Jeda, ex attaccante di Cagliari e Palermo tra le tante, è intervenuto a Radio Tutto Napoli. Ecco le sue dichiarazioni: "Se già ai tempi dell’Arezzo si capiva che tipo di allenatore sarebbe diventato Antonio Conte? La cosa che si capiva in quel momento era che faceva un tipo di calcio di alto livello, basato molto sul ritmo di gioco, che è una delle sue caratteristiche. Allenatori come lui basano molto sul lavoro fisico e sulla prestazione del giocatore, perché durante la partita devono mantenere un ritmo molto alto per tanto tempo. Questa è una delle impronte di Antonio Conte che si vedeva già all’inizio. È chiaro che non puoi mai sapere fin dove arriverà un allenatore, però già dopo le esperienze di Arezzo e Bari si capiva che aveva un’idea di calcio molto interessante, di un altro livello. Alisson Santos? La cosa che mi piace di più è che non è facile interpretare i brasiliani, perché all’inizio quando arrivano qui hanno spesso difficoltà. Lui invece, anche quando giocava meno, ha sempre dimostrato le sue caratteristiche. È un giocatore veloce, forte nell’uno contro uno. Ma la cosa che mi stupisce è che non ha paura, non teme il confronto: prende la palla e punta l’uomo. Questo è ciò che va stimolato. Do molto merito ad Antonio Conte perché lo lascia fare e lo incoraggia. Spesso invece si dice ai giocatori di passare sempre la palla, ma allora quando dribbli? Quando salti l’uomo? Il calcio offensivo si basa sulla superiorità numerica e questa la crei con il dribbling, non con il passaggio. Per me è un giocatore interessante, in una piazza importante come Napoli, e ha dimostrato una personalità di alto livello".
di Napoli Magazine
10/04/2026 - 11:40
Jeda, ex attaccante di Cagliari e Palermo tra le tante, è intervenuto a Radio Tutto Napoli. Ecco le sue dichiarazioni: "Se già ai tempi dell’Arezzo si capiva che tipo di allenatore sarebbe diventato Antonio Conte? La cosa che si capiva in quel momento era che faceva un tipo di calcio di alto livello, basato molto sul ritmo di gioco, che è una delle sue caratteristiche. Allenatori come lui basano molto sul lavoro fisico e sulla prestazione del giocatore, perché durante la partita devono mantenere un ritmo molto alto per tanto tempo. Questa è una delle impronte di Antonio Conte che si vedeva già all’inizio. È chiaro che non puoi mai sapere fin dove arriverà un allenatore, però già dopo le esperienze di Arezzo e Bari si capiva che aveva un’idea di calcio molto interessante, di un altro livello. Alisson Santos? La cosa che mi piace di più è che non è facile interpretare i brasiliani, perché all’inizio quando arrivano qui hanno spesso difficoltà. Lui invece, anche quando giocava meno, ha sempre dimostrato le sue caratteristiche. È un giocatore veloce, forte nell’uno contro uno. Ma la cosa che mi stupisce è che non ha paura, non teme il confronto: prende la palla e punta l’uomo. Questo è ciò che va stimolato. Do molto merito ad Antonio Conte perché lo lascia fare e lo incoraggia. Spesso invece si dice ai giocatori di passare sempre la palla, ma allora quando dribbli? Quando salti l’uomo? Il calcio offensivo si basa sulla superiorità numerica e questa la crei con il dribbling, non con il passaggio. Per me è un giocatore interessante, in una piazza importante come Napoli, e ha dimostrato una personalità di alto livello".