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L'EX - Montervino: "Difesa del Napoli? Bisogna capire come vuole giocare Allegri, Buongiorno è il miglior centrale mancino a quattro"
13.06.2026 17:31 di Napoli Magazine
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A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“, è intervenuto Francesco Montervino, ex Napoli. "Per quanto riguarda la difesa del Napoli, tutto dipende da una questione fondamentale: bisogna prima capire come vorrà giocare Massimiliano Allegri. Solo dopo si potranno fare valutazioni corrette sui singoli e sugli eventuali interventi di mercato. Prendiamo il caso di Alessandro Buongiorno. Per me, se si gioca con una difesa a quattro, è il miglior difensore centrale mancino che c’è oggi in Italia. Se invece si sceglie un sistema diverso, come una difesa a tre, il discorso cambia e vanno fatte altre valutazioni. Ecco perché faccio fatica a parlare oggi di possibili cessioni o sacrifici. Prima bisogna conoscere le idee tattiche del nuovo allenatore. Una volta chiarito questo aspetto, allora si potrà capire quali giocatori valorizzare e quali profili eventualmente cercare sul mercato. La sensazione è che il Napoli abbia già diversi difensori di alto livello. Se Allegri deciderà di giocare a quattro, la squadra dispone di elementi che, nel loro ruolo, sono tra i migliori del campionato italiano. Per questo motivo non credo che il problema principale sia rappresentato dai singoli, quanto piuttosto dall’organizzazione generale e dalle scelte tattiche che verranno adottate. Naturalmente il mercato può offrire ulteriori soluzioni e opportunità per migliorare il reparto, ma tutto parte dal sistema di gioco. Prima bisogna capire l’idea di calcio dell’allenatore, poi si costruisce il resto. Per quanto riguarda invece la Nazionale, il fatto che l’Italia non sia presente al Mondiale deve far riflettere tutti. Non possiamo limitarci a guardare il torneo con rammarico, dobbiamo anche interrogarci sulle responsabilità che hanno portato il nostro movimento a questa situazione. Io credo che il problema principale sia l’abbassamento generale del livello di competenza nel calcio italiano. Troppo spesso vediamo persone improvvisate ricoprire ruoli importanti. Serve invece competenza, preparazione e meritocrazia. Bisogna mettere le persone giuste nei posti giusti. Questo discorso riguarda tutti: dirigenti, allenatori, osservatori, addetti ai lavori e, in parte, anche chi racconta il calcio. Ognuno ha una responsabilità nel contribuire alla crescita o al declino del sistema. La cosa che mi colpisce di più è che le nostre nazionali giovanili continuano a ottenere risultati eccellenti. Vediamo l’Under 17 e altre selezioni azzurre competere e vincere a livello internazionale. Allora la domanda è semplice: com’è possibile che quei talenti poi si perdano nel passaggio verso il calcio professionistico. La risposta, secondo me, è che a un certo punto entrano in gioco interessi che finiscono per prevalere sulla qualità. E quando gli interessi superano il merito, inevitabilmente il livello si abbassa. Sono convinto che, se il calcio italiano riuscisse a tornare a premiare davvero la competenza, nel giro di pochi anni potremmo ritrovare una Nazionale competitiva non solo per qualificarsi ai Mondiali, ma anche per provare a vincerli. Perché il talento esiste e continua a esserci. Bisogna soltanto creare le condizioni giuste per farlo crescere e valorizzarlo".

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L'EX - Montervino: "Difesa del Napoli? Bisogna capire come vuole giocare Allegri, Buongiorno è il miglior centrale mancino a quattro"

di Napoli Magazine

13/06/2026 - 17:31

A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“, è intervenuto Francesco Montervino, ex Napoli. "Per quanto riguarda la difesa del Napoli, tutto dipende da una questione fondamentale: bisogna prima capire come vorrà giocare Massimiliano Allegri. Solo dopo si potranno fare valutazioni corrette sui singoli e sugli eventuali interventi di mercato. Prendiamo il caso di Alessandro Buongiorno. Per me, se si gioca con una difesa a quattro, è il miglior difensore centrale mancino che c’è oggi in Italia. Se invece si sceglie un sistema diverso, come una difesa a tre, il discorso cambia e vanno fatte altre valutazioni. Ecco perché faccio fatica a parlare oggi di possibili cessioni o sacrifici. Prima bisogna conoscere le idee tattiche del nuovo allenatore. Una volta chiarito questo aspetto, allora si potrà capire quali giocatori valorizzare e quali profili eventualmente cercare sul mercato. La sensazione è che il Napoli abbia già diversi difensori di alto livello. Se Allegri deciderà di giocare a quattro, la squadra dispone di elementi che, nel loro ruolo, sono tra i migliori del campionato italiano. Per questo motivo non credo che il problema principale sia rappresentato dai singoli, quanto piuttosto dall’organizzazione generale e dalle scelte tattiche che verranno adottate. Naturalmente il mercato può offrire ulteriori soluzioni e opportunità per migliorare il reparto, ma tutto parte dal sistema di gioco. Prima bisogna capire l’idea di calcio dell’allenatore, poi si costruisce il resto. Per quanto riguarda invece la Nazionale, il fatto che l’Italia non sia presente al Mondiale deve far riflettere tutti. Non possiamo limitarci a guardare il torneo con rammarico, dobbiamo anche interrogarci sulle responsabilità che hanno portato il nostro movimento a questa situazione. Io credo che il problema principale sia l’abbassamento generale del livello di competenza nel calcio italiano. Troppo spesso vediamo persone improvvisate ricoprire ruoli importanti. Serve invece competenza, preparazione e meritocrazia. Bisogna mettere le persone giuste nei posti giusti. Questo discorso riguarda tutti: dirigenti, allenatori, osservatori, addetti ai lavori e, in parte, anche chi racconta il calcio. Ognuno ha una responsabilità nel contribuire alla crescita o al declino del sistema. La cosa che mi colpisce di più è che le nostre nazionali giovanili continuano a ottenere risultati eccellenti. Vediamo l’Under 17 e altre selezioni azzurre competere e vincere a livello internazionale. Allora la domanda è semplice: com’è possibile che quei talenti poi si perdano nel passaggio verso il calcio professionistico. La risposta, secondo me, è che a un certo punto entrano in gioco interessi che finiscono per prevalere sulla qualità. E quando gli interessi superano il merito, inevitabilmente il livello si abbassa. Sono convinto che, se il calcio italiano riuscisse a tornare a premiare davvero la competenza, nel giro di pochi anni potremmo ritrovare una Nazionale competitiva non solo per qualificarsi ai Mondiali, ma anche per provare a vincerli. Perché il talento esiste e continua a esserci. Bisogna soltanto creare le condizioni giuste per farlo crescere e valorizzarlo".