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MR Z - Ciao capitano, mio capitano!
05.02.2019 13:31 di Napoli Magazine

NAPOLI - La partenza di Marek Hamsik per i tifosi del Napoli e per tutti gli amanti del calcio colpisce come un pugno nello stomaco. La gente è disorientata. Come faremo senza di lui? Ci mancherà la sua cresta, la sua serietà, il suo essere perbene, soprattutto ci mancherà un grandissimo calciatore. I record che il capitano ha stabilito con maglia del Napoli restano, ovviamente, e probabilmente dureranno anche molto a lungo nel tempo. Ma è soprattutto il sapere che è lontano, che gioca in un altro Continente, vestendo una maglia diversa (per fortuna pare che il colore sia azzurro...) che rende il suo trasferimento insopportabile. Eppure ci dobbiamo rassegnare e non possiamo non giustificare la sua decisione. Alla sua età Hamsik ha visto passare un treno straordinariamente comodo e veloce e non poteva non saltarci sopra al volo. Speriamo solo che passati questi tre anni di contratto con i cinesi possa tornare a Napoli per fare il dirigente e rimanere ancora a lungo con noi. Qui è la sua casa. Eccezionalmente in questa circostanza mi piace riprendere quanto scrissi su Napoli Magazine dedicando ad Hamsik, all'uomo e al calciatore, un 'ritratto' che ritenni all'epoca doveroso. Era l'ottobre del 2012. Sono passati più di sei anni da allora, ma questo articolo mi sembra ancora talmente attuale da farmi pensare di riproporlo ai nostri lettori. Ecco il testo. "Quando arrivò a Napoli era poco più che un ragazzino. A 20 anni, però, si può essere già adulti e Marek Hamsik, per certi versi, lo era. Lui è un predestinato, uno che già da bambino sapeva chi e che cosa sarebbe diventato. Lo sapeva bene lui, lo sapevano i suoi familiari, il papà Richard, la sorella Miska e la mamma Renata, i suoi primi tifosi. Lo sapevano anche i tecnici di calcio, i talent scout, coloro ai quali capitava di vederlo giocare sui campetti di Banská Bystrica, la città dove è nato e si stropicciavano gli occhi per la meraviglia. Nei cinque anni trascorsi a Napoli e nel Napoli Hasmik si è sempre migliorato ad ogni stagione. Ha sempre dato un grande contributo alla sua squadra, ha segnato, ha fatto segnare, ha giocato ed ha fatto giocare. Non ha mai avuto alcun tipo di problema con gli allenatori – Reja, Donadoni, Mazzarri – che si sono succeduti sulla panchina. Ha sofferto come e più dei suoi compagni di squadra per le sconfitte ed ha gioito come e più di tutti per le vittorie. Insieme con la moglie Martina, che a Napoli gli ha dato due figli, si è perfettamente inserito nel tessuto sociale della città. Con il passare del tempo ha fatto una scelta che non è soltanto professionale, ma è anche umana: si è legato al Napoli ed a Napoli, ha messo le radici, ama la maglia azzurra come pochi. Se fino a qualche tempo fa, a voler per forza trovare un difetto a questo ragazzo 'perfetto' in tutto, il figlio che tutti vorrebbero avere, si sarebbe potuto far riferimento ad una vaga discontinuità di rendimento che non riusciva, comunque e in nessun caso, ad appannarne l’immagine di campionissimo, dall'inizio di questa stagione tutto ciò è solo un vago ricordo. La verità è che a 25 anni Marek Hamsik, il ragazzo di un tempo, è diventato un uomo, è maturato, si è definitivamente trasformato in un grande campione di calcio. Basta vedere come prende in mano la squadra e la conduce con sicurezza verso la vittoria. E’ un piacere vederlo giocare in questa fase della sua carriera. Ci sono dei momenti in cui la sua azione è talmente travolgente da sembrare inarrestabile per gli avversari. Ed il resto lo fa l’immagine che ha voluto dare di sé, con quell'improbabile ciuffo che gli dà l’aspetto di un antico guerriero sul campo di battaglia, l’immagine di un calciatore completo che conosce molto bene la propria forza, che non teme nessuno e che è destinato la lasciare in questa città un segno indelebile, come solo in pochissimi hanno saputo fare. Per questo la gente di Napoli lo ama. Per questo Marek Hamsik oggi è il Napoli. Ho scoperto che Banská Bystrica, la città di Marek, è gemellata con due città italiane, Alba ed Ascoli Piceno. E Napoli? Propongo al sindaco De Magistris di far partire al più presto una richiesta di gemellaggio al suo omologo della città slovacca. Napoli e Banská Bystrica gemellate, i napoletani e Marek Hamsik legati indissolubilmente più di quanto non lo siano già oggi. Andremo tutti in Slovacchia, porteremo tutti in questo centro, che immaginiamo laborioso e silenzioso, ai piedi della catena dei Bassi Tatra, attraversato dalle acque forse limpide del fiume Hron, il calore ed i colori della gente di una città bella e sciagurata, che però sa amare come nessun altro sa fare e che ama da impazzire il figlio più famoso di quella terra. Faremo a Banská Bystrica una edizione riveduta e corretta della Piedigrotta, una festa senza precedenti, per suggellare questo amore ricambiato. Perché in una squadra di calcio i giocatori vanno e vengono, ci sono cicli che possono durare più o meno a lungo, passano molti protagonisti che non lasciano alcun segno, fatta eccezione per quelli che ti entrano dentro. Una cosa è certa: al cuore non si comanda. E Marek Hamsik ci ha catturato il cuore".

 

 

Mario Zaccaria

 

Napoli Magazine

 

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