Gianluca Mancini, difensore della Roma, si è raccontato in una intervista concessa a Eurosport: “Il numero 23 l’ho scelto per Materazzi. Nel 2006 avevo dieci anni, l’Italia vinse il Mondiale e Materazzi segnò il gol dell’1-1 in finale e poi il rigore. Fece un Mondiale bellissimo. Mi piaceva per il modo di giocare e per la personalità che aveva dentro e fuori dal campo. Ho avuto anche il piacere di conoscerlo. Più che darmi un pallone, me lo prendevo da solo. Da quello che mi raccontano mio padre e mia madre, se non c’era un pallone giocavo con un tappo di bottiglia, un secchio, uno straccio. Qualsiasi cosa potessi calciare o tirare contro un muro diventava un pallone. Non ho mai ricevuto troppe pressioni dalla mia famiglia. Ho iniziato nella squadra del paese, insieme agli amici. A nove anni si interessò la Fiorentina e, parlando con mio padre, iniziai quel percorso. Sono rimasto nel settore giovanile della Fiorentina dai nove ai diciannove anni. Lì sono cresciuto come calciatore e come uomo, perché quando inizi così presto cresci anche molto più velocemente”.
di Napoli Magazine
23/09/2026 - 21:07
Gianluca Mancini, difensore della Roma, si è raccontato in una intervista concessa a Eurosport: “Il numero 23 l’ho scelto per Materazzi. Nel 2006 avevo dieci anni, l’Italia vinse il Mondiale e Materazzi segnò il gol dell’1-1 in finale e poi il rigore. Fece un Mondiale bellissimo. Mi piaceva per il modo di giocare e per la personalità che aveva dentro e fuori dal campo. Ho avuto anche il piacere di conoscerlo. Più che darmi un pallone, me lo prendevo da solo. Da quello che mi raccontano mio padre e mia madre, se non c’era un pallone giocavo con un tappo di bottiglia, un secchio, uno straccio. Qualsiasi cosa potessi calciare o tirare contro un muro diventava un pallone. Non ho mai ricevuto troppe pressioni dalla mia famiglia. Ho iniziato nella squadra del paese, insieme agli amici. A nove anni si interessò la Fiorentina e, parlando con mio padre, iniziai quel percorso. Sono rimasto nel settore giovanile della Fiorentina dai nove ai diciannove anni. Lì sono cresciuto come calciatore e come uomo, perché quando inizi così presto cresci anche molto più velocemente”.