Il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto con il suo consueto "Punto Chiaro" ai microfoni di Radio CRC: "Io devo essere sincero: poiché ho maldigerito l'arrivo di Allegri alla guida del Napoli, mi sono trovato di fronte a un bivio: proseguire su una linea di critica o cambiare atteggiamento, sembrando anche incoerente o perfino opportunista. Il rischio della prima posizione è quello di passare per preconcetti, per persone che hanno dei pregiudizi, che non sono oneste intellettualmente e che parlano per antipatia, per preconcetto, per ideologia, perché la mia era una battaglia ideologica contro Allegri e il suo modo di fare calcio, che per me è un calcio passatista, lo dico chiaramente. Io, se devo scegliere un tipo di calcio, mi ritrovo molto nei concetti che espresse in varie conferenze stampa Luciano Spalletti a Napoli: dell'uomo, i concetti di calcio, difendere pressando, difendere salendo, linee corte e compatte, giocare alti, andare a rubare palla nel minor tempo possibile nell'ultimo terzo di campo, cercare di giocare la palla, come diceva Sarri, a un tocco il più velocemente possibile, creare lo spazio con movimenti sincronizzati, ma anche rapidi. Insomma, a me piace un calcio sì organizzato, ma veloce e soprattutto fatto di aggressività e non di attesa. Questi sono i miei concetti di calcio. Poi i sistemi di gioco variano in base anche ai calciatori che hai. Se c'ho il numero 10 non posso chiedere il 4-2-3, se c'ho gli esterni forti va benissimo il 4-2-3. Insomma, è tutto da valutarsi. Continuo a dire che Allegri è l'uomo sbagliato al posto sbagliato, però poi mi si apre un conflitto interiore infinito, perché non ce la faccio a tifare contro il Napoli. Se uno mi chiede: "Preferisci essere attaccato sui social, fare tu una brutta figura e il Napoli va bene perché tu hai previsto una cosa negativa, o preferisci che il Napoli non vada bene e tu dopo puoi dire: "L'avevo detto", e quindi gonfiare il petto e fare l'autoreferenziale?" Io non ho proprio dubbi. Io preferisco chiedere scusa, ma continuare a tifare Napoli. Io non ce la faccio a tifare contro il Napoli, proprio mi è impossibile e non mi interessa mantenere le mie posizioni. Io sono un essere umano, una persona fallibile. Le previsioni le fanno tutte le persone che mettono in conto di poterle sbagliare. Quando io ho fatto la previsione sul Kvara, ho fatto la fine di Eziolino Capuano. Eziolino fu un po' avventato più di me, perché lui non conosceva Mertens e si lanciò in un giudizio su Mertens che ha pagato caro, amaro. Lo hanno preso in giro per una vita su questa storia. "Non farà più di otto partite" il cannoniere di tutti i tempi del Napoli. Quella fu una previsione sbagliata per mancanza di conoscenza del calciatore. Nel caso mio è stato un accadimento sbagliato quello di Kvaratskhelia. Quando Kvaratskhelia è andato a Parigi, io ho pensato che facesse la fine di Higuain alla Juve, un calciatore che alla Juve ha dato tanto perché ha dato due scudetti e nessuno se lo ricorda. Il primo giocando in maniera meravigliosa: fu il miglior giocatore del campionato e il Napoli quell'anno arrivò terzo, non fu in lotta scudetto; la seconda fu la Roma. Il secondo scudetto, quello del furto dei 91 punti, io lo chiamo furto, ma dovremmo dire quello dei gravi errori arbitrali, quello che meritavamo noi, per capirci, senza se e senza ma. Higuain fu determinante perché i due gol che hanno terminato la stagione della Juve furono il suo al Maradona, quando la Juve, che poteva andare a sette punti, invece si agganciò al Napoli perché lui venne a Napoli, segnò il gol della vittoria e rimise in gioco il campionato. E l'altro a San Siro, il gol della vittoria nella famosa partita Inter-Juve del fallo di Pjanic, di Orsato. Il gol decisivo lo fa Higuain. Ma lui non passa nella storia juventina come un grande: è uno dei tanti, anzi sacrificato poi sull'altare di Cristiano Ronaldo, senza ma. È andato lì per vincere, ma è diventato un numero. A Napoli fai la storia, a Torino sei un numero quando vinci nove scudetti di fila e non sei Cristiano Ronaldo. Higuain era un fuoriclasse, ma fece una scelta sì vincente fino a un certo punto, perché è andato in un limbo che non lo ha esaltato. Avesse vinto a Napoli sarebbe un eroe per sempre. Sono quelle scelte che i calciatori non sanno fare. Pensavo che Kvaratskhelia facesse la stessa fine. Premesso che quando a Napoli si diceva che Neres era più forte di Kvaratskhelia, e c'ho delle chat in cui me lo scrivono e mi attaccano perché io dico: "Ragazzi, Neres sta togliendo il posto a Kvaratskhelia perché Kvaratskhelia non ci sta con la testa, se ne vuole andare. Si vede che non vuole giocare a Napoli, non è lui, ma non c'è partita. Kvaratskhelia vale 10 volte Neres". L'ho sempre detto. Ho anche detto che Kvaratskhelia sarebbe diventato uno dei più forti giocatori d'Europa, uno dei cinque giocatori più forti d'Europa. Su questo non avevo proprio dubbi. Giocatore straordinario, l'ho amato molto più di Osimhen, anche se ho amato pure Victor. Però era andato al Paris Saint-Germain. Dissi: "Vabbè, vai a vincere il solito scudetto perché il Paris Saint-Germain fa notizia quando non lo vince, lo vince tutti gli anni, e ti fai il solito ottavo di finale di Champions". Ma perché dissi questo? Perché quando scrissi questo, il PSG, che aveva fallito gli anni precedenti sempre l'assalto alla Champions, aveva sempre fallito, quindi aveva una storia negativa in Champions. Luis Enrique era stato messo anche in discussione. Si parla oggi di Luis Enrique. Ho la voglia e la necessità di contestualizzare, di avere contezza di quello che è accaduto in quel periodo. Il Paris Saint-Germain aveva perso in casa col Liverpool agli ottavi di finale di Champions 1-0 e doveva andare a giocare sul campo del Liverpool, ad Anfield Road, che è un campo impossibile. Raramente si esce vivi da Liverpool da un punto di vista calcistico, chiaramente con un Liverpool che, tra l'altro, in quel momento era in grandissimo spolvero, primo in classifica in campionato. L'anno scorso vinse il campionato, era il primo anno post Klopp. Quando scrissi questo era evidente a tutti, pronostici compresi, che il PSG conservava pochissime chance di passare il turno. Chi ha cambiato i piani della storia? Gigione. Io mi trovo preso in giro, perculato dai più perché ogni volta, ora che Kvaratskhelia vince, esce fuori la mia frase. Grazie a Gigione, perché Gigione Donnarumma, al ritorno, il Paris Saint-Germain vince 1-0 a Liverpool, vanno ai rigori e lui fa il fenomeno. L'anno scorso il PSG vince la Champions grazie a Gigi Donnarumma, che a fine anno ha avuto pure il benservito. Tra l'altro, da quel momento la storia del PSG è cambiata: si è trovato a vincere in finale contro l'Inter, che non ne aveva più, e l'ha devastata. E quest'anno ha rivinto ai rigori, pur giocando una brutta finale, sia il PSG che l'Arsenal, dove il risultato di 1-1 tutto sommato era equo. Una finale che non ha reso giustizia alla qualità delle due rose e delle due squadre e dei due allenatori, che sono entrambi bravissimi. Luis Enrique, secondo me, in questo momento è il più grande di tutti perché ha mostrato che, senza i fuoriclasse conclamati, ha creato una squadra vera, di grandissimo livello, che oggi domina in Europa e Kvaratskhelia è diventato il dominatore d'Europa. Ha vinto lo scudetto a Napoli perché ha giocato tutti i giorni del girone di ritorno. Tra l'altro lui a Parigi era stato pure contestato. Bene: in campionato titolare fisso e di gol in campionato. Esplora la sua purezza. In Champions è stato devastante, è stato eletto tra i migliori della Champions di quest'anno e ha vinto due Champions. È giusto che io venga preso in giro. Dice: "Ma tu ti stai arrabbiando?" No, perché quella, in quel momento, era di tutti, non mia. Io non me ne sono uscito dicendo: "Il Milan vince il campionato". Quella è una previsione sbagliata nei presupposti e devo accettarne le responsabilità. Quella di Kvaratskhelia era una previsione che in quel momento i bookmaker quotavano all'80%. Era una previsione assolutamente normale in quel momento. Non sono un concorrente, non ho voluto fare il fenomeno. La storia va e, quando la storia va per come va, la storia fa le sue maniere. Io ho sbagliato perché non potevo immaginare che il Paris Saint-Germain, con un piede e mezzo fuori dalla Champions agli ottavi contro una corazzata come il Liverpool, arrivasse. Tra l'altro aveva fatto un pessimo girone, si era qualificato per il rotto della cuffia. Luis Enrique era stato messo in discussione, lo ribadisco. La storia cambia con Gigione Donnarumma che fa il fenomeno in Inghilterra, così come lo fece agli Europei con l'Italia a Londra, e porta il Paris Saint-Germain a vincere la Champions. Si parlava perfino di un Pallone d'Oro per Donnarumma l'anno scorso, pensate un po'. E la storia è andata così. Quindi oggi sentirmi dire: "Ma tu su questa cosa ti arrabbi?" No, non mi posso arrabbiare, è giusto che venga preso in giro. Ci sta, ci sta. Non è corretto perché chi lo fa lo fa con cattiveria, lo fa per fare i click, lo fa perché deve mettersi in mostra, perché non vivendo di luce propria, perché essendo persone piccole, senza contenuti, per avere un po' di luce devono rifarsi sulla luce degli altri. Io li ringrazio perché vuol dire che io, agli occhi loro, ho visibilità e quindi porto soldi, click, ma non è un problema per me. Non è mai un problema. Accetto tutto. Gli insulti se li vede l'avvocato, quello non è un problema. Anzi, porta soldi, va bene così. Ci sta di sbagliare le previsioni. Assolutamente. Questo discorso su Kvaratskhelia entra in un contesto diverso, quello di Allegri. Io devo essere preconcetto? Devo continuare la mia battaglia contro l'anticalcio di Allegri? Facendo così, però, dovrei avere quella perfidia interiore di dire: "Spero che faccia male a Napoli", e io non ce la faccio. Per cui mi dovete perdonare, ma io da un paio di giorni a questa parte sto disperatamente cercando tutti i motivi per cui mi debba far digerire Allegri. Il preparatore dei portieri, per esempio, il numero uno in Italia. Mi fa piacere perché lui sì che può rivalutare Meret, che per me è uno dei migliori portieri in circolazione. Lo sacrificherei solo per Carnesecchi, che in questo momento mi appare il miglior portiere italiano in assoluto. Non parlo di Donnarumma: è un altro pianeta, è un altro mondo, un'altra storia. Per esempio il preparatore dei portieri; per esempio il fatto che lui qui non c'ha Ibra che lo pugnala alle spalle, non c'ha Furlani, c'ha invece Manna che ci lavora di concerto; c'è un ufficio stampa che lo aiuterà moltissimo.So che Baldari ha un ottimo rapporto con Allegri e che lo stima moltissimo umanamente. So che il gruppo lo accetterà volentieri perché sarà meno stressante di Conte. Ci sono i presupposti che lui, con la sua esperienza, porti questo Napoli a vincere e allora perché non accettarlo e valutarlo sul campo? Non gli risparmieremo niente, come non l'abbiamo fatto manco a Conte che abbiamo voluto. Io l'ho voluto Conte e lo ribadisco, avrei voluto pure che facesse il terzo anno. Ci sono rimasto male che invece abbia scelto di andarsene. Posso comprendere la scelta di Allegri? Non mi è piaciuta, ma la devo accettare perché ho un patto con voi e il patto con voi non scritto è che noi amiamo il Napoli da due posizioni diverse e che, se dobbiamo muovere critiche, lo facciamo in maniera costruttiva sempre perché alla fine l'unico vero desiderio è di farvi una cavalcata che dura un anno tra alti, bassi, mugugni, entusiasmi, passione, momenti difficili, momenti belli, ma che ci accomuna in un solo modo: che siamo tutti appassionati della stessa maglia. Quindi da parte mia il gioco contro non mi appartiene. Non amo Allegri. È un problema mio. È lui l'allenatore del Napoli. Viva Allegri".
di Napoli Magazine
02/06/2026 - 18:03
Il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto con il suo consueto "Punto Chiaro" ai microfoni di Radio CRC: "Io devo essere sincero: poiché ho maldigerito l'arrivo di Allegri alla guida del Napoli, mi sono trovato di fronte a un bivio: proseguire su una linea di critica o cambiare atteggiamento, sembrando anche incoerente o perfino opportunista. Il rischio della prima posizione è quello di passare per preconcetti, per persone che hanno dei pregiudizi, che non sono oneste intellettualmente e che parlano per antipatia, per preconcetto, per ideologia, perché la mia era una battaglia ideologica contro Allegri e il suo modo di fare calcio, che per me è un calcio passatista, lo dico chiaramente. Io, se devo scegliere un tipo di calcio, mi ritrovo molto nei concetti che espresse in varie conferenze stampa Luciano Spalletti a Napoli: dell'uomo, i concetti di calcio, difendere pressando, difendere salendo, linee corte e compatte, giocare alti, andare a rubare palla nel minor tempo possibile nell'ultimo terzo di campo, cercare di giocare la palla, come diceva Sarri, a un tocco il più velocemente possibile, creare lo spazio con movimenti sincronizzati, ma anche rapidi. Insomma, a me piace un calcio sì organizzato, ma veloce e soprattutto fatto di aggressività e non di attesa. Questi sono i miei concetti di calcio. Poi i sistemi di gioco variano in base anche ai calciatori che hai. Se c'ho il numero 10 non posso chiedere il 4-2-3, se c'ho gli esterni forti va benissimo il 4-2-3. Insomma, è tutto da valutarsi. Continuo a dire che Allegri è l'uomo sbagliato al posto sbagliato, però poi mi si apre un conflitto interiore infinito, perché non ce la faccio a tifare contro il Napoli. Se uno mi chiede: "Preferisci essere attaccato sui social, fare tu una brutta figura e il Napoli va bene perché tu hai previsto una cosa negativa, o preferisci che il Napoli non vada bene e tu dopo puoi dire: "L'avevo detto", e quindi gonfiare il petto e fare l'autoreferenziale?" Io non ho proprio dubbi. Io preferisco chiedere scusa, ma continuare a tifare Napoli. Io non ce la faccio a tifare contro il Napoli, proprio mi è impossibile e non mi interessa mantenere le mie posizioni. Io sono un essere umano, una persona fallibile. Le previsioni le fanno tutte le persone che mettono in conto di poterle sbagliare. Quando io ho fatto la previsione sul Kvara, ho fatto la fine di Eziolino Capuano. Eziolino fu un po' avventato più di me, perché lui non conosceva Mertens e si lanciò in un giudizio su Mertens che ha pagato caro, amaro. Lo hanno preso in giro per una vita su questa storia. "Non farà più di otto partite" il cannoniere di tutti i tempi del Napoli. Quella fu una previsione sbagliata per mancanza di conoscenza del calciatore. Nel caso mio è stato un accadimento sbagliato quello di Kvaratskhelia. Quando Kvaratskhelia è andato a Parigi, io ho pensato che facesse la fine di Higuain alla Juve, un calciatore che alla Juve ha dato tanto perché ha dato due scudetti e nessuno se lo ricorda. Il primo giocando in maniera meravigliosa: fu il miglior giocatore del campionato e il Napoli quell'anno arrivò terzo, non fu in lotta scudetto; la seconda fu la Roma. Il secondo scudetto, quello del furto dei 91 punti, io lo chiamo furto, ma dovremmo dire quello dei gravi errori arbitrali, quello che meritavamo noi, per capirci, senza se e senza ma. Higuain fu determinante perché i due gol che hanno terminato la stagione della Juve furono il suo al Maradona, quando la Juve, che poteva andare a sette punti, invece si agganciò al Napoli perché lui venne a Napoli, segnò il gol della vittoria e rimise in gioco il campionato. E l'altro a San Siro, il gol della vittoria nella famosa partita Inter-Juve del fallo di Pjanic, di Orsato. Il gol decisivo lo fa Higuain. Ma lui non passa nella storia juventina come un grande: è uno dei tanti, anzi sacrificato poi sull'altare di Cristiano Ronaldo, senza ma. È andato lì per vincere, ma è diventato un numero. A Napoli fai la storia, a Torino sei un numero quando vinci nove scudetti di fila e non sei Cristiano Ronaldo. Higuain era un fuoriclasse, ma fece una scelta sì vincente fino a un certo punto, perché è andato in un limbo che non lo ha esaltato. Avesse vinto a Napoli sarebbe un eroe per sempre. Sono quelle scelte che i calciatori non sanno fare. Pensavo che Kvaratskhelia facesse la stessa fine. Premesso che quando a Napoli si diceva che Neres era più forte di Kvaratskhelia, e c'ho delle chat in cui me lo scrivono e mi attaccano perché io dico: "Ragazzi, Neres sta togliendo il posto a Kvaratskhelia perché Kvaratskhelia non ci sta con la testa, se ne vuole andare. Si vede che non vuole giocare a Napoli, non è lui, ma non c'è partita. Kvaratskhelia vale 10 volte Neres". L'ho sempre detto. Ho anche detto che Kvaratskhelia sarebbe diventato uno dei più forti giocatori d'Europa, uno dei cinque giocatori più forti d'Europa. Su questo non avevo proprio dubbi. Giocatore straordinario, l'ho amato molto più di Osimhen, anche se ho amato pure Victor. Però era andato al Paris Saint-Germain. Dissi: "Vabbè, vai a vincere il solito scudetto perché il Paris Saint-Germain fa notizia quando non lo vince, lo vince tutti gli anni, e ti fai il solito ottavo di finale di Champions". Ma perché dissi questo? Perché quando scrissi questo, il PSG, che aveva fallito gli anni precedenti sempre l'assalto alla Champions, aveva sempre fallito, quindi aveva una storia negativa in Champions. Luis Enrique era stato messo anche in discussione. Si parla oggi di Luis Enrique. Ho la voglia e la necessità di contestualizzare, di avere contezza di quello che è accaduto in quel periodo. Il Paris Saint-Germain aveva perso in casa col Liverpool agli ottavi di finale di Champions 1-0 e doveva andare a giocare sul campo del Liverpool, ad Anfield Road, che è un campo impossibile. Raramente si esce vivi da Liverpool da un punto di vista calcistico, chiaramente con un Liverpool che, tra l'altro, in quel momento era in grandissimo spolvero, primo in classifica in campionato. L'anno scorso vinse il campionato, era il primo anno post Klopp. Quando scrissi questo era evidente a tutti, pronostici compresi, che il PSG conservava pochissime chance di passare il turno. Chi ha cambiato i piani della storia? Gigione. Io mi trovo preso in giro, perculato dai più perché ogni volta, ora che Kvaratskhelia vince, esce fuori la mia frase. Grazie a Gigione, perché Gigione Donnarumma, al ritorno, il Paris Saint-Germain vince 1-0 a Liverpool, vanno ai rigori e lui fa il fenomeno. L'anno scorso il PSG vince la Champions grazie a Gigi Donnarumma, che a fine anno ha avuto pure il benservito. Tra l'altro, da quel momento la storia del PSG è cambiata: si è trovato a vincere in finale contro l'Inter, che non ne aveva più, e l'ha devastata. E quest'anno ha rivinto ai rigori, pur giocando una brutta finale, sia il PSG che l'Arsenal, dove il risultato di 1-1 tutto sommato era equo. Una finale che non ha reso giustizia alla qualità delle due rose e delle due squadre e dei due allenatori, che sono entrambi bravissimi. Luis Enrique, secondo me, in questo momento è il più grande di tutti perché ha mostrato che, senza i fuoriclasse conclamati, ha creato una squadra vera, di grandissimo livello, che oggi domina in Europa e Kvaratskhelia è diventato il dominatore d'Europa. Ha vinto lo scudetto a Napoli perché ha giocato tutti i giorni del girone di ritorno. Tra l'altro lui a Parigi era stato pure contestato. Bene: in campionato titolare fisso e di gol in campionato. Esplora la sua purezza. In Champions è stato devastante, è stato eletto tra i migliori della Champions di quest'anno e ha vinto due Champions. È giusto che io venga preso in giro. Dice: "Ma tu ti stai arrabbiando?" No, perché quella, in quel momento, era di tutti, non mia. Io non me ne sono uscito dicendo: "Il Milan vince il campionato". Quella è una previsione sbagliata nei presupposti e devo accettarne le responsabilità. Quella di Kvaratskhelia era una previsione che in quel momento i bookmaker quotavano all'80%. Era una previsione assolutamente normale in quel momento. Non sono un concorrente, non ho voluto fare il fenomeno. La storia va e, quando la storia va per come va, la storia fa le sue maniere. Io ho sbagliato perché non potevo immaginare che il Paris Saint-Germain, con un piede e mezzo fuori dalla Champions agli ottavi contro una corazzata come il Liverpool, arrivasse. Tra l'altro aveva fatto un pessimo girone, si era qualificato per il rotto della cuffia. Luis Enrique era stato messo in discussione, lo ribadisco. La storia cambia con Gigione Donnarumma che fa il fenomeno in Inghilterra, così come lo fece agli Europei con l'Italia a Londra, e porta il Paris Saint-Germain a vincere la Champions. Si parlava perfino di un Pallone d'Oro per Donnarumma l'anno scorso, pensate un po'. E la storia è andata così. Quindi oggi sentirmi dire: "Ma tu su questa cosa ti arrabbi?" No, non mi posso arrabbiare, è giusto che venga preso in giro. Ci sta, ci sta. Non è corretto perché chi lo fa lo fa con cattiveria, lo fa per fare i click, lo fa perché deve mettersi in mostra, perché non vivendo di luce propria, perché essendo persone piccole, senza contenuti, per avere un po' di luce devono rifarsi sulla luce degli altri. Io li ringrazio perché vuol dire che io, agli occhi loro, ho visibilità e quindi porto soldi, click, ma non è un problema per me. Non è mai un problema. Accetto tutto. Gli insulti se li vede l'avvocato, quello non è un problema. Anzi, porta soldi, va bene così. Ci sta di sbagliare le previsioni. Assolutamente. Questo discorso su Kvaratskhelia entra in un contesto diverso, quello di Allegri. Io devo essere preconcetto? Devo continuare la mia battaglia contro l'anticalcio di Allegri? Facendo così, però, dovrei avere quella perfidia interiore di dire: "Spero che faccia male a Napoli", e io non ce la faccio. Per cui mi dovete perdonare, ma io da un paio di giorni a questa parte sto disperatamente cercando tutti i motivi per cui mi debba far digerire Allegri. Il preparatore dei portieri, per esempio, il numero uno in Italia. Mi fa piacere perché lui sì che può rivalutare Meret, che per me è uno dei migliori portieri in circolazione. Lo sacrificherei solo per Carnesecchi, che in questo momento mi appare il miglior portiere italiano in assoluto. Non parlo di Donnarumma: è un altro pianeta, è un altro mondo, un'altra storia. Per esempio il preparatore dei portieri; per esempio il fatto che lui qui non c'ha Ibra che lo pugnala alle spalle, non c'ha Furlani, c'ha invece Manna che ci lavora di concerto; c'è un ufficio stampa che lo aiuterà moltissimo.So che Baldari ha un ottimo rapporto con Allegri e che lo stima moltissimo umanamente. So che il gruppo lo accetterà volentieri perché sarà meno stressante di Conte. Ci sono i presupposti che lui, con la sua esperienza, porti questo Napoli a vincere e allora perché non accettarlo e valutarlo sul campo? Non gli risparmieremo niente, come non l'abbiamo fatto manco a Conte che abbiamo voluto. Io l'ho voluto Conte e lo ribadisco, avrei voluto pure che facesse il terzo anno. Ci sono rimasto male che invece abbia scelto di andarsene. Posso comprendere la scelta di Allegri? Non mi è piaciuta, ma la devo accettare perché ho un patto con voi e il patto con voi non scritto è che noi amiamo il Napoli da due posizioni diverse e che, se dobbiamo muovere critiche, lo facciamo in maniera costruttiva sempre perché alla fine l'unico vero desiderio è di farvi una cavalcata che dura un anno tra alti, bassi, mugugni, entusiasmi, passione, momenti difficili, momenti belli, ma che ci accomuna in un solo modo: che siamo tutti appassionati della stessa maglia. Quindi da parte mia il gioco contro non mi appartiene. Non amo Allegri. È un problema mio. È lui l'allenatore del Napoli. Viva Allegri".