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MISTER Z - Napoli, la duttilità camaleontica di Carletto Ancelotti
28.08.2018 17:24 di Napoli Magazine

NAPOLI - La partita con il Milan ha fornito un dato particolarmente interessante riguardo ai cambiamenti che si sono verificati in estate nel Napoli. La rosa è più o meno la stessa. L'uscita di Jorginho è stata bilanciata dall'arrivo di Fabian Ruiz, mentre il resto dei movimenti, in entrata e in uscita, può essere considerato pressoché irrilevante. Nel frattempo, però, è cambiato anche l'allenatore, con Ancelotti che ha preso il posto di Sarri. Il Napoli lo scorso anno ha stabilito il record di punti conquistati. A quota 91 in anni diversi avrebbe vinto lo scudetto senza problemi e la Juventus si è dovuta davvero superare per respingere l'assalto degli azzurri. Che cosa è mancato alla squadra di Sarri? Dove avrebbe potuto fare e dare di più e non ci è riuscita? De Laurentiis e una ristretta fascia di tifosi ritengono che l'acino di sale che ha pregiudicato la minestra sia stato la mancata utilizzazione da parte dell'allenatore dell'intera rosa che gli era stata messa a disposizione. Il troppo insistere da parte di Sarri sui soliti 13-14 calciatori e gli infortuni di Milik e Ghoulam hanno fatto arrivare la squadra priva di energie nel momento decisivo del campionato e così si spiega il crollo di Firenze che ha deciso il campionato. C'è però anche un'altra 'accusa' che è stata mossa all'allenatore. La sua scarsa o addirittura quasi assente volontà di cambiare tatticamente la squadra in momenti determinanti. Effettivamente solo in rarissime occasioni Sarri si è discostato dal 4-3-3 e quando lo ha fatto i risultati non sono stati quasi mai quelli sperati. Nella gara contro il Milan di sabato scorso, invece, Ancelotti ha dimostrato di credere molto nel cambio in corsa della tattica per variare il corso di una gara. Prendiamo ad esempio il caso dell'ingresso in campo di Mertens. Ci si è chiesti a tal proposito: se ci fosse stato Sarri in panchina chi sarebbe uscito per fare posto al belga? Milik? Forse si. Ancelotti, invece, ha piazzato Mertens alle spalle del polacco, assieme a Insigne e Callejon e i risultati si sono visti. Basta in questo senso esaminare l'andamento dell'azione che ha portato al gol della vittoria per il Napoli. La percussione avviene a destra con Diawara che trova il corridoio giusto per lanciare Allan. Mentre il brasiliano si appresta ad entrare in area di rigore e Romagnoli si fa avanti per la chiusura, Milik si muove dalla posizione centrale e va ad attaccare il primo palo. Per una sorta di riflesso condizionato Musacchio lo segue e altrettanto fa Calabria. A questo punto rimane scoperto tutto il fronte sinistro dell'attacco del Napoli nel quale si infila Mertens il quale, sul passaggio di Allan, conclude a rete. Che cosa sarebbe accaduto se non ci fosse stato Milik in campo? Probabilmente Mertens da unica punta centrale sarebbe rimasto chiuso nella morsa Musacchio-Calabria e nulla sarebbe accaduto. Insomma questa azione è paradigmatica. In futuro capiterà di assistere a simili situazioni tattiche e Ancelotti ha fatto chiaramente capire che trasformare il 4-3-3 iniziale in un 4-2-3-1 o in un 4-4-2 per lui non è affatto un problema. Un Napoli duttile tatticamente potrà dunque più facilmente adattarsi agli avversari e soprattutto alle diverse situazioni che matureranno di volta in volta sul campo. Soltanto alla fine del campionato capiremo questa flessibilità quanti punti in più avrà fatto guadagnare. 

 

 

Mario Zaccaria

 

Napoli Magazine

 

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