Cultura & Gossip
SPETTACOLI - Agenda teatrale dal 3 al 9 aprile 2017 in Campania, programmata dal Teatro Pubblico Campano
31.03.2017 17:50 di Napoli Magazine
aA

Teatro Politeama di Torre Annunziata

Info 0818611737 - 3381890767

Martedì 4 aprile ore 20.45

 

Associazione Culturale Immaginando

presenta

 

FEDERICO SALVATORE

in

SONO APPARSO A SAN GENNARO

Commedia musicale di Federico Salvatore e Mario Brancaccio

 

con  Mario Brancaccio, Lello Giulivo

Patrizia Spinosi, Francesco Viglietti, Gennaro Monti, Nicola D’Ortona

e con Simona Esposito, Antonio De Francesco, Luisanna Taranto

 

arrangiamenti e orchestrazioni m° Ciro Barbato

costumi di Maria Grazia Nicotra – coreografie Enzo Castaldo

scene e regia di Bruno Garofalo

 

 

Mario Brancaccio, nelle sue note di coautore cita un genere, “la Commedia dell’Arte”, e non lo fa a caso. Questa antica e mai dismessa forma  realizzativa e interpretativa è alla radice di tutto quello che poi è stato il nostro modo di fare Teatro, un modo che ha connotato il teatro all’Italiana, terreno che ha dato vita avari generi che tutt’ora compongono un panorama unico al mondo…. Dai “rami” della Comoedia, discendono modi più o meno nobili, colti e popolari, che nel corso del tempo sono stati definiti come “Opera Buffa”, “Cabaret”, “Rivista” e “Avanspettacolo”, farse e commedie di genere, teatro cosiddetto “Dialettale” opere in musica che rasentano il “Musical” ma che in Italia non hanno abbandonato la parte in prosa, che fa del nostro teatro musicale un genere unico e particolarmente fruibile nella comprensione dello spettatore. Gli stessi nostri grandi “Chansonnier” ne hanno subito l’influenza, ammantando le loro opere di contenuti e di interpretazioni sempre molto vicine al teatro, a quel recitar/cantando mai fine a se stesso, dove argomenti, satira, dissacrazione, ironia, critica, sberleffo, hanno sempre avuto importanza basilare. Senza citare i notissimi esempi del passato, la tradizione si rinnova incarnata ai nostri tempi in Federico.  Federico Salvatore sin dai tempi delle sue prime apparizioni televisive ha stupito, divertito, incuriosito, ogni platea, con il suo saper essere poeta, musicista, attore, fustigatore di pregi e difetti dei suoi conterranei, eleggendo però questi modelli a simboli universali di comportamento, molto spesso usufruendo della Lingua Napoletana che gli è congeniale, ma solo per colorare le sue parole di  un valore aggiunto, apprezzato e compreso a qualunque latitudine, in quanto acuto indagatore di vizi e virtù che possono definirsi nazionali, anche se   il “modo” il linguaggio, lo stimolo ha sempre un’origine visceralmente Sudista, per quell’istinto innato che muove il Nostro, quello di rivendicare valori e appartenenze  indiscutibilmente nostri, spesso calpestati, villipesi, negati dai corsi non sempre onesti della storia d’Italia. Questo suo essere “Giullare” ma non di corte, bensì di popolo, gli permette qualunque licenza, le parole più oscene non sono mai volgari, le sue convinzioni sociopolitiche sono incontestabili, la simpatia espressa nell’esibirsi è coinvolgente, ci fa tutti  complici del suo essere “ragazzaccio” come solo lui sa essere con quell’aria da Clown stupito, amareggiato, divertito, malizioso, furbo, arguto, compreso ed a volte commosso nel suo calarsi nelle vicende sempre tragicomiche della nostra balorda Umanità. L’idea di esaltare tutto questo rivestendo le sue canzoni di parole e teatralità che ne esaltassero i contenuti, è stata realizzata con lieve e divertita ironia da Brancaccio e da lui stesso, creando un filo rosso che leghi una selezione sia pure necessariamente limitata della sua infinita ecclettica produzione, ed a me è toccato il compito di coordinare tutto questo su di un palcoscenico, quella che a volte viene pomposamente definita “regìa” è per me questa volta mettere con divertito entusiasmo,  la mia esperienza al servizio di un’idea che già da sola è spettacolo, è musica, è teatro.  Ad ogni ascolto i brani mi rivelano qualcosa in più, le parole scorrono e si compongono da sole nell’esaltare i contenuti, una schiera di Artisti di grande levatura si sono schierati non dietro né davanti, ma al fianco del Nostro, coinvolti tutti allo stesso modo nel fare proprio questo irriverente  modo di divertire, coinvolgere, far riflettere……  il motto araldico di Federico Salvatore potrebbe essere  “Castigat ridendo mores” frase antica tradotta letteralmente dal latino, che significa: "corregge i costumi ridendo".Ho immaginato questa messa in scena come una “Sarabanda” si voci, luci, suoini, più vicina ad un circo fantastico piuttosto che ad una commedia con musiche, ho individuato il ritmo, l’allegria, la furiosa verve di ogni brano come uno schiaffo, un fuoco d’artificio, una pacca amichevole sulle spalle del vicino, uno sberleffo  senza soluzione di continuità, una scossa della quale si ha bisogno per riflettere e comprendere, e questa sarà la cifra dello spettacolo a cui tendo, girandola di colori e sorriso a non finire, a volte divertito, a volte amaro, ma sempre intelligente come abbiamo saputo fare sino ad ora, per “tradizione” e mai come questa volta nel recupero di una cultura  che vive nel DNA dei nostri Artisti, che non smette mai di rinnovarsi,  se non addirittura di sopravanzarci a volte, sviluppata sulle tavole di un palcoscenico, in un rituale magnifico che non smetterà mai di stupirci.  

 

Bruno Garofalo

 

 

 

Teatro Verdi di Salerno

Info 089.662141

Da giovedì 6 a domenica 9 aprile

da giovedì a sabato ore 21.00 – domenica ore 18.30

 

TEATRO STABILE DI NAPOLI

 

SPACCANAPOLI TIMES

testo e regia Ruggero Cappuccio

con

Giulio Cancelli [Norberto Boito] - Ruggero Cappuccio [Giuseppe Acquaviva]

Ciro Damiano [Dottor Lorenzi] - Giovanni Esposito [Romualdo Acquaviva]

Gea Martire [Gabriella Acquaviva] - Marina Sorrenti [Gennara Acquaviva]

scene Nicola Rubertelli

costumi Carlo Poggioli

 

 “Trovatemi un uomo sano e io lo guarirò”. Carl Gustav Jung Spaccanapoli Times è una dirompente macchina comica che attraversa il paesaggio umano dell’Italia di oggi con spregiudicata velocità. La storia, ambientata in una Napoli contemporanea vista come detonatore della crisi etica che investe la nostra nazione, mette a fuoco la vita di quattro fratelli in lotta con il modernismo globalizzante che innesca nel mondo dinamiche sociali dalle quali i componenti della famiglia Acquaviva si sentono esclusi.

Giuseppe, il primogenito, è uno scrittore che pubblica le sue opere in assoluto anonimato, combatte il narcisismo che accompagna la creazione artistica e vive tra i binari della stazione centrale di Napoli. La scena si apre nella vecchia casa della famiglia Acquaviva: un appartamento all’ultimo piano di un palazzo situato nella via Spaccanapoli. Gli ambienti sono abbandonati da tempo. Gli unici oggetti che si impongono alla vista sono le migliaia di bottiglie d’acqua, ormai vuote, che ricoprono i muri dei saloni a tutt’altezza. Giuseppe ha convocato i suoi tre fratelli per una ragione d’emergenza. Gabriella, Gennara e Romualdo, lo raggiungono nella dimora in cui hanno vissuto infanzia e adolescenza, ma il motivo della convocazione appare ambiguo e misterioso. La presenza del quartetto Acquaviva nel luogo degli antenati, innesca un esilarante corto circuito tra passato e presente, tra i teneri rituali dell’infanzia e l’avanzata cancerogena del capitalismo. I quattro fratelli sono disorientati dall’attualità, vivono in dimensioni mentali e fisiche estreme, concretizzando sulla vita punti di vista e interpretazioni follemente comici.

La singolare pazzia sentimentale che ispira gli innamoramenti di Gabriella, la surreale visionarietà di Gennara per il mondo dello spirito e il talento fobico che Romualdo applica nella pittura, attivano un confronto serrato sulla possibilità di amare e di esistere.

Così, mentre Giuseppe rivela ai fratelli che una guerra invisibile e mortale incombe sul pianeta, si consuma l’attesa febbrile di una visita che dovrà sciogliere la ragione della convocazione degli Acquaviva nella casa della memoria. La scrittura di Ruggero Cappuccio si materializza in un italiano che slitta sul terreno delle lingue del Sud, irrorandosi di anglicismi erosivi per una partitura sonora in cui fiammeggiano allegri dirompenti e adagi malinconici. Su tutto regna il ridere e sorridere, dove la comicità volontaria, sferzante e innocente, diventa una lente d’ingrandimento per leggere la realtà del male di vivere con impeto tagliente e irriguardoso.

 

Teatro Magic Vision di Casalnuovo

info 0818030270 - 3292180679

venerdì 7 aprile ore 20.45

 

 

Da Carosone a Jovanotti

Concerto musicale

 

con

Sal Esposito e la Blue Band

 

 

Teatro Italia di Acerra

Info 0818857258, 3333155417

Sabato 8 aprile ore 20.30

 

Nino D’Angelo

IO SENZA GIACCA E CRAVATTA

scritto e diretto da Nino D'Angelo

 

 

Lo spettacolo racconta di un quartiere di Napoli, San Pietro a Patierno, di un tempo che va dagli anni ‘60 ai nostri giorni, di una realtà che tocca i ricordi, quelli nostalgici, ma anche quelli divertenti che hanno accompagnato un ragazzo che poteva fare il cantante o lo “scarparo” (il quartiere er importante per la produzione di scarpe). Il nuovo allestimento di D’Angelo è un viaggio nei ricordi, in una cartolina che fotografa un passato e il suo presente. “Una notte, preso dal sentimento del passato – spiega Nino D’Angelo nella strada del mio quartiere, San Pietro a Patierno.

L’appuntamento era con i ricordi, ma ad aspettarmi trovai la delusione. La casa dove mi vantavo di essere nato non c’era più. Le crepe del tempo l’avevano demolita con tutte le immagini dei miei affetti speciali che, per un attimo, demolirono anche me e la mia memoria. Da questo sentimento nasce la voglia e l’idea di creare “IO SENZA GIACCA E CRAVATTA”, il mio nuovo spettacolo di musica e teatro. Sarà la mia voce fuori campo e il concerto nel vico ad accompagnare l’infanzia e l’amicizia eterna. Così come il canto accorato che arrivava dalle botteghe& degli “scarpari” sarà il principio della mia passione, la musica”.

 

 

Teatro Nuovo di Salerno

info 089220886

Sabato 8, ore 21.00, e domenica 9 aprile, ore 18.30

 

Ass. Culturale Fantateatro

presenta

 

OSCAR DI MAIO

GENNARO BELVEDERE TESTIMONE CIECO

di Gaetano Di Maio

regia Mario Brancaccio

 

E’ una commedia dal doppio volto. Incentrata infatti sulla comicità classica tipica del genere, presenta risvolti umani e sociali che un pubblico attento ha saputo cogliere sin dagli anni del suo debutto al teatro Sannazaro di Napoli. La vis comica è notevole e si inscrive nello stile e nel ritmo tipico dei grandi successi di Gaetano Di Maio, autore di tante note commedie interpretate, fra gli altri, da Nino Taranto, Luisa Conte, Ugo D’Alessio, Pietro De Vico, Enzo Cannavale. Si immagini, ad esempio, uno che si chiami Gennaro Belvedere e che, per giunta, risulti figlio di Lucio e Maria Quattrocchi e che sia nato a Bellavista nel giorno di Santa Lucia. E subito dopo si immagini che costui – per trarre maggior profitto dal suo mestiere di mendicante – debba fingersi cieco. E si immagini, infine, che una brutta mattina il nostro eroe (o, meglio, antieroe) si trovi ad essere testimone di un delitto: da quel momento, è ovvio, comincerà a vivere nel terrore che l’assassino scopra che lui, in effetti, ci vede benissimo e rappresenta dunque una minaccia, perché può denunciarlo; ne deriverà, si intende, tutta una serie di equivoci irresistibilmente comici ma non per questo avulsi da una umanità anche profonda. Infatti lo spaccato di vita che Di Maio disegna si riferisce, con spiccata naturalità e senza fronzoli moralisti, alla zona sociale di Napoli, minima o infima (ma nell’accezione migliore dei due aggettivi) per la quale lo spostamento di senso a livello del linguaggio diventa metafora di una condizione esistenziale disperatamente ed al tempo stesso aggressivamente connotata dalla instabilità della condizione sociale del protagonista. Commedia dunque che si inscrive nell’antica tradizione del teatro napoletano ed italiano. Oscar Di Maio, debuttante ad 8 anni, alla soglia dei 50 anni di carriera, la riporta in scena, insieme alla figlia Marzia. I Di Maio sono una famiglia teatrale fra le più antiche di Napoli, attive fin dal 1875. Crescenzo Di Maio operava al San Ferdinando di Napoli insieme a Federico Stella fino agli ultimi anni dell’ottocento, e i figli Gaspare ed Oscar sono stati fra i maggiori protagonisti della migliore e aurorale sceneggiata napoletana. Le figlie di Oscar, Maria ed Olimpia Di Maio, sono state protagoniste della scena per molti anni e di Olimpia si ricorderà sicuramente la collaborazione con Massimo Troisi nel film Scusate il ritardo del 1983. Gennaro Belvedere raccoglie e sintetizza il meglio di questa tradizione innovandola soprattutto nei ritmi teatrali e naturalmente sul terreno della comprensione dei nuovi fenomeni sociali.

ULTIMISSIME CULTURA & GOSSIP
TUTTE LE ULTIMISSIME
NOTIZIE SUCCESSIVE >>>
SPETTACOLI - Agenda teatrale dal 3 al 9 aprile 2017 in Campania, programmata dal Teatro Pubblico Campano

di Napoli Magazine

31/03/2017 - 17:50

Teatro Politeama di Torre Annunziata

Info 0818611737 - 3381890767

Martedì 4 aprile ore 20.45

 

Associazione Culturale Immaginando

presenta

 

FEDERICO SALVATORE

in

SONO APPARSO A SAN GENNARO

Commedia musicale di Federico Salvatore e Mario Brancaccio

 

con  Mario Brancaccio, Lello Giulivo

Patrizia Spinosi, Francesco Viglietti, Gennaro Monti, Nicola D’Ortona

e con Simona Esposito, Antonio De Francesco, Luisanna Taranto

 

arrangiamenti e orchestrazioni m° Ciro Barbato

costumi di Maria Grazia Nicotra – coreografie Enzo Castaldo

scene e regia di Bruno Garofalo

 

 

Mario Brancaccio, nelle sue note di coautore cita un genere, “la Commedia dell’Arte”, e non lo fa a caso. Questa antica e mai dismessa forma  realizzativa e interpretativa è alla radice di tutto quello che poi è stato il nostro modo di fare Teatro, un modo che ha connotato il teatro all’Italiana, terreno che ha dato vita avari generi che tutt’ora compongono un panorama unico al mondo…. Dai “rami” della Comoedia, discendono modi più o meno nobili, colti e popolari, che nel corso del tempo sono stati definiti come “Opera Buffa”, “Cabaret”, “Rivista” e “Avanspettacolo”, farse e commedie di genere, teatro cosiddetto “Dialettale” opere in musica che rasentano il “Musical” ma che in Italia non hanno abbandonato la parte in prosa, che fa del nostro teatro musicale un genere unico e particolarmente fruibile nella comprensione dello spettatore. Gli stessi nostri grandi “Chansonnier” ne hanno subito l’influenza, ammantando le loro opere di contenuti e di interpretazioni sempre molto vicine al teatro, a quel recitar/cantando mai fine a se stesso, dove argomenti, satira, dissacrazione, ironia, critica, sberleffo, hanno sempre avuto importanza basilare. Senza citare i notissimi esempi del passato, la tradizione si rinnova incarnata ai nostri tempi in Federico.  Federico Salvatore sin dai tempi delle sue prime apparizioni televisive ha stupito, divertito, incuriosito, ogni platea, con il suo saper essere poeta, musicista, attore, fustigatore di pregi e difetti dei suoi conterranei, eleggendo però questi modelli a simboli universali di comportamento, molto spesso usufruendo della Lingua Napoletana che gli è congeniale, ma solo per colorare le sue parole di  un valore aggiunto, apprezzato e compreso a qualunque latitudine, in quanto acuto indagatore di vizi e virtù che possono definirsi nazionali, anche se   il “modo” il linguaggio, lo stimolo ha sempre un’origine visceralmente Sudista, per quell’istinto innato che muove il Nostro, quello di rivendicare valori e appartenenze  indiscutibilmente nostri, spesso calpestati, villipesi, negati dai corsi non sempre onesti della storia d’Italia. Questo suo essere “Giullare” ma non di corte, bensì di popolo, gli permette qualunque licenza, le parole più oscene non sono mai volgari, le sue convinzioni sociopolitiche sono incontestabili, la simpatia espressa nell’esibirsi è coinvolgente, ci fa tutti  complici del suo essere “ragazzaccio” come solo lui sa essere con quell’aria da Clown stupito, amareggiato, divertito, malizioso, furbo, arguto, compreso ed a volte commosso nel suo calarsi nelle vicende sempre tragicomiche della nostra balorda Umanità. L’idea di esaltare tutto questo rivestendo le sue canzoni di parole e teatralità che ne esaltassero i contenuti, è stata realizzata con lieve e divertita ironia da Brancaccio e da lui stesso, creando un filo rosso che leghi una selezione sia pure necessariamente limitata della sua infinita ecclettica produzione, ed a me è toccato il compito di coordinare tutto questo su di un palcoscenico, quella che a volte viene pomposamente definita “regìa” è per me questa volta mettere con divertito entusiasmo,  la mia esperienza al servizio di un’idea che già da sola è spettacolo, è musica, è teatro.  Ad ogni ascolto i brani mi rivelano qualcosa in più, le parole scorrono e si compongono da sole nell’esaltare i contenuti, una schiera di Artisti di grande levatura si sono schierati non dietro né davanti, ma al fianco del Nostro, coinvolti tutti allo stesso modo nel fare proprio questo irriverente  modo di divertire, coinvolgere, far riflettere……  il motto araldico di Federico Salvatore potrebbe essere  “Castigat ridendo mores” frase antica tradotta letteralmente dal latino, che significa: "corregge i costumi ridendo".Ho immaginato questa messa in scena come una “Sarabanda” si voci, luci, suoini, più vicina ad un circo fantastico piuttosto che ad una commedia con musiche, ho individuato il ritmo, l’allegria, la furiosa verve di ogni brano come uno schiaffo, un fuoco d’artificio, una pacca amichevole sulle spalle del vicino, uno sberleffo  senza soluzione di continuità, una scossa della quale si ha bisogno per riflettere e comprendere, e questa sarà la cifra dello spettacolo a cui tendo, girandola di colori e sorriso a non finire, a volte divertito, a volte amaro, ma sempre intelligente come abbiamo saputo fare sino ad ora, per “tradizione” e mai come questa volta nel recupero di una cultura  che vive nel DNA dei nostri Artisti, che non smette mai di rinnovarsi,  se non addirittura di sopravanzarci a volte, sviluppata sulle tavole di un palcoscenico, in un rituale magnifico che non smetterà mai di stupirci.  

 

Bruno Garofalo

 

 

 

Teatro Verdi di Salerno

Info 089.662141

Da giovedì 6 a domenica 9 aprile

da giovedì a sabato ore 21.00 – domenica ore 18.30

 

TEATRO STABILE DI NAPOLI

 

SPACCANAPOLI TIMES

testo e regia Ruggero Cappuccio

con

Giulio Cancelli [Norberto Boito] - Ruggero Cappuccio [Giuseppe Acquaviva]

Ciro Damiano [Dottor Lorenzi] - Giovanni Esposito [Romualdo Acquaviva]

Gea Martire [Gabriella Acquaviva] - Marina Sorrenti [Gennara Acquaviva]

scene Nicola Rubertelli

costumi Carlo Poggioli

 

 “Trovatemi un uomo sano e io lo guarirò”. Carl Gustav Jung Spaccanapoli Times è una dirompente macchina comica che attraversa il paesaggio umano dell’Italia di oggi con spregiudicata velocità. La storia, ambientata in una Napoli contemporanea vista come detonatore della crisi etica che investe la nostra nazione, mette a fuoco la vita di quattro fratelli in lotta con il modernismo globalizzante che innesca nel mondo dinamiche sociali dalle quali i componenti della famiglia Acquaviva si sentono esclusi.

Giuseppe, il primogenito, è uno scrittore che pubblica le sue opere in assoluto anonimato, combatte il narcisismo che accompagna la creazione artistica e vive tra i binari della stazione centrale di Napoli. La scena si apre nella vecchia casa della famiglia Acquaviva: un appartamento all’ultimo piano di un palazzo situato nella via Spaccanapoli. Gli ambienti sono abbandonati da tempo. Gli unici oggetti che si impongono alla vista sono le migliaia di bottiglie d’acqua, ormai vuote, che ricoprono i muri dei saloni a tutt’altezza. Giuseppe ha convocato i suoi tre fratelli per una ragione d’emergenza. Gabriella, Gennara e Romualdo, lo raggiungono nella dimora in cui hanno vissuto infanzia e adolescenza, ma il motivo della convocazione appare ambiguo e misterioso. La presenza del quartetto Acquaviva nel luogo degli antenati, innesca un esilarante corto circuito tra passato e presente, tra i teneri rituali dell’infanzia e l’avanzata cancerogena del capitalismo. I quattro fratelli sono disorientati dall’attualità, vivono in dimensioni mentali e fisiche estreme, concretizzando sulla vita punti di vista e interpretazioni follemente comici.

La singolare pazzia sentimentale che ispira gli innamoramenti di Gabriella, la surreale visionarietà di Gennara per il mondo dello spirito e il talento fobico che Romualdo applica nella pittura, attivano un confronto serrato sulla possibilità di amare e di esistere.

Così, mentre Giuseppe rivela ai fratelli che una guerra invisibile e mortale incombe sul pianeta, si consuma l’attesa febbrile di una visita che dovrà sciogliere la ragione della convocazione degli Acquaviva nella casa della memoria. La scrittura di Ruggero Cappuccio si materializza in un italiano che slitta sul terreno delle lingue del Sud, irrorandosi di anglicismi erosivi per una partitura sonora in cui fiammeggiano allegri dirompenti e adagi malinconici. Su tutto regna il ridere e sorridere, dove la comicità volontaria, sferzante e innocente, diventa una lente d’ingrandimento per leggere la realtà del male di vivere con impeto tagliente e irriguardoso.

 

Teatro Magic Vision di Casalnuovo

info 0818030270 - 3292180679

venerdì 7 aprile ore 20.45

 

 

Da Carosone a Jovanotti

Concerto musicale

 

con

Sal Esposito e la Blue Band

 

 

Teatro Italia di Acerra

Info 0818857258, 3333155417

Sabato 8 aprile ore 20.30

 

Nino D’Angelo

IO SENZA GIACCA E CRAVATTA

scritto e diretto da Nino D'Angelo

 

 

Lo spettacolo racconta di un quartiere di Napoli, San Pietro a Patierno, di un tempo che va dagli anni ‘60 ai nostri giorni, di una realtà che tocca i ricordi, quelli nostalgici, ma anche quelli divertenti che hanno accompagnato un ragazzo che poteva fare il cantante o lo “scarparo” (il quartiere er importante per la produzione di scarpe). Il nuovo allestimento di D’Angelo è un viaggio nei ricordi, in una cartolina che fotografa un passato e il suo presente. “Una notte, preso dal sentimento del passato – spiega Nino D’Angelo nella strada del mio quartiere, San Pietro a Patierno.

L’appuntamento era con i ricordi, ma ad aspettarmi trovai la delusione. La casa dove mi vantavo di essere nato non c’era più. Le crepe del tempo l’avevano demolita con tutte le immagini dei miei affetti speciali che, per un attimo, demolirono anche me e la mia memoria. Da questo sentimento nasce la voglia e l’idea di creare “IO SENZA GIACCA E CRAVATTA”, il mio nuovo spettacolo di musica e teatro. Sarà la mia voce fuori campo e il concerto nel vico ad accompagnare l’infanzia e l’amicizia eterna. Così come il canto accorato che arrivava dalle botteghe& degli “scarpari” sarà il principio della mia passione, la musica”.

 

 

Teatro Nuovo di Salerno

info 089220886

Sabato 8, ore 21.00, e domenica 9 aprile, ore 18.30

 

Ass. Culturale Fantateatro

presenta

 

OSCAR DI MAIO

GENNARO BELVEDERE TESTIMONE CIECO

di Gaetano Di Maio

regia Mario Brancaccio

 

E’ una commedia dal doppio volto. Incentrata infatti sulla comicità classica tipica del genere, presenta risvolti umani e sociali che un pubblico attento ha saputo cogliere sin dagli anni del suo debutto al teatro Sannazaro di Napoli. La vis comica è notevole e si inscrive nello stile e nel ritmo tipico dei grandi successi di Gaetano Di Maio, autore di tante note commedie interpretate, fra gli altri, da Nino Taranto, Luisa Conte, Ugo D’Alessio, Pietro De Vico, Enzo Cannavale. Si immagini, ad esempio, uno che si chiami Gennaro Belvedere e che, per giunta, risulti figlio di Lucio e Maria Quattrocchi e che sia nato a Bellavista nel giorno di Santa Lucia. E subito dopo si immagini che costui – per trarre maggior profitto dal suo mestiere di mendicante – debba fingersi cieco. E si immagini, infine, che una brutta mattina il nostro eroe (o, meglio, antieroe) si trovi ad essere testimone di un delitto: da quel momento, è ovvio, comincerà a vivere nel terrore che l’assassino scopra che lui, in effetti, ci vede benissimo e rappresenta dunque una minaccia, perché può denunciarlo; ne deriverà, si intende, tutta una serie di equivoci irresistibilmente comici ma non per questo avulsi da una umanità anche profonda. Infatti lo spaccato di vita che Di Maio disegna si riferisce, con spiccata naturalità e senza fronzoli moralisti, alla zona sociale di Napoli, minima o infima (ma nell’accezione migliore dei due aggettivi) per la quale lo spostamento di senso a livello del linguaggio diventa metafora di una condizione esistenziale disperatamente ed al tempo stesso aggressivamente connotata dalla instabilità della condizione sociale del protagonista. Commedia dunque che si inscrive nell’antica tradizione del teatro napoletano ed italiano. Oscar Di Maio, debuttante ad 8 anni, alla soglia dei 50 anni di carriera, la riporta in scena, insieme alla figlia Marzia. I Di Maio sono una famiglia teatrale fra le più antiche di Napoli, attive fin dal 1875. Crescenzo Di Maio operava al San Ferdinando di Napoli insieme a Federico Stella fino agli ultimi anni dell’ottocento, e i figli Gaspare ed Oscar sono stati fra i maggiori protagonisti della migliore e aurorale sceneggiata napoletana. Le figlie di Oscar, Maria ed Olimpia Di Maio, sono state protagoniste della scena per molti anni e di Olimpia si ricorderà sicuramente la collaborazione con Massimo Troisi nel film Scusate il ritardo del 1983. Gennaro Belvedere raccoglie e sintetizza il meglio di questa tradizione innovandola soprattutto nei ritmi teatrali e naturalmente sul terreno della comprensione dei nuovi fenomeni sociali.