Mister Z
MR Z - Napoli, via alla rivoluzione!
27.02.2024 23:56 di Napoli Magazine

NAPOLI - Il gol di Luvumbo è solo la ciliegina sulla torta, non è il male assoluto. Ci si domanda: se l’attaccante angolano non avesse approfittato della dormita della difesa e la partita fosse finita con la vittoria degli azzurri ci sarebbe stato da leccarsi i baffi per la gioia e la soddisfazione o piuttosto l’attenzione si sarebbe focalizzata su un’altra prestazione deludente, sotto tono, caratterizzata da un gioco ripetitivo e noioso, senza idee e senza passione? Per quanto mi riguarda vale la seconda. Quella di Cagliari era una sfida nella quale più che i padroni di casa avrebbero dovuto affrontarla con il sangue agli occhi gli uomini di Calzona. Se davvero avessero deciso di dare una svolta al campionato avrebbero messo in campo una determinazione, una volontà, un agonismo tali da travolgere l’avversario. Invece niente. Un gioco lezioso, compassato, fatto da mancanza assoluta di idee, di passaggi indietro che non si contano più. Uno strazio. Da chi dipende tutto ciò? Al tecnico che al momento siede sulla panchina del Napoli è francamente difficile dare le colpe. In meno di una settimana ci vorrebbe un mago non un allenatore per correggere (ammesso che ciò sia possibile) i difetti di una squadra che si sono palesati sin dal ritiro estivo e che neppure i suoi due predecessori sono riusciti a raddrizzare. Facendo due semplici calcoli si scopre che l’età media della rosa del Napoli è di 27,6 anni (quella della formazione titolare sale a 28,8). Insomma una squadra matura, non di gente (salvo qualche eccezione) sul viale del tramonto. Allora se non è questione di età non si può pensare altro che sia questione di ‘manico’. L’anno scorso c’era Spalletti e quest’anno non c’è più. E poi i guasti combinati dalla società sul mercato (estivo e invernale) hanno contribuito ad accentuare i difetti della squadra. Le cessioni di Kim e di Lozano non sono state fronteggiate da acquisti di pari valore. Ngonge in prospettiva futura potrebbe rappresentare un buon investimento, Natan no. L’aver affrontato una stagione con il trentatreenne Juan Jesus titolare la dice lunga sulla strategia di mercato del post Giuntoli in un’annata in cui i soldi da spendere ci sarebbero stati eccome. E si trattava anche di una cifra considerevole. E allora, che cosa fare? E’ evidente che il (mini)ciclo aperto con l’ingaggio di Spalletti si sia chiuso il giorno stesso della conquista dello scudetto. Quest’anno, a meno che San Gennaro non ci metta la sua mano miracolosa, il Napoli non riuscirà a qualificarsi per una competizione europea. E allora è venuto probabilmente il momento di fare piazza pulita, di cambiare il volto della squadra. Ma rifondare la rosa potrebbe non bastare. Occorre che Aurelio De Laurentiis trovi un allenatore nuovo, possibilmente giovane e con idee innovative. E occorre soprattutto che il presidente da un lato si affidi a qualcuno bravo ed esperto nel fare il mercato e dall’altro capisca che non può fare lui tutto da solo. Ci vuole un direttore generale e ci vuole qualcuno che faccia da tramite tra la squadra e la società. Insomma occorre una vera e propria rivoluzione, perché da salvare c’è veramente poco.

 

 

Mario Zaccaria

 

Napoli Magazine 

 

Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com

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NAPOLI - Il gol di Luvumbo è solo la ciliegina sulla torta, non è il male assoluto. Ci si domanda: se l’attaccante angolano non avesse approfittato della dormita della difesa e la partita fosse finita con la vittoria degli azzurri ci sarebbe stato da leccarsi i baffi per la gioia e la soddisfazione o piuttosto l’attenzione si sarebbe focalizzata su un’altra prestazione deludente, sotto tono, caratterizzata da un gioco ripetitivo e noioso, senza idee e senza passione? Per quanto mi riguarda vale la seconda. Quella di Cagliari era una sfida nella quale più che i padroni di casa avrebbero dovuto affrontarla con il sangue agli occhi gli uomini di Calzona. Se davvero avessero deciso di dare una svolta al campionato avrebbero messo in campo una determinazione, una volontà, un agonismo tali da travolgere l’avversario. Invece niente. Un gioco lezioso, compassato, fatto da mancanza assoluta di idee, di passaggi indietro che non si contano più. Uno strazio. Da chi dipende tutto ciò? Al tecnico che al momento siede sulla panchina del Napoli è francamente difficile dare le colpe. In meno di una settimana ci vorrebbe un mago non un allenatore per correggere (ammesso che ciò sia possibile) i difetti di una squadra che si sono palesati sin dal ritiro estivo e che neppure i suoi due predecessori sono riusciti a raddrizzare. Facendo due semplici calcoli si scopre che l’età media della rosa del Napoli è di 27,6 anni (quella della formazione titolare sale a 28,8). Insomma una squadra matura, non di gente (salvo qualche eccezione) sul viale del tramonto. Allora se non è questione di età non si può pensare altro che sia questione di ‘manico’. L’anno scorso c’era Spalletti e quest’anno non c’è più. E poi i guasti combinati dalla società sul mercato (estivo e invernale) hanno contribuito ad accentuare i difetti della squadra. Le cessioni di Kim e di Lozano non sono state fronteggiate da acquisti di pari valore. Ngonge in prospettiva futura potrebbe rappresentare un buon investimento, Natan no. L’aver affrontato una stagione con il trentatreenne Juan Jesus titolare la dice lunga sulla strategia di mercato del post Giuntoli in un’annata in cui i soldi da spendere ci sarebbero stati eccome. E si trattava anche di una cifra considerevole. E allora, che cosa fare? E’ evidente che il (mini)ciclo aperto con l’ingaggio di Spalletti si sia chiuso il giorno stesso della conquista dello scudetto. Quest’anno, a meno che San Gennaro non ci metta la sua mano miracolosa, il Napoli non riuscirà a qualificarsi per una competizione europea. E allora è venuto probabilmente il momento di fare piazza pulita, di cambiare il volto della squadra. Ma rifondare la rosa potrebbe non bastare. Occorre che Aurelio De Laurentiis trovi un allenatore nuovo, possibilmente giovane e con idee innovative. E occorre soprattutto che il presidente da un lato si affidi a qualcuno bravo ed esperto nel fare il mercato e dall’altro capisca che non può fare lui tutto da solo. Ci vuole un direttore generale e ci vuole qualcuno che faccia da tramite tra la squadra e la società. Insomma occorre una vera e propria rivoluzione, perché da salvare c’è veramente poco.

 

 

Mario Zaccaria

 

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