Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, in occasione della première a Los Angeles di "Ag4in", ha rilasciato alcune dichiarazioni riportate dagli inviati di CalcioNapoli24. Ecco le sue parole:
“Grazie mille. È un grande onore ricevere questo premio, questo riconoscimento, e spero che il film vi piaccia. Sapete, quest’anno ricorrono i 100 anni del Napoli, e stiamo realizzando un film su questi 100 anni. Quindi penso che l’anno prossimo torneremo con un altro film che racconterà tutta la storia dal 1926 a oggi”.
Con il Mondiale in arrivo, le Olimpiadi all’orizzonte, come ha ricordato il sindaco, e con la crescita che stiamo vedendo: è questo un momento decisivo per il calcio americano? È già realtà oppure no?
“Il problema del mondo è che facciamo finta di non conoscere i suoi problemi. Solo quando guardiamo il calcio sembra che tutti siano uniti. Ma non è così: ci sono guerre, ci sono grandi differenze tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Ci sono dominatori che ignorano la realtà. Il mondo non ha investito abbastanza nella cultura, e oggi ne paghiamo le conseguenze. Anche nel calcio. Negli Stati Uniti, per esempio, nelle università c’è una grande cultura dello sport, ma non abbastanza per il calcio. Per il football americano sì. Per il basket sì. Per il baseball sì. Ma non per il calcio. E oggi molte famiglie sono preoccupate per il football americano, perché può causare danni al cervello: è uno sport violento, più del calcio. Ma finché si pagheranno franchigie da 250-300 milioni, si tradirà l’essenza del calcio, che è uno sport popolare, uno sport per tutti. Pensate al Brasile: i bambini giocano senza scarpe, senza calze, per strada o sulla spiaggia. Questo è il vero spirito del calcio: unire le persone”.
Ma cosa manca ancora al calcio americano per competere con i migliori al mondo?
“Se vogliamo davvero sviluppare il calcio in America, dobbiamo considerare che esistono due Americhe: gli Stati Uniti e l’America Latina. In America Latina il calcio è fondamentale. Invece di creare tornei poco rilevanti negli Stati Uniti, pieni di giocatori a fine carriera provenienti dall’Europa, sarebbe meglio creare un grande campionato unico tra Nord e Sud America. Sarebbe fantastico. Pensate al Messico: ha oltre 100 milioni di abitanti. Perché non creare una competizione con squadre americane e messicane? C’è anche il problema dei fusi orari con Europa e Asia, che nessuno sembra voler affrontare”.
Il calcio ha bisogno di una struttura come quella universitaria o delle leghe minori. Dov’è il problema? Come si risolve?
“Il punto è: il calcio è diventato un’industria. E quando diventa un’industria, conta solo il denaro. A quel punto le federazioni diventano inutili: il sistema è finanziato dalle leghe. E spesso le federazioni esistono solo per motivi politici. Oggi investono nei club anche fondi finanziari. Ma chi comanda davvero? Non c’è una figura imprenditoriale forte. E questo è un problema enorme. La MLS è nata con il sistema delle franchigie da 250 milioni: un errore".
Però oggi alcune valgono più di un miliardo.
“Sì, ma con ricavi di 70-90 milioni annui non ha senso una valutazione così alta. Non puoi attirare grandi campioni. Il basket ha avuto un modello diverso. Perché non organizzare tornei con le grandi squadre europee?”.
Ma così rischiamo sconfitte pesanti.
“Serve invece una competizione tra Nord e Sud America. Con il Mondiale in arrivo negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, è una grande occasione. Los Angeles, però, è stata penalizzata con partite meno importanti, nonostante sia una delle città più rilevanti”.
Cosa diventerà il calcio americano quando il mondo guarderà?
“Io investo 400 milioni all’anno”.
Noi spendiamo circa 30 milioni per la squadra, mentre in Messico arrivano a 60. Le regole della MLS hanno aiutato la crescita, ma ora la stanno frenando. Dopo il Mondiale vedremo più investimenti e maggiore competitività con l’Europa. I giocatori non saranno più penalizzati se scelgono gli Stati Uniti. Questo cambierà tutto. E il film?
“Realizzare un film mentre si gestisce una squadra è difficile. Conte, per esempio, non ama le telecamere. Ma quando ha visto il primo montaggio si è emozionato. Durante la stagione è complicato filmare. Sapete cosa mi ha detto Conte? Che nei prossimi ritiri estivi non vorrebbe la presenza di altre persone. Ma nel precampionato i tifosi vogliono e devono esserci. E hanno ragione: lavoriamo per loro. In Australia mi hanno offerto milioni, ma non ci vado perchè investiamo su noi stessi. Dobbiamo prepararci ogni giorno, come nel cinema: fai un film per il pubblico, non per i critici. Se il pubblico apprezza, hai fatto bene il tuo lavoro. Questo è il punto”.
di Napoli Magazine
07/04/2026 - 12:01
Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, in occasione della première a Los Angeles di "Ag4in", ha rilasciato alcune dichiarazioni riportate dagli inviati di CalcioNapoli24. Ecco le sue parole:
“Grazie mille. È un grande onore ricevere questo premio, questo riconoscimento, e spero che il film vi piaccia. Sapete, quest’anno ricorrono i 100 anni del Napoli, e stiamo realizzando un film su questi 100 anni. Quindi penso che l’anno prossimo torneremo con un altro film che racconterà tutta la storia dal 1926 a oggi”.
Con il Mondiale in arrivo, le Olimpiadi all’orizzonte, come ha ricordato il sindaco, e con la crescita che stiamo vedendo: è questo un momento decisivo per il calcio americano? È già realtà oppure no?
“Il problema del mondo è che facciamo finta di non conoscere i suoi problemi. Solo quando guardiamo il calcio sembra che tutti siano uniti. Ma non è così: ci sono guerre, ci sono grandi differenze tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Ci sono dominatori che ignorano la realtà. Il mondo non ha investito abbastanza nella cultura, e oggi ne paghiamo le conseguenze. Anche nel calcio. Negli Stati Uniti, per esempio, nelle università c’è una grande cultura dello sport, ma non abbastanza per il calcio. Per il football americano sì. Per il basket sì. Per il baseball sì. Ma non per il calcio. E oggi molte famiglie sono preoccupate per il football americano, perché può causare danni al cervello: è uno sport violento, più del calcio. Ma finché si pagheranno franchigie da 250-300 milioni, si tradirà l’essenza del calcio, che è uno sport popolare, uno sport per tutti. Pensate al Brasile: i bambini giocano senza scarpe, senza calze, per strada o sulla spiaggia. Questo è il vero spirito del calcio: unire le persone”.
Ma cosa manca ancora al calcio americano per competere con i migliori al mondo?
“Se vogliamo davvero sviluppare il calcio in America, dobbiamo considerare che esistono due Americhe: gli Stati Uniti e l’America Latina. In America Latina il calcio è fondamentale. Invece di creare tornei poco rilevanti negli Stati Uniti, pieni di giocatori a fine carriera provenienti dall’Europa, sarebbe meglio creare un grande campionato unico tra Nord e Sud America. Sarebbe fantastico. Pensate al Messico: ha oltre 100 milioni di abitanti. Perché non creare una competizione con squadre americane e messicane? C’è anche il problema dei fusi orari con Europa e Asia, che nessuno sembra voler affrontare”.
Il calcio ha bisogno di una struttura come quella universitaria o delle leghe minori. Dov’è il problema? Come si risolve?
“Il punto è: il calcio è diventato un’industria. E quando diventa un’industria, conta solo il denaro. A quel punto le federazioni diventano inutili: il sistema è finanziato dalle leghe. E spesso le federazioni esistono solo per motivi politici. Oggi investono nei club anche fondi finanziari. Ma chi comanda davvero? Non c’è una figura imprenditoriale forte. E questo è un problema enorme. La MLS è nata con il sistema delle franchigie da 250 milioni: un errore".
Però oggi alcune valgono più di un miliardo.
“Sì, ma con ricavi di 70-90 milioni annui non ha senso una valutazione così alta. Non puoi attirare grandi campioni. Il basket ha avuto un modello diverso. Perché non organizzare tornei con le grandi squadre europee?”.
Ma così rischiamo sconfitte pesanti.
“Serve invece una competizione tra Nord e Sud America. Con il Mondiale in arrivo negli Stati Uniti, in Canada e in Messico, è una grande occasione. Los Angeles, però, è stata penalizzata con partite meno importanti, nonostante sia una delle città più rilevanti”.
Cosa diventerà il calcio americano quando il mondo guarderà?
“Io investo 400 milioni all’anno”.
Noi spendiamo circa 30 milioni per la squadra, mentre in Messico arrivano a 60. Le regole della MLS hanno aiutato la crescita, ma ora la stanno frenando. Dopo il Mondiale vedremo più investimenti e maggiore competitività con l’Europa. I giocatori non saranno più penalizzati se scelgono gli Stati Uniti. Questo cambierà tutto. E il film?
“Realizzare un film mentre si gestisce una squadra è difficile. Conte, per esempio, non ama le telecamere. Ma quando ha visto il primo montaggio si è emozionato. Durante la stagione è complicato filmare. Sapete cosa mi ha detto Conte? Che nei prossimi ritiri estivi non vorrebbe la presenza di altre persone. Ma nel precampionato i tifosi vogliono e devono esserci. E hanno ragione: lavoriamo per loro. In Australia mi hanno offerto milioni, ma non ci vado perchè investiamo su noi stessi. Dobbiamo prepararci ogni giorno, come nel cinema: fai un film per il pubblico, non per i critici. Se il pubblico apprezza, hai fatto bene il tuo lavoro. Questo è il punto”.