Teatro Massimo di Benevento
info 082442711
Giovedì 11 febbraio, ore 20.45
Teatro Comunale di Lacedonia
info 3346632836 - 3337448095
Venerdì 12 febbraio, ore 20.45
Teatro Gloria di Pomigliano D’Arco
Info 0818843409
Domenica 14 febbraio, ore 18.30
Consorzio Campano Teatro e Musica
diretto da Nunzio Areni
presenta
Sogno di una notte incantata
di Peppe Barra e Fabrizio Bancale
liberamente tratto da Lu cunto de li cunti di Giambattista Basile
con Peppe Barra
e Teresa Del Vecchio
complesso strumentale
Paolo Del Vecchio - chitarra, mandolino
Luca Urciuolo - pianoforte, fisarmonica
Ivan Lacagnina - tammorre, percussioni
Alessandro De Carolis - flauti
scenografia Luigi Ferrigno, musiche Patrizio Trampetti, costumi Annalisa Giacci
video scenografie Alessandro Papa e Mariano Soria, illustrazioni Irene Servillo
regia Fabrizio Bancale
Un viaggio poetico e visionario a spasso nel cuore di Napoli attraverso i secoli, tra le fiabe di Giambattista Basile e il Pulcinella di Libero Bovio. Peppe Barra si imbatte in alcune tra le pagine più celebri della letteratura classica napoletana per innervarle con la sua dirompente ironia e la sua inconfondibile arte affabulatoria.
Tra canzoni, villanelle e musica colta, all’insegna della napoletanità di ieri…e di oggi. Fa caldo in questa notte d’estate. Fa caldo come sa fare caldo solo in una città del sud del mondo, come Napoli. Peppe Barra sta dormendo, o almeno ci prova. E sogna. Sogna di aggirarsi in costumi seicenteschi all’interno di un mondo fiabesco e fantastico, tra luci accecanti e ombre nere, tra Principi e Orchi, tra fate, crudeli matrigne e animali parlanti.
E’ l’universo barocco de “Lo cunto de li cunti”, noto anche come “Pentamerone”, la raccolta di fiabe di Giambattista Basile, considerata il monumento della cultura e della fantasia di un intero popolo: quello napoletano, naturalmente.
Un’opera che ebbe larga diffusione nella civiltà europea dell’epoca tanto da costituire, nelle varie elaborazioni successive, un patrimonio comune a tutte le culture mondiali (da Charles Perrault, ai fratelli Grimm, fino ad arrivare a Walt Disney, giusto per citarne alcuni).
E nell’universo fiabesco di Basile si canta, si balla, si ride…si sogna. Poi un rumore improvviso nella notte, o forse solo il caldo che non dà più tregua e Peppe Barra si sveglia di soprassalto. Prova a riaddormentarsi per riacciuffare nuovamente quei buffi e poetici personaggi raccontati da Basile, ma i sogni, si sa, sono spesso capricciosi e sfuggenti.
Così Barra si ritrova a indossare il costume di Pulcinella, come raccontato da Libero Bovio. Pulcinella, il simbolo universale della napoletanità di cui incarna l’esuberanza, il virtuosismo mimico e canoro, lo spirito ironico, canagliesco e generoso, la filosofia pratica e disincantata, è morto ed ha ottenuto da san Pietro una breve licenza per poter salutare la moglie Colombina.
Ma la Napoli che Pulcinella ritrova non è la stessa che aveva lasciato pochi anni prima: tutto è cambiato, non ne riconosce le strade, i passanti. Tutti corrono, si affannano e nemmeno lo riconosco. Forse, la Napoli di oggi non ha più bisogno di Pulcinella. Non ha più bisogno di favole e poesia.
Il viaggio poetico e visionario, un vero e proprio Sogno di una notte incantata, inizia con la fiaba de I sette palombelli, che la regia ha deciso di utilizzare come fil rouge dell’intera narrazione.
Pian piano, intorno alla vicenda di Gianna che va alla ricerca dei suoi sette fratelli dai riccioli d’oro, Peppe Barra svela alcune delle più belle favole satiriche della tradizione partenopea: conosciamo l’ingenuo Vardiello, la papera d’oro, l’orco disperatamente innamorato del giovane Carcaverchia e tanti altri personaggi ironici e fatati.
Teresa Del Vecchio veste i panni della piccola e biondissima Gianna, e il simpaticissimo pasticcione Vardiello, regalando momenti di pura allegria.
Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere
Info 0823799612
Giovedì 11 febbraio, ore 21.00
Teatro Umberto di Nola
info 0818231622
Venerdì 12 febbraio, ore 20.45
Teatro Carlo Gesualdo di Avellino
info 0825771620
Sabato 13, ore 21.00, e domenica 14 febbraio, ore 18.30
I due della città del sole srl
Presenta
Luigi De Filippo
in
Miseria e nobiltà
commedia in due parti di Eduardo Scarpetta
rielaborazione e regia di Luigi de Filippo
con (in o. a.)
Pupella, Fabiana Russo
Concetta, Stefania Aluzzi
Luisella, Stefania Ventura
Gioacchino, Il Padrone Di Casa, Vincenzo De Luca
Luigino, Giorgio Pinto
Pasquale, Massimo Pagano
Peppeniello, Michael Imperatore
Felice Sciosciammocca, Luigi De Filippo
Eugenio, Marchesino, Carlo Zanotti
Il Cuoco, Giorgio Pinto
Vincenzo, Cameriere, Vincenzo De Luca
Gaetano Semmolone, Paolo Pietrantonio
Biase, Michele Sibilio
Il Marchese Ottavio, Luca Negroni
Gemma, Francesca Ciardiello
Bettina, Cameriera, Claudia Balsamo
La ripresa di questa storica e famosa commedia da parte di Luigi De Filippo che ne è autorevole protagonista e regista, vuole essere un omaggio a Eduardo Scarpetta, riformatore del Teatro napoletano, che proprio in questa “Miseria e nobiltà” aveva compiuto la sua riforma, con l’invenzione e la consacrazione del personaggio di don Felice Sciosciammocca, prototipo del napoletano piccolo borghese, che sostituisce Pulcinella, maschera d’altri tempi.
La fame è il tema della commedia, e da quando Scarpetta scrisse questo testo fino ad oggi, la fame è rimasta immutata: la fame di lavoro, la fame di sopravvivenza, la fame di giustizia, quella fame che, soprattutto nel Mezzogiorno, se non soddisfatta, può provocare grandi sconvolgimenti
E’ celebre il finale del primo atto. Tutti in scena siedono avviliti perché ogni tentativo di procurarsi da mangiare è fallito; improvvisamente un cuoco e due sguatteri entrano portando ogni ben di Dio, nessuno si chiede da dove provenga quella grazia e tutti scattano come molle avventandosi sui maccheroni fumanti.
E’ la scena che rappresenta e riassume in termini di grottesco, non il dramma di due famiglie, ma la secolare tragedia di un popolo.
La vicenda è semplice: Eugenio, un giovane nobile, ama la figlia di un buffo cuoco arricchito. Temendo di non avere dai suoi genitori aristocratici il consenso alle nozze, chiede l’aiuto di Don Felice Sciosciammocca, scrivano pubblico, povero e affamato.
Sciosciammocca e alcuni suoi amici, altrettanto poveri e affamati, dovranno fingersi genitori e parenti nobili del marchesino Eugenio e presentarsi dal cuoco credulone e sciocco: da qui una serie di equivoci estremamente divertenti che rendono questa commedia tra le piu’ famose del repertorio napoletano.
Luigi De Filippo, degno erede della grande tradizione teatrale napoletana, è l’umanissimo interprete della vicenda, assieme alla sua Compagnia di Teatro composta da undici attori.
Uno spettacolo da non perdere.
Un divertimento raro nel panorama del nostro teatro contemporaneo. Commedia estremamente comica ma anche amara, a detta della critica “degna della firma di Moliére”.
La tradizione è il nostro passato, ma è un passato che insegna.
Teatro Italia di Acerra
Info 0818857258, 3333155417
Venerdì 12 febbraio, ore 20.30
Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro
presenta
Carlo Buccirosso in
Il divorzio dei compromessi sposi
liberamente tratto dal romanzo di Alessandro Manzoni
scritto e diretto da Carlo Buccirosso
con Rosalia Porcaro
e Gino Monteleone e Nunzia Schiano
e Antonio Pennarella, Peppe Miale, Claudiafederica Petrella,
Giordano Bassetti, Giuseppe Ansaldi
ensemble Alessandra Calamassi, Elvira Zingone, Alessia Cutigni, Alessia Di Maio, Sergio Cunto, Mauro De Palma, Matteo Tugnoli, Giancarlo Grosso.
musiche Diego Perri, luci Francesco Adinolfi
coreografie Rita Pivano, scene Gilda Cerullo
costumi Maria Pennacchio, direzione musicale Gabriella De Carlo
aiuto regia Martina Parisi, foto Gilda Valenza, parrucche Anna Maria Sorrentino
Don Rodrigo, usuraio dell’entroterra campano, emigrato sulle rive del lago di Como, con i propri scagnozzi, per tentare di rivitalizzare la propria attività fnanziaria minata ormai dalla crisi crescente e dalla concorrenza di similari organizzazioni locali, si invaghisce di Lucia Mondella, futura sposa di Renzo Tramaglino, giovani di modeste famiglie contadine irrimediabilmente compromesse dai legami di usura intrapresi col suddetto Rodrigo, a tal proposito fermamente deciso a sperimentare, loro malgrado, il primo caso di “separazione prematrimoniale, non consensuale, a tasso di interesse fsso”!
La storia, pur mantenendo per sommi capi lo sviluppo del noto romanzo manzoniano, trova nei caratteri dei singoli personaggi, da Perpetua ad Agnese, da Don Rodrigo a don Abbondio, dai Bravi all’Innominato, l’originale chiave di lettura satiro-farsesca, e nel linguaggio musicale degli stessi, attraverso canoni famose riadattate e riambientate in atmosfere e melodie seicentesche, la classica struttura della tradizionale operetta musicale!
L’uso poi di svariati dialetti, dal toscano al bergamasco, dal calabrese al napoletano, dall’emiliano al siculo, e la vorticosa girandola di numerosi personaggi minori, interpretati dai componenti del corpo di ballo, attraverso canzoni e coreografe, completano la struttura di uno spettacolo che trova i suoi innegabili punti di forza nella tradizione teatrale e nel divertimento della più classica delle satire popolari.
Teatro Minerva di Boscoreale
info 3664512310
Venerdì 12 febbraio, ore 20.45
Ventottodieci Produzioni, Laprimamericana, Musicant
presentano
Atletico Minaccia Football Club
tratto dall’omonimo romanzo di Marco Marsullo (Ed. Einaudi)
con
Stefano Sarcinelli, Giovanni Allocca, Barbara Begala, Valentina Di Leva
adattamento e regia Fabrizio Bancale
Uno spettacolo che ruota intorno al mondo del calcio.
Avete presente allenatori e giocatori di serie A, con stipendi faraonici, osannati da masse oceaniche di tifosi che manco le rock star; sempre sulle prime pagine di rotocalchi e settimanali rosa; e capaci di tenere col fiato sospeso interi Paesi per una pubalgia o un’unghia incarnita? Ecco, dimenticatevi tutto questo!
Il nostro spettacolo ruota intorno al mondo di un altro calcio, quello delle serie minori, dei gironi d’Eccellenza. Quello praticato da giocatori non professionisti che, per arrivare a fine mese, sono costretti ad un doppio, se non triplo, lavoro; su campetti di periferia, semideserti e malandati, dove regna l’improvvisazione e il caos.
In questo contesto si muovono i nostri protagonisti: Vanni Cascione, ormai attempato allenatore, affetto da patologica venerazione per Josè Mourinho, ma più tristemente conosciuto per i suoi ripetuti esoneri che per i suoi trionfi sportivi; e Lucio Magia, sedicente direttore sportivo, sempre al verde e assiduo frequentatore di prostitute extracomunitarie.
A far incontrare i destini dei nostri due improvvisati eroi ci pensa l’Atletico Minaccia Footbal Club, la nuova squadra di calcio nata dalle ceneri dell’ex Dinamo Giugliano (sciolta per infiltrazioni camorristiche), e rilevata dall’imprenditore del mobile di truciolato, Eros Baffoni… sì, quello dei mobili col baffo.
Che poi, chiamarla squadra di calcio è già un eufemismo. L’Atletico Minaccia si presenta più come un’improvvisata e disarmante armata Brancaleone: l’attaccante è schiavo di una colite cronica e lancinante che non gli consente di giocare più di dieci minuti; il mediano è un clandestino africano schierabile solo in trasferta, perché in casa è piantonato dalla polizia; un portiere cocainomane; uno stopper detto “Trauma”… e non a caso; un ex concorrente di Sarabanda, e un meccanico!
Con questo materiale umano a disposizione, la promozione si presenta da subito come una chimerica speranza. Se poi si aggiungono complicazioni matrimoniali, crisi sentimentali, dissidi con figli adolescenti…e addirittura le minacce della camorra, allora la sfida di Cascione e Magia si trasforma in un obiettivo a dir poco proibitivo.
Ma la prima regola del calcio secondo Cascione è: la squadra gira se gira l’allenatore. I calciatori sono solo pedine di un gioco più grande di loro. “Ed io sono Vanni calcione, lo Special One di Torre Annunziata. Cento cento!”
Lo spettacolo ironizza sul mondo del calcio, con sguardo cinico e grottesco, per affrontare le tematiche proprie della nostra quotidianità: il lavoro precario, la difficile vita in provincia, i rapporti familiari sempre in provvisorio equilibrio, i compromessi, l’orgoglio personale… Una colorata panoramica sui vizi e le virtù dei nostri tempi, all’insegna dell’ironia e del divertimento.
Teatro S. Alfonso Maria de’ Liguori di Pagani
Info 0815158061, 3381890767
Venerdì 12 febbraio, ore 20.45
Un progetto di
Nando Mormone e Alessandro Siani
Benvenuti in casa Esposito
Commedia in due atti scritta da Paolo Caiazzo, Pino Imperatore e Alessandro Siani
Liberamente tratta dal romanzo bestseller
Benvenuti in casa Esposito di Pino Imperatore (Giunti Editore)
supervisione artistica Alessandro Siani
regia Paolo Caiazzo
aiuto regia Pino L’Abbate
con
Paolo Caiazzo, Loredana Simioli, Nunzia Schiano, Salvatore Misticone,
Mimmo Esposito, Maria Rosaria Virgili, Gennaro Silvestro, Federica Altamura
Nessuno ha imposto a Tonino Esposito di fare il delinquente. Eppure lui vuole farlo a tutti i costi, anche se è sfigato e imbranato. Perché vuole mostrarsi forte agli occhi di tutti. E perché è perseguitato dal ricordo del padre Gennaro, che prima di essere ucciso è stato un boss potente e riverito nel rione Sanità, a Napoli.
Così Tonino, tra incubi e imbranataggini, resta coinvolto in una serie di tragicomiche disavventure che lo portano a scontrarsi con i familiari, con le spietate leggi della criminalità e con il capoclan Pietro De Luca detto ’o Tarramoto, che ha preso il posto del padre. E quando non ce la fa più, quando tutto e tutti si accaniscono contro di lui, va nell’antico Cimitero delle Fontanelle a conversare con un teschio che secondo la leggenda è appartenuto a un Capitano spagnolo.
Nel tentativo di riportarlo sulla strada dell’onestà, il teschio del Capitano si trasforma in un fantasma e appare a Tonino ogni volta che lo vede in difficoltà. Dalla comica “collaborazione” tra i due co-protagonisti della commedia nascono episodi esilaranti, che trovano il loro culmine nel periodo in cui Tonino, dopo aver messo nei guai ’o Tarramoto, assume la reggenza del clan e adotta un “programma di governo” che prevede, tra l’altro, comportamenti virtuosi ed ecocompatibili da parte dei camorristi che fanno parte della cosca.
Intorno a Tonino, al Capitano e a De Luca si muovono altri personaggi memorabili: Patrizia, moglie di Tonino, procace e autoritaria; i suoi genitori Gaetano e Assunta, che si strapazzano di continuo; Manuela, vedova del boss Gennaro, donna dai nobili sentimenti; Tina, figlia di Tonino e Patrizia, ragazza ribelle e contestatrice.
Non manca, in casa Esposito, una presenza animalesca: Sansone, un’iguana del genere meditans, che fa da contrappunto a tutti i divertenti momenti della commedia.
L’opera – che si avvale della partecipazione straordinaria in video di noti attori partenopei – con dialoghi irresistibili, colpi di scena e messaggi di grande valore etico, mostra gli aspetti più cafoni e ridicoli della criminalità, rispolvera la grande tradizione comica napoletana e fa ridere e riflettere.
Un modo nuovo di raccontare e denunciare la malavita, perfettamente in linea con i contenuti del romanzo bestseller Benvenuti in casa Esposito, che è stato un vero e proprio caso letterario.
Un libro che ha scalato le classifiche grazie al passaparola e all’entusiasmo di migliaia lettori in tutta Italia e che è stato adottato da scuole, istituzioni pubbliche, associazioni antimafia, comitati civici, gruppi che si battono per la Legalità.
Gli Esposito stanno arrivando. Preparatevi a ridere insieme a loro!
Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta
info 0823444051
Sabato 13, ore 20.45, e domenica 14 febbraio, ore 18.00
Teatri Uniti - Napoli Teatro Festival Italia
in collaborazione con l'Università della Calabria
presentano
Dolore sotto chiave/Pericolosamente
due atti unici di Eduardo De Filippo
Dolore sotto chiave e Pericolosamente
con un prologo da I pensionati della memoria di Luigi Pirandello
con
Tony Laudadio, Luciano Saltarelli, Giampiero Schiano
scene e costumi Lino Fiorito
luci Cesare Accetta
suono Daghi Rondanini
regia Francesco Saponaro
Un dittico realizzato nel nome di Eduardo De Filippo, a oltre trent’anni dalla sua scomparsa, che riunisce i due atti unici Dolore sotto chiave e Pericolosamente.
Con questa messinscena, Francesco Saponaro, regista di lunga consuetudine con la drammaturgia napoletana, da Scarpetta a Moscato, fino al successo internazionale di Chiòve di Pau Mirò e dell’edizione castigliana di Io,l'erede, affronta un Eduardo meno frequentato, dove incombe, silenzioso, il tema della morte (sia essa reale, presunta o, semplicemente invocata) tra sfumature grottesche colorate di umorismo nero. Lo spettacolo si arricchisce di un’ouverture, adattamento in versi e in lingua napoletana della novella del 1914 di Luigi Pirandello I pensionati della memoria. In scena tre interpreti Tony Laudadio, Luciano Saltarelli e Giampiero Schiano. Scene e costumi Lino Fiorito, luci Cesare Accetta, suono Daghi Rondanini.
Dolore sotto chiave nasce come radiodramma nel 1958, andato in onda l’anno successivo con Eduardo e la sorella Titina nel ruolo dei protagonisti, i fratelli Rocco e Lucia Capasso. Viene portato in scena due volte con la regia dell'autore, con Regina Bianchi e Franco Parenti nel 1964 (insieme a Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello) per la riapertura del Teatro San Ferdinando di Napoli e nel 1980 (insieme a Gennareniello e Sik-Sik) con Luca De Filippo e Angelica Ippolito.
“Dolore sotto chiave – così il regista Francesco Saponaro - parte da un’intensa ispirazione pirandelliana. Il tema della morte incombe silenzioso e il dolore del lutto viene nascosto e soffocato da un gioco sottile di ricatti e sottintesi: i buoni sentimenti come la carità cristiana, la compassione o la mania borghese della beneficenza diventano armi improprie per dissimulare, negli affetti, quella segreta predisposizione dell'essere umano al controllo e al dominio sull'altro”.
Dall’interno borghese dei fratelli Capasso, in Dolore Sotto chiave, si passa al salotto dei coniugi Arturo e Dorotea, in Pericolosamente (del 1938). L'atto unico, dall'apparente fulmineità di uno sketch, grande successo del Teatro Umoristico dei De Filippo, gioca tutto sul classico litigio coniugale. Ogni volta che Dorotea dà sfogo alle sue intemperanze Arturo, per ripristinare l'ordine familiare, impugna la rivoltella caricata a salve e le spara, scatenando la comica reazione di terrore da parte dell'ignaro amico Michele appena rientrato a Napoli da un lungo viaggio di lavoro.
Francesco Saponaro ha recentemente diretto due documentari, entrambi prodotti da Rai Cinema e Digital Studio in collaborazione con Teatri Uniti: Eduardo la vita che continua, sull’impegno civile e sociale del grande drammaturgo napoletano, andato in onda in prima visione su Rai 5 in occasione del trentennale della sua scomparsa, e Eduardo e i burattini, originale allestimento di due atti unici eduardiani con le guarattelle di Brunello Leone, presentato all’ultimo Festival di Giffoni Valle Piana, alla presenza di Luca De Filippo, magistrale doppiatore dei ruoli paterni.
Una nota di Francesco Saponaro
“Dolore sotto chiave parte da un’intensa ispirazione pirandelliana. Il tema della morte incombe silenzioso e il dolore del lutto viene nascosto e soffocato da un gioco sottile di ricatti e sottintesi: i buoni sentimenti come la carità cristiana, la compassione o la mania borghese della beneficenza diventano armi improprie per dissimulare, negli affetti, quella segreta predisposizione dell'essere umano al controllo e al dominio sull'altro.
In casa dei fratelli Capasso, un interno borghese dove una camera della morte ha custodito per undici mesi il simulacro del dolore, Dio e i morti sono presenti fino al punto da essere invocati come vere presenze, giudici supremi del bene e del male. Eduardo riesce a intrecciare diversi registri e generi che si inseguono sul filo del cinismo e dell'ironia.
La vicenda si colora di risvolti comici, a tratti paradossali carichi di morbosa e grottesca esasperazione. In Dolore sotto chiave viene evocato un oggetto-simbolo, usato come sottile minaccia di suicidio dal povero Rocco Capasso: la rivoltella, che in Pericolosamente (1938) si materializza e si trasforma in un vero e proprio strumento di tortura coniugale e rimedio alle bizzarrie improvvise di una moglie bisbetica.
L'atto unico, dall'apparente fulmineità di uno sketch, grande successo del Teatro Umoristico dei De Filippo, gioca tutto sul classico litigio coniugale. Ogni volta che Dorotea dà sfogo alle sue intemperanze Arturo, per ripristinare l'ordine familiare, impugna la rivoltella caricata a salve e le spara, scatenando la comica reazione di terrore da parte dell'ignaro amico Michele appena rientrato a Napoli da un lungo viaggio di lavoro.
Nonostante il testo nasca alla fine degli anni trenta, Eduardo ne potenzia la carica visionaria per sperimentare nuovi linguaggi anche nel cinema. Adatta Pericolosamente e dirige Marcello Mastroianni, Luciano Salce e Virna Lisi ne L'ora di punta, episodio del film Oggi, domani e dopodomani (1965) riuscendo a ottenere uno spiazzamento assolutamente contemporaneo.
In pieno boom economico, la febbrile sete di emancipazione femminile può placarsi, ancora una volta, soltanto con uno sparo. Ma è un sparo che si moltiplica all'infinito. L'infallibile metodo di Arturo viene copiato da tutti i mariti: il colpo risuona nelle case dei vicini, nel quartiere, per le strade, tra grattacieli e clacson di una metropoli che deflagra di pistolettate”.
di Napoli Magazine
05/02/2016 - 11:10
Teatro Massimo di Benevento
info 082442711
Giovedì 11 febbraio, ore 20.45
Teatro Comunale di Lacedonia
info 3346632836 - 3337448095
Venerdì 12 febbraio, ore 20.45
Teatro Gloria di Pomigliano D’Arco
Info 0818843409
Domenica 14 febbraio, ore 18.30
Consorzio Campano Teatro e Musica
diretto da Nunzio Areni
presenta
Sogno di una notte incantata
di Peppe Barra e Fabrizio Bancale
liberamente tratto da Lu cunto de li cunti di Giambattista Basile
con Peppe Barra
e Teresa Del Vecchio
complesso strumentale
Paolo Del Vecchio - chitarra, mandolino
Luca Urciuolo - pianoforte, fisarmonica
Ivan Lacagnina - tammorre, percussioni
Alessandro De Carolis - flauti
scenografia Luigi Ferrigno, musiche Patrizio Trampetti, costumi Annalisa Giacci
video scenografie Alessandro Papa e Mariano Soria, illustrazioni Irene Servillo
regia Fabrizio Bancale
Un viaggio poetico e visionario a spasso nel cuore di Napoli attraverso i secoli, tra le fiabe di Giambattista Basile e il Pulcinella di Libero Bovio. Peppe Barra si imbatte in alcune tra le pagine più celebri della letteratura classica napoletana per innervarle con la sua dirompente ironia e la sua inconfondibile arte affabulatoria.
Tra canzoni, villanelle e musica colta, all’insegna della napoletanità di ieri…e di oggi. Fa caldo in questa notte d’estate. Fa caldo come sa fare caldo solo in una città del sud del mondo, come Napoli. Peppe Barra sta dormendo, o almeno ci prova. E sogna. Sogna di aggirarsi in costumi seicenteschi all’interno di un mondo fiabesco e fantastico, tra luci accecanti e ombre nere, tra Principi e Orchi, tra fate, crudeli matrigne e animali parlanti.
E’ l’universo barocco de “Lo cunto de li cunti”, noto anche come “Pentamerone”, la raccolta di fiabe di Giambattista Basile, considerata il monumento della cultura e della fantasia di un intero popolo: quello napoletano, naturalmente.
Un’opera che ebbe larga diffusione nella civiltà europea dell’epoca tanto da costituire, nelle varie elaborazioni successive, un patrimonio comune a tutte le culture mondiali (da Charles Perrault, ai fratelli Grimm, fino ad arrivare a Walt Disney, giusto per citarne alcuni).
E nell’universo fiabesco di Basile si canta, si balla, si ride…si sogna. Poi un rumore improvviso nella notte, o forse solo il caldo che non dà più tregua e Peppe Barra si sveglia di soprassalto. Prova a riaddormentarsi per riacciuffare nuovamente quei buffi e poetici personaggi raccontati da Basile, ma i sogni, si sa, sono spesso capricciosi e sfuggenti.
Così Barra si ritrova a indossare il costume di Pulcinella, come raccontato da Libero Bovio. Pulcinella, il simbolo universale della napoletanità di cui incarna l’esuberanza, il virtuosismo mimico e canoro, lo spirito ironico, canagliesco e generoso, la filosofia pratica e disincantata, è morto ed ha ottenuto da san Pietro una breve licenza per poter salutare la moglie Colombina.
Ma la Napoli che Pulcinella ritrova non è la stessa che aveva lasciato pochi anni prima: tutto è cambiato, non ne riconosce le strade, i passanti. Tutti corrono, si affannano e nemmeno lo riconosco. Forse, la Napoli di oggi non ha più bisogno di Pulcinella. Non ha più bisogno di favole e poesia.
Il viaggio poetico e visionario, un vero e proprio Sogno di una notte incantata, inizia con la fiaba de I sette palombelli, che la regia ha deciso di utilizzare come fil rouge dell’intera narrazione.
Pian piano, intorno alla vicenda di Gianna che va alla ricerca dei suoi sette fratelli dai riccioli d’oro, Peppe Barra svela alcune delle più belle favole satiriche della tradizione partenopea: conosciamo l’ingenuo Vardiello, la papera d’oro, l’orco disperatamente innamorato del giovane Carcaverchia e tanti altri personaggi ironici e fatati.
Teresa Del Vecchio veste i panni della piccola e biondissima Gianna, e il simpaticissimo pasticcione Vardiello, regalando momenti di pura allegria.
Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere
Info 0823799612
Giovedì 11 febbraio, ore 21.00
Teatro Umberto di Nola
info 0818231622
Venerdì 12 febbraio, ore 20.45
Teatro Carlo Gesualdo di Avellino
info 0825771620
Sabato 13, ore 21.00, e domenica 14 febbraio, ore 18.30
I due della città del sole srl
Presenta
Luigi De Filippo
in
Miseria e nobiltà
commedia in due parti di Eduardo Scarpetta
rielaborazione e regia di Luigi de Filippo
con (in o. a.)
Pupella, Fabiana Russo
Concetta, Stefania Aluzzi
Luisella, Stefania Ventura
Gioacchino, Il Padrone Di Casa, Vincenzo De Luca
Luigino, Giorgio Pinto
Pasquale, Massimo Pagano
Peppeniello, Michael Imperatore
Felice Sciosciammocca, Luigi De Filippo
Eugenio, Marchesino, Carlo Zanotti
Il Cuoco, Giorgio Pinto
Vincenzo, Cameriere, Vincenzo De Luca
Gaetano Semmolone, Paolo Pietrantonio
Biase, Michele Sibilio
Il Marchese Ottavio, Luca Negroni
Gemma, Francesca Ciardiello
Bettina, Cameriera, Claudia Balsamo
La ripresa di questa storica e famosa commedia da parte di Luigi De Filippo che ne è autorevole protagonista e regista, vuole essere un omaggio a Eduardo Scarpetta, riformatore del Teatro napoletano, che proprio in questa “Miseria e nobiltà” aveva compiuto la sua riforma, con l’invenzione e la consacrazione del personaggio di don Felice Sciosciammocca, prototipo del napoletano piccolo borghese, che sostituisce Pulcinella, maschera d’altri tempi.
La fame è il tema della commedia, e da quando Scarpetta scrisse questo testo fino ad oggi, la fame è rimasta immutata: la fame di lavoro, la fame di sopravvivenza, la fame di giustizia, quella fame che, soprattutto nel Mezzogiorno, se non soddisfatta, può provocare grandi sconvolgimenti
E’ celebre il finale del primo atto. Tutti in scena siedono avviliti perché ogni tentativo di procurarsi da mangiare è fallito; improvvisamente un cuoco e due sguatteri entrano portando ogni ben di Dio, nessuno si chiede da dove provenga quella grazia e tutti scattano come molle avventandosi sui maccheroni fumanti.
E’ la scena che rappresenta e riassume in termini di grottesco, non il dramma di due famiglie, ma la secolare tragedia di un popolo.
La vicenda è semplice: Eugenio, un giovane nobile, ama la figlia di un buffo cuoco arricchito. Temendo di non avere dai suoi genitori aristocratici il consenso alle nozze, chiede l’aiuto di Don Felice Sciosciammocca, scrivano pubblico, povero e affamato.
Sciosciammocca e alcuni suoi amici, altrettanto poveri e affamati, dovranno fingersi genitori e parenti nobili del marchesino Eugenio e presentarsi dal cuoco credulone e sciocco: da qui una serie di equivoci estremamente divertenti che rendono questa commedia tra le piu’ famose del repertorio napoletano.
Luigi De Filippo, degno erede della grande tradizione teatrale napoletana, è l’umanissimo interprete della vicenda, assieme alla sua Compagnia di Teatro composta da undici attori.
Uno spettacolo da non perdere.
Un divertimento raro nel panorama del nostro teatro contemporaneo. Commedia estremamente comica ma anche amara, a detta della critica “degna della firma di Moliére”.
La tradizione è il nostro passato, ma è un passato che insegna.
Teatro Italia di Acerra
Info 0818857258, 3333155417
Venerdì 12 febbraio, ore 20.30
Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro
presenta
Carlo Buccirosso in
Il divorzio dei compromessi sposi
liberamente tratto dal romanzo di Alessandro Manzoni
scritto e diretto da Carlo Buccirosso
con Rosalia Porcaro
e Gino Monteleone e Nunzia Schiano
e Antonio Pennarella, Peppe Miale, Claudiafederica Petrella,
Giordano Bassetti, Giuseppe Ansaldi
ensemble Alessandra Calamassi, Elvira Zingone, Alessia Cutigni, Alessia Di Maio, Sergio Cunto, Mauro De Palma, Matteo Tugnoli, Giancarlo Grosso.
musiche Diego Perri, luci Francesco Adinolfi
coreografie Rita Pivano, scene Gilda Cerullo
costumi Maria Pennacchio, direzione musicale Gabriella De Carlo
aiuto regia Martina Parisi, foto Gilda Valenza, parrucche Anna Maria Sorrentino
Don Rodrigo, usuraio dell’entroterra campano, emigrato sulle rive del lago di Como, con i propri scagnozzi, per tentare di rivitalizzare la propria attività fnanziaria minata ormai dalla crisi crescente e dalla concorrenza di similari organizzazioni locali, si invaghisce di Lucia Mondella, futura sposa di Renzo Tramaglino, giovani di modeste famiglie contadine irrimediabilmente compromesse dai legami di usura intrapresi col suddetto Rodrigo, a tal proposito fermamente deciso a sperimentare, loro malgrado, il primo caso di “separazione prematrimoniale, non consensuale, a tasso di interesse fsso”!
La storia, pur mantenendo per sommi capi lo sviluppo del noto romanzo manzoniano, trova nei caratteri dei singoli personaggi, da Perpetua ad Agnese, da Don Rodrigo a don Abbondio, dai Bravi all’Innominato, l’originale chiave di lettura satiro-farsesca, e nel linguaggio musicale degli stessi, attraverso canoni famose riadattate e riambientate in atmosfere e melodie seicentesche, la classica struttura della tradizionale operetta musicale!
L’uso poi di svariati dialetti, dal toscano al bergamasco, dal calabrese al napoletano, dall’emiliano al siculo, e la vorticosa girandola di numerosi personaggi minori, interpretati dai componenti del corpo di ballo, attraverso canzoni e coreografe, completano la struttura di uno spettacolo che trova i suoi innegabili punti di forza nella tradizione teatrale e nel divertimento della più classica delle satire popolari.
Teatro Minerva di Boscoreale
info 3664512310
Venerdì 12 febbraio, ore 20.45
Ventottodieci Produzioni, Laprimamericana, Musicant
presentano
Atletico Minaccia Football Club
tratto dall’omonimo romanzo di Marco Marsullo (Ed. Einaudi)
con
Stefano Sarcinelli, Giovanni Allocca, Barbara Begala, Valentina Di Leva
adattamento e regia Fabrizio Bancale
Uno spettacolo che ruota intorno al mondo del calcio.
Avete presente allenatori e giocatori di serie A, con stipendi faraonici, osannati da masse oceaniche di tifosi che manco le rock star; sempre sulle prime pagine di rotocalchi e settimanali rosa; e capaci di tenere col fiato sospeso interi Paesi per una pubalgia o un’unghia incarnita? Ecco, dimenticatevi tutto questo!
Il nostro spettacolo ruota intorno al mondo di un altro calcio, quello delle serie minori, dei gironi d’Eccellenza. Quello praticato da giocatori non professionisti che, per arrivare a fine mese, sono costretti ad un doppio, se non triplo, lavoro; su campetti di periferia, semideserti e malandati, dove regna l’improvvisazione e il caos.
In questo contesto si muovono i nostri protagonisti: Vanni Cascione, ormai attempato allenatore, affetto da patologica venerazione per Josè Mourinho, ma più tristemente conosciuto per i suoi ripetuti esoneri che per i suoi trionfi sportivi; e Lucio Magia, sedicente direttore sportivo, sempre al verde e assiduo frequentatore di prostitute extracomunitarie.
A far incontrare i destini dei nostri due improvvisati eroi ci pensa l’Atletico Minaccia Footbal Club, la nuova squadra di calcio nata dalle ceneri dell’ex Dinamo Giugliano (sciolta per infiltrazioni camorristiche), e rilevata dall’imprenditore del mobile di truciolato, Eros Baffoni… sì, quello dei mobili col baffo.
Che poi, chiamarla squadra di calcio è già un eufemismo. L’Atletico Minaccia si presenta più come un’improvvisata e disarmante armata Brancaleone: l’attaccante è schiavo di una colite cronica e lancinante che non gli consente di giocare più di dieci minuti; il mediano è un clandestino africano schierabile solo in trasferta, perché in casa è piantonato dalla polizia; un portiere cocainomane; uno stopper detto “Trauma”… e non a caso; un ex concorrente di Sarabanda, e un meccanico!
Con questo materiale umano a disposizione, la promozione si presenta da subito come una chimerica speranza. Se poi si aggiungono complicazioni matrimoniali, crisi sentimentali, dissidi con figli adolescenti…e addirittura le minacce della camorra, allora la sfida di Cascione e Magia si trasforma in un obiettivo a dir poco proibitivo.
Ma la prima regola del calcio secondo Cascione è: la squadra gira se gira l’allenatore. I calciatori sono solo pedine di un gioco più grande di loro. “Ed io sono Vanni calcione, lo Special One di Torre Annunziata. Cento cento!”
Lo spettacolo ironizza sul mondo del calcio, con sguardo cinico e grottesco, per affrontare le tematiche proprie della nostra quotidianità: il lavoro precario, la difficile vita in provincia, i rapporti familiari sempre in provvisorio equilibrio, i compromessi, l’orgoglio personale… Una colorata panoramica sui vizi e le virtù dei nostri tempi, all’insegna dell’ironia e del divertimento.
Teatro S. Alfonso Maria de’ Liguori di Pagani
Info 0815158061, 3381890767
Venerdì 12 febbraio, ore 20.45
Un progetto di
Nando Mormone e Alessandro Siani
Benvenuti in casa Esposito
Commedia in due atti scritta da Paolo Caiazzo, Pino Imperatore e Alessandro Siani
Liberamente tratta dal romanzo bestseller
Benvenuti in casa Esposito di Pino Imperatore (Giunti Editore)
supervisione artistica Alessandro Siani
regia Paolo Caiazzo
aiuto regia Pino L’Abbate
con
Paolo Caiazzo, Loredana Simioli, Nunzia Schiano, Salvatore Misticone,
Mimmo Esposito, Maria Rosaria Virgili, Gennaro Silvestro, Federica Altamura
Nessuno ha imposto a Tonino Esposito di fare il delinquente. Eppure lui vuole farlo a tutti i costi, anche se è sfigato e imbranato. Perché vuole mostrarsi forte agli occhi di tutti. E perché è perseguitato dal ricordo del padre Gennaro, che prima di essere ucciso è stato un boss potente e riverito nel rione Sanità, a Napoli.
Così Tonino, tra incubi e imbranataggini, resta coinvolto in una serie di tragicomiche disavventure che lo portano a scontrarsi con i familiari, con le spietate leggi della criminalità e con il capoclan Pietro De Luca detto ’o Tarramoto, che ha preso il posto del padre. E quando non ce la fa più, quando tutto e tutti si accaniscono contro di lui, va nell’antico Cimitero delle Fontanelle a conversare con un teschio che secondo la leggenda è appartenuto a un Capitano spagnolo.
Nel tentativo di riportarlo sulla strada dell’onestà, il teschio del Capitano si trasforma in un fantasma e appare a Tonino ogni volta che lo vede in difficoltà. Dalla comica “collaborazione” tra i due co-protagonisti della commedia nascono episodi esilaranti, che trovano il loro culmine nel periodo in cui Tonino, dopo aver messo nei guai ’o Tarramoto, assume la reggenza del clan e adotta un “programma di governo” che prevede, tra l’altro, comportamenti virtuosi ed ecocompatibili da parte dei camorristi che fanno parte della cosca.
Intorno a Tonino, al Capitano e a De Luca si muovono altri personaggi memorabili: Patrizia, moglie di Tonino, procace e autoritaria; i suoi genitori Gaetano e Assunta, che si strapazzano di continuo; Manuela, vedova del boss Gennaro, donna dai nobili sentimenti; Tina, figlia di Tonino e Patrizia, ragazza ribelle e contestatrice.
Non manca, in casa Esposito, una presenza animalesca: Sansone, un’iguana del genere meditans, che fa da contrappunto a tutti i divertenti momenti della commedia.
L’opera – che si avvale della partecipazione straordinaria in video di noti attori partenopei – con dialoghi irresistibili, colpi di scena e messaggi di grande valore etico, mostra gli aspetti più cafoni e ridicoli della criminalità, rispolvera la grande tradizione comica napoletana e fa ridere e riflettere.
Un modo nuovo di raccontare e denunciare la malavita, perfettamente in linea con i contenuti del romanzo bestseller Benvenuti in casa Esposito, che è stato un vero e proprio caso letterario.
Un libro che ha scalato le classifiche grazie al passaparola e all’entusiasmo di migliaia lettori in tutta Italia e che è stato adottato da scuole, istituzioni pubbliche, associazioni antimafia, comitati civici, gruppi che si battono per la Legalità.
Gli Esposito stanno arrivando. Preparatevi a ridere insieme a loro!
Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta
info 0823444051
Sabato 13, ore 20.45, e domenica 14 febbraio, ore 18.00
Teatri Uniti - Napoli Teatro Festival Italia
in collaborazione con l'Università della Calabria
presentano
Dolore sotto chiave/Pericolosamente
due atti unici di Eduardo De Filippo
Dolore sotto chiave e Pericolosamente
con un prologo da I pensionati della memoria di Luigi Pirandello
con
Tony Laudadio, Luciano Saltarelli, Giampiero Schiano
scene e costumi Lino Fiorito
luci Cesare Accetta
suono Daghi Rondanini
regia Francesco Saponaro
Un dittico realizzato nel nome di Eduardo De Filippo, a oltre trent’anni dalla sua scomparsa, che riunisce i due atti unici Dolore sotto chiave e Pericolosamente.
Con questa messinscena, Francesco Saponaro, regista di lunga consuetudine con la drammaturgia napoletana, da Scarpetta a Moscato, fino al successo internazionale di Chiòve di Pau Mirò e dell’edizione castigliana di Io,l'erede, affronta un Eduardo meno frequentato, dove incombe, silenzioso, il tema della morte (sia essa reale, presunta o, semplicemente invocata) tra sfumature grottesche colorate di umorismo nero. Lo spettacolo si arricchisce di un’ouverture, adattamento in versi e in lingua napoletana della novella del 1914 di Luigi Pirandello I pensionati della memoria. In scena tre interpreti Tony Laudadio, Luciano Saltarelli e Giampiero Schiano. Scene e costumi Lino Fiorito, luci Cesare Accetta, suono Daghi Rondanini.
Dolore sotto chiave nasce come radiodramma nel 1958, andato in onda l’anno successivo con Eduardo e la sorella Titina nel ruolo dei protagonisti, i fratelli Rocco e Lucia Capasso. Viene portato in scena due volte con la regia dell'autore, con Regina Bianchi e Franco Parenti nel 1964 (insieme a Il berretto a sonagli di Luigi Pirandello) per la riapertura del Teatro San Ferdinando di Napoli e nel 1980 (insieme a Gennareniello e Sik-Sik) con Luca De Filippo e Angelica Ippolito.
“Dolore sotto chiave – così il regista Francesco Saponaro - parte da un’intensa ispirazione pirandelliana. Il tema della morte incombe silenzioso e il dolore del lutto viene nascosto e soffocato da un gioco sottile di ricatti e sottintesi: i buoni sentimenti come la carità cristiana, la compassione o la mania borghese della beneficenza diventano armi improprie per dissimulare, negli affetti, quella segreta predisposizione dell'essere umano al controllo e al dominio sull'altro”.
Dall’interno borghese dei fratelli Capasso, in Dolore Sotto chiave, si passa al salotto dei coniugi Arturo e Dorotea, in Pericolosamente (del 1938). L'atto unico, dall'apparente fulmineità di uno sketch, grande successo del Teatro Umoristico dei De Filippo, gioca tutto sul classico litigio coniugale. Ogni volta che Dorotea dà sfogo alle sue intemperanze Arturo, per ripristinare l'ordine familiare, impugna la rivoltella caricata a salve e le spara, scatenando la comica reazione di terrore da parte dell'ignaro amico Michele appena rientrato a Napoli da un lungo viaggio di lavoro.
Francesco Saponaro ha recentemente diretto due documentari, entrambi prodotti da Rai Cinema e Digital Studio in collaborazione con Teatri Uniti: Eduardo la vita che continua, sull’impegno civile e sociale del grande drammaturgo napoletano, andato in onda in prima visione su Rai 5 in occasione del trentennale della sua scomparsa, e Eduardo e i burattini, originale allestimento di due atti unici eduardiani con le guarattelle di Brunello Leone, presentato all’ultimo Festival di Giffoni Valle Piana, alla presenza di Luca De Filippo, magistrale doppiatore dei ruoli paterni.
Una nota di Francesco Saponaro
“Dolore sotto chiave parte da un’intensa ispirazione pirandelliana. Il tema della morte incombe silenzioso e il dolore del lutto viene nascosto e soffocato da un gioco sottile di ricatti e sottintesi: i buoni sentimenti come la carità cristiana, la compassione o la mania borghese della beneficenza diventano armi improprie per dissimulare, negli affetti, quella segreta predisposizione dell'essere umano al controllo e al dominio sull'altro.
In casa dei fratelli Capasso, un interno borghese dove una camera della morte ha custodito per undici mesi il simulacro del dolore, Dio e i morti sono presenti fino al punto da essere invocati come vere presenze, giudici supremi del bene e del male. Eduardo riesce a intrecciare diversi registri e generi che si inseguono sul filo del cinismo e dell'ironia.
La vicenda si colora di risvolti comici, a tratti paradossali carichi di morbosa e grottesca esasperazione. In Dolore sotto chiave viene evocato un oggetto-simbolo, usato come sottile minaccia di suicidio dal povero Rocco Capasso: la rivoltella, che in Pericolosamente (1938) si materializza e si trasforma in un vero e proprio strumento di tortura coniugale e rimedio alle bizzarrie improvvise di una moglie bisbetica.
L'atto unico, dall'apparente fulmineità di uno sketch, grande successo del Teatro Umoristico dei De Filippo, gioca tutto sul classico litigio coniugale. Ogni volta che Dorotea dà sfogo alle sue intemperanze Arturo, per ripristinare l'ordine familiare, impugna la rivoltella caricata a salve e le spara, scatenando la comica reazione di terrore da parte dell'ignaro amico Michele appena rientrato a Napoli da un lungo viaggio di lavoro.
Nonostante il testo nasca alla fine degli anni trenta, Eduardo ne potenzia la carica visionaria per sperimentare nuovi linguaggi anche nel cinema. Adatta Pericolosamente e dirige Marcello Mastroianni, Luciano Salce e Virna Lisi ne L'ora di punta, episodio del film Oggi, domani e dopodomani (1965) riuscendo a ottenere uno spiazzamento assolutamente contemporaneo.
In pieno boom economico, la febbrile sete di emancipazione femminile può placarsi, ancora una volta, soltanto con uno sparo. Ma è un sparo che si moltiplica all'infinito. L'infallibile metodo di Arturo viene copiato da tutti i mariti: il colpo risuona nelle case dei vicini, nel quartiere, per le strade, tra grattacieli e clacson di una metropoli che deflagra di pistolettate”.