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L'ANGOLO
COVID - Inter, Marotta: "Scenario di grande confusione, limiterei la competenza delle ASL nel calcio, va resa obbligatoria la terza dose"
06.01.2022 11:56 di Napoli Magazine

NAPOLI - L’Amministratore Delegato dell’Inter Giuseppe Marotta ha parlato ai microfoni di Sky Sport nel pre partita di Bologna-Inter.

 

Cosa è emerso dal Consiglio di Lega di questa mattina per fronteggiare questa situazione?

 

In premessa dico che l’obiettivo di tutti è quello chiaramente di tutelare la salute di tutti, cittadini, tifosi che vengono allo stadio e principalmente i nostri tesserati. Detto questo, si è appena concluso un Consiglio di Lega nel corso del quale è stato affrontato il tema del protocollo che esisteva prima, è stato rivisto e redatto un nuovo protocollo. Chiaramente ci sarà la comunicazione ufficiale da parte del Presidente della Lega Serie A. Siamo oggi in uno scenario di grande confusione e di difficile interpretazione. Abbiamo davanti dei rinvii di partite, abbiamo davanti delle prese di posizione delle Asl delle singole province che decidono autonomamente e dipendendo dalle regioni di competenza e non dal Ministero. E quindi assistiamo a una cosa abbastanza anomala. Il fatto, ad esempio, che il Verona vada a giocare a La Spezia con 11 positivi mentre altre squadre sono state fermate con un numero inferiore di positività. Questo depone per una mancanza in questo momento di chiarezza o di una linea guida che non c’è, e quindi l’obiettivo nostro del Consiglio è quello di stilare questo protocollo, di avere un confronto con il nostro Ministero dello Sport, e quindi con il Governo, che a sua volta deve confrontarsi poi con il Cts e con il Ministero della Salute, per far sì che ci sia una decisione chiara da quello che è un protocollo nell’ambito dell’ordinamento sportivo da attuare, e quindi mettere in pratica, e quelle che sono poi invece le decisioni delle Asl. Nel momento in cui viene data possibilità alle Asl autonomamente di decidere, evidentemente ci troviamo davanti a situazioni molto diverse da una provincia all’altra e quindi il campionato ne risente assolutamente.

 

Cosa succederà adesso per Bologna-Inter?

 

Noi non abbiamo gli elementi completi per stilare una valutazione. Certamente prendiamo atto che il Bologna abbia dovuto subire una decisione, era comunque pronto a scendere in campo e ha subito la decisione della Asl di Bologna che a sua volta avrà preso questa decisione a tutela della salute di un gruppo e di una società calcistica. Ribadisco che quello che oggi manca è la chiarezza e la linea guida tra il sistema sportivo e il Ministero della Salute. Credo che entrambe le organizzazioni debbano decidere sul protocollo da attuare e quindi limiterei la competenza delle Asl perché altrimenti si potrebbe assistere al ripetersi di situazioni come quella di Spezia-Verona e Bologna-Inter, ad esempio. Siamo davanti al fatto che ormai spero che diventi obbligatoria anche la terza dose di vaccino, davanti alla quale evidentemente i danni si limiterebbero maggiormente e credo non ci sarebbero più provvedimenti simili a questi.

 

Si è parlato anche della possibilità che i giocatori asintomatici possano scendere in campo. Cosa ne pensa? 

 

Penso che nell’ambito dello sport debba essere obbligatorio il terzo vaccino che copre, in linea di massima, il rischio pesante di subire il Covid e di avere dei danni irreparabili. Nel momento in cui diventa obbligatorio, mi sento tranquillo nel dire, questo lo dicono i medici, che il rischio è minimo e quindi non è più il caso di fare quarantene, come nella giornata di oggi, e quindi direi che l’andamento del campionato avrebbe una grande fluidità, si potrebbe completare anche nei tempi giusti. Oggi abbiamo davanti uno scenario che in parte ci porta a non capire quale sarà la fine e quindi sarei assolutamente propenso affinché tutti gli atleti siano sottoposti al vaccino completo.

 

Non aveva più senso rinviare le intere giornate di campionato del 6 e del 9 gennaio, come fatto per gli ultimi due turni di Serie B di fine dicembre?

 

Devo dire che questa quarta ondata ci ha preso un po’ tutti in contropiede, sia nell’ambito della nostra società civile che nell’ambito dello sport, tant’è che alcune federazioni e alcune leghe hanno rinviato il calendario, altre no. E’ stata una situazione difficile da valutare. Certamente il fatto di rinviare questi turni avrebbe consentito forse una gestione migliore, una gestione più fluida però c’è poi la compressione di un calendario che tra Campionato, Champions League e impegni delle Nazionali, Mondiali, ci vede costretti a dover svolgere appunto tutte le partite entro maggio e di conseguenza è normale che non ci fosse più tempo per inserire altre giornate di recupero. Oggi siamo tornati a una situazione di forza maggiore per cui è chiaro che ci dobbiamo ragionare e fare della valutazioni in questi termini. Sì, poteva essere una valutazione razionale e intelligente, ma c’è stata la repentinità di ritrovarci davanti a un numero incredibile di positività nel giro di poche settimane.

 

Omicron è arrivata a fine novembre. Non era il caso di anticipare queste decisioni a metà dicembre, visto che era abbastanza chiaro che ci saremmo trovati in una situazione così complessa? Altre Leghe hanno preso delle decisioni un po’ più dure, magari non condivisibili, però voi vi siete riuniti tra ieri sera e questa mattina. Non avete avuto una reazione un po’ tardiva, con una interlocuzione col Governo che avrebbe potuto invece aiutarvi molto se ci fosse stata a dicembre?

 

Sicuramente un po’ di autocritica va fatta, però c’è anche il fatto che questa quarta ondata ci ha travolto in modo molto veloce e rapido. E quindi le positività sono aumentate di decine di migliaia nel giro di pochi giorni. E quindi c’era una non preparazione, c’era il fatto delle Festività, c’era il fatto che dovevamo concedere comunque, anche da regolamento, dei giorni di riposo ai nostri tesserati, i quali poi sono andati nei luoghi più spensierati e quindi è chiaro che il contagio è avvenuto anche in prossimità di queste festività natalizie, di conseguenza facciamo autocritica ma davanti a una situazione di emergenza che ci ha trovato impreparati.

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