Kevin De Bruyne, centrocampista del Napoli, in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport ha raccontato il momento attuale e il futuro con la sua Nazionale, soffermandosi anche su aspetti più personali. Ecco un estratto.
"Come sto? Sto bene. Un po’ di jet lag da smaltire dopo il ritorno dall’America. Però sto bene".
Com’è stato tornare nella nazionale belga?
"Bello, è sempre speciale. Tutto sta andando nella direzione giusta, rappresentare il proprio Paese è un onore. So che la gente si aspetta molto da me, devo aiutare questa nuova generazione a crescere per andare lontano. È diverso dal passato, ma mi piace".
Cosa si aspetta dal prossimo Mondiale?
"Non lo so, penso ci sia meno attesa di prima. Ovviamente avevamo un gruppo molto speciale nel 2018, ora ci sono tanti giocatori nuovi. Iniziamo a passare il girone, poi dipende da chi troveremo. Vogliamo giocare un buon calcio e andare il più avanti possibile. Speriamo di fare qualcosa di buono".
Al Mondiale mancherà l’Italia: sorpreso?
"Penso che il livello in Europa sia sempre più alto. Non è facile vincere ogni partita e anche le piccole nazionali possono costruire una squadra discreta e fare risultati. Certo che non andare al Mondiale per un Paese come l’Italia è una perdita enorme. Ma non c’è niente che possa farci".
Il calcio italiano è in crisi?
"Forse. Se non fai il Mondiale per tre edizioni di fila forse lo sei. Ma non conosco i dettagli, non conosco struttura e filosofia, partendo dai giovani fino al livello più alto. Quindi non saprei...".
Che papà è De Bruyne?
"A volte molto rigido, ma cerco di essere disponibile il più possibile per i miei figli. Non è semplice vista la situazione, non posso essere un padre normale. Le persone mi riconoscono e non mi lasciano solo. Io ci provo, ma non è facile trovare il giusto equilibrio".
Cosa prova a vedere suo figlio giocare a calcio?
"Mi piace, sono orgoglioso. Ma lo sono anche quando vedo l’altro cavalcare, oppure mia figlia ballare. Mi piace vederli felici, fare ciò che desiderano e che li fa stare bene. Anche al medio piace giocare a calcio ma io non metto alcuna pressione, devono fare ciò che amano fare. Io li supporterò sempre".
Napoli potrebbe essere la sua ultima squadra?
"Questo non lo so, non ci penso adesso. Non sono quel tipo di persona, ho ancora un contratto e a Napoli sto davvero bene. Cerco di godermi il momento ora, credo di poter giocare ancora qualche anno, poi quando il fisico mi dirà di fermarmi, lo farò. Ma per ora mi sento bene".
Cosa c’è nel suo futuro?
"Quando smetterò? Non lo so, davvero. Sicuramente non ci sarà nulla all’inizio, perché vorrò godermi un po’ la famiglia, che ha fatto tanti sacrifici per me. Poi dovrò trovare qualcosa da fare ovviamente. Nel prossimo futuro, invece, voglio solo continuare a giocare a calcio dando il massimo per restare al livello più alto possibile. Mi sento bene, sono felice e la mia famiglia è felice per me".
Ama ancora il calcio come quando ha iniziato?
"No, credo di no. Ma immagino sia normale dopo 30 anni. Qualche volta succede di perdere un po’ di interesse, come in ogni lavoro, suppongo".
di Napoli Magazine
04/04/2026 - 09:38
Kevin De Bruyne, centrocampista del Napoli, in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport ha raccontato il momento attuale e il futuro con la sua Nazionale, soffermandosi anche su aspetti più personali. Ecco un estratto.
"Come sto? Sto bene. Un po’ di jet lag da smaltire dopo il ritorno dall’America. Però sto bene".
Com’è stato tornare nella nazionale belga?
"Bello, è sempre speciale. Tutto sta andando nella direzione giusta, rappresentare il proprio Paese è un onore. So che la gente si aspetta molto da me, devo aiutare questa nuova generazione a crescere per andare lontano. È diverso dal passato, ma mi piace".
Cosa si aspetta dal prossimo Mondiale?
"Non lo so, penso ci sia meno attesa di prima. Ovviamente avevamo un gruppo molto speciale nel 2018, ora ci sono tanti giocatori nuovi. Iniziamo a passare il girone, poi dipende da chi troveremo. Vogliamo giocare un buon calcio e andare il più avanti possibile. Speriamo di fare qualcosa di buono".
Al Mondiale mancherà l’Italia: sorpreso?
"Penso che il livello in Europa sia sempre più alto. Non è facile vincere ogni partita e anche le piccole nazionali possono costruire una squadra discreta e fare risultati. Certo che non andare al Mondiale per un Paese come l’Italia è una perdita enorme. Ma non c’è niente che possa farci".
Il calcio italiano è in crisi?
"Forse. Se non fai il Mondiale per tre edizioni di fila forse lo sei. Ma non conosco i dettagli, non conosco struttura e filosofia, partendo dai giovani fino al livello più alto. Quindi non saprei...".
Che papà è De Bruyne?
"A volte molto rigido, ma cerco di essere disponibile il più possibile per i miei figli. Non è semplice vista la situazione, non posso essere un padre normale. Le persone mi riconoscono e non mi lasciano solo. Io ci provo, ma non è facile trovare il giusto equilibrio".
Cosa prova a vedere suo figlio giocare a calcio?
"Mi piace, sono orgoglioso. Ma lo sono anche quando vedo l’altro cavalcare, oppure mia figlia ballare. Mi piace vederli felici, fare ciò che desiderano e che li fa stare bene. Anche al medio piace giocare a calcio ma io non metto alcuna pressione, devono fare ciò che amano fare. Io li supporterò sempre".
Napoli potrebbe essere la sua ultima squadra?
"Questo non lo so, non ci penso adesso. Non sono quel tipo di persona, ho ancora un contratto e a Napoli sto davvero bene. Cerco di godermi il momento ora, credo di poter giocare ancora qualche anno, poi quando il fisico mi dirà di fermarmi, lo farò. Ma per ora mi sento bene".
Cosa c’è nel suo futuro?
"Quando smetterò? Non lo so, davvero. Sicuramente non ci sarà nulla all’inizio, perché vorrò godermi un po’ la famiglia, che ha fatto tanti sacrifici per me. Poi dovrò trovare qualcosa da fare ovviamente. Nel prossimo futuro, invece, voglio solo continuare a giocare a calcio dando il massimo per restare al livello più alto possibile. Mi sento bene, sono felice e la mia famiglia è felice per me".
Ama ancora il calcio come quando ha iniziato?
"No, credo di no. Ma immagino sia normale dopo 30 anni. Qualche volta succede di perdere un po’ di interesse, come in ogni lavoro, suppongo".