NAPOLI - C’è un aspetto che, personalmente, trovo poco edificante: lo scetticismo preventivo nei confronti di Massimiliano Allegri.
Sia chiaro: criticare è lecito. Anzi, nel calcio è necessario. Le scelte dell’allenatore possono essere discusse, le prestazioni della squadra analizzate, gli errori evidenziati e anche le responsabilità attribuite quando è giusto farlo. Ma un conto è il giudizio, un altro è partire già con una sentenza.
E questa sensazione, attorno al Napoli, in alcuni casi, si percepisce.
Allegri è arrivato a Napoli con un bagaglio importante, con una storia fatta di vittorie, esperienze internazionali e capacità di gestione di gruppi complessi. Questo non significa che debba avere una corsia preferenziale o essere esente da critiche. Significa semplicemente che merita di essere valutato per quello che riuscirà a costruire a Napoli, non per quello che alcuni pensano possa accadere.
Perché il calcio, fortunatamente, non è una scienza esatta.
C'è chi non ama il suo modo di intendere il calcio, chi preferirebbe una squadra più offensiva, chi vorrebbe vedere determinate scelte di formazione, chi non condivide alcune sostituzioni. Tutto legittimo. Ma trasformare ogni scelta di Allegri in una conferma delle proprie convinzioni iniziali rischia di diventare un esercizio poco utile.
Se il Napoli vince, non può essere sempre e soltanto perché “gli avversari hanno sbagliato”. Se perde, non può essere automaticamente perché “Allegri non ha idee”.
Serve equilibrio.
Allegri sta lavorando su una rosa che deve ancora trovare le proprie gerarchie definitive, su giocatori da integrare, recuperare e valorizzare. Ci sono elementi chiamati a crescere, altri che devono ritrovare continuità, altri ancora che devono adattarsi alle richieste del nuovo allenatore. È un percorso.
E proprio per questo credo sia sbagliato pretendere di avere già oggi tutte le risposte.
Il Napoli dovrà migliorare. Questo è evidente. Dovrà trovare maggiore continuità, maggiore equilibrio, più incisività e una identità sempre più riconoscibile. Allegri dovrà dimostrare di saper valorizzare al meglio le caratteristiche dei suoi calciatori e di saper correggere gli errori commessi.
Ma la stessa pazienza che chiediamo ai giovani, ai nuovi acquisti e ai giocatori che rientrano da periodi difficili, perché non dovrebbe essere concessa anche all'allenatore?
È questo il punto.
Non si chiede fiducia cieca. Si chiede semplicemente di aspettare prima di emettere sentenze.
Perché anche nel calcio esiste una differenza sostanziale tra avere dei dubbi e avere già una certezza negativa.
E personalmente preferisco i dubbi, perché lasciano spazio al campo.
Il Napoli di Allegri va seguito, analizzato e criticato quando necessario, ma anche lasciato lavorare. Sarà il campo, alla fine, a dirci se le scelte saranno state quelle giuste. Non i pregiudizi, non le antipatie tattiche, non le convinzioni maturate prima ancora di vedere dove potrà arrivare questa squadra.
Il campionato è lungo. La Champions è un'altra storia. Gli infortuni, la condizione fisica, gli episodi e la crescita dei singoli incideranno inevitabilmente.
Per questo, prima di dire “lo avevamo detto”, sarebbe forse più interessante aspettare di vedere cosa dirà davvero il campo.
Allegri non ha bisogno di essere difeso a prescindere.
Ha bisogno, come tutti, di essere giudicato per quello che farà.
E il Napoli, soprattutto in questa fase, ha bisogno di meno sentenze preventive e di più lucidità.
Poi parleranno i risultati. Come sempre.

di Napoli Magazine
18/09/2026 - 08:00
NAPOLI - C’è un aspetto che, personalmente, trovo poco edificante: lo scetticismo preventivo nei confronti di Massimiliano Allegri.
Sia chiaro: criticare è lecito. Anzi, nel calcio è necessario. Le scelte dell’allenatore possono essere discusse, le prestazioni della squadra analizzate, gli errori evidenziati e anche le responsabilità attribuite quando è giusto farlo. Ma un conto è il giudizio, un altro è partire già con una sentenza.
E questa sensazione, attorno al Napoli, in alcuni casi, si percepisce.
Allegri è arrivato a Napoli con un bagaglio importante, con una storia fatta di vittorie, esperienze internazionali e capacità di gestione di gruppi complessi. Questo non significa che debba avere una corsia preferenziale o essere esente da critiche. Significa semplicemente che merita di essere valutato per quello che riuscirà a costruire a Napoli, non per quello che alcuni pensano possa accadere.
Perché il calcio, fortunatamente, non è una scienza esatta.
C'è chi non ama il suo modo di intendere il calcio, chi preferirebbe una squadra più offensiva, chi vorrebbe vedere determinate scelte di formazione, chi non condivide alcune sostituzioni. Tutto legittimo. Ma trasformare ogni scelta di Allegri in una conferma delle proprie convinzioni iniziali rischia di diventare un esercizio poco utile.
Se il Napoli vince, non può essere sempre e soltanto perché “gli avversari hanno sbagliato”. Se perde, non può essere automaticamente perché “Allegri non ha idee”.
Serve equilibrio.
Allegri sta lavorando su una rosa che deve ancora trovare le proprie gerarchie definitive, su giocatori da integrare, recuperare e valorizzare. Ci sono elementi chiamati a crescere, altri che devono ritrovare continuità, altri ancora che devono adattarsi alle richieste del nuovo allenatore. È un percorso.
E proprio per questo credo sia sbagliato pretendere di avere già oggi tutte le risposte.
Il Napoli dovrà migliorare. Questo è evidente. Dovrà trovare maggiore continuità, maggiore equilibrio, più incisività e una identità sempre più riconoscibile. Allegri dovrà dimostrare di saper valorizzare al meglio le caratteristiche dei suoi calciatori e di saper correggere gli errori commessi.
Ma la stessa pazienza che chiediamo ai giovani, ai nuovi acquisti e ai giocatori che rientrano da periodi difficili, perché non dovrebbe essere concessa anche all'allenatore?
È questo il punto.
Non si chiede fiducia cieca. Si chiede semplicemente di aspettare prima di emettere sentenze.
Perché anche nel calcio esiste una differenza sostanziale tra avere dei dubbi e avere già una certezza negativa.
E personalmente preferisco i dubbi, perché lasciano spazio al campo.
Il Napoli di Allegri va seguito, analizzato e criticato quando necessario, ma anche lasciato lavorare. Sarà il campo, alla fine, a dirci se le scelte saranno state quelle giuste. Non i pregiudizi, non le antipatie tattiche, non le convinzioni maturate prima ancora di vedere dove potrà arrivare questa squadra.
Il campionato è lungo. La Champions è un'altra storia. Gli infortuni, la condizione fisica, gli episodi e la crescita dei singoli incideranno inevitabilmente.
Per questo, prima di dire “lo avevamo detto”, sarebbe forse più interessante aspettare di vedere cosa dirà davvero il campo.
Allegri non ha bisogno di essere difeso a prescindere.
Ha bisogno, come tutti, di essere giudicato per quello che farà.
E il Napoli, soprattutto in questa fase, ha bisogno di meno sentenze preventive e di più lucidità.
Poi parleranno i risultati. Come sempre.
