Sabato 24 gennaio alle ore 20.00 e domenica 25 gennaio alle ore 18.00 va in scena al Teatro Civico 14 di Casagiove “Il guardiano” di Harold Pinter, un classico del teatro del Novecento che parla con lucidità al presente. La produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo, in collaborazione con Teatro del Sangro e Teatro dei Limoni, vede Roberto Galano e Stefano Angelucci Marino interpreti e registi dello spettacolo.
Scritto nel 1959 e rappresentato per la prima volta nel 1960, “Il guardiano” segna il primo grande successo di Pinter e resta una delle sue opere più emblematiche: una metafora potente e limpida dei meccanismi di esclusione, sopraffazione e incomunicabilità che attraversano ancora oggi la società contemporanea.
I biglietti sono disponibili online su www.teatrocivico14.it al costo di €15 (intero) e €12 (ridotto: under 30, over 65 e convenzioni).
Sul palco Stefano Angelucci Marino e Roberto Galano danno corpo a una vicenda apparentemente semplice ma carica di tensione: un senzatetto viene accolto in casa da uno dei due fratelli che la abitano, un uomo fragile, ai margini, che gli propone di diventare il guardiano dello stabile. La stessa offerta arriverà anche dall’altro fratello, opposto per temperamento, logorroico e irrequieto. Il clochard accetta l’ospitalità, ma trasforma presto la convivenza in un campo di battaglia fatto di lamentele, pretese e rifiuto sistematico di ogni responsabilità.
La presenza dell’ultimo arrivato incrina l’equilibrio già precario tra i due fratelli, che non riescono mai davvero a comunicare, fino a dar vita a una lotta senza un vero oggetto del contendere. Il guardiano diventa così un archetipo della conflittualità pinteriana: una guerra tra poveri, feroce e assurda, in cui tutti i personaggi sono ugualmente chiusi, ostinati e convinti di affermare se stessi sugli altri.
In questa versione, la vicenda è ambientata in una città indefinita del nord Italia. Il senzatetto è rumeno, ultimo tra gli ultimi, opportunista e crudele; i fratelli sono due gemelli abruzzesi, profondamente diversi eppure speculari nella loro solitudine. Una scelta che rafforza la lettura contemporanea del testo, restituendo con lucidità le miserie, le paure e le fratture dei nostri giorni.
La scenografia visionaria ed essenziale di Cristiano Russo traduce la “stanza pinteriana” in uno spazio chiuso e claustrofobico: una baracca-gabbia costruita con reti di materassi in metallo, luogo di segregazione fisica e mentale.
Uno spettacolo necessario, capace di interrogare lo spettatore con crudele ironia e di restituire tutta l’attualità del teatro di Harold Pinter.
di Napoli Magazine
21/01/2026 - 09:58
Sabato 24 gennaio alle ore 20.00 e domenica 25 gennaio alle ore 18.00 va in scena al Teatro Civico 14 di Casagiove “Il guardiano” di Harold Pinter, un classico del teatro del Novecento che parla con lucidità al presente. La produzione del Teatro Stabile d’Abruzzo, in collaborazione con Teatro del Sangro e Teatro dei Limoni, vede Roberto Galano e Stefano Angelucci Marino interpreti e registi dello spettacolo.
Scritto nel 1959 e rappresentato per la prima volta nel 1960, “Il guardiano” segna il primo grande successo di Pinter e resta una delle sue opere più emblematiche: una metafora potente e limpida dei meccanismi di esclusione, sopraffazione e incomunicabilità che attraversano ancora oggi la società contemporanea.
I biglietti sono disponibili online su www.teatrocivico14.it al costo di €15 (intero) e €12 (ridotto: under 30, over 65 e convenzioni).
Sul palco Stefano Angelucci Marino e Roberto Galano danno corpo a una vicenda apparentemente semplice ma carica di tensione: un senzatetto viene accolto in casa da uno dei due fratelli che la abitano, un uomo fragile, ai margini, che gli propone di diventare il guardiano dello stabile. La stessa offerta arriverà anche dall’altro fratello, opposto per temperamento, logorroico e irrequieto. Il clochard accetta l’ospitalità, ma trasforma presto la convivenza in un campo di battaglia fatto di lamentele, pretese e rifiuto sistematico di ogni responsabilità.
La presenza dell’ultimo arrivato incrina l’equilibrio già precario tra i due fratelli, che non riescono mai davvero a comunicare, fino a dar vita a una lotta senza un vero oggetto del contendere. Il guardiano diventa così un archetipo della conflittualità pinteriana: una guerra tra poveri, feroce e assurda, in cui tutti i personaggi sono ugualmente chiusi, ostinati e convinti di affermare se stessi sugli altri.
In questa versione, la vicenda è ambientata in una città indefinita del nord Italia. Il senzatetto è rumeno, ultimo tra gli ultimi, opportunista e crudele; i fratelli sono due gemelli abruzzesi, profondamente diversi eppure speculari nella loro solitudine. Una scelta che rafforza la lettura contemporanea del testo, restituendo con lucidità le miserie, le paure e le fratture dei nostri giorni.
La scenografia visionaria ed essenziale di Cristiano Russo traduce la “stanza pinteriana” in uno spazio chiuso e claustrofobico: una baracca-gabbia costruita con reti di materassi in metallo, luogo di segregazione fisica e mentale.
Uno spettacolo necessario, capace di interrogare lo spettatore con crudele ironia e di restituire tutta l’attualità del teatro di Harold Pinter.