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L’INIZIATIVA - "La città delle fragilità creative": Pozzuoli presenta la candidatura a Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028
08.07.2026 10:57 di Napoli Magazine
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C’è una città che da oltre duemila anni vive sopra una terra in costante movimento. Una città che convive quotidianamente con il bradisismo, fenomeno geologico unico al mondo che modifica lentamente il paesaggio, ridisegna gli spazi, costringe le comunità ad abitare l’incertezza. È da questa condizione, insieme eccezionale e profondamente contemporanea, che nasce la candidatura di Pozzuoli a Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028.

Pozzuoli sceglie di partire dalla propria esperienza per proporre una riflessione che supera i confini della città e si misura con una delle questioni centrali del nostro presente: come trasformare una condizione di vulnerabilità in una risorsa culturale, civile e progettuale.

La candidatura avanzata dal Comune di Pozzuoli, fortemente sostenuta dal sindaco Luigi Manzoni, è stata ideata da Paolo Lubrano, direttore generale del progetto sviluppato insieme a Francesco Cascino (direttore artistico e curatoriale), al regista Luigi Pingitore (responsabile della narrazione) e al comitato tecnico-scientifico presieduto da Pierpaolo Forte.

Dichiara il sindaco Luigi Manzoni: «L’esperienza di Panorama Pozzuoli, la mostra diffusa promossa nel 2025 da Italics, ha rappresentato un momento decisivo di questo percorso, mostrando come l’arte contemporanea possa instaurare un dialogo profondo con uno dei paesaggi storici, archeologici e geologici più complessi del Mediterraneo, attivando nuove relazioni tra opere, luoghi e comunità. La candidatura raccoglie quella esperienza, ne amplia l’orizzonte e la trasforma in un progetto permanente di ricerca, produzione artistica e partecipazione pubblica». 

Afferma Paolo Lubrano, direttore generale del progetto: «L'arte contemporanea diventa così un'infrastruttura culturale, capace di mettere in relazione patrimonio, ricerca scientifica, università, imprese, istituzioni e cittadini, generando processi destinati a proseguire ben oltre il percorso della candidatura.

È questa l'ambizione che attraversa La città delle fragilità creative: fare di Pozzuoli un laboratorio internazionale nel quale arte, cultura e art thinking diventano strumenti per comprendere il presente e immaginare il futuro, assumendo la fragilità non come limite ma come condizione generativa, capace di produrre conoscenza e nuove forme di convivenza».

Dal Rione Terra all’Anfiteatro Flavio, dal Macellum alla costa di Baia, dai quartieri nati dopo le crisi bradisismiche agli spazi della vita quotidiana, Pozzuoli si trasforma in un laboratorio diffuso dove archeologia, paesaggio vulcanico, ricerca contemporanea e vita civile concorrono alla costruzione di un nuovo racconto della città. Il progetto assume infatti il territorio come interlocutore attivo della ricerca. 

Particolare attenzione avranno i quartieri della ricostruzione, nati dopo le crisi bradisismiche degli anni Ottanta, dove l’arte contemporanea sarà chiamata a costruire relazioni durature con gli abitanti attraverso processi di ascolto, co-progettazione e partecipazione. La candidatura interpreta infatti la produzione artistica come occasione per rafforzare il senso di appartenenza, favorire nuove forme di cittadinanza culturale e contribuire alla costruzione di spazi condivisi di incontro e di conoscenza.

Le opere generate da questo percorso entreranno progressivamente a far parte del patrimonio pubblico della città, contribuendo a definire una nuova geografia culturale di Pozzuoli e lasciando un’eredità stabile di luoghi, relazioni e conoscenze destinata a proseguire ben oltre il 2028.

A dare forma a questa visione contribuiranno ventiquattro artisti provenienti da Europa, America, Africa e Sud America, appartenenti a generazioni, linguaggi e percorsi differenti, chiamati a confrontarsi con uno dei territori più complessi e simbolici del Mediterraneo.

Dice il direttore artistico Francesco Cascino: «Il progetto curatoriale riunisce personalità che hanno saputo sviluppare, nel corso della propria ricerca, un’attenzione particolare ai temi del paesaggio, della storia, della dimensione pubblica dell’arte e delle trasformazioni sociali. Gli interventi saranno concepiti in stretto dialogo con il territorio e prenderanno forma attraverso un processo di confronto con le istituzioni, le comunità e i luoghi che li accoglieranno».

Tra gli artisti coinvolti figurano Maria Thereza Alves, Robert Barry, Liam Gillick, Thomas Hirschhorn, Ann Veronica Janssens, Albert Oehlen, Francis Offman, Giulio Paolini, Alessandro Piangiamore, Giulia Piscitelli, Ugo Rondinone, Anri Sala, Andrés Serrano, David Tremlett e numerosi altri protagonisti della scena artistica internazionale.

A sostenere questa visione concorre una rete articolata di università, enti di ricerca, istituzioni culturali, fondazioni, imprese e organizzazioni del territorio. La collaborazione con il Dipartimento di Architettura e il Dipartimento di Economia, Management e Istituzioni dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con l’Università L’Orientale, con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei e con numerose altre realtà nazionali e internazionali testimonia la natura profondamente interdisciplinare della candidatura, costruita sull'incontro tra saperi scientifici, ricerca umanistica, produzione culturale e innovazione.

Da questa stessa prospettiva prende forma anche il Patto delle Città Fragili, nato da un’idea di Paolo Lubrano: una rete internazionale pensata per mettere in relazione territori accomunati da differenti forme di vulnerabilità — geologica, ambientale, climatica, sociale o culturale — attraverso programmi condivisi di ricerca, produzione artistica, formazione e cooperazione.

Pozzuoli propone così un modello aperto, capace di superare la dimensione locale per inserirsi in una più ampia riflessione internazionale sul ruolo che la cultura può assumere nell'accompagnare i territori attraversati dal cambiamento.

Aggiunge il regista Luigi Pingitore: «Ogni narrazione nasce da un’identità autobiografica, ecco perché il dossier di Pozzuoli non poteva che muovere dal bradisismo, rispecchiarsi dentro questa ferita geologica che è anche matrice di ogni sua possibile energia.  E se è vero che non esiste progetto culturale che non si sporchi le mani con fragilità e paura, è anche vero che l’arte resta il linguaggio per eccellenza della metamorfosi, l’unico capace di trasformare una faglia in una possibilità. Il dossier consegnato al Ministero della Cultura nasce dalla convinzione che la rigenerazione di un territorio comincia dal riconoscere ciò che lo rende fragile, non dal nasconderlo».

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L’INIZIATIVA - "La città delle fragilità creative": Pozzuoli presenta la candidatura a Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028

di Napoli Magazine

08/07/2026 - 10:57

C’è una città che da oltre duemila anni vive sopra una terra in costante movimento. Una città che convive quotidianamente con il bradisismo, fenomeno geologico unico al mondo che modifica lentamente il paesaggio, ridisegna gli spazi, costringe le comunità ad abitare l’incertezza. È da questa condizione, insieme eccezionale e profondamente contemporanea, che nasce la candidatura di Pozzuoli a Capitale italiana dell’Arte Contemporanea 2028.

Pozzuoli sceglie di partire dalla propria esperienza per proporre una riflessione che supera i confini della città e si misura con una delle questioni centrali del nostro presente: come trasformare una condizione di vulnerabilità in una risorsa culturale, civile e progettuale.

La candidatura avanzata dal Comune di Pozzuoli, fortemente sostenuta dal sindaco Luigi Manzoni, è stata ideata da Paolo Lubrano, direttore generale del progetto sviluppato insieme a Francesco Cascino (direttore artistico e curatoriale), al regista Luigi Pingitore (responsabile della narrazione) e al comitato tecnico-scientifico presieduto da Pierpaolo Forte.

Dichiara il sindaco Luigi Manzoni: «L’esperienza di Panorama Pozzuoli, la mostra diffusa promossa nel 2025 da Italics, ha rappresentato un momento decisivo di questo percorso, mostrando come l’arte contemporanea possa instaurare un dialogo profondo con uno dei paesaggi storici, archeologici e geologici più complessi del Mediterraneo, attivando nuove relazioni tra opere, luoghi e comunità. La candidatura raccoglie quella esperienza, ne amplia l’orizzonte e la trasforma in un progetto permanente di ricerca, produzione artistica e partecipazione pubblica». 

Afferma Paolo Lubrano, direttore generale del progetto: «L'arte contemporanea diventa così un'infrastruttura culturale, capace di mettere in relazione patrimonio, ricerca scientifica, università, imprese, istituzioni e cittadini, generando processi destinati a proseguire ben oltre il percorso della candidatura.

È questa l'ambizione che attraversa La città delle fragilità creative: fare di Pozzuoli un laboratorio internazionale nel quale arte, cultura e art thinking diventano strumenti per comprendere il presente e immaginare il futuro, assumendo la fragilità non come limite ma come condizione generativa, capace di produrre conoscenza e nuove forme di convivenza».

Dal Rione Terra all’Anfiteatro Flavio, dal Macellum alla costa di Baia, dai quartieri nati dopo le crisi bradisismiche agli spazi della vita quotidiana, Pozzuoli si trasforma in un laboratorio diffuso dove archeologia, paesaggio vulcanico, ricerca contemporanea e vita civile concorrono alla costruzione di un nuovo racconto della città. Il progetto assume infatti il territorio come interlocutore attivo della ricerca. 

Particolare attenzione avranno i quartieri della ricostruzione, nati dopo le crisi bradisismiche degli anni Ottanta, dove l’arte contemporanea sarà chiamata a costruire relazioni durature con gli abitanti attraverso processi di ascolto, co-progettazione e partecipazione. La candidatura interpreta infatti la produzione artistica come occasione per rafforzare il senso di appartenenza, favorire nuove forme di cittadinanza culturale e contribuire alla costruzione di spazi condivisi di incontro e di conoscenza.

Le opere generate da questo percorso entreranno progressivamente a far parte del patrimonio pubblico della città, contribuendo a definire una nuova geografia culturale di Pozzuoli e lasciando un’eredità stabile di luoghi, relazioni e conoscenze destinata a proseguire ben oltre il 2028.

A dare forma a questa visione contribuiranno ventiquattro artisti provenienti da Europa, America, Africa e Sud America, appartenenti a generazioni, linguaggi e percorsi differenti, chiamati a confrontarsi con uno dei territori più complessi e simbolici del Mediterraneo.

Dice il direttore artistico Francesco Cascino: «Il progetto curatoriale riunisce personalità che hanno saputo sviluppare, nel corso della propria ricerca, un’attenzione particolare ai temi del paesaggio, della storia, della dimensione pubblica dell’arte e delle trasformazioni sociali. Gli interventi saranno concepiti in stretto dialogo con il territorio e prenderanno forma attraverso un processo di confronto con le istituzioni, le comunità e i luoghi che li accoglieranno».

Tra gli artisti coinvolti figurano Maria Thereza Alves, Robert Barry, Liam Gillick, Thomas Hirschhorn, Ann Veronica Janssens, Albert Oehlen, Francis Offman, Giulio Paolini, Alessandro Piangiamore, Giulia Piscitelli, Ugo Rondinone, Anri Sala, Andrés Serrano, David Tremlett e numerosi altri protagonisti della scena artistica internazionale.

A sostenere questa visione concorre una rete articolata di università, enti di ricerca, istituzioni culturali, fondazioni, imprese e organizzazioni del territorio. La collaborazione con il Dipartimento di Architettura e il Dipartimento di Economia, Management e Istituzioni dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, con l’Università L’Orientale, con l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con il Consiglio Nazionale delle Ricerche, con il Parco Archeologico dei Campi Flegrei e con numerose altre realtà nazionali e internazionali testimonia la natura profondamente interdisciplinare della candidatura, costruita sull'incontro tra saperi scientifici, ricerca umanistica, produzione culturale e innovazione.

Da questa stessa prospettiva prende forma anche il Patto delle Città Fragili, nato da un’idea di Paolo Lubrano: una rete internazionale pensata per mettere in relazione territori accomunati da differenti forme di vulnerabilità — geologica, ambientale, climatica, sociale o culturale — attraverso programmi condivisi di ricerca, produzione artistica, formazione e cooperazione.

Pozzuoli propone così un modello aperto, capace di superare la dimensione locale per inserirsi in una più ampia riflessione internazionale sul ruolo che la cultura può assumere nell'accompagnare i territori attraversati dal cambiamento.

Aggiunge il regista Luigi Pingitore: «Ogni narrazione nasce da un’identità autobiografica, ecco perché il dossier di Pozzuoli non poteva che muovere dal bradisismo, rispecchiarsi dentro questa ferita geologica che è anche matrice di ogni sua possibile energia.  E se è vero che non esiste progetto culturale che non si sporchi le mani con fragilità e paura, è anche vero che l’arte resta il linguaggio per eccellenza della metamorfosi, l’unico capace di trasformare una faglia in una possibilità. Il dossier consegnato al Ministero della Cultura nasce dalla convinzione che la rigenerazione di un territorio comincia dal riconoscere ciò che lo rende fragile, non dal nasconderlo».