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L’APPROFONDIMENTO - Aiello a “NM”: "Studio sui Diritti Tv, dall'Inter al Napoli, dettagli e prospettive"
05.08.2026 08:00 di Napoli Magazine
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NAPOLI - Luciano Aiello, dottore commercialista, esperto di analisi di bilancio già docente in corsi e master universitari, ha rilasciato un’intervista a “Napoli Magazine”: "I diritti Tv sono diventati la principale fonte di ricavi per il calcio moderno, tutte le Società di Serie A sanno che una parte dei ricavi sarà legato ai diritti televisivi. Un introito che, per quanto variabile in percentuale e legato anche alle prestazioni sportive, rimane garantito.

Fino al 1980, in Italia era pressoché sconosciuto il tema dei diritti televisivi, sia in chiaro sia criptati, pertanto le società calcistiche ricavavano gran parte dei propri guadagni grazie alla vendita dei biglietti per le partite. Nel modello italiano la locuzione diritti televisivi calcistici in vendita non aveva alcuna rilevanza. L'istituto giuridico dei diritti televisivi in vendita viene importato in Italia nel 1980, copiandolo dal modello angloamericano. Ad attestarlo sono le delibere e i relativi contratti tra la Rai e la Lega Calcio, che fino a quel momento non avevano alcun rapporto formale e giuridicamente connotato.

La prima rivoluzione che supera il concetto del calcio visibile gratuitamente a tutti arriva nel 1993, con gli accordi tra Lega Calcio e Telepiù. In questo caso, l'ordinamento italiano si era ispirato all'istituto giuridico anglosassone dei diritti televisivi criptati. Inoltre, per scissione dell'originario istituto del 1980, viene separata la figura dei diritti televisivi in chiaro. Così, dal 1993 si hanno diritti criptati e diritti in chiaro.

L'insorgenza dei diritti in chiaro nasce dalla volontà di circoscrivere ai soli possessori di un abbonamento la visione televisiva degli incontri, con il solo scopo di aumentare gli introiti per le società di calcio. La possibilità di seguire l'evento in TV si scontra quindi con la tradizione di recarsi allo stadio. Le mutazioni del contesto sociale, tecnologico e culturale negli anni hanno portato ad una sempre maggiore tendenza ad abbonarsi a paytv anziché allo Stadio, facendo crescere e diventare significativa, la quota del mercato dei diritti Tv per le squadre di calcio.

I ricavi complessivi della Serie A per i diritti TV domestici sono di 900 milioni di euro a stagione, garantiti dall'accordo con DAZN (700 milioni) e Sky (200 milioni) valido per il periodo 2024-2029. A questa cifra si aggiungono circa 240-250 milioni di euro all'anno derivanti dalla vendita dei diritti all'estero. Al netto delle mutualità (i versamenti a categorie inferiori e paracadute), la cifra netta distribuita ai 20 club si attesta su circa 887 milioni di euro a stagione.

La ripartizione dei proventi da diritti tv della Lega Serie A viene effettuata sulla base di criteri precisi imposti dalla Legge Melandri (revisionata poi dalla riforma Lotti) e che prevede una distribuzione delle risorse provenienti dalla commercializzazione delle partite come segue:

- 50% in parti uguali tra tutti i club;

- 28% in base ai risultati sportivi (11,2% legato alla classifica dell’ultimo campionato, 2,8% legato ai punti nell’ultimo campionato, 9,33% legato agli ultimi 5 campionati precedenti all’ultimo e 4,67% legato ai risultati storici);

- 22% in base al radicamento sociale (di cui l’1,1% legato al minutaggio dei giovani calciatori, il 12,54% legato agli spettatori allo stadio e l’8,36% legato all’audience tv).

Secondo le stime di Calcio e Finanza questi sarebbero gli importi che verranno corrisposti alle società di Serie A per la stagione 2025/2026

In vetta alla classifica si trova l’Inter, unica squadra oltre gli 80 milioni di euro, davanti a Milan e Napoli. I rossoneri superano i 71 milioni di euro nonostante il quinto posto in classifica (nel loro caso pesano positivamente gli spettatori allo stadio), mentre i partenopei arrivano a quota 67 milioni di euro. La Roma, quarta, si ferma a circa 64,5 milioni di euro, mentre la Juventus chiude la top 5 con poco più di 63 milioni. In fondo alla graduatoria, invece, troviamo Sassuolo, Parma, Cremonese e Pisa, che hanno chiuso la stagione con ricavi sotto i 30 milioni di euro.

In particolare, così, i primi 4 club ricevono poco più di 285 milioni di euro complessivi (pari a circa il 32% del totale), mentre le ultime 5 squadre sommate superano di poco i 140 milioni di euro. Il rapporto tra prima e ultima in termini di ricavi è pari a circa 3,3:1: per paragone, in Premier League (che distribuisce cifre quattro volte maggiore alla Serie A, pari a complessivi 3,4 miliardi di euro nella stagione passata) il rapporto tra prima e ultima è pari a circa 1,6:1".

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L’APPROFONDIMENTO - Aiello a “NM”: "Studio sui Diritti Tv, dall'Inter al Napoli, dettagli e prospettive"

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05/08/2026 - 08:00

NAPOLI - Luciano Aiello, dottore commercialista, esperto di analisi di bilancio già docente in corsi e master universitari, ha rilasciato un’intervista a “Napoli Magazine”: "I diritti Tv sono diventati la principale fonte di ricavi per il calcio moderno, tutte le Società di Serie A sanno che una parte dei ricavi sarà legato ai diritti televisivi. Un introito che, per quanto variabile in percentuale e legato anche alle prestazioni sportive, rimane garantito.

Fino al 1980, in Italia era pressoché sconosciuto il tema dei diritti televisivi, sia in chiaro sia criptati, pertanto le società calcistiche ricavavano gran parte dei propri guadagni grazie alla vendita dei biglietti per le partite. Nel modello italiano la locuzione diritti televisivi calcistici in vendita non aveva alcuna rilevanza. L'istituto giuridico dei diritti televisivi in vendita viene importato in Italia nel 1980, copiandolo dal modello angloamericano. Ad attestarlo sono le delibere e i relativi contratti tra la Rai e la Lega Calcio, che fino a quel momento non avevano alcun rapporto formale e giuridicamente connotato.

La prima rivoluzione che supera il concetto del calcio visibile gratuitamente a tutti arriva nel 1993, con gli accordi tra Lega Calcio e Telepiù. In questo caso, l'ordinamento italiano si era ispirato all'istituto giuridico anglosassone dei diritti televisivi criptati. Inoltre, per scissione dell'originario istituto del 1980, viene separata la figura dei diritti televisivi in chiaro. Così, dal 1993 si hanno diritti criptati e diritti in chiaro.

L'insorgenza dei diritti in chiaro nasce dalla volontà di circoscrivere ai soli possessori di un abbonamento la visione televisiva degli incontri, con il solo scopo di aumentare gli introiti per le società di calcio. La possibilità di seguire l'evento in TV si scontra quindi con la tradizione di recarsi allo stadio. Le mutazioni del contesto sociale, tecnologico e culturale negli anni hanno portato ad una sempre maggiore tendenza ad abbonarsi a paytv anziché allo Stadio, facendo crescere e diventare significativa, la quota del mercato dei diritti Tv per le squadre di calcio.

I ricavi complessivi della Serie A per i diritti TV domestici sono di 900 milioni di euro a stagione, garantiti dall'accordo con DAZN (700 milioni) e Sky (200 milioni) valido per il periodo 2024-2029. A questa cifra si aggiungono circa 240-250 milioni di euro all'anno derivanti dalla vendita dei diritti all'estero. Al netto delle mutualità (i versamenti a categorie inferiori e paracadute), la cifra netta distribuita ai 20 club si attesta su circa 887 milioni di euro a stagione.

La ripartizione dei proventi da diritti tv della Lega Serie A viene effettuata sulla base di criteri precisi imposti dalla Legge Melandri (revisionata poi dalla riforma Lotti) e che prevede una distribuzione delle risorse provenienti dalla commercializzazione delle partite come segue:

- 50% in parti uguali tra tutti i club;

- 28% in base ai risultati sportivi (11,2% legato alla classifica dell’ultimo campionato, 2,8% legato ai punti nell’ultimo campionato, 9,33% legato agli ultimi 5 campionati precedenti all’ultimo e 4,67% legato ai risultati storici);

- 22% in base al radicamento sociale (di cui l’1,1% legato al minutaggio dei giovani calciatori, il 12,54% legato agli spettatori allo stadio e l’8,36% legato all’audience tv).

Secondo le stime di Calcio e Finanza questi sarebbero gli importi che verranno corrisposti alle società di Serie A per la stagione 2025/2026

In vetta alla classifica si trova l’Inter, unica squadra oltre gli 80 milioni di euro, davanti a Milan e Napoli. I rossoneri superano i 71 milioni di euro nonostante il quinto posto in classifica (nel loro caso pesano positivamente gli spettatori allo stadio), mentre i partenopei arrivano a quota 67 milioni di euro. La Roma, quarta, si ferma a circa 64,5 milioni di euro, mentre la Juventus chiude la top 5 con poco più di 63 milioni. In fondo alla graduatoria, invece, troviamo Sassuolo, Parma, Cremonese e Pisa, che hanno chiuso la stagione con ricavi sotto i 30 milioni di euro.

In particolare, così, i primi 4 club ricevono poco più di 285 milioni di euro complessivi (pari a circa il 32% del totale), mentre le ultime 5 squadre sommate superano di poco i 140 milioni di euro. Il rapporto tra prima e ultima in termini di ricavi è pari a circa 3,3:1: per paragone, in Premier League (che distribuisce cifre quattro volte maggiore alla Serie A, pari a complessivi 3,4 miliardi di euro nella stagione passata) il rapporto tra prima e ultima è pari a circa 1,6:1".