Il Napoli arriva a Torino con i pensieri in disordine. Lascia tifosi che ora parlano di Gattuso. In troppi si ricredono. I più accaniti contestatori si chiedono oggi perché mai dovrebbe andar via. Anche quelli che nella notte del 24 gennaio contavano le ore e i minuti per vedere Benitez in jet privato a Capodichino. Dalla sconfitta di Verona furono sconvolte le relazioni interne ed esterne. Oggi il silenzio stampa, che sospende i rapporti tra il Napoli ed il suo pubblico, impedisce a Gattuso di lanciare il più urgente dei messaggi. “Grazie, ma il tema non è la mia conferma né i miei rapporti con il presidente. È la qualificazione Champions. È il quarto posto per dare un senso a questa stagione ed un futuro migliore al club”. Certo, senza l’ingresso alla Champions e quel bonifico Uefa da almeno 50 milioni questo sarebbe un anno perso. Non solo: distacco certo di Gattuso come nel Milan nella primavera 2019, un’asta per il trentenne Koulibaly, cessione di Fabiàn Ruiz, l’incerto rinnovo dei contratti più robusti. C’è tutto questo oltre una vigilia occupata dal precoce dibattito su Gattuso. Ed il caparbio allenatore, nel suo lucido orgoglio, lo sa. E se non può dirlo ai tifosi, fa bene a parlarne con la squadra perché non vi siano da stasera altri cali di tensione. Con il Torino è la prima di sei partite insidiose: finiti gli scontri diretti, ricomincia il viaggio nella zona rossa. Cagliari, Spezia, Udinese, Fiorentina. L’ultima poi con il Verona, allenato da Ivan Juric, il ruvido croato 45enne che inflisse al Napoli la sconfitta più dura ed è tra i candidati ad allenarlo con Italiano dello Spezia e il quarantenne Alessio Dionisi considerato ad Empoli l’erede di Spalletti e Sarri. È stimato da Giuntoli, che ha un contratto lungo con il Napoli ed un invito dalla Juve. Solo la Champions può spingere De Laurentiis a riaprire con Gattuso quel discorso che proprio l’allenatore calabrese considera già chiuso. Difficile ipotizzare altre scelte. Allegri tornerà alla Juve, secondo l’intesa raggiunta con Andrea Agnelli a Forte dei Marmi alla vigilia di Pasqua. Sarri è invece vicino alla Roma. Concentrato per fortuna solo sul Torino, Gattuso avrebbe già deciso scelto Osimhen con Mertens in panchina. È una scommessa. pro e contro. Primo, il gigante nigeriano può rimanere ingabbiato nella difesa a tre del Torino fra le braccia del 31enne camerunense Nicolas Nkoulu campione d’Africa, aiutato dal napoletano Izzo a destra e dal brasiliano Bremer a sinistra. L’esperienza con la Lazio suggerisce di tenere larghi gli esterni per slabbrare la difesa avversaria a tre e infilare Insigne alle spalle di Singo con Mario Rui in sovrapposizione, Zielinski al centro dell’asse Mandragora-Rincon, toccherà Verdi a Di Lorenzo. Già, chi si rivede. Gattuso se non può parlare, meglio lasciarlo tranquillo. Ha altro a cui pensare per un mese.
di Napoli Magazine
26/04/2021 - 10:58
Il Napoli arriva a Torino con i pensieri in disordine. Lascia tifosi che ora parlano di Gattuso. In troppi si ricredono. I più accaniti contestatori si chiedono oggi perché mai dovrebbe andar via. Anche quelli che nella notte del 24 gennaio contavano le ore e i minuti per vedere Benitez in jet privato a Capodichino. Dalla sconfitta di Verona furono sconvolte le relazioni interne ed esterne. Oggi il silenzio stampa, che sospende i rapporti tra il Napoli ed il suo pubblico, impedisce a Gattuso di lanciare il più urgente dei messaggi. “Grazie, ma il tema non è la mia conferma né i miei rapporti con il presidente. È la qualificazione Champions. È il quarto posto per dare un senso a questa stagione ed un futuro migliore al club”. Certo, senza l’ingresso alla Champions e quel bonifico Uefa da almeno 50 milioni questo sarebbe un anno perso. Non solo: distacco certo di Gattuso come nel Milan nella primavera 2019, un’asta per il trentenne Koulibaly, cessione di Fabiàn Ruiz, l’incerto rinnovo dei contratti più robusti. C’è tutto questo oltre una vigilia occupata dal precoce dibattito su Gattuso. Ed il caparbio allenatore, nel suo lucido orgoglio, lo sa. E se non può dirlo ai tifosi, fa bene a parlarne con la squadra perché non vi siano da stasera altri cali di tensione. Con il Torino è la prima di sei partite insidiose: finiti gli scontri diretti, ricomincia il viaggio nella zona rossa. Cagliari, Spezia, Udinese, Fiorentina. L’ultima poi con il Verona, allenato da Ivan Juric, il ruvido croato 45enne che inflisse al Napoli la sconfitta più dura ed è tra i candidati ad allenarlo con Italiano dello Spezia e il quarantenne Alessio Dionisi considerato ad Empoli l’erede di Spalletti e Sarri. È stimato da Giuntoli, che ha un contratto lungo con il Napoli ed un invito dalla Juve. Solo la Champions può spingere De Laurentiis a riaprire con Gattuso quel discorso che proprio l’allenatore calabrese considera già chiuso. Difficile ipotizzare altre scelte. Allegri tornerà alla Juve, secondo l’intesa raggiunta con Andrea Agnelli a Forte dei Marmi alla vigilia di Pasqua. Sarri è invece vicino alla Roma. Concentrato per fortuna solo sul Torino, Gattuso avrebbe già deciso scelto Osimhen con Mertens in panchina. È una scommessa. pro e contro. Primo, il gigante nigeriano può rimanere ingabbiato nella difesa a tre del Torino fra le braccia del 31enne camerunense Nicolas Nkoulu campione d’Africa, aiutato dal napoletano Izzo a destra e dal brasiliano Bremer a sinistra. L’esperienza con la Lazio suggerisce di tenere larghi gli esterni per slabbrare la difesa avversaria a tre e infilare Insigne alle spalle di Singo con Mario Rui in sovrapposizione, Zielinski al centro dell’asse Mandragora-Rincon, toccherà Verdi a Di Lorenzo. Già, chi si rivede. Gattuso se non può parlare, meglio lasciarlo tranquillo. Ha altro a cui pensare per un mese.