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SPETTACOLI - Agenda settimanale dal 6 al 12 gennaio 2020 in Campania, programmata dal Circuito Teatro Pubblico Campano
03.01.2020 12:17 di Napoli Magazine
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Agenda settimanale dal 6 al 12 gennaio 2020 in Campania, programmata dal Circuito Teatro Pubblico Campano:

 

Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere

Info 0823799612

Lunedì 6 e martedì 7 gennaio, ore 21.00

 

Peppe Barra

in

 

La cantata dei pastori

Una luce nella notte

di Peppe Barra

liberamente ispirata all’Opera Teatrale Sacra di Andrea Perrucci

 

con

Rosalia Porcaro

Patrizio Trampetti, Maria Letizia Gorga

 

e con

Enrico Vicinanza, Francesco Iaia, Chiara Di Girolamo,

Andrea Carotenuto, Francesco Viglietti, Giuseppe De Rosa, Ciro Di Matteo

 

musiche M° Carmelo Columbro

La Canzone di Razzullo è del M° Roberto de Simone

Orchestra diretta dal M° Giorgio Mellone

 

scene Tonino di Ronza, costumi Annalisa Giacci , coreografie Erminia Sticchi

 

regia Peppe Barra

 

Non c'è Natale senza La Cantata dei Pastori e da quarant'anni a questa parte non c'è Cantata senza Peppe Barra. La Cantata dei Pastori ha un titolo lunghissimo e barocco, ma è universalmente nota con l'abbreviazione d'uso.

Fu scritta alla fine del Seicento (1698) da Andrea Perrucci e da allora, da più di tre secoli, è continuamente rappresentata, rimaneggiata, riscritta. Ultimo e più illustre di tutti è Peppe Barra, che aveva già  interpretato l'opera a fianco della madre Concetta, nel ruolo di un irresistibile Sarchiapone, dopo essere stato l'Angelo nella versione di Roberto De Simone alla fine degli anni Settanta.

Testo di teatro gesuitico, scritto espressamente per contrastare la ‘diabolica’ Commedia dell’Arte, “La Cantata dei Pastori” è, tra versi arcadici e lazzi scurrili, tra lingua colta e dialetto, tra sentimento cattolico e rito pagano, una storia che racconta le traversie di Giuseppe e Maria per giungere al censimento di Betlemme e gli ostacoli che la santa coppia dovrà superare prima di trovare rifugio nella grotta della Natività.

Nel difficile viaggio vengono accompagnati da due figure popolari napoletane: Razzullo, scrivano assoldato per il censimento, e Sarchiapone, barbiere pazzo in fuga per omicidio, maschera ispirata quasi direttamente dalla tradizione popolare dei Pulcinella e antesignano di Felice Sciosciammocca.

Sarchiapone è la dimostrazione delle varie sovrapposizioni e aggiunte delle tradizioni delle Cantate. Il personaggio di Sarchiapone non esisteva infatti nella versione originale di Perrucci, fu introdotto per rendere meno paludata la rappresentazione, per adattarla al gusto del pubblico e via, via, si è andato ritagliando un ruolo sempre più importante. Anche nella tradizione iconografica del presepe i personaggi hanno un nome e un ruolo sia perché Andrea Perrucci lo ha scritto e sia perché tre secoli di rappresentazioni lo hanno trascritto e rappresentato.

Il presepe popolare napoletano è direttamente influenzato dalla Cantata dei pastori che mescola il suo narrare con quello dei vangeli apocrifi e con altre tradizioni popolari del sud, a metà strada tra il cristiano, il pagano, il magico.

Molti sono gli ostacoli che Giuseppe e Maria dovranno superare prima di trovare rifugio nella grotta della Natività. Ed è naturalmente conseguente il lieto fine, la salvazione dell'umanità  dal peccato e il ritorno di Belfagor, sconfitto, nel suo mondo infero di fiamme e zolfo.

Lo spettacolo cambia ogni stagione, pur mantenendo la sua struttura drammaturgica che affonda le radici tra prosa classica e teatro popolare. In questa edizione le novità riguardano anche le musiche, del M° Carmelo Columbro, eseguite da un ensemble di undici orchestrali diretti dal M° Giorgio Mellone. 

Oltre diecimila spettatori all’anno confermano l’altissima qualità della messa in scena e la potenza comunicativa di valori sacri come la famiglia e le tradizioni. Al riguardo, Peppe Barra racconta che durante i giorni delle festività natalizie si incantava a guardare il presepe di sera, al buio, quando spente tutte le luci della stanza si illuminava, e assaporando quel momento sognava.

Una di quelle sere, la voce della madre, Concetta Barra: «Peppì... ma che staie facènno sulo sulo lloco ‘nnanze?». Peppe rispose che voleva sapere perché Benino, il pastorello dormiente, lo si metteva sempre in alto e sempre nello stesso posto del presepe. E la madre: «Pecché accussì è l’usanza. Adda stà llà e basta!... È stato sèmpe accussì!». 

Peppe Barra capì allora che nelle tradizioni non ci sono spiegazioni, bisogna solamente viverle, sognarle e lasciare che parlino con il muto linguaggio della poesia e dell’amore.

 

 

 

 

Teatro Comunale Mario Scarpetta di Sala Consilina

Info 3498713124

Martedì 7 gennaio, ore 20.45

 

Teatro Italia di Acerra

Info 0818857258, 3333155417

Mercoledì 8 gennaio, ore 20.45

 

Teatro Umberto di Nola

info 0818231622

Giovedì 9 gennaio, ore 20.45

 

Teatro Diana di Nocera Inferiore

info 3347009811

Venerdì 10 gennaio, ore 20.45

 

Teatro Carlo Gesualdo di Avellino

info 0825771620, 3892932553

Sabato 11, ore 21.00, e domenica 12 gennaio, ore 18.00

 

Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

presenta

 

Lello Arena

in

 

Miseria e nobiltà

di Eduardo Scarpetta

adattamento a cura di Lello Arena e Luciano Melchionna

 

con

Maria Bolignano, Giorgia Trasselli, Raffaele Ausiello, Veronica D’Elia,

Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Alfonso Dolgetta, Sara Esposito,

Carla Ferraro, Luciano Giugliano, Irene Grasso, Fabio Rossi

 

ideazione scenica Luciano Melchionna

scene Roberto Crea, costumi Milla

musiche Stag

assistente alla regia Ciro Pauciullo

 

regia Luciano Melchionna

 

Miseria e nobiltà. Miseria o nobiltà?

Una cosa è certa, l’una non esisterebbe senza l’altra, così come il palazzo signorile, affrescato e assolato, non starebbe in piedi senza le sue fondamenta buie, umide e scrostate. Un perfetto ecosistema: senza un solo elemento, crolla l’intera ‘architettura’.

In uno scantinato/discarica, mai finito e mai decorato, dove si nascondono istinti e rifiuti, tra le ceneri della miseria proliferano e lottano per la sopravvivenza ‘ratti’ che presto, travestiti da ‘cani o gatti’, sgomiteranno per salire alla luce del sole.

Sono personaggi che trascinano i propri corpi come fantasmi affamati di cibo e di vita. ‘Ombre si dice siano, queste maschere, ombre potenti’ in bilico tra la miseria del presente e la nobiltà della tradizione, intesa come monito di qualità e giusto equilibrio.

In un pianeta dove i ricchi sono sempre più ricchi, grazie ai poveri che sono sempre più poveri, non ci resta che...ridere.

E qui Lello Arena giunge perfetto erede di quella maschera tra le maschere che appartenne a Eduardo e ai suoi epigoni. Ancora oggi, tra commedia dell’arte e tragicomica

attualità, i personaggi di Scarpetta, privi di approfondimento psicologico, vivono e scatenano il buonumore e le mille possibili riflessioni che l’affresco satirico di un’intera umanità può suggerire.

Un’opera comica, dunque, per anime compatibili con la risata, in attesa del miracolo. ‘E cos’è il teatro se non il luogo dove il miracolo può manifestarsi?’

Tutto vive di nuovo e chissà che il sogno presto diventi realtà. Intanto, signore e signori, godiamoci le gesta goffe ed esilaranti di chi inciampa tra ‘miseria e...miseria’.

 

Luciano Melchionna

 

 

Teatro Gloria di Pomigliano D’Arco

Info 0818843409

Giovedì 9 gennaio, ore 20.45

alle ore 18.30, Nancy Brilli sarà ospite della Distilleria Feltrinelli di

Via Roma 281 (Pomigliano D’Arco), per un incontro con il pubblico

 

Teatro Di Costanzo Mattiello di Pompei

Info 0818577725 – 3337361628

Da venerdì 10 a domenica 12 novembre

(feriali ore 20.30, festivi ore 18.15)

 

Primoatto Produzioni

presenta
 

Nancy Brilli in


A che servono gli uomini
una commedia di Jaja Fiastri
adattamento Lina Wertmüller, Valerio Ruiz e Nancy Brilli
 

con

Daniele Antonini, Nicola D'Ortona, Giulia Gallone, Igi Meggiorin
con la partecipazione di Fioretta Mari
 

musiche di Giorgio Gaber e Jacopo Fiastri
scene Sissy Granata, costumi Andrea Sorrentino, coreografie Irma Cardano
messa in scena Lina Wertmüller

 

A che servono gli uomini è una commedia musicale scritta da Jaja Fiastri, commediografa di successo e storica collaboratrice della premiata ditta “Garinei e Giovannini” con la quale firma, tra gli altri, “Aggiungi un posto a tavola”, “Alleluja brava gente” e “Taxi a due piazze”.

Nel 1988, anno della prima messa in scena della commedia, la protagonista venne interpretata da Ombretta Colli, e suo marito Giorgio Gaber preparò per lo spettacolo una colonna sonora ricca di ritmi, originalità, brani belli e semplici che arrivano subito all’orecchio e rimangono nella testa degli spettatori.

La protagonista di questo nuovo allestimento sarà Nancy Brilli, attrice di gran talento, che interpreterà Teodolinda, Teo per gli amici, una donna in carriera stufa del genere maschile, che si definisce soddisfatta della sua vita da single ma rimpiange di non aver mai avuto un figlio.

Un giorno scoprirà che il suo vicino di casa (un giovane imbranato con le donne) lavora presso un istituto di ricerche genetiche dove si pratica l’inseminazione artificiale. Con il pretesto di una visita all’istituto, Teo ruberà la provetta numero 119, riuscendo a diventare madre senza avere i fastidi di un rapporto con l’altro sesso, che finora si è rivelato solo fonte di delusioni.

Durante la gravidanza, spinta dalla curiosità, cercherà però in tutti i modi di conoscere il nome del donatore, e con uno stratagemma riuscirà a scoprirlo. Ed ecco il colpo di scena! L’uomo è Osvaldo, quarantenne che vive ancora con la madre, dai modi rozzi e con una grande considerazione di sé stesso. La scoperta innescherà una serie di situazioni comiche e offrirà numerosi spunti di riflessione sul ruolo attuale della donna, sempre più emancipata ma in costante conflitto con i dogmi della società civile.

A dispetto del titolo, questa non è una commedia femminista. Adattata dalla pièce scritta negli anni ’80 da Jaja Fiastri, A che servono gli uomini è più attuale che mai, toccando un tema caro a molte donne sole: il desiderio di avere un figlio.

Con leggerezza, ironia, equivoci e tante risate, la commedia racconta l’avventura di una donna determinata, che ritiene di poter vivere felicemente sola e che decide, prima che sia troppo tardi, di mettere al mondo un figlio, sfruttando le possibilità della fecondazione artificiale.

Ma è proprio la gravidanza a mettere Teo – la protagonista interpretata dalla brava e spiritosa Nancy Brilli – di fronte alla sua solitudine e a mettere in discussione la sua visione del mondo. Nata nella tradizione a me molto cara del teatro di Garinei & Giovannini, A che servono gli uomini sarà per me come un ritorno a casa, agli anni in cui muovevo i miei primi passi nel mondo dello spettacolo, sotto le ali leggere e musicali dello storico duo. Ed è anche un affettuoso omaggio a chi dopo di me è stata al loro fianco, e al grande musicista Giorgio Gaber, autore delle canzoni.

Lina Wertmüller

 

Diceva il grande Pietro Garinei che se Jaja Fiastri fosse nata in America sarebbe stata una Lillian Hellmann, o una Nora Ephron. In realtà qui da noi ha dovuto lottare per veder riconosciuto il suo reale valore, per vedere il suo nome al posto giusto.

Da grande commediografa è stata capace di utilizzare la leggerezza come qualità fondamentale, come risposta alla crisi di cui tutti siamo testimoni, un modo talentuoso per trovare la forza di modificare la realtà.

Un autore immenso come Calvino sosteneva nelle sue Lezioni americane che “La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione, la vivacità e l’intelligenza sfuggono alla condanna della pesantezza”.

Nulla può trovarmi più d’accordo. Fortunatamente non ho il complesso della ponderosità, piuttosto ho il mito dell’intelligente ironia, e ne vado continuamente in cerca per i miei spettacoli.

Avevo 23 anni quando Jaja terminò questo testo, unico per il quale Giorgio Gaber abbia scritto le musiche, e mi ha continuato a chiedere, nel tempo, di portarlo in scena. Lo faccio ora. Questa non è solo una commedia, è un atto d’amore.

Nancy Brilli

 

 

Teatro Diana/Sala Pasolini di Salerno

Info 0895648707 - 3791660265

Giovedì 9 gennaio, ore 21.00

 

Associazione Culturale Sciaveca

presenta

 

Malacrescita

di e con Mimmo Borrelli

tratto da La Madre:’i figlie so’ piezze ‘i sfaccimma
 

musiche di scena Antonio Della Ragione
oggetti di scena e spazio scenico Luigi Ferrigno
 

Mimmo Borrelli racconta con la sua lingua popolare e letteraria la storia di Maria Sibilla Ascione. Figlia di camorrista e di camorrista innamorata, è una Medea contemporanea. Intossicata dalle esalazioni della terra dei fuochi, cerca vendetta contro un Giasone che risponde al nome di Francesco Schiavone Santokanne.

Narratori delle folli trame insanguinate della tragedia sono proprio i figli, nati da parto gemellare, che la madre non uccide ma rende scemi, avvinazzandoli invece di allattarli, che lascia vivere ma abbandona come rifiuti, come le discariche innaffiate dal percolato.

I due gemelli, come cani abbandonati alla catena dei ricordi, rivivono i fatti tra versi, rantolii, filastrocche, rievocando gli umori, le urla, i mormorii della loro aguzzina, in un ossessivo teatrino quotidiano. Nel testo originale è la madre sopravvissuta a raccontare. Qui, invece, capovolgiamo il punto di vista e dunque la drammaturgia della scena, immaginando che tutti i protagonisti di questa storia siano ormai defunti e gli unici sopravvissuti, agonisti giullari, diseredati, miserabili, siano proprio i due figli, i due scemi che dementi rivivono i fatti, rinchiusi tra le pareti di un utero irrorato di solitudine.

L'unico gioco rimane e consiste nel rimbalzarsi, tra gli spasmi della loro degenerata fantasia, sul precipizio di un improvvisato altare tombale di bottiglie di pomodori e vino eretto in nome della loro mamma: u cunto stesso, la placenta, l'origine della loro malacrescita. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Teatro Barone di Melito di Napoli

Info 0817113455

Venerdì 10 gennaio, ore 20.45

 

Antonello Costa

in

 

Ridi con me terapia comica di gruppo

di Annalisa Costa
 

con Annalisa Costa e il corpo di ballo

 

Immaginate una seduta terapeutica di gruppo, in cui la risata è lo strumento per dimenticare i problemi, lo stress e le nevrosi che la società moderna costringe a subire. Con numeri comici, macchiette, personaggi stravaganti, monologhi, canzoni ballate e cantate, il dottor Costa – medico comico specialista in buonumore – farà sorridere il pubblico coinvolto in questa particolare terapia di gruppo.

Ridi con me terapia comica di gruppo, è lo specchio della filosofia artistica del comico siciliano, cioè usare la risata come terapia per dimenticare i problemi, lo stress e le nevrosi che la società moderna ci costringe a subire.

Antonello Costa, cantante, ballerino, attore comico e show man, per due ore travolgerà e coinvolgerà il pubblico al motto: Ridi con me!

Sarà un omaggio ai grandi capo-comici e un’attenta ricerca di personaggi, canzoni, tormentoni e battute. Uno spettacolo totalmente nuovo e seriamente comico, perché il motto di Antonello è “Io scherzo sempre, sono serio solo quando faccio ridere”.

 

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SPETTACOLI - Agenda settimanale dal 6 al 12 gennaio 2020 in Campania, programmata dal Circuito Teatro Pubblico Campano

di Napoli Magazine

03/01/2020 - 12:17

Agenda settimanale dal 6 al 12 gennaio 2020 in Campania, programmata dal Circuito Teatro Pubblico Campano:

 

Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere

Info 0823799612

Lunedì 6 e martedì 7 gennaio, ore 21.00

 

Peppe Barra

in

 

La cantata dei pastori

Una luce nella notte

di Peppe Barra

liberamente ispirata all’Opera Teatrale Sacra di Andrea Perrucci

 

con

Rosalia Porcaro

Patrizio Trampetti, Maria Letizia Gorga

 

e con

Enrico Vicinanza, Francesco Iaia, Chiara Di Girolamo,

Andrea Carotenuto, Francesco Viglietti, Giuseppe De Rosa, Ciro Di Matteo

 

musiche M° Carmelo Columbro

La Canzone di Razzullo è del M° Roberto de Simone

Orchestra diretta dal M° Giorgio Mellone

 

scene Tonino di Ronza, costumi Annalisa Giacci , coreografie Erminia Sticchi

 

regia Peppe Barra

 

Non c'è Natale senza La Cantata dei Pastori e da quarant'anni a questa parte non c'è Cantata senza Peppe Barra. La Cantata dei Pastori ha un titolo lunghissimo e barocco, ma è universalmente nota con l'abbreviazione d'uso.

Fu scritta alla fine del Seicento (1698) da Andrea Perrucci e da allora, da più di tre secoli, è continuamente rappresentata, rimaneggiata, riscritta. Ultimo e più illustre di tutti è Peppe Barra, che aveva già  interpretato l'opera a fianco della madre Concetta, nel ruolo di un irresistibile Sarchiapone, dopo essere stato l'Angelo nella versione di Roberto De Simone alla fine degli anni Settanta.

Testo di teatro gesuitico, scritto espressamente per contrastare la ‘diabolica’ Commedia dell’Arte, “La Cantata dei Pastori” è, tra versi arcadici e lazzi scurrili, tra lingua colta e dialetto, tra sentimento cattolico e rito pagano, una storia che racconta le traversie di Giuseppe e Maria per giungere al censimento di Betlemme e gli ostacoli che la santa coppia dovrà superare prima di trovare rifugio nella grotta della Natività.

Nel difficile viaggio vengono accompagnati da due figure popolari napoletane: Razzullo, scrivano assoldato per il censimento, e Sarchiapone, barbiere pazzo in fuga per omicidio, maschera ispirata quasi direttamente dalla tradizione popolare dei Pulcinella e antesignano di Felice Sciosciammocca.

Sarchiapone è la dimostrazione delle varie sovrapposizioni e aggiunte delle tradizioni delle Cantate. Il personaggio di Sarchiapone non esisteva infatti nella versione originale di Perrucci, fu introdotto per rendere meno paludata la rappresentazione, per adattarla al gusto del pubblico e via, via, si è andato ritagliando un ruolo sempre più importante. Anche nella tradizione iconografica del presepe i personaggi hanno un nome e un ruolo sia perché Andrea Perrucci lo ha scritto e sia perché tre secoli di rappresentazioni lo hanno trascritto e rappresentato.

Il presepe popolare napoletano è direttamente influenzato dalla Cantata dei pastori che mescola il suo narrare con quello dei vangeli apocrifi e con altre tradizioni popolari del sud, a metà strada tra il cristiano, il pagano, il magico.

Molti sono gli ostacoli che Giuseppe e Maria dovranno superare prima di trovare rifugio nella grotta della Natività. Ed è naturalmente conseguente il lieto fine, la salvazione dell'umanità  dal peccato e il ritorno di Belfagor, sconfitto, nel suo mondo infero di fiamme e zolfo.

Lo spettacolo cambia ogni stagione, pur mantenendo la sua struttura drammaturgica che affonda le radici tra prosa classica e teatro popolare. In questa edizione le novità riguardano anche le musiche, del M° Carmelo Columbro, eseguite da un ensemble di undici orchestrali diretti dal M° Giorgio Mellone. 

Oltre diecimila spettatori all’anno confermano l’altissima qualità della messa in scena e la potenza comunicativa di valori sacri come la famiglia e le tradizioni. Al riguardo, Peppe Barra racconta che durante i giorni delle festività natalizie si incantava a guardare il presepe di sera, al buio, quando spente tutte le luci della stanza si illuminava, e assaporando quel momento sognava.

Una di quelle sere, la voce della madre, Concetta Barra: «Peppì... ma che staie facènno sulo sulo lloco ‘nnanze?». Peppe rispose che voleva sapere perché Benino, il pastorello dormiente, lo si metteva sempre in alto e sempre nello stesso posto del presepe. E la madre: «Pecché accussì è l’usanza. Adda stà llà e basta!... È stato sèmpe accussì!». 

Peppe Barra capì allora che nelle tradizioni non ci sono spiegazioni, bisogna solamente viverle, sognarle e lasciare che parlino con il muto linguaggio della poesia e dell’amore.

 

 

 

 

Teatro Comunale Mario Scarpetta di Sala Consilina

Info 3498713124

Martedì 7 gennaio, ore 20.45

 

Teatro Italia di Acerra

Info 0818857258, 3333155417

Mercoledì 8 gennaio, ore 20.45

 

Teatro Umberto di Nola

info 0818231622

Giovedì 9 gennaio, ore 20.45

 

Teatro Diana di Nocera Inferiore

info 3347009811

Venerdì 10 gennaio, ore 20.45

 

Teatro Carlo Gesualdo di Avellino

info 0825771620, 3892932553

Sabato 11, ore 21.00, e domenica 12 gennaio, ore 18.00

 

Ente Teatro Cronaca Vesuvioteatro

presenta

 

Lello Arena

in

 

Miseria e nobiltà

di Eduardo Scarpetta

adattamento a cura di Lello Arena e Luciano Melchionna

 

con

Maria Bolignano, Giorgia Trasselli, Raffaele Ausiello, Veronica D’Elia,

Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Alfonso Dolgetta, Sara Esposito,

Carla Ferraro, Luciano Giugliano, Irene Grasso, Fabio Rossi

 

ideazione scenica Luciano Melchionna

scene Roberto Crea, costumi Milla

musiche Stag

assistente alla regia Ciro Pauciullo

 

regia Luciano Melchionna

 

Miseria e nobiltà. Miseria o nobiltà?

Una cosa è certa, l’una non esisterebbe senza l’altra, così come il palazzo signorile, affrescato e assolato, non starebbe in piedi senza le sue fondamenta buie, umide e scrostate. Un perfetto ecosistema: senza un solo elemento, crolla l’intera ‘architettura’.

In uno scantinato/discarica, mai finito e mai decorato, dove si nascondono istinti e rifiuti, tra le ceneri della miseria proliferano e lottano per la sopravvivenza ‘ratti’ che presto, travestiti da ‘cani o gatti’, sgomiteranno per salire alla luce del sole.

Sono personaggi che trascinano i propri corpi come fantasmi affamati di cibo e di vita. ‘Ombre si dice siano, queste maschere, ombre potenti’ in bilico tra la miseria del presente e la nobiltà della tradizione, intesa come monito di qualità e giusto equilibrio.

In un pianeta dove i ricchi sono sempre più ricchi, grazie ai poveri che sono sempre più poveri, non ci resta che...ridere.

E qui Lello Arena giunge perfetto erede di quella maschera tra le maschere che appartenne a Eduardo e ai suoi epigoni. Ancora oggi, tra commedia dell’arte e tragicomica

attualità, i personaggi di Scarpetta, privi di approfondimento psicologico, vivono e scatenano il buonumore e le mille possibili riflessioni che l’affresco satirico di un’intera umanità può suggerire.

Un’opera comica, dunque, per anime compatibili con la risata, in attesa del miracolo. ‘E cos’è il teatro se non il luogo dove il miracolo può manifestarsi?’

Tutto vive di nuovo e chissà che il sogno presto diventi realtà. Intanto, signore e signori, godiamoci le gesta goffe ed esilaranti di chi inciampa tra ‘miseria e...miseria’.

 

Luciano Melchionna

 

 

Teatro Gloria di Pomigliano D’Arco

Info 0818843409

Giovedì 9 gennaio, ore 20.45

alle ore 18.30, Nancy Brilli sarà ospite della Distilleria Feltrinelli di

Via Roma 281 (Pomigliano D’Arco), per un incontro con il pubblico

 

Teatro Di Costanzo Mattiello di Pompei

Info 0818577725 – 3337361628

Da venerdì 10 a domenica 12 novembre

(feriali ore 20.30, festivi ore 18.15)

 

Primoatto Produzioni

presenta
 

Nancy Brilli in


A che servono gli uomini
una commedia di Jaja Fiastri
adattamento Lina Wertmüller, Valerio Ruiz e Nancy Brilli
 

con

Daniele Antonini, Nicola D'Ortona, Giulia Gallone, Igi Meggiorin
con la partecipazione di Fioretta Mari
 

musiche di Giorgio Gaber e Jacopo Fiastri
scene Sissy Granata, costumi Andrea Sorrentino, coreografie Irma Cardano
messa in scena Lina Wertmüller

 

A che servono gli uomini è una commedia musicale scritta da Jaja Fiastri, commediografa di successo e storica collaboratrice della premiata ditta “Garinei e Giovannini” con la quale firma, tra gli altri, “Aggiungi un posto a tavola”, “Alleluja brava gente” e “Taxi a due piazze”.

Nel 1988, anno della prima messa in scena della commedia, la protagonista venne interpretata da Ombretta Colli, e suo marito Giorgio Gaber preparò per lo spettacolo una colonna sonora ricca di ritmi, originalità, brani belli e semplici che arrivano subito all’orecchio e rimangono nella testa degli spettatori.

La protagonista di questo nuovo allestimento sarà Nancy Brilli, attrice di gran talento, che interpreterà Teodolinda, Teo per gli amici, una donna in carriera stufa del genere maschile, che si definisce soddisfatta della sua vita da single ma rimpiange di non aver mai avuto un figlio.

Un giorno scoprirà che il suo vicino di casa (un giovane imbranato con le donne) lavora presso un istituto di ricerche genetiche dove si pratica l’inseminazione artificiale. Con il pretesto di una visita all’istituto, Teo ruberà la provetta numero 119, riuscendo a diventare madre senza avere i fastidi di un rapporto con l’altro sesso, che finora si è rivelato solo fonte di delusioni.

Durante la gravidanza, spinta dalla curiosità, cercherà però in tutti i modi di conoscere il nome del donatore, e con uno stratagemma riuscirà a scoprirlo. Ed ecco il colpo di scena! L’uomo è Osvaldo, quarantenne che vive ancora con la madre, dai modi rozzi e con una grande considerazione di sé stesso. La scoperta innescherà una serie di situazioni comiche e offrirà numerosi spunti di riflessione sul ruolo attuale della donna, sempre più emancipata ma in costante conflitto con i dogmi della società civile.

A dispetto del titolo, questa non è una commedia femminista. Adattata dalla pièce scritta negli anni ’80 da Jaja Fiastri, A che servono gli uomini è più attuale che mai, toccando un tema caro a molte donne sole: il desiderio di avere un figlio.

Con leggerezza, ironia, equivoci e tante risate, la commedia racconta l’avventura di una donna determinata, che ritiene di poter vivere felicemente sola e che decide, prima che sia troppo tardi, di mettere al mondo un figlio, sfruttando le possibilità della fecondazione artificiale.

Ma è proprio la gravidanza a mettere Teo – la protagonista interpretata dalla brava e spiritosa Nancy Brilli – di fronte alla sua solitudine e a mettere in discussione la sua visione del mondo. Nata nella tradizione a me molto cara del teatro di Garinei & Giovannini, A che servono gli uomini sarà per me come un ritorno a casa, agli anni in cui muovevo i miei primi passi nel mondo dello spettacolo, sotto le ali leggere e musicali dello storico duo. Ed è anche un affettuoso omaggio a chi dopo di me è stata al loro fianco, e al grande musicista Giorgio Gaber, autore delle canzoni.

Lina Wertmüller

 

Diceva il grande Pietro Garinei che se Jaja Fiastri fosse nata in America sarebbe stata una Lillian Hellmann, o una Nora Ephron. In realtà qui da noi ha dovuto lottare per veder riconosciuto il suo reale valore, per vedere il suo nome al posto giusto.

Da grande commediografa è stata capace di utilizzare la leggerezza come qualità fondamentale, come risposta alla crisi di cui tutti siamo testimoni, un modo talentuoso per trovare la forza di modificare la realtà.

Un autore immenso come Calvino sosteneva nelle sue Lezioni americane che “La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione, la vivacità e l’intelligenza sfuggono alla condanna della pesantezza”.

Nulla può trovarmi più d’accordo. Fortunatamente non ho il complesso della ponderosità, piuttosto ho il mito dell’intelligente ironia, e ne vado continuamente in cerca per i miei spettacoli.

Avevo 23 anni quando Jaja terminò questo testo, unico per il quale Giorgio Gaber abbia scritto le musiche, e mi ha continuato a chiedere, nel tempo, di portarlo in scena. Lo faccio ora. Questa non è solo una commedia, è un atto d’amore.

Nancy Brilli

 

 

Teatro Diana/Sala Pasolini di Salerno

Info 0895648707 - 3791660265

Giovedì 9 gennaio, ore 21.00

 

Associazione Culturale Sciaveca

presenta

 

Malacrescita

di e con Mimmo Borrelli

tratto da La Madre:’i figlie so’ piezze ‘i sfaccimma
 

musiche di scena Antonio Della Ragione
oggetti di scena e spazio scenico Luigi Ferrigno
 

Mimmo Borrelli racconta con la sua lingua popolare e letteraria la storia di Maria Sibilla Ascione. Figlia di camorrista e di camorrista innamorata, è una Medea contemporanea. Intossicata dalle esalazioni della terra dei fuochi, cerca vendetta contro un Giasone che risponde al nome di Francesco Schiavone Santokanne.

Narratori delle folli trame insanguinate della tragedia sono proprio i figli, nati da parto gemellare, che la madre non uccide ma rende scemi, avvinazzandoli invece di allattarli, che lascia vivere ma abbandona come rifiuti, come le discariche innaffiate dal percolato.

I due gemelli, come cani abbandonati alla catena dei ricordi, rivivono i fatti tra versi, rantolii, filastrocche, rievocando gli umori, le urla, i mormorii della loro aguzzina, in un ossessivo teatrino quotidiano. Nel testo originale è la madre sopravvissuta a raccontare. Qui, invece, capovolgiamo il punto di vista e dunque la drammaturgia della scena, immaginando che tutti i protagonisti di questa storia siano ormai defunti e gli unici sopravvissuti, agonisti giullari, diseredati, miserabili, siano proprio i due figli, i due scemi che dementi rivivono i fatti, rinchiusi tra le pareti di un utero irrorato di solitudine.

L'unico gioco rimane e consiste nel rimbalzarsi, tra gli spasmi della loro degenerata fantasia, sul precipizio di un improvvisato altare tombale di bottiglie di pomodori e vino eretto in nome della loro mamma: u cunto stesso, la placenta, l'origine della loro malacrescita. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Teatro Barone di Melito di Napoli

Info 0817113455

Venerdì 10 gennaio, ore 20.45

 

Antonello Costa

in

 

Ridi con me terapia comica di gruppo

di Annalisa Costa
 

con Annalisa Costa e il corpo di ballo

 

Immaginate una seduta terapeutica di gruppo, in cui la risata è lo strumento per dimenticare i problemi, lo stress e le nevrosi che la società moderna costringe a subire. Con numeri comici, macchiette, personaggi stravaganti, monologhi, canzoni ballate e cantate, il dottor Costa – medico comico specialista in buonumore – farà sorridere il pubblico coinvolto in questa particolare terapia di gruppo.

Ridi con me terapia comica di gruppo, è lo specchio della filosofia artistica del comico siciliano, cioè usare la risata come terapia per dimenticare i problemi, lo stress e le nevrosi che la società moderna ci costringe a subire.

Antonello Costa, cantante, ballerino, attore comico e show man, per due ore travolgerà e coinvolgerà il pubblico al motto: Ridi con me!

Sarà un omaggio ai grandi capo-comici e un’attenta ricerca di personaggi, canzoni, tormentoni e battute. Uno spettacolo totalmente nuovo e seriamente comico, perché il motto di Antonello è “Io scherzo sempre, sono serio solo quando faccio ridere”.