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GOLAZO - Adolfo Mollichelli su "NM": "C'è qualcosa di nuovo oggi nel cielo del campionato, che sa d'antico"
29.09.2021 09:47 di Napoli Magazine

NAPOLI - C'è qualcosa di nuovo oggi nel cielo del campionato, qualcosa che sa d'antico. Lassù da solo: bello abbastanza, possente spesso, raziocinante sempre. C'è una nuova storia da scrivere. E l'altra Italia se ne faccia una ragione. Quella che si rifà alla Gazza che dedica una spalletta al Napoli solo in vetta a punteggio pieno (cari colleghi della rosea, così non va). Qualche volta, pensate a Montanelli ed al suo celebre: turatevi il naso e votate DC. Napoli primo con due punti sopra al Milan e quattro sull'Inter. La sfida della capitale del Sud alla capitale laboriosa del Nord è bell'e lanciata. Inutile nascondersi. E quando dico sfida lanciata voglio intendere che la lotta è appena cominciata, non che si sia già vinto il campionato postpandemico del calendario asimmetrico e delle cinque sostituzioni. Sarebbe folle non considerare che sono state archiviate soltanto le prime sei giornate, storicamente c'eravamo fermati alle quattro giornate. Il mio professore di matematica al liceo (il glorioso Genovesi) asseriva che nei numeri c'è la musica, che parlano. Scendiamo in campo e contiamo: 6 vittorie su 6, 16 gol fatti, 2 soli subìti. Un po' della cavalcata delle Walchirie si sente, no? E aggiungiamoci anche i 4 gol di Osimhen per completare il discorso numerico. Il pelato di Certaldo, che ho sempre definito allenatore-filosofo, è riuscito in poco tempo ad iniettare il suo credo calcistico in tutti gli uomini della rosa che, per inciso, è tra le più complete del campionato. E rivitalizzato un elemento che tanti critici (?) e molti smanettatori social avevano (hanno) più volte condannato alla gogna. Mi riferisco a Mario Rui. Sul portoghese ho sempre ragionato così: possibile che si veda in lui quella mediocrità che la nazionale lusitana considera una bestemmia? Il filosofo di Certaldo a me è sempre piaciuto per quel suo modo di fare, tra il bastone (Totti docet) e la carota. Per la schiettezza con cui pretende da tutti i componenti la rosa l'identica dedizione, la stessa applicazione, il corale entusiasmo. Il suo motto è chiarissimo: chi non è in grado di subentrare dalla panchina con il massimo della concentrazione non è in grado neppure di giocare da titolare. Plaudo al primo gol al Maradona di Zolla Gialla, sempre più devastante ma ancora un po' troppo frenetico (embè, soltanto lodi vanno alla testa). Avendo come mia convinzione che le grandi squadre fioriscono sul reparto di mezzo, il centrocampo, non posso non lodare chi ha "pescato" quel satanasso di Anguissa che ha fisico, tecnica, intelligenza e senso supremo della posizione. Un crac. Ed ora uno sguardo dal ponte. Il Milan m'intriga perché ha una bella e beata gioventù, insomma i ragazzi di padre Pioli (gli manca soltanto il saio), tra i quali è sbocciato l'ultimo dei Maldini, Daniel, figlio di Paolino. La saga continua e ne sono contento. Nei miei anni da inviato al seguito della Nazionale ho trascorso molto tempo insieme con Cesarone (vecchio stopper d'eleganza e di maldinate, ci scherzavamo su) e con Paolino, il difensore eclettico per eccellenza che di Diego diceva: nessuno più grande di lui. Sta perdendo qualche colpo l'Inter campione in carica. Inzaghi junior ha idee moderne ma credo che si porti appresso lo stigma del perdente di successo. Il derby capitolino ha rilanciato il comandante Sarri e ridimensionato il generalissimo Mourinho. Il primo aveva un'aquila vera accanto, il secondo una lupa di marmo.

 

 

Adolfo Mollichelli

 

Napoli Magazine

 

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