(IN)STAGIONE: CANTARE IL DISINCANTO
In Sala Assoli/Moscato dal 16 al 17 gennaio
1963-Studio per la messinscena di un monologo con canzoni tristi
Uno spettacolo di e con Canio Loguercio
Dal libro “Cantare il disincanto, disagio e malinconia nella canzone d’autore italiana negli anni del miracolo economico”, pubblicato da Manzoni Editore/Urania Records, di Giulio de Martino con contributi di Canio Loguercio, Salvatore Rossi e Carlo Serra (Manzoni Editore /Urania Records, 2025)
Canio Loguercio racconta in parole e musica i sentimenti e le note di un’epoca molto incisiva nella storia della musica.
Esistono canzoni che fanno parte di un patrimonio comune: brani che restano impressi anche quando non li ascoltiamo da anni, che sappiamo intonare senza pensarci, capaci di attraversare il tempo e parlare a più generazioni.
È il caso di “Un giorno dopo l’altro” di Luigi Tenco, emblema di una stagione musicale – quella dei primi anni Sessanta – in cui i cantautori italiani, andando contro l’ottimismo diffuso del boom economico, hanno dato voce a sentimenti di inquietudine, malinconia e rinuncia, costruendo un immaginario del disagio immediatamente riconoscibile.
Cantare il disincanto si muove proprio in questo solco: un percorso narrativo e musicale che ci riporta a quegli anni – con un’attenzione particolare al 1963 – intrecciando memorie, annotazioni, frammenti e canzoni, per dare forma a una drammaturgia collettiva che ruota attorno ai temi della perdita e della nostalgia.
A partire dagli anni '60, i cantautori italiani hanno fatto sentire la loro energia e la loro ispirazione attraverso canzoni di malinconia e di rinuncia. Collocandosi in posizione di contraddizione e divergenza rispetto ai sentimenti prevalenti, hanno inventato un’estetica del disagio che si inoltrava nei luoghi oscuri di anni, per tanti versi felici e innovativi, della storia italiana del secondo Novecento.
Lo spettacolo è un viaggio-racconto in cui Canio, attraverso appunti, ricordi, canzoni e frammenti, rievoca la memoria storica, personale e collettiva, dei primi anni sessanta, con un focus sul 1963, costruendo una sorta di drammaturgia intima e condivisa sulla perdita e la nostalgia.
Durata spettacolo: 60 minuti
Orari spettacoli
lunedì > sabato ore 20.30
domenica e festivi ore 18.00
Posto unico
intero 18 € | ridotto 15 €
Riduzioni: under 30, over 65,
CartaEffe, enti convenzionati
Info e prenotazioni: assoli@casadelcontemporaneo.it.

di Napoli Magazine
12/01/2026 - 19:33
(IN)STAGIONE: CANTARE IL DISINCANTO
In Sala Assoli/Moscato dal 16 al 17 gennaio
1963-Studio per la messinscena di un monologo con canzoni tristi
Uno spettacolo di e con Canio Loguercio
Dal libro “Cantare il disincanto, disagio e malinconia nella canzone d’autore italiana negli anni del miracolo economico”, pubblicato da Manzoni Editore/Urania Records, di Giulio de Martino con contributi di Canio Loguercio, Salvatore Rossi e Carlo Serra (Manzoni Editore /Urania Records, 2025)
Canio Loguercio racconta in parole e musica i sentimenti e le note di un’epoca molto incisiva nella storia della musica.
Esistono canzoni che fanno parte di un patrimonio comune: brani che restano impressi anche quando non li ascoltiamo da anni, che sappiamo intonare senza pensarci, capaci di attraversare il tempo e parlare a più generazioni.
È il caso di “Un giorno dopo l’altro” di Luigi Tenco, emblema di una stagione musicale – quella dei primi anni Sessanta – in cui i cantautori italiani, andando contro l’ottimismo diffuso del boom economico, hanno dato voce a sentimenti di inquietudine, malinconia e rinuncia, costruendo un immaginario del disagio immediatamente riconoscibile.
Cantare il disincanto si muove proprio in questo solco: un percorso narrativo e musicale che ci riporta a quegli anni – con un’attenzione particolare al 1963 – intrecciando memorie, annotazioni, frammenti e canzoni, per dare forma a una drammaturgia collettiva che ruota attorno ai temi della perdita e della nostalgia.
A partire dagli anni '60, i cantautori italiani hanno fatto sentire la loro energia e la loro ispirazione attraverso canzoni di malinconia e di rinuncia. Collocandosi in posizione di contraddizione e divergenza rispetto ai sentimenti prevalenti, hanno inventato un’estetica del disagio che si inoltrava nei luoghi oscuri di anni, per tanti versi felici e innovativi, della storia italiana del secondo Novecento.
Lo spettacolo è un viaggio-racconto in cui Canio, attraverso appunti, ricordi, canzoni e frammenti, rievoca la memoria storica, personale e collettiva, dei primi anni sessanta, con un focus sul 1963, costruendo una sorta di drammaturgia intima e condivisa sulla perdita e la nostalgia.
Durata spettacolo: 60 minuti
Orari spettacoli
lunedì > sabato ore 20.30
domenica e festivi ore 18.00
Posto unico
intero 18 € | ridotto 15 €
Riduzioni: under 30, over 65,
CartaEffe, enti convenzionati
Info e prenotazioni: assoli@casadelcontemporaneo.it.
