NAPOLI - Senza troppi giri di parole: per come si era messa, forti di un uomo in più per 67 minuti, era una partita da vincere, ed invece ci si è impatanati su un pareggio che lascia tanto amaro in bocca ed il fiato sospeso sull'eventuale qualificazione ai Play Off di Champions. Il Copenhagen, quasi incredulo essendo stato dominato per larghi tratti dagli azzurri, rei di non aver sferrato il colpo del k.o., ha raccolto un punto insperato, grazie anche alla fiscalità degli arbitri che non si sono lasciati sfuggire la ghiotta occasione di segnalare il movimento del tutto evitabile (anche se non proprio gravissimo) di Buongiorno ai "danni" del lesto Elyounoussi. Sta di fatto che nemmeno l'iniziale ribattuta (purtroppo centrale, e non laterale) di Milinkovic-Savic, sul pessimo penalty di Larsson, è bastata per evitare che la palla venisse poi ribadita in rete. E' mancato l'occhio della tigre, lo ha fatto capire pure Conte. Sprecare tre punti così fa male e dispiace, anche perchè con questo pareggio la successiva ed ultima sfida, della "League Phase", al Maradona contro il Chelsea, assume i contorni di una "mission (semi) impossible". Intanto dovrebbe rientrare Anguissa nel prossimo week-end, almeno stando alle ultime indiscrezioni. Poi sarà la volta di Gilmour, mentre Lukaku concede apparizioni qua e là da "mental assistant" a bordocampo e negli allenamenti di gruppo, senza far capire quanti minuti (si vocifera intorno meno di una manciata) abbia nelle gambe. Eppure il Napoli qualche segnale lo aveva dato. Straordinario il gol di McTominay, per tempismo e precisione, sull'ottimo angolo di Elmas, positivo il contributo di Vergara (più volte vicino alla gioia personale), oltre a quello del sempiterno Lobotka (falcidiato inutilmente dal 34enne Delaney, espulso solo per opera dell'attentissimo VAR van Bebek). Non eccelso Spinazzola a destra, senza infamia e senza lode Gutierrez. Devo ammettere, intanto, che qualche perplessità continua a lasciarmela Buongiorno: non lo vedo più determinante come una volta, deve riacquistare fiducia nei propri mezzi, altrimenti è quasi scontato preferirgli l'impeccabile Juan Jesus. Va detto pure che l'attacco, privo di Neres e Politano, non ha trovato grandissimi spunti per Hojlund, rimasto spesso isolato, al di là di qualche sua sporadica (nonchè giusta) conclusione personale. Dalla panchina, purtroppo, le noti dolenti: Ambrosino ha messo in mezzo un cross fuori traiettoria, Lang si è lievemente impegnato senza brillare, Olivera non è apparso ancora al top della condizione, mentre Lucca lascia nuovamente tutti attoniti per la sua altisonante valutazione pagata la scorsa estate dopo che si è divorato pure in terra danese quel gol che gli sarebbe valso le copertine di tutti i rotocalchi sportivi. Inutile ripetere che si gioca troppo, anche se è la veirtà. Prima la Juventus a Torino, poi in casa contro Chelsea e Fiorentina, il tutto nel giro di sei giorni: direbbe Benitez, "sin prisa, sin pausa", e mi verrebbe da aggiungere rimescolando un suo celebre pensiero: "Dovendo ancora nuotare tanto, vediamo di non arrivare morti alla spiaggia". Con o senza aiuti dal mercato, a prescindere dal tipo di saldo disponibile, per amor proprio, o semplicemente perchè è il mestiere di chi scende in campo, servono gol e vittorie, se nel sangue ribolle l'ardore di chi non vuole restare spettatore dei trionfi altrui.

di Napoli Magazine
21/01/2026 - 08:00
NAPOLI - Senza troppi giri di parole: per come si era messa, forti di un uomo in più per 67 minuti, era una partita da vincere, ed invece ci si è impatanati su un pareggio che lascia tanto amaro in bocca ed il fiato sospeso sull'eventuale qualificazione ai Play Off di Champions. Il Copenhagen, quasi incredulo essendo stato dominato per larghi tratti dagli azzurri, rei di non aver sferrato il colpo del k.o., ha raccolto un punto insperato, grazie anche alla fiscalità degli arbitri che non si sono lasciati sfuggire la ghiotta occasione di segnalare il movimento del tutto evitabile (anche se non proprio gravissimo) di Buongiorno ai "danni" del lesto Elyounoussi. Sta di fatto che nemmeno l'iniziale ribattuta (purtroppo centrale, e non laterale) di Milinkovic-Savic, sul pessimo penalty di Larsson, è bastata per evitare che la palla venisse poi ribadita in rete. E' mancato l'occhio della tigre, lo ha fatto capire pure Conte. Sprecare tre punti così fa male e dispiace, anche perchè con questo pareggio la successiva ed ultima sfida, della "League Phase", al Maradona contro il Chelsea, assume i contorni di una "mission (semi) impossible". Intanto dovrebbe rientrare Anguissa nel prossimo week-end, almeno stando alle ultime indiscrezioni. Poi sarà la volta di Gilmour, mentre Lukaku concede apparizioni qua e là da "mental assistant" a bordocampo e negli allenamenti di gruppo, senza far capire quanti minuti (si vocifera intorno meno di una manciata) abbia nelle gambe. Eppure il Napoli qualche segnale lo aveva dato. Straordinario il gol di McTominay, per tempismo e precisione, sull'ottimo angolo di Elmas, positivo il contributo di Vergara (più volte vicino alla gioia personale), oltre a quello del sempiterno Lobotka (falcidiato inutilmente dal 34enne Delaney, espulso solo per opera dell'attentissimo VAR van Bebek). Non eccelso Spinazzola a destra, senza infamia e senza lode Gutierrez. Devo ammettere, intanto, che qualche perplessità continua a lasciarmela Buongiorno: non lo vedo più determinante come una volta, deve riacquistare fiducia nei propri mezzi, altrimenti è quasi scontato preferirgli l'impeccabile Juan Jesus. Va detto pure che l'attacco, privo di Neres e Politano, non ha trovato grandissimi spunti per Hojlund, rimasto spesso isolato, al di là di qualche sua sporadica (nonchè giusta) conclusione personale. Dalla panchina, purtroppo, le noti dolenti: Ambrosino ha messo in mezzo un cross fuori traiettoria, Lang si è lievemente impegnato senza brillare, Olivera non è apparso ancora al top della condizione, mentre Lucca lascia nuovamente tutti attoniti per la sua altisonante valutazione pagata la scorsa estate dopo che si è divorato pure in terra danese quel gol che gli sarebbe valso le copertine di tutti i rotocalchi sportivi. Inutile ripetere che si gioca troppo, anche se è la veirtà. Prima la Juventus a Torino, poi in casa contro Chelsea e Fiorentina, il tutto nel giro di sei giorni: direbbe Benitez, "sin prisa, sin pausa", e mi verrebbe da aggiungere rimescolando un suo celebre pensiero: "Dovendo ancora nuotare tanto, vediamo di non arrivare morti alla spiaggia". Con o senza aiuti dal mercato, a prescindere dal tipo di saldo disponibile, per amor proprio, o semplicemente perchè è il mestiere di chi scende in campo, servono gol e vittorie, se nel sangue ribolle l'ardore di chi non vuole restare spettatore dei trionfi altrui.
