ansia e aspettative poiché possono sbagliare anche gli allenatori a chiamarlo. Io designatore? Ormai sono vecchio, non posso più farlo (ride; ndr)".

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L'EX ARBITRO - Cesari: "Caro Rocchi, serve uniformità nei giudizi, favorevole al VAR a chiamata e all'adozione di un cronometrista"

di Napoli Magazine

11/03/2026 - 16:23

Su CRC, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Chiariello” è intervenuto l’ex arbitro Graziano Cesari: "Le motivazioni sostenute dall’AIA sul mancato rigore concesso all’Inter sul tocco di mano di Ricci non mi convincono così come non mi convince l’audio di Doveri. L’arbitro italiano ha esclamato che era petto, ma dall’immagine si vede chiaramente che il giocatore milanista ha preso il pallone con il braccio destro. In qualunque situazione della vita devi accettare che se non vedi una cosa, devi andarla a rivedere. Dopo puoi sbagliare e capita a tutti di farlo, io l’ho fatto per tanti anni e rispetto la decisione dell’arbitro di campo. Dopo di che, il Var che lo ha chiamato all'anfield review gli ha trasmesso un'immagine dove si vede il fianco sinistro del giocatore milanista e non il destro dove si trovava il braccio. Dopo dieci secondi Doveri ha confermato che quello fosse petto. Io rispetto la decisione dell’arbitro di campo e mi dispiace rivolgere delle critiche ad altri, ma se esiste un supporto tecnologico alle decisioni arbitrali, non puoi commettere un errore di questo tipo. Altrimenti, non si tratta più di un aiuto. La differenza sostanziale sull’entità del tocco di mano consiste nel fatto che se il pallone colpisce il fianco, la palla rimbalza e il giocatore non sa dove va a finire, mentre se il pallone finisce sul braccio, il contatto è più morbido e la palla può finire perpendicolare sul piede del giocatore. In poche parole: un tocco con il braccio è più facile da intercettare di uno sul fianco. Dall’immagine che è stata trasmessa si vede che quello di Ricci è un braccio largo che si stacca dalla sagoma e va a colpire il pallone mentre il giocatore corre sulla propria traiettoria. L’intervento andava sanzionato con il calcio di rigore. I vertici dell’AIA hanno scelto di difendere la scelta di Doveri. Io se fossi in un tribunale difenderei la scelta non fatta da Doveri, ovvero il fatto che l’arbitro italiano ha fatto una scelta sbagliata. Se è un chiaro ed evidente errore intervieni sulle scelte, ma perché dobbiamo cambiare le regole in corso di campionato sull’utilizzo del Var, agendo una settimana in un modo e la seguente in un altro? L’entità e intensità la devono decidere l’arbitro di campo. Se dall’AIA ci dicono questo, noi ci atteniamo a quello che ci dicono. Dobbiamo parlarci chiaramente: il Var non sa più cosa deve fare e come lo si deve utilizzare! Cosa direi a Gianluca Rocchi? Caro Gianluca, quando fai la trasmissione “Open Var”, devi andare tu a spiegare le cose perché tu sei responsabile di quello che succede. Inviterei, siccome il protocollo non è mai stato cambiato, ad avere una casistica di tutti gli episodi che devono essere valutati in base alla valutazione del Var. Quello che dite deve essere trattato allo stesso modo, ci vuole uniformità nei giudizi poiché l’uniformità verbale e quella sul campo si attengono a queste cose. Gianluca, io ti sono molto vicino poiché so quanto sia difficile fare l’arbitro e in questo momento fare il designatore. Il designatore, però, non è colui che deve accontentare tutti gli arbitri che devono arbitrare 18 o 19 partite per guadagnare lo stesso identico stipendio. Ci deve essere una scelta e una meritocrazia che adesso non c’è. Voi avete mai visto un’associazione o una società dove manca il Presidente poiché non c’è il Presidente. A questo punto bisogna dare atto di una cosa a Rocchi, all’interno dell’AIA c’è un vuoto di potere. Lui assume colpe che non sono sue poiché Rocchi è una persona onesta. In questo modo non sa più cosa dire, cosa sia la cosa più giusta o se sia un fatto occasionale. Io sono favorevole al Var a chiamata così come sono sempre stato favorevole all’adozione di un cronometrista ufficiale perché il direttore di gara non può avere il compito di tenere conto del tempo da recuperare poiché ha mille cose da fare sul campo. Quando hai un cronometro in mano e tutte le panchine si alzano, cosa fai? I guardalinee servono nel calcio di oggi per fare le foto ad inizio partita (ride; ndr). Adotterei la chiamata al Var poiché si può allargare l’uso del Var a tutte le componenti del gioco del calcio così che l’arbitro di campo ha meno ansia e aspettative poiché possono sbagliare anche gli allenatori a chiamarlo. Io designatore? Ormai sono vecchio, non posso più farlo (ride; ndr)".