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CULTURA & GOSSIP
SPETTACOLI - A 62 anni dalla legge Merlin, torna "Meretrices - Tra le pieghe dell'ipocrisia" di NarteA, a Napoli
26.02.2020 10:55 di Napoli Magazine

Associazione culturale Nartea

 

presenta

 

Meretrices – Tra le pieghe dell'ipocrisia

 

Sabato 29 febbraio ore 19, presso il Club55 (in via Toledo, n° 55), torna lo spettacolo itinerante di NarteA, Meretrices - Tra le pieghe dell'ipocrisia, scritto e diretto da Febo Quercia, con Chiara Di Girolamo, Annalisa Direttore, Pietro Juliano, Katia Tannoia e il maestro Biagio Terracciano al pianoforte; i costumi sono a cura di Antonietta Rendina. A 62 anni dalla famosa legge Merlin del 20 febbraio 1958, NarteA racconta di bordelli e case chiuse per rivelare storie nascoste per anni sotto il velo dell'ipocrisia. Per partecipare all'evento, è necessaria la prenotazione ai numeri 339 7020849 o 333 3152415. Costo del biglietto 12 euro. 

 

Negli anni ‘50, Napoli contava circa 900 case di piacere: tra le umili lupanare dei Quartieri Spagnoli ai bordelli lussuosi di via Toledo, non si trovavano solo donne di postriboli o meretrici tesserate, ma le storie di Napoli. Nartea condurrà il pubblico nella splendida cornice di un antico appartamento sito in un palazzo storico di fine '600, per molti anni dimora dell'illustre famiglia dei Medici e tra quelle stanze si animeranno storie e personaggi di una Napoli scabrosa e dimenticata, occultata dai veli delle veneri operanti nell'epoca precedente alla legge Marilin.

 

Prima della Merlin, nel 1860, il governo Cavour pubblicò un regolamento sulla prostituzione che fu esteso a tutte le province annesse al Regno. Emanato per prevenire la riacutizzazione della sifilide nell'esercito piemontese in guerra, questa norma non fu applicata solo a scopi sanitari. Tale regolamento rappresentava infatti uno strumento di controllo sulle donne da parte della società. In particolare, si autorizzava l’apertura di postriboli di Stato divisi in categorie, tassando il meretricio con imposte da versare nelle casse statali. Mille ruffiani aprirono, in pratica, i cancelli dell’ “apocalisse”, nascondendosi tra le pieghe dell’ipocrisia.

 

Foto di Vittorio Sciosia

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