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ON AIR - Piccari: "Credo che Rabiot possa rientrare nei piani del Napoli, Allegri? È l'unico che in questo momento può gestire un gruppo di giocatori importanti, è la soluzione migliore"
03.06.2026 12:05 di Napoli Magazine
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A "1 Football Club", programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Marco Piccari, giornalista direttore di TUTTOmercatoWEB Radio. Di seguito, un estratto dell'intervista. 
 
Partirei dalla squadra che in questo momento non ha ancora né un allenatore né un direttore sportivo: il Milan. C'è tanta confusione. Secondo lei, alla fine, quale strada verrà percorsa?
 
“Apri subito con un argomento molto interessante ma anche di difficile lettura. In questo momento è complicato trovare una risposta. La rivoluzione fatta da Gerry Cardinale al termine della stagione, secondo me, era inevitabile perché il Milan non ha raggiunto nemmeno gli obiettivi minimi prefissati. Quando si fallisce completamente, come ha ammesso lo stesso Cardinale parlando apertamente di fallimento, è giusto cambiare. Adesso però bisogna capire quale sarà la direzione. Mi sembra che all'interno del club ci siano due anime: da una parte Cardinale, dall'altra Zlatan Ibrahimovic. Si leggono nomi diversi per la panchina e si fa fatica a comprendere quale sia la linea definitiva. Prima ancora dell'allenatore, però, bisogna capire chi sarà il direttore sportivo. Oggi mi sembra tutto molto in alto mare. È difficile dare una risposta precisa alla sua domanda perché il problema non riguarda soltanto l'allenatore: la dirigenza è stata sostanzialmente azzerata e adesso servono scelte chiare".
 
Probabilmente c'è bisogno di fare scelte a monte prima ancora dell'allenatore, perché non si può scegliere un tecnico senza il benestare di un direttore sportivo. Non trova?
 
“Assolutamente. Si dovrebbe partire dal vertice, dai dirigenti che poi devono prendere le decisioni operative. Invece qui sembra che si parta dal basso per poi risalire. Personalmente è un metodo che faccio fatica a comprendere. Ma è un po' quello che sta accadendo anche in Nazionale: si parla dell'allenatore senza sapere ancora chi guiderà la Federazione. È uno specchio del calcio italiano e, in parte, anche del nostro Paese. Ormai non mi meraviglio più di nulla. Aspettiamo e vediamo cosa succederà".
 
C'è tanta confusione anche a Torino. Ci raccontano di possibili tensioni tra Spalletti e la dirigenza juventina, con Chiellini e altri dirigenti che avrebbero idee differenti sul progetto tecnico. Le risulta qualcosa?
 
“Mi risulta che ci siano delle situazioni da chiarire. Anche io ne ho parlato nelle ultime settimane. Non sembra esserci una sintonia totale tra tutte le componenti del club. E allora mi chiedo: come si può programmare una stagione in queste condizioni? Una stagione va pianificata e preparata. Se ci sono divisioni interne, al primo problema rischia di saltare tutto. Le faccio io una domanda: oggi, tra Milan e Juventus, quale delle due società le trasmette maggiore fiducia per il futuro? Sono due dei club più importanti d'Italia e del panorama internazionale, eppure faccio fatica a individuare una gestione che mi convinca pienamente. Forse, in questo momento, darei un minimo di fiducia in più al Milan perché deve ricostruire. Ma la Juventus, con eventuali divisioni interne, rischia davvero di trovarsi in difficoltà al primo intoppo".
 
Da questa situazione potrebbero trarre vantaggio soprattutto Inter e Napoli. In casa Inter c'è stata la cessione di Dumfries al Real Madrid e ora i nerazzurri lavorano a Marco Palestra dell'Atalanta valutato 50 milioni. Lei spenderebbe una cifra simile?
 
“No, sinceramente mi sembrano troppi. Ormai il calcio ha perso molti riferimenti logici nelle valutazioni. Palestra è un ragazzo molto promettente e molto interessante, ma 50 milioni mi sembrano davvero una follia. Poi sappiamo che trattare con l'Atalanta è complicatissimo e che i bergamaschi difficilmente fanno sconti. Detto questo, l'Inter deve intervenire sul mercato, deve ringiovanire la rosa e investire su profili di prospettiva. Se decidesse di puntare su Palestra, la logica tecnica ci sarebbe. Però, ripeto, la valutazione mi sembra eccessiva".
 
Parliamo del Napoli, che a breve dovrebbe ufficializzare Allegri. È una scelta che la convince?
 
“All'inizio avrei detto di no, però, con il passare dei giorni, mi sto convincendo che possa essere la soluzione migliore tra quelle disponibili. Forse è l'unico allenatore che in questo momento può gestire un gruppo di giocatori importanti. La sua proposta di calcio non mi entusiasma, ma devo dire che non mi piaceva particolarmente nemmeno quella di Conte. Diciamo che sul piano del gioco Allegri è forse un passo indietro, ma sul piano della gestione dei calciatori potrebbe essere superiore. Dopo due anni molto intensi con Conte, forse alcuni giocatori hanno bisogno di un approccio diverso. In questo Allegri ha dimostrato di avere qualità importanti. Detto questo, il Milan dell'ultima stagione non mi è piaciuto per nulla. Al di là delle problematiche societarie, il crollo nel girone di ritorno è imputabile anche all'allenatore e ai giocatori. Ho ancora qualche dubbio sul tecnico, ma meno sulla sua capacità di gestire un gruppo".
 
Dal punto di vista della proposta di gioco Allegri è inferiore a Conte, ma nella gestione dello spogliatoio può essere addirittura superiore?
 
“Sì, questa è la mia visione attuale. Poi bisognerà capire anche come si svilupperà il mercato, chi arriverà e chi partirà. Siamo ancora all'inizio del percorso".
 
Si parla molto di Rabiot. È un nome realistico per il Napoli o crede che siano soltanto voci?
 
“No, io ci credo. Penso che sia un nome che possa rientrare nei piani del Napoli. È un uomo di Allegri, è un giocatore importante e potrebbe inserirsi perfettamente nel centrocampo azzurro. Non escluderei affatto questa pista".
 
Un ascoltatore ci chiede cosa pensa dei tanti infortuni che hanno colpito il Napoli nell'ultima stagione. Secondo lei da cosa sono stati causati?
 
“Mi sono espresso più volte su questo argomento, anche nella mia trasmissione. Non posso dirle con certezza quale sia la causa specifica, ma faccio fatica a pensare che l'allenatore sia completamente esente da responsabilità. Chi conosce il calcio sa bene che il tecnico incide sulla preparazione atletica, sulle scelte dello staff e sulla gestione dei recuperi. Per questo non ho mai creduto all'idea che gli infortuni siano stati semplicemente una fatalità e che Conte non abbia alcuna responsabilità. Continuo a pensare che una parte di responsabilità ci sia". 
 
Secondo lei, il problema è stato causato anche dalla gestione tecnica?
 
“Certo. Se legge le dichiarazioni che in passato hanno rilasciato giocatori come Eden Hazard sugli allenamenti di Conte, capisce che qualcosa va considerato. Quando parlano campioni che hanno vinto tanto e hanno una carriera straordinaria alle spalle, credo che le loro parole meritino attenzione. Un minimo di attendibilità bisogna riconoscerla".
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03/06/2026 - 12:05

A "1 Football Club", programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Marco Piccari, giornalista direttore di TUTTOmercatoWEB Radio. Di seguito, un estratto dell'intervista. 
 
Partirei dalla squadra che in questo momento non ha ancora né un allenatore né un direttore sportivo: il Milan. C'è tanta confusione. Secondo lei, alla fine, quale strada verrà percorsa?
 
“Apri subito con un argomento molto interessante ma anche di difficile lettura. In questo momento è complicato trovare una risposta. La rivoluzione fatta da Gerry Cardinale al termine della stagione, secondo me, era inevitabile perché il Milan non ha raggiunto nemmeno gli obiettivi minimi prefissati. Quando si fallisce completamente, come ha ammesso lo stesso Cardinale parlando apertamente di fallimento, è giusto cambiare. Adesso però bisogna capire quale sarà la direzione. Mi sembra che all'interno del club ci siano due anime: da una parte Cardinale, dall'altra Zlatan Ibrahimovic. Si leggono nomi diversi per la panchina e si fa fatica a comprendere quale sia la linea definitiva. Prima ancora dell'allenatore, però, bisogna capire chi sarà il direttore sportivo. Oggi mi sembra tutto molto in alto mare. È difficile dare una risposta precisa alla sua domanda perché il problema non riguarda soltanto l'allenatore: la dirigenza è stata sostanzialmente azzerata e adesso servono scelte chiare".
 
Probabilmente c'è bisogno di fare scelte a monte prima ancora dell'allenatore, perché non si può scegliere un tecnico senza il benestare di un direttore sportivo. Non trova?
 
“Assolutamente. Si dovrebbe partire dal vertice, dai dirigenti che poi devono prendere le decisioni operative. Invece qui sembra che si parta dal basso per poi risalire. Personalmente è un metodo che faccio fatica a comprendere. Ma è un po' quello che sta accadendo anche in Nazionale: si parla dell'allenatore senza sapere ancora chi guiderà la Federazione. È uno specchio del calcio italiano e, in parte, anche del nostro Paese. Ormai non mi meraviglio più di nulla. Aspettiamo e vediamo cosa succederà".
 
C'è tanta confusione anche a Torino. Ci raccontano di possibili tensioni tra Spalletti e la dirigenza juventina, con Chiellini e altri dirigenti che avrebbero idee differenti sul progetto tecnico. Le risulta qualcosa?
 
“Mi risulta che ci siano delle situazioni da chiarire. Anche io ne ho parlato nelle ultime settimane. Non sembra esserci una sintonia totale tra tutte le componenti del club. E allora mi chiedo: come si può programmare una stagione in queste condizioni? Una stagione va pianificata e preparata. Se ci sono divisioni interne, al primo problema rischia di saltare tutto. Le faccio io una domanda: oggi, tra Milan e Juventus, quale delle due società le trasmette maggiore fiducia per il futuro? Sono due dei club più importanti d'Italia e del panorama internazionale, eppure faccio fatica a individuare una gestione che mi convinca pienamente. Forse, in questo momento, darei un minimo di fiducia in più al Milan perché deve ricostruire. Ma la Juventus, con eventuali divisioni interne, rischia davvero di trovarsi in difficoltà al primo intoppo".
 
Da questa situazione potrebbero trarre vantaggio soprattutto Inter e Napoli. In casa Inter c'è stata la cessione di Dumfries al Real Madrid e ora i nerazzurri lavorano a Marco Palestra dell'Atalanta valutato 50 milioni. Lei spenderebbe una cifra simile?
 
“No, sinceramente mi sembrano troppi. Ormai il calcio ha perso molti riferimenti logici nelle valutazioni. Palestra è un ragazzo molto promettente e molto interessante, ma 50 milioni mi sembrano davvero una follia. Poi sappiamo che trattare con l'Atalanta è complicatissimo e che i bergamaschi difficilmente fanno sconti. Detto questo, l'Inter deve intervenire sul mercato, deve ringiovanire la rosa e investire su profili di prospettiva. Se decidesse di puntare su Palestra, la logica tecnica ci sarebbe. Però, ripeto, la valutazione mi sembra eccessiva".
 
Parliamo del Napoli, che a breve dovrebbe ufficializzare Allegri. È una scelta che la convince?
 
“All'inizio avrei detto di no, però, con il passare dei giorni, mi sto convincendo che possa essere la soluzione migliore tra quelle disponibili. Forse è l'unico allenatore che in questo momento può gestire un gruppo di giocatori importanti. La sua proposta di calcio non mi entusiasma, ma devo dire che non mi piaceva particolarmente nemmeno quella di Conte. Diciamo che sul piano del gioco Allegri è forse un passo indietro, ma sul piano della gestione dei calciatori potrebbe essere superiore. Dopo due anni molto intensi con Conte, forse alcuni giocatori hanno bisogno di un approccio diverso. In questo Allegri ha dimostrato di avere qualità importanti. Detto questo, il Milan dell'ultima stagione non mi è piaciuto per nulla. Al di là delle problematiche societarie, il crollo nel girone di ritorno è imputabile anche all'allenatore e ai giocatori. Ho ancora qualche dubbio sul tecnico, ma meno sulla sua capacità di gestire un gruppo".
 
Dal punto di vista della proposta di gioco Allegri è inferiore a Conte, ma nella gestione dello spogliatoio può essere addirittura superiore?
 
“Sì, questa è la mia visione attuale. Poi bisognerà capire anche come si svilupperà il mercato, chi arriverà e chi partirà. Siamo ancora all'inizio del percorso".
 
Si parla molto di Rabiot. È un nome realistico per il Napoli o crede che siano soltanto voci?
 
“No, io ci credo. Penso che sia un nome che possa rientrare nei piani del Napoli. È un uomo di Allegri, è un giocatore importante e potrebbe inserirsi perfettamente nel centrocampo azzurro. Non escluderei affatto questa pista".
 
Un ascoltatore ci chiede cosa pensa dei tanti infortuni che hanno colpito il Napoli nell'ultima stagione. Secondo lei da cosa sono stati causati?
 
“Mi sono espresso più volte su questo argomento, anche nella mia trasmissione. Non posso dirle con certezza quale sia la causa specifica, ma faccio fatica a pensare che l'allenatore sia completamente esente da responsabilità. Chi conosce il calcio sa bene che il tecnico incide sulla preparazione atletica, sulle scelte dello staff e sulla gestione dei recuperi. Per questo non ho mai creduto all'idea che gli infortuni siano stati semplicemente una fatalità e che Conte non abbia alcuna responsabilità. Continuo a pensare che una parte di responsabilità ci sia". 
 
Secondo lei, il problema è stato causato anche dalla gestione tecnica?
 
“Certo. Se legge le dichiarazioni che in passato hanno rilasciato giocatori come Eden Hazard sugli allenamenti di Conte, capisce che qualcosa va considerato. Quando parlano campioni che hanno vinto tanto e hanno una carriera straordinaria alle spalle, credo che le loro parole meritino attenzione. Un minimo di attendibilità bisogna riconoscerla".