A "1 Football Club", programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Fabio Viviani, allenatore del Vicenza Women ed ex vice del Napoli:
"Sicuramente c’è anche una pressione diversa. Arrivi alla partita in cui il Napoli deve vincere per forza, mentre il Como, se vince, ha tutto da guadagnare. Questo può darti una tranquillità maggiore. Però i rigori sono episodi troppo individuali per determinare la qualità di una squadra rispetto a un’altra".
E' stata la quindicesima gara infrasettimanale del Napoli in questa stagione e sono arrivate solo cinque vittorie, con quattro sconfitte e sei pareggi. Possiamo dire che c’è qualcosa che non va nella gestione delle gare infrasettimanali?
"Questo non lo so. È un dato che non conoscevo, ma sicuramente è importante. Da sempre la gestione delle partite, il turnover, la possibilità di rinnovare e rinfrescare sia la mente sia la condizione fisica sono fondamentali. Il Napoli probabilmente ha avuto più difficoltà sotto questo aspetto. È stata anche una stagione particolarmente sfortunata per gli infortuni. Io non do mai colpe precise: ci sono annate in cui non si fa male nessuno e altre in cui non riesci a trovare continuità. Se giochi spesso con gli stessi uomini, inevitabilmente perdi freschezza mentale e fai più fatica a portare a casa i risultati".
Con 22 infortuni muscolari e oltre 30 complessivi considerando anche quelli traumatici, cosa può essere accaduto in casa Napoli?
"Gli infortuni muscolari devono sempre accendere una lampadina, perché quelli traumatici purtroppo non dipendono da nessuno. Se però quelli muscolari colpiscono in numero elevato, magari sempre gli stessi distretti, come polpacci o flessori, allora è giusto porsi delle domande. Può dipendere dalla preparazione, dai carichi di lavoro, dall’intensità degli allenamenti. Sono tante piccole cose che lo staff sicuramente sta analizzando".
Qualcuno sostiene che siano stati fatti errori in fase di preparazione. Può essere reale un’ipotesi del genere? Qualcosa avvenuto sette-otto mesi fa può incidere ancora oggi?
"No, assolutamente no. Parliamo di uno staff con grande esperienza, con tanti anni di lavoro in Italia e all’estero. Non può essere una questione legata solo alla preparazione estiva. Dopo sette-otto mesi hai avuto tutto il tempo di correggere, modulare, cambiare carichi e metodologie. Non è un bagaglio che ti porti dietro in modo così rigido per tutta la stagione".
Quindi è più una questione legata alla gestione complessiva?
"È anche una questione di concomitanze. Se, ad esempio, Romelu Lukaku si fa male a inizio stagione e hai difficoltà a intervenire sul mercato, si crea un effetto a catena. In una stagione possono capitare tante cose insieme: infortuni, difficoltà di rendimento, calo fisico. Il problema è riuscire a gestire tutto nel modo migliore".
Il Napoli adesso ha solo il campionato. A meno nove dall’Inter si può ancora sognare lo scudetto?
"Io faccio un discorso diverso, ne abbiamo parlato spesso. Una grande squadra deve sempre puntare alla qualificazione in Champions League. Poi può vincere, arrivare seconda o terza, ma l’obiettivo minimo deve essere quello. Quest’anno è più complicato perché ci sono tante squadre vicine e competitive. Se però recuperi gli infortunati e trovi continuità, puoi avere una spinta in più, soprattutto quando le altre sono impegnate anche in Europa. Ma l’obiettivo primario resta la Champions".
Avendo speso circa 150 milioni di euro sul mercato e avendo l’allenatore più pagato d’Italia, non sarebbe una delusione chiudere la stagione solo con la Supercoppa?
"Napoli, in relazione agli investimenti la stagione sarebbe deludente con la sola vittoria della Supercoppa. Però il calcio non è matematica: non è detto che a grandi investimenti corrispondano subito grandi vittorie. A volte investi oggi per raccogliere domani. I presidenti lo sanno bene: non è mai una certezza immediata".
Parlando di prospetti e progetti, era necessario attendere tutti questi infortuni per vedere in campo Vergara?
"Ti rispondo così, se dopo tutti gli acquisti importanti Conte avesse fatto giocare subito un ragazzo sconosciuto e avesse sbagliato una partita, cosa avreste detto? In Italia la pressione è altissima. All’estero i giovani possono sbagliare senza essere messi subito in discussione. Qui la richiesta di risultato è immediata. L’importante per un giovane è farsi trovare pronto quando viene chiamato, e lui lo sta facendo".
Chissà se Vergara potrà dare una mano anche alla Nazionale di Gennaro Gattuso in vista degli spareggi per il Mondiale. Lei che ne pensa?
"Già stiamo caricando su di lui responsabilità enormi. È un ragazzo che sta crescendo e sta facendo bene, ma bisogna lasciargli il tempo di sbagliare e maturare. Se giocherà con entusiasmo e senza pressioni potrà essere un valore aggiunto. Però non possiamo pensare che sia lui da solo a portarci al Mondiale".