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GOLAZO
GOLAZO - Adolfo Mollichelli su "NM": "Napoli, ora Aurelio volta pagina"
26.05.2021 19:31 di Napoli Magazine

NAPOLI - E' finita male, in tutti i sensi. Da gennaio, separati in casa presidente e allenatore. Poi, tutto il resto: i lunghi infortuni di Osimhen e Mertens, alcune partite giocate e perse male, più per mancanza di garra e di testa sul pezzo. Infine, il crollo fisico inaspettato nella partita con il Verona, la classica occasione in cui si era artefici della proprio fortuna. Senza dover pensare (ma non sarà stato così nella mente degli azzurri) ai risultati degli altri. Il match ideale, da vincere e basta. Una sorta di finale. E' in queste contese che più di ogni altro elemento conta possedere almeno un paio di giocatori di forte personalità, quelli che ti guidano in campo, che stimolano, che hanno - come si dice - gli occhi della tigre. Penso ad un Albiol, ad un Hamsik, ad un Higuain. E invece nulla. Mosci, gli azzurri, nella mente e nei garretti, appena impegnati a svolgere il compitino. E l'allenatore, direte, non conta in queste situazioni da ultima spiaggia? Certo, conta anche la guida tecnica. Specie se si indovinano i cambi giusti e si abbia il coraggio di tirare fuori dalla contesa anche il capitano di tante battaglie. Mi riferisco ad un Insigne impalpabile, dopo aver disputato un campionato da campione vero. Non è la prima volta che Lorenzinho viene meno sul più bello. Fors'anche per quella sua indole da tifoso ultrà che lo tormenta dietro la maglia e la fascia di capitano. Accordo o meno, la Juve - la nemica di sempre - ha rinunciato a Bologna al suo totem, il CR7 capocannoniere, perché era apparso svuotato di energie. Capito? Oramai è andata. Gattuso, che pure ha dei meriti per aver condotto la squadra dal settimo posto fin lassù, non lascia macerie. Salutato da Aurelio Primo con un twitter poco dopo la fatal Verona (avevano ragione gli autori di quello storico striscione: Giulietta è veramente 'na zoccola), anticipato da quella voglia repressa di dire: me ne vado. Avrebbe voluto farlo dopo aver condotto il Napoli in Champions, non c'è riuscito, soffocato l'ultimo ringhio. Ora si volta pagina. A cominciare dalla scelta del nuovo tecnico. Il nome di Sergio Conceicao, tecnico del Porto, un passato da giocatore vincente tra Lazio, Parma e Inter è durato lo spazio d'un mattino. Aurelio Primo ci ha ripensato. Peccato, perché il lusitano predilige l'assetto tattico che sarebbe andato a pennello per gli azzurri: il 4-3-3 non disdegnando variazioni sul tema come ha dimostrato di saper fare eliminando la Juve in Champions. E poi, sarebbe stato intrigante il derby lusitano delle panchine tra lui e Mourinho. Restano caldi i soliti nomi. A cominciare da Galtier che alla guida del Lille ha trionfato in Francia, superando il quotatissimo e ricchissimo PSG di Neymar e compagnia bella. Ha svezzato Osimhen lanciandolo nel calcio che conta. Poi, c'è il solito Spalletti che ben conosce le trappole del nostro campionato. E, magari, c'è un pensierino anche su Simone Inzaghi che non ancora ha trovato l'accordo con Lotito, noto come Lotirchio. E' presto per parlare di squadra del futuro. E comunque, detto che l'Europa League non è vetrina da buttar via, bisognerà verificare che cosa si vuole e si può fare da grandi. Se sarà necessario o meno il ridimensionamento dell'assetto tecnico con cessioni da plusvalenze (Koulibaly, Fabiàn Ruiz) oppure se si cercherà una via di mezzo per andare incontro alle esigenze del futuro allenatore che, inevitabilmente, farà dei nomi sia in entrata sia in uscita. Ad maiora. E auguri a Gennarino Gattuso per la sua nuova avventura alla guida della Fiorentina. Magari s'intenderà meglio con il presidente american-calabrese.

 

 

Adolfo Mollichelli

 

Napoli Magazine

 

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