A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Stefano Caira, ex direttore sportivo della Roma. Di seguito, un estratto dell’intervista.
La Roma mancava da tanti anni dalla Champions League, era un obiettivo fissato a inizio stagione oppure siete andati oltre le aspettative?
“Credo che la Roma mancasse dalla Champions League da sette anni. Sicuramente era un obiettivo iniziale, forse il massimo obiettivo che ci si poteva porre considerando la rifondazione avviata nella stagione precedente e gli esperimenti fatti. Non parlerei di overperformance, però arrivare terzi in campionato rappresenta davvero un ottimo risultato. È una grandissima soddisfazione per la Roma, soprattutto considerando che sono state lasciate indietro squadre che, sulla carta, sembravano più attrezzate”.
Quanto ha deluso secondo lei la Juventus in questa stagione, direttore?
“Secondo me molto. Devo dire che l’inizio del loro percorso di ristrutturazione è stato gestito in modo un po’ casuale e poi i risultati inevitabilmente si vedono".
L’altra grande delusione di questa stagione è stata il Milan. L’anno scorso ricordiamo che il Napoli di Antonio Conte veniva considerato quasi obbligato a vincere il campionato, visto che non aveva le coppe. Abbiamo però visto quanto sia difficile fare bene anche senza gli impegni europei.
“Assolutamente sì. Per il Milan questo è un esempio abbastanza classico della struttura mentale e organizzativa di una proprietà americana. Sappiamo che nella loro cultura manageriale viene data grande fiducia, poi però si traccia una linea e si valuta il risultato finale. Nel calcio, però, secondo me non è sempre l’impostazione corretta, perché altrimenti ogni anno si rischia di ricominciare da zero. Chiaramente io non conosco le dinamiche interne del Milan, ma un errore o un fallimento possono capitare: non bisogna buttare via tutto, piuttosto bisogna capire cosa tenere di buono ed eliminare gli aspetti negativi".
In casa Juventus ci sarà un cambio di allenatore, nonostante Luciano Spalletti abbia ancora due anni di contratto?
“Non credo proprio. Riprendendo il discorso che stavamo facendo sul Milan, evidentemente alla Juventus stanno valutando positivamente il lavoro di Spalletti da quando è arrivato. Magari la rosa e alcune situazioni legate ai calciatori non sono state al massimo livello, però credo che il suo lavoro dal punto di vista tecnico e del gioco sia stato più che buono. Sono mancati alcuni risultati, quello sì, e su quelli bisognerà riflettere".
Direttore, altro grande scossone avvenuto in casa Napoli, la separazione tra Antonio Conte e il presidente Aurelio De Laurentiis. Ha avuto modo di vedere la conferenza stampa? Se sì, che sensazioni ha avuto?
“Ho visto qualche spezzone, non tutta la conferenza. L’impressione, anche conoscendo un po’ Conte da tempo, è che si sia seduto lì con la sensazione di essersi tolto un peso. È una mia impressione personale".
Secondo lei c’era qualcosa di più profondo? Lui ha spiegato di essersi sentito solo contro tutti, anche se sappiamo bene che il suo modo di vivere il calcio è quasi ossessivo. Però è anche quell’ossessione che lo ha portato a vincere.
“Certo, assolutamente. Quella sua ossessione è una delle caratteristiche che lo ha portato a ottenere grandi risultati".
Tra i vari nomi accostati alla panchina del Napoli, secondo lei è già uscito il nome del futuro allenatore?
“Sinceramente non lo so. A fine stagione ci sono sempre tanti movimenti e bisogna aspettare che determinate situazioni si liberino. Di certo so che Maurizio Sarri andrà all’Atalanta, quindi quello è un nome da escludere. Su Massimiliano Allegri, invece, ho qualche dubbio: non so quanto possa essere un profilo adatto al Napoli".
A Napoli è stato criticato Conte per la mancanza di gioco e di una precisa identità tattica. Forse Allegri, da questo punto di vista, sarebbe addirittura peggio?
“Quello che voglio dire è che Allegri dal punto di vista del gioco non è uno che entusiasma particolarmente. In più, così come Conte, ha un’impostazione molto razionale. Napoli, come Roma, è una piazza viscerale, fatta di pancia e di emozioni. Se arrivi con un atteggiamento troppo freddo, soprattutto alle prime difficoltà, si rischia di creare una distanza con l’ambiente che poi diventa difficile colmare".
Sembrerebbe quindi non essere il profilo ideale. Anche se lo stesso si diceva di Luciano Spalletti e poi sappiamo tutti come è andata a finire.
“Sì, però Spalletti è diverso. Magari può sembrare meno simpatico o più permaloso, ma è uno molto viscerale nel rapporto con il pubblico e con l’ambiente. Gli altri due, invece, mi sembrano più freddi".
In casa Napoli potrebbe esserci anche un avvicendamento importante a centrocampo. André-Frank Zambo Anguissa sembra destinato alla partenza e abbiamo visto che non ha salutato i tifosi nell’ultima gara contro l’Udinese. Crede che un profilo come il suo sia facilmente sostituibile sul mercato europeo?
“Mi auguro che la situazione del ragazzo fosse legata all’allenatore e che con un cambio in panchina possa esserci margine per recuperare il rapporto. Sarebbe una perdita importante".
La scorsa settimana Federico Pastorello, procuratore di Alex Meret, ha lasciato intendere che il portiere sarebbe potuto restare in caso di addio di Conte. Considerando che l’addio ormai sembra definito, crede che Meret possa tornare a essere il titolare del Napoli?
“Assolutamente sì, anche perché secondo me Meret è tra i migliori tre o quattro portieri italiani in circolazione. Mi sembrerebbe assurdo perderlo per determinate situazioni che magari, con una nuova gestione e una ritrovata serenità, potrebbero essere risolte. Sarebbe una perdita importante".
di Napoli Magazine
26/05/2026 - 11:40
A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Stefano Caira, ex direttore sportivo della Roma. Di seguito, un estratto dell’intervista.
La Roma mancava da tanti anni dalla Champions League, era un obiettivo fissato a inizio stagione oppure siete andati oltre le aspettative?
“Credo che la Roma mancasse dalla Champions League da sette anni. Sicuramente era un obiettivo iniziale, forse il massimo obiettivo che ci si poteva porre considerando la rifondazione avviata nella stagione precedente e gli esperimenti fatti. Non parlerei di overperformance, però arrivare terzi in campionato rappresenta davvero un ottimo risultato. È una grandissima soddisfazione per la Roma, soprattutto considerando che sono state lasciate indietro squadre che, sulla carta, sembravano più attrezzate”.
Quanto ha deluso secondo lei la Juventus in questa stagione, direttore?
“Secondo me molto. Devo dire che l’inizio del loro percorso di ristrutturazione è stato gestito in modo un po’ casuale e poi i risultati inevitabilmente si vedono".
L’altra grande delusione di questa stagione è stata il Milan. L’anno scorso ricordiamo che il Napoli di Antonio Conte veniva considerato quasi obbligato a vincere il campionato, visto che non aveva le coppe. Abbiamo però visto quanto sia difficile fare bene anche senza gli impegni europei.
“Assolutamente sì. Per il Milan questo è un esempio abbastanza classico della struttura mentale e organizzativa di una proprietà americana. Sappiamo che nella loro cultura manageriale viene data grande fiducia, poi però si traccia una linea e si valuta il risultato finale. Nel calcio, però, secondo me non è sempre l’impostazione corretta, perché altrimenti ogni anno si rischia di ricominciare da zero. Chiaramente io non conosco le dinamiche interne del Milan, ma un errore o un fallimento possono capitare: non bisogna buttare via tutto, piuttosto bisogna capire cosa tenere di buono ed eliminare gli aspetti negativi".
In casa Juventus ci sarà un cambio di allenatore, nonostante Luciano Spalletti abbia ancora due anni di contratto?
“Non credo proprio. Riprendendo il discorso che stavamo facendo sul Milan, evidentemente alla Juventus stanno valutando positivamente il lavoro di Spalletti da quando è arrivato. Magari la rosa e alcune situazioni legate ai calciatori non sono state al massimo livello, però credo che il suo lavoro dal punto di vista tecnico e del gioco sia stato più che buono. Sono mancati alcuni risultati, quello sì, e su quelli bisognerà riflettere".
Direttore, altro grande scossone avvenuto in casa Napoli, la separazione tra Antonio Conte e il presidente Aurelio De Laurentiis. Ha avuto modo di vedere la conferenza stampa? Se sì, che sensazioni ha avuto?
“Ho visto qualche spezzone, non tutta la conferenza. L’impressione, anche conoscendo un po’ Conte da tempo, è che si sia seduto lì con la sensazione di essersi tolto un peso. È una mia impressione personale".
Secondo lei c’era qualcosa di più profondo? Lui ha spiegato di essersi sentito solo contro tutti, anche se sappiamo bene che il suo modo di vivere il calcio è quasi ossessivo. Però è anche quell’ossessione che lo ha portato a vincere.
“Certo, assolutamente. Quella sua ossessione è una delle caratteristiche che lo ha portato a ottenere grandi risultati".
Tra i vari nomi accostati alla panchina del Napoli, secondo lei è già uscito il nome del futuro allenatore?
“Sinceramente non lo so. A fine stagione ci sono sempre tanti movimenti e bisogna aspettare che determinate situazioni si liberino. Di certo so che Maurizio Sarri andrà all’Atalanta, quindi quello è un nome da escludere. Su Massimiliano Allegri, invece, ho qualche dubbio: non so quanto possa essere un profilo adatto al Napoli".
A Napoli è stato criticato Conte per la mancanza di gioco e di una precisa identità tattica. Forse Allegri, da questo punto di vista, sarebbe addirittura peggio?
“Quello che voglio dire è che Allegri dal punto di vista del gioco non è uno che entusiasma particolarmente. In più, così come Conte, ha un’impostazione molto razionale. Napoli, come Roma, è una piazza viscerale, fatta di pancia e di emozioni. Se arrivi con un atteggiamento troppo freddo, soprattutto alle prime difficoltà, si rischia di creare una distanza con l’ambiente che poi diventa difficile colmare".
Sembrerebbe quindi non essere il profilo ideale. Anche se lo stesso si diceva di Luciano Spalletti e poi sappiamo tutti come è andata a finire.
“Sì, però Spalletti è diverso. Magari può sembrare meno simpatico o più permaloso, ma è uno molto viscerale nel rapporto con il pubblico e con l’ambiente. Gli altri due, invece, mi sembrano più freddi".
In casa Napoli potrebbe esserci anche un avvicendamento importante a centrocampo. André-Frank Zambo Anguissa sembra destinato alla partenza e abbiamo visto che non ha salutato i tifosi nell’ultima gara contro l’Udinese. Crede che un profilo come il suo sia facilmente sostituibile sul mercato europeo?
“Mi auguro che la situazione del ragazzo fosse legata all’allenatore e che con un cambio in panchina possa esserci margine per recuperare il rapporto. Sarebbe una perdita importante".
La scorsa settimana Federico Pastorello, procuratore di Alex Meret, ha lasciato intendere che il portiere sarebbe potuto restare in caso di addio di Conte. Considerando che l’addio ormai sembra definito, crede che Meret possa tornare a essere il titolare del Napoli?
“Assolutamente sì, anche perché secondo me Meret è tra i migliori tre o quattro portieri italiani in circolazione. Mi sembrerebbe assurdo perderlo per determinate situazioni che magari, con una nuova gestione e una ritrovata serenità, potrebbero essere risolte. Sarebbe una perdita importante".